Mi occupo di Proprietà Intellettuale da vent'anni e più, avendo ereditato il mestiere da mio padre.
Da sempre dunque sono a contatto con la parte più intima delle aziende, ovvero i comparti ricerca&sviluppo e marketing. Dunque mi ritengo un attento esperto della materia.
Non amo affatto il principio di "privativa" e monopolio sui diritti. Per questo l'attuale assenza di leggi favorisce sempre e solo i grandi attori internazionali. Ricordo ancora quando feci il terzo o quarto brevetto sulla macchinetta espresso a cialde di una grande marca italiana... forse la più famosa. Oggi per lo stesso prodotto sono stati depositati più di 1800 brevetti, per creare un orgia di documenti a protezione del prodotto, inattaccabile a meno di pagare avvocati e CTP per studiarsi migliaia di pagine.
Mi padre ha studiato e reso pubblici i metodi, poi adottati, con cui hanno attuato il progetto Mose a Venezia, e raddrizzato la torre di Pisa, senza trarne neppure il merito morale (vi sono molte puntate del Maurizio Costanzo Show a palese testimonianza di ciò).
Esistono sempre realtà sconosciute dietro le quinte, e il settore IP è certamente tra i più ermetici e sfuggenti.
Appassionato di tecnologie, sono stato tra i primi, nella mia generazione, a "digitalizzarmi".
La tecnologia ha la potenzialità di svolgere per noi i lavori sgradevoli e ripetitivi; negli anni abbiamo tuttavia assistito a qualcosa di molto differente, complice il movente economico, unico motore della ricerca.
L'obsolescienza programmata non è quindi il parto utopico di qualche cospirazionista, bensì un modello di sviluppo tecnologico conclamato, e ben conosciuto da qualunque tecnico, anche ad un pensionato che aggiusta lavatrici.
Ho un figlio da poco maggiorenne, e tra le mie priorità non cessa mai di essere prevalente quella del futuro dei ragazzi.
Questi modelli si sviluppo non hanno migliorato la vita sociale, e spero un giorno di vederne di nuovi per il bene delle nuove generazioni.
E' quindi indispensabile un cambiamento, che non può ridursi ad un nuovo accordo economico con le lobbie tecnologiche. Questo lo capirebbero anche la maggior parte dei ragazzini. Più difficile invece farlo andar giù alla persona media, abituata ad attendere i rilasci tecnologici come un evento di festa.
La parte più delicata è quindi, quasi certamente, la collusione implicita di molti di noi con strutture terze, che ci rende impotenti ad agire contro di esse.
Ma veniamo all'argomento: la nuova normativa europea sui Diritti d'Autore rappresenta una CONTROMISURA legale agli abusi dei big della comunicazione, come Youtube, Google, Facebook, etc.
Ricordo che Youtube attualmente, in assenza di leggi, applica proprie norme con le quale arbitrariamente può decidere l'attribuzione di diritti, chiudere un canale, o trattenere senza una ragione i proventi della monetizzazione. Chiunque abbia a che fare con Youtube lo sa.
Facebook non è da meno. Anche la sua arroganza nel chiudere canali o eliminare post, ma salvaguardando gli utenti paganti, anche se collettori di prostituzione, dating squallido e pedofilia. Gli utenti morti di facebook sono anche quelli una proprietà di facebook, che utilizza a piacimento.
Sempre Facebook ha recentemente confermato che sta usando un IA per "limitare" la diffusione dei post reputati "cospirazionisti", inclusi ovviamente i no vax, i no tav, e immaginiamoci per questioni più originali...
La macchina normativa si sa, è lenta. Lo sviluppo tecnologico digitale invece è l'opposto. Non facciamo in tempo ad imparare una app, che dobbiamo cambiarla e reimparare dacapo.
Dunque non è un problema nuovo, ma il divario adesso esige di intervenire.
E così è stato fatto due mesi fa, ma come sappiamo la propaganda dei big della tecnologia ha fatto terra bruciata, interferendo con il voto presso la Commissione UE e impedendo l'approvazione della norma.
La nuova votazione avvenuta ieri 13/09/2018 ha avuto altro esito: la norma è passata.
Però ecco l'assurdo: Di Maio tuona "Una vergogna tutta europea: il parlamento europeo ha introdotto la censura dei contenuti degli utenti su internet. Stiamo entrando ufficialmente in uno scenario da Grande fratello di Orwell".
Le sue affermazioni ignorano totalmente lo stato dei fatti: attualmente la rete mostra all'utente solo contenuti (contents) pagati da qualcuno (ads) oppure sui quali è possibile guadagnare.
Questo meccanismo è recente, e non rappresenta Internet nei suoi principi originari di libertà e interconnessione tra individui.
Basti notare che oggi persino per mettere un annuncio di lavoro occorre pagare.
Questa è una china che sta portando tutto il potere mondiale nelle mani dei big tecnologici.
Dunque il nostro Ministro sembra confermare i sospetti di alcuni, che lo vedono vicino alla filosofia transumanista condivisa dal suo buon amico Davide Casaleggio.
Al contrario del padre Gianroberto, che prima della morte aveva iniziato a ricredersi sull'originario ottimismo verso il Dio tecnologico, suggerito nei suoi primi filmati profetici ("Prometeus" undici anni fa, "Gaia" nove anni fa) per approdare a "Singularity" pubblicato poco dopo la sua morte per sua espressa volontà:
Così ancor prima di aver realizzato la verità di Jim Carrey, ovvero che i soldi non fanno la felicità, il signor Di Maio sembra essere smottato in un ulteriore menzogna: il wifiliberopertutti fa la felicità!
“...vorrei che tutti fossero ricchi e famosi per capire che non è questa la risposta alla ricerca della felicità“.
[Jim Carrey]


