martedì 21 luglio 2026

MANIFESTO PER UN METAUMANESIMO

PREMESSA

Per Umanità si intende la collettività di individui di razza umana dotati di funzioni cognitive superiori, ovvero la capacità di prendere coscienza di sé e di conseguenza indirizzare la proprie azioni.

L'Umanità è divisa in differenti specie coscientive.

Ciascun individuo umano è potenzialmente in grado di manifestare una particolarità sufficiente a definire una specie propria.

Una specie coscientiva è tale quando manifesta peculiarità che investono gli elementi esistenziali primari:

  CASA

  CIBO

  RIPRODUZIONE

Il modello attraverso il quale ciascuna specie soddisfa le proprie esigenze esistenziali primarie è definito come HABITAT.


UNA SPECIE, UN HABITAT

Tra le specie animali, ovvero animate, le specie umane sono le uniche a definire una biodiversità individuale. Le altre specie animali manifestano biodiversità differenziandosi in collettività di individui omogenei sotto il profilo della specie, ovvero dell'habitat.

Ciascuna di queste collettività possiede una propria particolarità nel modo di alimentarsi, di ripararsi, dormire, stabilire una residenza stanziale, riprodursi, socializzare...

Una specie (coscientiva) animale si separa da un'altra solo quando una o più delle esigenze esistenziali primarie sono compromesse dalla convivenza, o meglio, dalla relazione tra individui. Un pappagallo Ara ha codici di accoppiamento differenti da un Cinerino, ovvero possiedono differenti modelli di comunicazione analogica istintiva, propri delle loro singole specie.


Ovviamente nessuna delle due specie può essere in alcun modo definibile come superiore o migliore dell'altra.
Sarebbe improprio, in un ragionamento neutrale ed armonizzante.

Ogni individuo umano ha la possibilità di esprimere una propria particolarità sotto il profilo dell'habitat, o in altre parole ogni persona ha un suo habitat preferenziale, senza ovviamente che questi ne possa essere consapevole.

Infatti nel regno animale l'habitat peculiare di una specie coscientiva viene individuato, riconosciuto, abitato e conservato, dunque difeso da alterazioni o appropriazioni da parte di altre specie, attraverso l'istinto.
L'individuo umano non è invece generalmente in grado di riconoscere il suo habitat preferenziale, limitandosi ad applicare modelli razionali appresi, ma decisamente inadeguati e solitamente fuorvianti.


UN INDIVIDUO, UNA SPECIE UMANA

Una singola specie umana è un individuo. L'individualità può essere rivalutata a semplice manifestazione di particolarità coscientiva.

Tuttavia gli umani hanno la tendenza storica a raccogliersi in comunità funzionali, dove non sono gli elementi particolari e individuali a rappresentare il criterio di vicendevole riconoscimento, bensì le credenze culturali condivise.

Ogni umano appartiene dunque generalmente a diversi "branchi ideologici", nei quali traspone la propria individualità, e dai quali trae il proprio senso esistenziale, opinioni e preferenze.


UN FRAINTENDIMENTO ESISTENZIALE

Solo raramente accade che tra i nostri "branchi ideologici" ve ne siano anche di armonici, ovvero formatisi in risposta a esigenze ataviche allo scopo di soddisfare elementari quanto profonde esigenze esistenziali primarie dell'essere umano.

Ne consegue che la maggior parte degli esseri umani non manifestano, se non di rado o incidentalmente, le proprie peculiarità individuali, che li renderebbero significativi dal punto di vista evolutivo quali esseri unici e distinti dagli altri individui.

Il riconoscimento dell'altro come presunto appartenente alla nostra propria specie avviene infatti a causa di un fraintendimento, che impone al nostro intero sistema una familiarità affrettata quanto insostanziale.

Ciò ha una spiegazione nei meccanismi psicologici ordinari. Essi, nella forma mentale della persona comune, impongono una costante supervisione del vissuto da parte della mente informatica, ovvero quella che elabora soluzioni a partire dai dati incamerati.

Ne deriva un progressivo smottare verso separazioni ideologiche, e questo è inevitabile seguendo l'attuale comune modello.


IDENTIFICAZIONI E GUERRE INUTILI

Ad esempio e prima di tutto, una persona comune è identificata col proprio genere, che diviene inconsciamente un indicatore di specie. Questo errore ripercuote a cascata nelle relazioni sociali tra uomini e donne, portando la guerra all'interno dell'ideologia di genere, e crescenti aberrazioni nei comportamenti sessuali.

Un individuo identificato con il proprio genere sessuale sperimenterà infatti numerosi disagi e dissidi, specie sul piano emotivo e fisico, maggiormente influenzato dalle funzioni ataviche penalizzate dal proprio errato comportamento relazionale.

Una donna identificata nel genere "donna" vivrà inconsciamente la sensazione che solo le altre "donne" siano della sua specie, dunque la propria psicologia si adatterà a tale convinzione alterando la sua percezione della realtà, producendo pulsioni, emozioni e pensieri coerenti con tale convinzione.

Lo stesso dicasi di un "uomo" o di un "transessuale"... se un individuo è identificato con il genere "uomo" e contemporaneamente con il genere "progressista", e sempre contemporaneamente con il genere "padre", vivrà numerose dissonanze cognitive ed emotive, che per essere sanate lo obbligheranno a retrocedere coscientivamente in compromessi pietosi, oppure ad abbandonare alcuni "branchi ideologici".

Esemplificando, un tifoso del Real Madrid potrebbe abbandonare ogni interesse per la squadra quando accetta un lavoro importante ("ora sono un imprenditore"...), magari perché nel nuovo branco considerano il calcio una stupidaggine, o perché la nostra collega che ci piace tifa Valencia.

Non dimentichiamo che la funzione sessuale, nonostante i pasticci quotidiani, resta una funzione atavica imprescindibilmente da soddisfare, e la sua corretta soddisfazione può avvenire solo tra individui della stessa specie.


MECCANISMI SESSUALI INGANNATI

E così, una persona molto cattolica cerca il suo partner entro la cerchia cattolica, oppure una persona molto legata alla propria famiglia, esige il loro beneplacito per iniziare una relazione sentimentale.

Negli ultimi anni si è assistito agli effetti progressivi della citata tendenza ad identificar-si in "protospecie" di stampo culturale ideologico. Si è stati capaci di inquinare, danneggiare, uccidere, seviziare, sia altre persone che la natura stessa, portando alle condizioni attuali dove le biodiversità sono praticamente tutte perdute e soppiantate da protospecie artificiali, ibridi, OGM, etc.

Pensare che tale deriva non abbia e non stia interessando anche le specie umane, è un errore.

La biodiversità umana, rappresentata da tanti individui dei quali ciascuno è soggetto a stimoli evolutivi, individui che si aggregano per omogeneità coscientiva secondo modelli temporanei rispondenti alle loro esigenze esistenziali, si è pressoché persa all'interno delle protospecie fittizie culturali.

(Zdzisław Beksiński)

Guardando in altro modo, possiamo notare con orrore che una semplice guerra tra due Paesi richiede un pegno distruttivo dal punto di vista dell'evoluzione coscientiva: individui di specie diverse, aggregati per ideologia nazionalistica, uccidono altri individui aggregati da una altra ideologia nazionalistica, ma tra gli individui che stiamo ammazzando, ci sono qua e la dei nostri veri simili, individui realmente della nostra specie!

CONFUSIONE RELAZIONALE, LOTTA

E così ogni giorno, inconsapevolmente, ci troviamo ad assumere lavoratori valutando se le protospecie cui appartengono sono in guerra o no con quelle cui apparteniamo noi.

Dunque una femminista manager assumerà volentieri un gay, ma non un integralista cattolico; se lo facesse nascerebbero con ogni probabilità scontri quotidiani e difficoltà relazionali, fraintendimenti e malumori.

La stessa tendenza ad usare la parola "sono" rispetto alle professioni, o ai generi, o alle ideologie (sono un etero, sono una docente, sono un patriota, sono moderno, sono tradizionalista, sono sportivo, sono vegano, sono giovane, sono una mamma, sono esperto...) mostra con intuitiva evidenza la reale situazione: la nostra mente, di indole "televisiva", si identifica con il ruolo sociale, giungendo ad azioni estreme e deliranti in risposta a tale convinzione e identificazione.

La progressiva divisione e sottodivisione di generi sessuali, lungi dall'essere un segno di "progresso", è invero un indicatore di involuzione coscientiva.

La perduta capacità di riconoscere gli individui della propria specie naturale coscientiva ci porta a continui e incrementali fallimenti, e ad autoreferenziali quanto esili giustificazioni.


SEGNI DI INVOLUZIONE E ABUSO SULLE SPECIE MINORITARIE

Chiunque può accorgersi della progressiva perdita di benessere, senso della vita ed entusiasmo delle società più "evolute" tecnologicamente. La presenza della tecnologia rappresenta un indicatore abbastanza fedele del livello di degenerazione coscientiva di una protospecie.

La "società" è ovviamente una protospecie molto ampia. Moltissimi individui ritengono di appartenere a tale specie surrogata o protospecie.

Ovviamente non tutti provano questo. Al contrario di come potrebbe pensare una persona comune, un nomade tibetano, o un nativo amazzonico, o semplicemente alcune comunità irlandesi, non si reputano "parte della società". Lo testimoniano le differenze culturali, che sovente narrano la storia di una specie deformandola e filtrandola per renderla coerente e valorizzarla. Ad esempio, in tutto l'oriente la figura di Gengis Khan è considerato un illuminato, al pari di Gesù, e ciò di cui parlano principalmente è di come lui abbia unificato e interrotto un circolo sanguinario, femminicida e infanticida, mentre in Europa le scuole descrivono il personaggio in modo decisamente differente, simile ad un demone spietato.

Ma di esempi ve ne sono a bizzeffe. Molti religiosi provano sentimenti di estraneità profonda e generalizzata per "tutti gli altri", e stiamo parlando di religioni che racchiudono la maggior parte della popolazione mondiale.

Lo stesso assistenzialismo, promosso da alcune religioni sotto il bias della "fratellanza", si basa su una profonda arroganza di specie, e prevede la colonizzazione culturale della popolazione assistita.

Ciascuna protospecie ha i suoi modelli di sopravvivenza; dalla rigida selezione iniziale ("solo chi ha il sangue giusto può essere dei nostri") alla colonizzazione televisiva, passando dall'intimidazione, dallo sfinimento, fino all'assedio, all'isolamento, e alla criminalizzazione delle caratteristiche individuali dissimili dalla sua norma.


UNA CASA AD IMMAGINE E SOMIGLIANZA

In generale, qualunque specie, umana o animale, per prosperare ha bisogno di uno specifico habitat.

Anche una protospecie artificiale ha il proprio habitat. La persona comune, abituata alle comodità della città, è invero abituata ad un habitat non naturale, caratterizzata da una crosta di attività umane, impianti, platee di cemento, fognature, piazzata al di sopra della natura in sostituzione.

Una protospecie artificiale non può infatti sopravvivere in un habitat naturale. Il suo habitat è anch'esso artificiale, dunque il modello attraverso il quale una protospecie soddisfa le proprie esigenze esistenziali primarie è artificiale.

L'habitat può essere abitato passivamente, come nel caso di molti insetti, o più o meno attivamente, scavando buche, edificando strutture, o semplicemente alterando il tappeto olfattivo o altri elementi sottili dell'habitat.

L'equilibrio tra le specie che popolano un habitat si chiama biocenosi, e rappresenta un modello armonico prospero, entro cui tali specie possono progredire evolutivamente, anche e talvolta a discapito di un altra specie, pur conservando come elemento costante la biocenosi dell'habitat.

La complessità dell'essere umano lo pone nella possibilità di operare profonde modificazioni nell'habitat che occupa.

Le modificazioni di un habitat rispondono, ovviamente, ad un esigenza di specie. Cosa accade però nel regno umano, dove gli individui sono soliti aggregarsi in "protospecie" culturali?

Accade esattamente ciò che è prevedibile: le protospecie più numerose e invasive sono anche quelle meno evolute, e tendono ad assumere modelli relazionali e riproduttivi collettivi, formando colonie.


UN UTOPIA INFANTILE LETALE

Le città sono paragonabili facilmente a colonie simili a quelle degli insetti, o dei topi.

Interessante e illuminante il celebre quanto sempre attuale esperimento di Calhoun... cercatelo su internet. Si trovano ancora persino dei video: aveva creato il mondo perfetto dei topi, ma qualcosa è andato storto.

Le città sono chiaramente l'esempio scientifico di modello sociale anti-ecologico, e direttamente antagonista alla realizzazione di una biocenosi armonica con le altre specie vegetali e animali.

Le protospecie culturali sono difatti incapaci di coscientizzare il proprio rapporto con la natura, e agiscono non più come entità complementari, ma bensì come alternative surrogate.

Dunque le protospecie culturali, non essendo delle reali specie umane, creano habitat sostentativi non autonomi (nessuna città potrebbe sopravvivere senza le campagne attorno e altrove) posizionati sopra la natura anziché nella natura.


LA PERSONA APRE GLI OCCHI, IL PERSONAGGIO LI CHIUDE

Qualunque individuo presuntamente appartenente ad una o più protospecie può modificare la sua condizione coscientiva in qualunque momento, rinunciando ad una o più dipendenze offerte da tali protospecie.

Quando guardiamo una individuo identificato in una protospecie stiamo guardando un personaggio; come tale risponderà, amerà e morirà.

Ciò vale anche nel guardare noi stessi.

Quando iniziamo a vedere in noi la persona al di là del personaggio, ovvero un mistero complesso fatto di sensazioni, fuochi e luci, che esige modestia e responsabilità di se stessi, allora potremo vedere anche gli altri come persone e non più come personaggi, e allora sapremo istintivamente se la persona che abbiamo di fronte è della nostra specie o no, senza guerre, ossessioni, o infiniti incidenti.

Solo le persone conoscono veramente amore e amicizia. I personaggi sono tenuti a mistificarne le caratteristiche, in ossequio alla protospecie cui al momento appartengono.
Tu in che personaggio sei identificato? La senti la persona al di là di quel personaggio?...


Per qualunque domanda all'autore: erpoeta@gmail.com



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