giovedì 13 settembre 2018

DI MAIO E LA TECNOLOGIA: Il wifiliberopertutti ci renderà liberi

Il nostro Ministro dr. Di Maio, con le sue ultime dichiarazioni a riguardo della nuova normativa copyright emessa dall'organismo comunitario, mi ha sorpreso ed inquietato non poco.

Mi occupo di Proprietà Intellettuale da vent'anni e più, avendo ereditato il mestiere da mio padre.
Da sempre dunque sono a contatto con la parte più intima delle aziende, ovvero i comparti ricerca&sviluppo e marketing. Dunque mi ritengo un attento esperto della materia.

Non amo affatto il principio di "privativa" e monopolio sui diritti. Per questo l'attuale assenza di leggi favorisce sempre e solo i grandi attori internazionali. Ricordo ancora quando feci il terzo o quarto brevetto sulla macchinetta espresso a cialde di una grande marca italiana... forse la più famosa. Oggi per lo stesso prodotto sono stati depositati più di 1800 brevetti, per creare un orgia di documenti a protezione del prodotto, inattaccabile a meno di pagare avvocati e CTP per studiarsi migliaia di pagine.

Mi padre ha studiato e reso pubblici i metodi, poi adottati, con cui hanno attuato il progetto Mose a Venezia, e raddrizzato la torre di Pisa, senza trarne neppure il merito morale (vi sono molte puntate del Maurizio Costanzo Show a palese testimonianza di ciò).

Esistono sempre realtà sconosciute dietro le quinte, e il settore IP è certamente tra i più ermetici e sfuggenti.

Appassionato di tecnologie, sono stato tra i primi, nella mia generazione, a "digitalizzarmi".

La tecnologia ha la potenzialità di svolgere per noi i lavori sgradevoli e ripetitivi; negli anni abbiamo tuttavia assistito a qualcosa di molto differente, complice il movente economico, unico motore della ricerca.
L'obsolescienza programmata non è quindi il parto utopico di qualche cospirazionista, bensì un modello di sviluppo tecnologico conclamato, e ben conosciuto da qualunque tecnico, anche ad un pensionato che aggiusta lavatrici.

Ho un figlio da poco maggiorenne, e tra le mie priorità non cessa mai di essere prevalente quella del futuro dei ragazzi.
Questi modelli si sviluppo non hanno migliorato la vita sociale, e spero un giorno di vederne di nuovi per il bene delle nuove generazioni.

E' quindi indispensabile un cambiamento, che non può ridursi ad un nuovo accordo economico con le lobbie tecnologiche. Questo lo capirebbero anche la maggior parte dei ragazzini. Più difficile invece farlo andar giù alla persona media, abituata ad attendere i rilasci tecnologici come un evento di festa.

La parte più delicata è quindi, quasi certamente, la collusione implicita di molti di noi con strutture terze, che ci rende impotenti ad agire contro di esse.

Ma veniamo all'argomento: la nuova normativa europea sui Diritti d'Autore rappresenta una CONTROMISURA legale agli abusi dei big della comunicazione, come Youtube, Google, Facebook, etc.

Ricordo che Youtube attualmente, in assenza di leggi, applica proprie norme con le quale arbitrariamente può decidere l'attribuzione di diritti, chiudere un canale, o trattenere senza una ragione i proventi della monetizzazione. Chiunque abbia a che fare con Youtube lo sa.
Facebook non è da meno. Anche la sua arroganza nel chiudere canali o eliminare post, ma salvaguardando gli utenti paganti, anche se collettori di prostituzione, dating squallido e pedofilia. Gli utenti morti di facebook sono anche quelli una proprietà di facebook, che utilizza a piacimento.
Sempre Facebook ha recentemente confermato che sta usando un IA per "limitare" la diffusione dei post reputati "cospirazionisti", inclusi ovviamente i no vax, i no tav, e immaginiamoci per questioni più originali...

La macchina normativa si sa, è lenta. Lo sviluppo tecnologico digitale invece è l'opposto. Non facciamo in tempo ad imparare una app, che dobbiamo cambiarla e reimparare dacapo.
Dunque non è un problema nuovo, ma il divario adesso esige di intervenire.
E così è stato fatto due mesi fa, ma come sappiamo la propaganda dei big della tecnologia ha fatto terra bruciata, interferendo con il voto presso la Commissione UE e impedendo l'approvazione della norma.
La nuova votazione avvenuta ieri 13/09/2018 ha avuto altro esito: la norma è passata.

Però ecco l'assurdo: Di Maio tuona "Una vergogna tutta europea: il parlamento europeo ha introdotto la censura dei contenuti degli utenti su internet. Stiamo entrando ufficialmente in uno scenario da Grande fratello di Orwell".

Le sue affermazioni ignorano totalmente lo stato dei fatti: attualmente la rete mostra all'utente solo contenuti (contents) pagati da qualcuno (ads) oppure sui quali è possibile guadagnare.
Questo meccanismo è recente, e non rappresenta Internet nei suoi principi originari di libertà e interconnessione tra individui.

Basti notare che oggi persino per mettere un annuncio di lavoro occorre pagare.

Questa è una china che sta portando tutto il potere mondiale nelle mani dei big tecnologici.

Dunque il nostro Ministro sembra confermare i sospetti di alcuni, che lo vedono vicino alla filosofia transumanista condivisa dal suo buon amico Davide Casaleggio.

Al contrario del padre Gianroberto, che prima della morte aveva iniziato a ricredersi sull'originario ottimismo verso il Dio tecnologico, suggerito nei suoi primi filmati profetici ("Prometeus" undici anni fa, "Gaia" nove anni fa) per approdare a "Singularity" pubblicato poco dopo la sua morte per sua espressa volontà:


Resta dunque da capire se il nostro Ministro ci è o ci fa. O per meglio spiegarmi, se la sua erronea opinione è da ricondurre a superficialità o incompetenza in materia ICT, nel qual caso sarebbe stato elegante informarsi ante facto, oppure ad una specifica agenda operativa del partito, da sempre così amico del "wifi libero per tutti".

Così ancor prima di aver realizzato la verità di Jim Carrey, ovvero che i soldi non fanno la felicità, il signor Di Maio sembra essere smottato in un ulteriore menzogna: il wifiliberopertutti fa la felicità!

“...vorrei che tutti fossero ricchi e famosi per capire che non è questa la risposta alla ricerca della felicità“.
[Jim Carrey]





mercoledì 5 settembre 2018

LA FILOSOFIA DELLA DISSONANZA COGNITIVA - stiamo atrofizzando il libero pensiero

PREMETTO CHE MI PONGO ALTROVE RISPETTO AL DIBATTITO IDEOLOGICO E POLITICO, ma questo post è emblematico.
Chiarisce perfettamente la patologia dissociativa della massa, patologia che non stupisce stia facendo tanti danni...
Il "filosofo" sembra suggerire, ovvero predica, una visione dove MORALMENTE sia necessario essere tolleranti verso qualcosa e non tolleranti (dunque intolleranti) verso qualcos'altro.

Per distinguere ciò che SI DEVE TOLLERARE (l'obbligo è l'altra faccia della medaglia dell'intolleranza) da questo qualcos'altro che NON SI DEVE TOLLERARE, il filosofo ci illumina con il distinguo "ciò che predica intolleranza non va tollerato".

Dunque grazie a questa visione ci sentiremo giustificati ad essere intolleranti verso determinate posizioni ideologiche, che però nel senso non possono che comprendere anche la propria.

L'intolleranza non va infatti confusa con la reazionarietà, o men che meno con la sana autoconservazione, individuale e collettiva!

L'intolleranza è definita come l'incapacità di tollerare:
"TOLLERANZA: dal latino: toleràre, forma durativa di tòllere sollevare. Quindi, sostenere, tenere sollevato, sopportare."
Testo originale pubblicato su unaparolaalgiorno.it: https://unaparolaalgiorno.it/significato/T/tolleranza

Dunque l'intolleranza è una sopravvenuta incapacità di sopportare qualcosa.

NOTA: Queste tendenze umane sono sacrosante e utili quanto i loro opposti polari, che potremmo individuare nella pulsione progressista e rivoluzionaria (opposta a quella reazionaria e conservatrice), e nell'audacia (opposta alla prudenza auto-conservativa).


Oggi però l'intolleranza si suole definire come: atteggiamento abituale di chi avversa totalmente le opinioni altrui, specialmente in materia religiosa e politica.

Notiamo che tale definizione suona alquanto forzosa. Difatti così espressa sembra più riferirsi al concetto di "estremismo" politico o religioso. Quando infatti una posizione ideologica viene mantenuta in forma assolutistica ("...avversa totalmente..."), denota fanatismo, che porta all'integralismo ed all'estremismo.

Pacificatore il dizionario del Corriere della Sera, che abbraccia entrambi i significati evidenziandone la dissonanza: http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/I/intolleranza.shtml

Parimenti, il nostro filosofo (non greco, evidentemente) fraintende il significato di paradosso con quello di bispensiero orwelliano, oggi appunto ascrivibile alla dissonanza cognitiva patologica:
dal greco: para [contro] doxa [opinione] (comune).
"Formidabile destriero del pensiero, il paradosso, riscagliandosi addosso - coltello fra i denti - contro le proprie stesse premesse, mette in una luce abbacinante l'errore, l'incoerenza, gli evidenti falli di una posizione; né per ciò solo si limita a demolire - che fornendo ali al discorso ne indica anche un progetto di progresso, rende gustosa e curiosa la piega nuova di un concetto. Ed è per queste idiosincrasie che sempre è stato strumento favorito di filosofia, di scienze d'avanguardia, sì, e di satira e di ironia, da Achille e la tartaruga, al Paradosso dell'avvocato di Protagora fino al Paradosso dei gemelli - da Oscar Wilde (Prince Paradox) fino ad Alessandro Bergonzoni e a Corrado Guzzanti."
Testo originale pubblicato su unaparolaalgiorno.it: https://unaparolaalgiorno.it/significato/P/paradosso

Secondo la psicologia ufficiale, la DISSONANZA COGNITIVA (bispensiero) è invece, e per l'appunto, definita come: "Tensione o disagio che proviamo quando abbiamo, nella nostra psiche, due o più idee opposte e incompatibili, oppure quando le nostre credenze non corrispondono a quello che facciamo."
parafrasato da https://lamenteemeravigliosa.it/che-cose-la-dissonanza-cognitiva/
Dunque nel regno della psicosi dissociativa normalizzata è frequente assistere alla mistificazione di parole e culture, con lo scopo di giustificare le contraddizioni inventando significati contraddittori.

Qui l'audace filosofo ha invece intentato di giustificare la contraddizione stessa e, quanto a sharing, ha avuto non poco successo di pubblico...

Possiamo ben comprendere come degli individui conformati psicologicamente in tal fatta siano incapaci di contattare una condizione di vera libertà individuale e di pensiero.

Adottando la regola dell'intolleranza verso le intolleranze, verso qualunque intolleranza, saranno portati parimenti a non tollerare estensivamente neppure quei pensieri che si oppongono a qualcosa, quei sentimenti di saturazione della nostra pazienza ("intolleranza") che ci consentono di uscire dalle gabbie, che si tratti di una relazione, di una dipendenza familiare, di un fanatismo, etc.

Essere intolleranti verso ciò che percepiamo sbagliato coincide anche con l'esercizio del libero arbitrio, della nostra capacità di non essere preda dei venti, di mantenere fermezza nella nostra autonomia di vedute, e di resistere (reazionario - yang) o accettare (progressista - yin) il cambiamento quando lo sentiamo utile e sensato.

Se accettiamo questa filosofia che propone di considerare immorali questi nostri stessi pensieri, diveniamo totalmente programmabili dall'esterno, dalla Società, che attraverso la cultura ci offrirà i riferimenti morali volta per volta utili a giustificare le nostre azioni contraddittorie.

E così ci allontaneremo sempre più dalla possibilità, già originariamente ardua, di conquistare nuovi podi evolutivi come individui, annullandoci nell'oblio di un enorme formicaio dove ad aver la peggio sarà proprio la scintilla di particolarità che ciascuno di noi racchiude.

In ultimo, in ambito di rapporti interpersonali: Essere intollerante con gli intolleranti coincide necessariamente con un pregiudizio, che paradossalmente è la sostanza stessa su cui prolifera l'intolleranza e che l'ha fatta apparire nella sua evidente immoralità.

Un azione violenta è da ricondursi ad intolleranza solo se permeata di fanatismo e pregiudizio.
Diversamente, la violenza ritorna alla sua neutralità, nulla nuoce all'armonia del creato, come la violenza dello scultore, del predatore, della mucca che strappa l'erba o della madre che uccide i lupi che minacciano i suoi bambini.

Se difatti mi incontrassi con qualcuno che si dimostrasse intollerante con me e con le mie proprie opinioni o ideologie, non avrebbe alcun senso ne utilità ne tollerarlo ne "intollerarlo", in quanto la relazione non si produrrebbe affatto (repulsione relazionale).
Se nel medesimo esempio questo qualcuno si mostrasse tollerante con me e le mie ideologie, parimenti non vi sarebbe alcun "paradosso": la relazione è armonica.
L'unica possibilità in cui sorgerebbe un dissidio, che però ricade entro rapporti superficiali, meramente professionali o alquanto acerbi, è che lo stesso qualcuno si mostrasse tollerante con me ma intollerante con le mie ideologie o verso persone a me legate che le manifestano. Tuttavia anche in tal caso il criterio proposto (cit - intolleranza metodica verso le intolleranze) risulterebbe malsano, perché sposterebbe la contraddizione da fuori a dentro di noi, allontanando qualcuno che forse amiamo e rispettiamo per obbedire ad una regola. Questo è ciò che succede oggi alla maggioranza delle persone, e accade perché non ci stiamo preoccupando di mettere Ordine alla nostra vita.

Prendiamone coscienza, e andiamo avanti!