sabato 16 novembre 2019

CAMBIO STANDARD TV: UNA TRUFFA PER IMPORRE OBSOLESCENZA, UNA COLTELLATA ALL'AMBIENTE


Il lago nero di Baotou. Video e foto

Come sapete le grandi aziende ICT cambiano continuamente tecnologie, richiedono aggiornamenti, e programmano a tavolino la morte dei componenti elettronici (obsolescenza programmata):
Ma questo caso appare ancor più sfacciato: si cambia il codec video delle trasmissioni satellitari.
Dunque non sono le aziende a pretendere che tutti buttino il vecchio televisore, è la Legge!

Se dunque è vero che da sempre qualunque pc può aggiornare i propri codec, tanto che MP4 (il nuovo standard di transizione prima dell'HEVC) è un formato che oramai conosciamo tutti, pare ugualmente vero che a nessuna multinazionale interessi consentire l'aggiornamento software dei propri dispositivi, visto che fa guadagnare molto di più sostituire l'intera tv per una questione banale di software.
Per capirci, immaginate che ad ogni nuova release di Windows fosse necessario gettare il pc!

La notizia:
https://www.altroconsumo.it/hi-tech/televisori/news/.......mi
(anziché tv nuova è possibile optare per un decoder, prezzo medio 100 euro)

Ma andiamo per ordine, annoiamoci un po (io ho perso tre ore) e vediamo numeri ufficiali e incontestabili per farci un opinione veramente nostra:

 Imposta di smaltimento:
Per lo smaltimento degli elettrodomestici (chiamati RAEE - rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche; le TV sono RAEE3), il costo è stato stabilito in base al peso con la seguente suddivisione: per i prodotti fino a 2 kg ci sono 0,25 centesimi, superati i 2 kg e fino al raggiungimento dei 5 kg ci sono 0,25 centesimi, dai 5 ai 10 kg 1 euro, dai 10 ai 30 kg l’aggiunta è di 2 euro, oltre i 30 kg e fino ad un massimo di 60 kg il raee è di 5 euro. Per tutti i prodotti che eccedono i 60 kg la cifra è di € 12,00.
Il settore video con interesse per i Tv e l’Audiovideo si aggiungono 0,50 centesimi per videocamere, dvd, videoregistratori, hi-fi, amplificatori e fotocamere. Per i televisori fino a 32 pollici € 3,50 mentre saliamo a € 7,00 per gli schermi più grandi dei 32 pollici.
conferite 60.000 Ton di R3 nel 2018
“in linea con l’andamento fatto registrare negli ultimi anni e frutto essenzialmente del cambio tecnologico nelle apparecchiature per la riproduzione di
immagini; il totale delle quantità sfiora comunque le
60.000 tonnellate”

imposta tra 3,5 e 7 = 5 euro a televisore

Consumo:

circa 300 Kw per ora

Inquinamento:
Un televisore emette ogni ora dai 52 ai 195 grammi di CO2 ed ha un costo di funzionamento che va da 0,8 a 3 centesimi.
8/06/2016
https://www.repubblica.it/ambiente/2016/06/08/foto/dalla_tv_al_pc_elettrodomestici_nemici_dell_ambiente-141562275/1/#8

Obsolescenza:
“Lo studio, non a caso, coincide con la crescita in Europa del movimento Right to Repair, che mira a contrastare l'obsolescenza programmata, cioè la pratica per la quale i prodotti sono volutamente mal progettati, impossibili o troppo costosi da riparare e, per questo, vengono sostituiti prematuramente. E’ difficile verificare se davvero le aziende intenzionalmente accorciano la durata dei gadget, ma la percentuale di dispositivi difettosi sostituiti dai consumatori è passata dal 3,5 per cento nel 2004 all'8,3 per cento nel 2012.”
18/09/2019

Numeri e televisori in Italia:
In Italia nel 2008 i beni tecnologici più diffusi sono il televisore, presente nel 95,4% delle famiglie e il cellulare (88,5%).
Periodo di riferimento: Anno 2008 | Data di pubblicazione: 27 febbraio 2009
Tipo di documento: COMUNICATO STAMPA ISTAT
https://www.istat.it/it/archivio/televisione?page=2

5 milioni di televisori venduti in Italia nel 2015.
Triplichiamo per semplicità riferendoci così anche al 2014 e 2016:
15.000.000 di televisori venduti prima del 2017*
*notasi che dal 2017 in poi si sono continuati a vendere i vecchi televisori con offerte speciali ancora per molto tempo, dunque queste cifre sono probabilmente inferiori alla realtà.
Aggiornamento nuovi standard 2020
NOTA: il passaggio al codec MPEG4 (codec video per nulla nuovo, nato nel 1996 e finalizzato nel 1998) non riguarda teoricamente l’hardware, bensì il software. Tuttavia le casemadre non hanno venduto prodotti aggiornabili, dunque sono da buttare anche se perfettamente funzionanti e tecnicamente NON obsoleti.
“Nella prima fase del passaggio, i canali DTT abbandoneranno lo standard MPEG-2 per usare esclusivamente l’MPEG-4 (attualmente impiegato solo dai canali HD, quelli dal 500 in su). La transizione definitiva invece avverrà a luglio del 2022 con il passaggio allo standard HEVC.”
https://www.altroconsumo.it/hi-tech/televisori/news/.......mi



Dunque facciamo i calcoli:
almeno 15.000.000 di televisori da cambiare
X 1000 € a televisore nuovo acquistato
oppure
X100 € a decoder acquistato
= da 5 a 15 Miliardi di euro di guadagno per le multinazionali.
= da 5 a 15 Miliardi di euro persi dall’economia nazionale direttamente estratti dalle tasche degli italiani per obbligo governativo.
= almeno 100 milioni di kg di televisori da smaltire
(50 milioni di kg solo in Lombardia nel 2011, trend in crescita costante)
= almeno 1 milione di kg di sostanze gravemente inquinanti immesse nell’ambiente.
E tutto questo senza migliorare l’hardware, ovvero SENZA ALCUN MIGLIORAMENTO SULL’IMPATTO AMBIENTALE, che attualmente produce almeno 1 Kg di CO2 al giorno.

Guardate questo video, uno dei pochi trapelato dalla Cina:https://www.popoffquotidiano.it/2015/04/14/il-lago-nero-di-baotou-video-e-foto/

Alla luce di ciò, i 151 Milioni di euro di contributo statale per sostituire il vecchio televisore, sono come sparare sul morto! (...sempre con soldi della gente)

martedì 12 novembre 2019

SOGNAVO, POI HO APERTO GLI OCCHI (IN UN ALTRO SOGNO)


Risultati immagini per osservatore
"Era solo un sogno, e poi ho aperto gli occhi..."
Questa frase è emblematica di uno specifico momento, che a molti è capitato vivere... ma la maniera usuale di interpretarne il senso è errata.
Solitamente si intende infatti rimarcare la differenza tra una condizione “non reale” causata da una sorta di sogno allucinatorio, ed un altra “reale” cui si giunge dopo aver “aperto gli occhi”.
Eppure io vi dico che se avessimo gli occhi veramente aperti scopriremmo che la realtà stessa è un sogno.
Vi dico anche che ogni “realtà” è soggettiva, e ciascuna assume un valore assoluto proprio in ragione di una sorta di identificazione allucinatoria. Una realtà è “vera” perché crediamo lo sia.

Ho sentito la frase in questione, o sue varianti, in numerose situazioni differenti:
- Ho provato a trovare un lavoro meno umiliante, ma poi ho dovuto accettare il fatto che sono nato povero e morirò povero.
- Ho provato a curarmi senza andare dal medico, e per poco non morivo. Fortuna mia moglie mi ha aperto gli occhi e ora che mi sono tolto le tonsille sto bene.
- Ho provato a pensare che fossi solo stressato, ma alla fine la mia psicologa mi ha aperto gli occhi sulla mia malattia bipolare, e ora grazie ai farmaci posso fare una vita normale.
- Credevo nell'amore e nella fedeltà, ma dopo l'ennesima delusione ho capito che si sta meglio da sole/i, e che posso trovare compagnia facile su badoo quando voglio.
- Credevo veramente si potesse cambiare qualcosa, ma col tempo ho capito che bisogna farsi i cavoli propri, e mi sono alleato al miglior offerente.

Ricorda il mito del bel giovane povero, che deve decidere se credere possibile per lui, umile maniscalco, poter ambire alla mano della principessa...

Ma se pensiamo che questa situazione psicologica sia espressiva di un passaggio da una condizione di maggior inganno ad una di minor inganno, ci sbagliamo. E' un evento interiore molto conosciuto in ambito religioso. Dopo la conversione, si afferma: "ero cieco, e ora vedo chiaro. La luce di Dio mi ha illuminato. Correvo dietro ad una felicità effimera, e ora ho capito che non importa cosa possiedo, se ho Dio nel cuore".

Ma persino nelle sette motivazionali più pericolose, quelle che chiedono migliaia di euro per "essere dei nostri", si afferma di aver avuto un risveglio, e puntualmente che "ora sono molto più felice".

Questi esempi dovrebbero bastare a mostrare la vera natura di questo fenomeno, che rappresenta null'altro che il momento di passaggio da un paradigma esistenziale ad un altro, ovvero da un sistema di appoggi psicologici a un altro: un cambio di egregor e relative simbiosi psicologiche.

Potrei per esempio passare da un paradigma dove i medici vengono visti come degli sconosciuti soggetti alla corruzione come tutti, dunque pericolosi, ad un altro dove in ogni caso si vive meglio fidandosi dei medici anziché sospettandone, e che pertanto è opportuno attribuire implicitamente ad un camice bianco una sorta di intimità familiare.
Oppure, tipicamente, passare da un paradigma dove l'esperienza dell'amore di coppia sia la cosa da perseguire, ad un altro dove viene considerato impossibile, dunque accontentarsi di contatti effimeri sia la chiave della felicità.
In entrambi i casi, il cambiamento è nel modo di guardare le cose, e questo dipende sempre dagli elementi con cui entriamo in contatto e sui quali poggiamo il nostro equilibrio psicologico: se d'un tratto scopriamo che esiste la musica punk, potremmo avere la "rivelazione" che quella rock non è affatto la migliore, ma è veramente una scoperta oggettiva? Eppure comprendiamo facilmente che la musica viene apprezzata solo se dentro di noi emotivamente "risuona", e che dunque la musica che esprime rabbia risuona in chi è arrabbiato, etc. Potremmo infatti vivere immersi nella musica punk, ma non notarla affatto sin quando dentro di noi non iniziamo a provare sentimenti similmente collerici, violenti e decadenti...
Ad esempio, è frequente che l'omosessualità venga sperimentata come "alternativa" dopo una delusione sentimentale, a dimostrare che proprio il terreno emotivo insicuro tipico della situazione rende più aperti all'eventualità omo.
Quando si prova disagio, è naturale volersene liberare il prima possibile, e questo ci rende decisamente più tolleranti. Nessuno desidera cambiare qualcosa che sta apprezzando: "squadra vincente non si cambia"... ma quando la squadra non vince, molti decidono di cambiar gioco anziché migliorare la squadra, affermando che era un gioco nel quale non si poteva vincere.
E qui chiamiamo la volpe, che quando non riesce ad arrivare all'uva decide di reputarla troppo acerba... è facile infatti che questa situazione, questo cambiamento, ottenga come risultato una diminuzione del carico esistenziale. 

Soluzioni? Non ha senso parlarne, perché questo tipo di cambiamenti sono naturali ed inevitabili.

E' giusto e sacrosanto cercare di porsi in una condizione interiore ed esteriore più felice, costruttiva e corrispondente a ciò che siamo e pensiamo in quel dato momento della nostra vita.
Ricordiamo però che ogni volta che ci siamo convinti di una realtà, avevamo l'errata convinzione di trovarci di fronte a qualcosa di oggettivo. Questo ci può mostrare che non lo era. Non è mai oggettivo. Dunque la scelta non può essere guidata esclusivamente dalla fuga dal dolore, ma richiede una riflessione intima e personale. I vari "consiglieri" che ci circondano, non possono far altro che passarci se stessi e la loro visione del mondo, e lo fanno attraverso il medesimo percorso logico che sostiene la loro scelta. In questo caso, senza un punto fermo dentro di noi, un elemento autentico e indubitabile, siamo purtroppo foglie al vento. La mente lineare non può ignorare le informazioni una volta introiettate, dunque ci consiglierà di accettare la proposta. Questa parte di noi è prevedibile, e conduce al materialismo esistenziale.

Resta poi la raccomandazione dei saggi: "se fai qualcosa, cerca di scoprire veramente perché, altrimenti potresti scoprire che le ragioni che ti spingono sono temporanee, e non corrispondono a ciò che in te è eterno."

Sogniamo inconsapevolmente un mondo dentro cui camminiamo, tra gioia e dolore.




martedì 29 ottobre 2019

L'esperienza femminile della sessualità, e una visione del buddismo Bon



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L'esperienza "femminile" della sessualità, ovvero il vuoto yin da riempire con yang, genera in entrambi i sessi una marcata lassitudine nella capacità critica. Ci si pone alla mercé. E' una delle due funzioni universali della realtà.
La neocultura spinge molto il pubblico in questa direzione, che per logica polare comprime lo yang nel suo estremo, rendendolo parimenti acritico. Difetto ed eccesso mancano di moderazione ed armonia, come un TAO privo dei punti interni allo yin (nero) e allo yang (bianco).
Lo yang deve contenere lo yin, e lo yin deve contenere lo yang. Il movimento si attiva solo così, e l'incontro sessuale segue le medesime leggi.
Nella filosofia buddista Bon, un estremo corrisponde al livello psicologico definito "spiriti famelici". Al suo opposto troviamo il livello psicologico degli "dei". Tale estremizzazione della polarizzazione dei "regni" corrisponde dal punto di vista sociologico alla estremizzazione dei ranghi sociali, ovvero l'eliminazione della fascia intermedia (regno degli "uomini" e dei "semidei").
Il regno degli uomini (un impiegato o operaio più o meno fantozziano degli anni '80) è caratterizzato da problematiche e comportamenti focalizzati sulla sopravvivenza, sulla famiglia e sulla morale... Il regno dei semidei (un industriale col suv con la moglie rifatta) è invece caratterizzato da arrivismo, vanità, invidia per gli dei.
Coloro che si identificano con un regno nel proprio modello psicologico tenderanno ad investire le energie in una direzione che li finirà per posizionare negli spiriti famelici (se vive continuamente problematiche da "umano") o nel regno degli dei (se continua a vivere nell'ambizione materialistica e nel compiacimento).
Il primo diventerà progressivamente sempre più gretto sentendosi motivato da esigenze vitali. Il secondo finirà col sentirsi nel regno degli dei, annoiato, inumano e anempatico [sono tutti regni falsi, lontani dalla Chiara Luce, la vera natura della mente e della realtà].

giovedì 17 ottobre 2019

Gandhi: "una satanica moltiplicazione dei bisogni"


Gandhi, politico, mistico e filosofo indiano, promotore della tolleranza tra popoli e della nonviolenza, esprime con forza la sua visione concretamente bottom-up.
Era circa il 1940. E' facile intendere che oggi Gandhi non approverebbe affatto lo slancio liberista del neo-consumismo ideologico, anzi, per usare le sue parole, lo detesterebbe con tutta l'anima.

"Non credo che la moltiplicazione dei bisogni [oggi perpetrata sempre più - ndr] e tutto il meccanismo messo in opera per soddisfarli faccia avanzare il mondo di un solo passo sulla via del suo fine naturale.
Detesto con tutta l'anima questo folle desiderio di annullare il tempo e le distanze, di accrescere gli appetiti animali e di correre fino agli estremi confini della terra per cercare di soddisfarli.
Se la civiltà moderna significa tutto questo, come mi è parso di capire, io la chiamo una civiltà satanica.
Civiltà, nel senso autentico del termine, non significa moltiplicazione dei bisogni, ma volontaria e deliberata riduzione di essi [ogni nuovo
bisogno è accompagnato da un nuovo disagio - ndt]. Soltanto questo porta alla felicità e al vero appagamento, e rende più idonei al servizio degli altri."

[tratto da "L'Arte di Vivere" - Gandhi]

martedì 23 luglio 2019

LA POSIZIONE GERARCHICA

Io come molti provo una certa repulsione per le gerarchie... ricordo ancora infiniti episodi dove, in un nuovo lavoro temporaneo in fabbrica, dovevo necessariamente far finta di essere meno abile del mio sprovveduto mentore del momento, per non urtare l'amor proprio e la gerarchia.

Si, perché la gerarchia nel modello sociale "informatico" deriva dal rango, dai titoli, dalla casta... insomma è volontariamente priva di elementi oggettivi, anzi, surroga l'oggettività qualitativa in numeri, tempo, titoli... quantità.

Ma poi mi resi conto che esiste una gerarchia innata, autentica, utile ed elevante. E' quella che mi faceva appiccicare gli occhi addosso a quelli che, nella squadra, possedevano la reale autorevolezza, quella che emerge nelle situazioni critiche.
Un momento "reale" richiede coscienza, non chiacchiere.

Vidi anche che in molti casi la routine sociale evita i momenti critici, proprio per consentire ai "falsi veterani" di poter continuare a conservare il loro rango.

E qui vediamo la natura dello specialismo.
Ma andiamo per ordine: immaginiamo due ingegneri che si conoscono al tavolo e iniziano a discutere.
Il primo, senza accertare le competenze del secondo, inizia a spiegare (yang) come si fa un determinato lavoro.
Il secondo, che invece quel lavoro lo ha svolto per molti anni con grande successo e attenzione, si trova vagamente invaso da una sensazione. Questa sensazione è traducibile come un univoca proposta di subordinazione: il primo ingegnere sta vantando le sue capacità per apparire "superiore" all'altro, sentirsi meglio...
Ma il secondo ingegnere interviene: ...scusa ma non è così come dici".
E' guerra. Yang contro Yang.

Per questo tra le prime capacità relazionali utili da apprendere, secondo Natura, vi è quella di identificare, ovvero svelare (Yin), le reali capacità della persona che abbiamo di fronte. Dobbiamo capire come porci gerarchicamente di fronte a lui.
Questo passaggio è obbligato; intendo dire che chiunque oggi compie questa specie di misura e negoziazione quando conosce qualcuno; solamente che lo fa usando parametri informatici, ovvero preconcetti (routine informatica).
E' anziano? Ha girato il mondo? Conosce gente importante? Quanti anni ha studiato?... etc

Dunque non c'è da stupirsi che quasi tutti tendano sin da subito a vendersi mostrando prima di tutto le loro esperienze, le cose che sanno...
Nell'attuale errato modello relazionale parametrico, ciascuno è ciò che riesce a persuadere l'altro di essere.

Dunque esistono costanti gerarchie, basate su parametri tutt'altro che oggettivi, ovvero tutt'altro che in grado di qualificare la persona con cui ci stiamo relazionando. Per riuscirci dovremmo prima di tutto essere Yin.

Per questo stesso motivo, alcune persone vivono le gerarchie come qualcosa di insulso.
Per il medesimo motivo, molte persone difendono e consolidano tale modello.

Per il medesimo motivo appare molto gratificante, per l'amor proprio, il modello specialistico, dove ciascuno si concentra sul perfezionare un unica conoscenza o mestiere, non importa quanto piccolo e relativo sia, fino ad arrivare ad un livello quantitativamente misurabile come elevato.

In questo modo, i due ingegneri dell'esempio non avranno più guerra. L'ingegnere acustico riconoscerà la superiorità dell'ingegnere ottico, e viceversa. Nessuna delle due valutazioni sarà autorevole, in quanto l'acustico non capisce una cippa (ammette di non essere esperto di luci) di fotoni, e l'ingegnere ottico (ammette di non essere esperto di suoni) non capisce una cippa di decibel e risonanza acustica.

Chiaramente questa soluzione porta all'atrofia della coscienza, ovvero della capacità di distinguere chi è superiore gerarchicamente da chi non lo è, e genera surrogati di gerarchia basati su elementi per nulla realmente distintivi, quali la web-reputation, o semplicemente il conto in banca.
La percezione della propria individualità seguirà il calcolo informatico, facendoci sentire inferiori senza un reale motivo, o superiori, e di conseguenza superiore o inferiore l'altro.

L'adulazione, il servilismo, il fanatismo, l'affascinazione... sono tra le conseguenze di questa errata posizione esistenziale nel relazionarci con le cose.

mercoledì 22 maggio 2019

BIODIVERSITA' UMANA e uomini-pollo

Il principio di speciazione è cruciale.

Gli umani non sono una specie, bensì moltissime, al pari di qualunque altro essere vivente in natura.

La riduzione della biodiversità è correlata con un eguale fenomeno entro la sfera umana.

Tuttavia, in mancanza di una consapevolezza della biodiversità umana, resta impossibile da rilevare.

Le centinaia di migliaia di specie umane si stanno riducendo per omogeneizzazione e selezione artificiale, al pari dei polli e del grano che mangiamo.

""Nel cosmo esistono 8.400.000 forme di vita, 900.000 delle quali sono acquatiche, 2.000.000 sono costituite da alberi e piante; 1.100.000 sono piccoli esseri viventi come insetti e rettili; 1.000.000 di volatili; 3.000.000 sono animali ed infine 400.000 sono specie umane.""
[dal Padma Purana]


Non parliamo affatto, ovviamente, di ciò che confusoriamente gli scienziati definiscono "specie", ovvero il concetto di specie biologica, fisica, materiale.
Chi non riesce ad elevare il concetto di "umano" e di identità al di sopra del mero involucro di carne, è a ragione definibile "materialista". E' una religione, e come tale impone fanatismi dogmatici per impedirne la deriva. Questo livello di riflessione non è pertanto accessibile a tali persone. Dunque evitate di titillarvi col fact-checking: se scrivete "biodiversità umana" si parla sempre di carne e materia, mai di spirito o psiche o senso della vita o quant'altro della carne si serve ma non è.

SPECIE significa SPECIE COSCIENTIVA
La coscienza evolve, la coscienza muta. Il corpo è un riflesso della coscienza. Le forme di speciazione sono fenomeni di pertinenza della coscienza.

Le specie artificiali hanno una peculiarità: non sopravvivono in natura, e non appartengono ad una biocenosi, non si inseriscono in un equilibrio.

La selezione artificiale è un processo industriale, massivo, livellante e controllato. Ogni giorno migliaia di persone lavorano nel settore, ed i loro metodi di selezione artificiale sono sovrapponibili ad i modelli di marketing e di influencing sociale.

Basta solo guardare, e chiunque potrà notarlo.

Ripristinare o incentivare il ripristino delle biodiversità è un azione prima di tutto di coscienza, che deve avvedersi del "come" tutto ciò accade, e delle sue ripercussioni e connessioni trasversali.

Non basta piantare due alberi di essenze antiche qui e la. Occorre comprendere che tra un bosco ceduo ed un bosco in biocenosi vi è la stessa differenza che possiamo trovare tra un pollo in un allevamento ed un gallo cedrone in libertà.

Questo vale per tutti noi, e ci tocca a ciascuno in misura differente, ma ci tocca!

E se ci sembra invece che non ci tocchi, che non riguardi noi, osserviamo meglio...

Se ad esempio riduciamo le persone a ciò che materialmente rappresentano per noi, o possono darci e toglierci, stiamo facendo selezione artificiale, e al pari del pollo, lo stiamo selezionando pensando che sia nient'altro che un paio di chili di carne.

Attualmente l'habitat sociale è artificiale. La nostra specie individuale è sostanzialmente un animale selvatico ridotto in cattività, che progressivamente sta dimenticando la sua natura per trasformarsi in un ibrido artificiale, che al pari dei polli si imporrà come unica specie massiva, a discapito delle specie umane naturali, ovvero perdendo l'umana biodiversità.

venerdì 17 maggio 2019

L'IGNORANZA nel FEMMINISMO IDEOLOGICO


Uno degli aspetti più ignoranti del femminismo ideologico, che investe anche molti sedicenti "che pensano con la propria testa", è quello dell'umiliazione. La faccenda sordida, ampiamente sfruttato dai meschini di tutte le epoche, uomini e donne, è incentrata sulla vulnerabilità dell'ego, ovvero sull'UMILIAZIONE.
Questa rende YIN. Ne consegue che una donna umiliata si comporta in modo più yin, e un uomo anche.

Ma la mascolinità è altro, e rappresenta anche una funzione che richiede lo YANG. Un uomo umiliato non può più fare l'uomo, mentre una donna umiliata spesso risulta più femminile di una donna sicura di se... è una faccenda sordida, dove la crescente inimicizia di fondo, che permea i nostri automatismi relazionali, porta a strumentalizzarne gli effetti goffamente.

Storicamente l'uomo ha abusato di ciò umiliando la donna in modo che non gli richiedesse una particolare mascolinità. Tutt'oggi in molte culture l'ordine è mantenuto così. Trovo che sia una cacca.

Ciascuno ha le sue misure di attività e passività, e ciascuno le ripartisce in differenti sfere. Mente, emozioni, sessualità...

Purtroppo l'approccio all'altro è divenuto molto strumentale, ponderato. Gli uomini cercano di sentirsi più yang approcciando donne insicure, e le donne per volersi sentire yang, sono costrette a rigettare uomini che le sovrastino in tal senso... ma poi tutto diventa chiacchiera, ed i fuochi del corpo vengono accesi con trucchi a tempo limitato.

Una donna oggi è indotta dal costume ad essere riconosciuta cazzuta e mascolina, ma questo la porta in competizione con gli uomini, i quali tenteranno sempre di umiliarla. Molti hanno vestito la maschera del sorriso, e come da manuale ripiegano sull'umiliazione sessuale. La donna accetta la negoziazione, giacché la sessualità può essere un surrogato di violenza, come insegna l'osservazione dei primati.
Maggiore è la forzatura yin che l'uomo si impone, maggiore sarà la necessità percepita di violentare sessualmente. Maggiore è la forzatura yang che la donna si impone, e maggiore sarà la necessità percepita di essere violentata.
Il corpo emozionale somatizza verso il basso, scaricando sul centro istintivo-sessuale; dunque chiunque potrebbe trovarsi a vivere dei vissuti emotivi castranti, e provare pulsioni per compensare. Seguirle produrrà abitudine, e sarà ogni volta più automatico soddisfarle per riequilibrarsi.

La donna è chiamata come sempre ad un ruolo cruciale. Se non riuscirà a riconoscere le qualità ispiratrici e nutrienti dello yin, questo deformerà in profondità la qualità della vita, facendo progressivamente perdere entusiasmo, senso profondo, creatività e opportunità di perpetuazione.

Faremo ciò che riusciremo a fare... ma un tentativo che potremmo provare a fare tutti è riflettere, chiederci se l'altro lo percepiamo come un ausilio, un collega, un socio, un avversario, un amico... cosa? ...una massima buddista nota recita "se vuoi comprendere meglio la compassione, devi ricordarti e sperimentare i vari tipi di amore. Per farlo, puoi immaginare che, tra le migliaia di vite che hai vissuto, a volte sei stato altro rispetto alle persone che ti circondano. Tuo padre era tuo fratello, tua moglie il tuo migliore amico, tua madre è stata tua figlia, e così via. Mentre li guardi, immagina le varie forme di amore e sperimentale. Ti mostreranno un altro punto di vista, e ti avvicineranno alla compassione"

PS: avere un figlio naturale con una persona che amiamo è un esperienza molto intensa e bellissima.

PS2: vivere di surrogati ci fa dimenticare quanto di entusiasmante ci sia da scoprire nella vita reale.

PS3: (alle donne) se vi amate con un uomo, fatelo sentire uomo, non donna. Vi porterà ovunque.

PS4: (agli uomini) se vi amate con una donna, non accettate di giocare a chi è più cazzuto. Vi si annoderebbero gli zebedei.


venerdì 3 maggio 2019

MATRIMONIO nel TAO RELAZIONALE (grazie Jung)


“Nella mia lunga esperienza psichiatrica non mi sono mai imbattuto in un matrimonio che fosse completamente autosufficiente. I matrimoni totalmente incentrati sulla comprensione reciproca sono nocivi per lo sviluppo della personalità individuale, sono una discesa al minimo comune denominatore, un po’ come la stupidità collettiva delle masse”

Questa frase di Jung così definitiva, ma intuitivamente percepibile come vera, mi ha ispirato i principi di quello che poi ho sviluppato come modello di osservazione distaccata delle dinamiche relazionali, il TAO RELAZIONALE.


Se infatti appariva palese la fragilità e l'oscurantismo di un "matrimonio completamente autosufficiente", mi rendevo anche conto che senza questi assolutismi non appariva più obiettiva. Un matrimonio per essere tale deve garantire una decisa autosufficienza materiale, psicologica e dunque esistenziale tanto da poter costituire la base per ospitare un nuovo ospite alla vita. Mi resi anche conto che, diversamente, un matrimonio avrebbe subito l'ingerenza inevitabile degli eventuali supporti accessori, quali la FAMIGLIA d'origine, gli AMICI intimi, e persino il LAVORO, e che di conseguenza la prole ne avrebbe rispecchiato una diversa educazione alla vita.
Così mi accorsi che gli antichi schemi cabalistici che adottano la Menorah per indicare la relazione tra le varie emanazioni significative (Logos) e le loro antitesi polari (demoni) trovavano una illuminante estensione diffusa nell'intero trogo relazionale umano.
E' molto interessante trovare un applicazione del TAO relazionale in ogni cosa.
Così negli anni '20 Jung aveva a che fare con esempi di "matrimoni completamente autosufficienti"?
Probabilmente si. Esistevano molte realtà isolate, tutt'altro che sane. Tuttavia aggiornando tale visione ci rendiamo conto che non è ubicabile nel nostro quotidiano. Dunque non si tratta dell'autosufficienza naturalmente richiesta ad una coppia umana perché sia degna di questo nome, bensì di una patologica alienazione dalla vita sociale, propria di specifici contesti culturali, ed evidenziata in un modo comprensibile solo per una specifica cultura.

Infatti e sopratutto, va considerato che non è corretto partire dal voler capire "il matrimonio", ma occorre prima comprendere qual'è l'elemento chiave: IO.
E' l'identità (qualunque cosa sia diventata oggi) a vivere le relazioni, e questa ha bisogno di appoggi per potersi manifestare.

La qualità di colui che si appoggia determina anche la scelta degli appoggi.
Gli appoggi (natura, coppia, famiglia, amici, società, dio) ci servono perché non abbiamo nulla di reale costruito. Nella misura in cui l'individuo potrà contare su opere realizzate dentro di se, nella stessa misura potrà spostare il peso sul settimo appoggio.

Dunque nel frattempo viviamo ciascuno con la propria combinazione di appoggi per il suo "io", in confusa compensazione reciproca: quando manca un appoggio, ci si sposta sugli altri. Se ne mancano tanti, ci si sente insicuro. Se vengono meno tutti, si ha una crisi.

Ogni appoggio ha le sue regole. Occorre negoziare, riflettere. Conoscersi aiuta.
Mentire produce dissonanza cognitiva, ma è molto frequente.


Ci si appoggia sulla famiglia, alla quale però nascondiamo il me-stesso che usiamo con gli amici, ai quali nascondiamo il me-stesso che vivo davanti al computer (società).
Dentro ciascuno degli appoggi si hanno relazioni, e quando diventano sessuali la forza vitale individuale va a nutrire quell'appoggio.




Appoggiarsi significa inevitabilmente prendere la forma dell'appoggio. Dunque la combinazione di appoggi somiglia a volte ad una riunione condominiale.

Ma che ne è del matrimonio?
Semplice: un appoggio.

La qualità dell'appoggio deriva dalla qualità degli individui. Così chi nascerà in quel matrimonio ne verrà influenzato.

L'appoggio più importante e difficile è il settimo: Atman

Quello che contiene la porta per il settimo appoggio è il sesto appoggio: la coppia. La coppia è il modello relazionale più difficile, perché essendo una relazione 1-a-1 comprende ogni nostra incapacità, che verrà evidenziata ed esigerà una soluzione. La tendenza a seguire una via di minor resistenza ci spinge invece a cercare appoggi sempre più numerosi, meno impegnativi e provanti.

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sabato 27 aprile 2019

LA GABBIA IDEOLOGICA (Krishnamurti)

"La conversione è un cambiamento da una fede, o dogma, a un'altra, da una cerimonia a un'altra più edificante, e non apre la porta alla realtà.
Anzi, una cerimonia edificante è un ostacolo alla realtà.
Eppure è proprio questo ciò che le religioni organizzate e i gruppi religiosi tentano di fare: convertirvi a un dogma più o meno ragionevole, a superstizioni o speranze più o meno ragionevoli.
Vi offrono una gabbia migliore. Essa può, o non può essere comoda, ciò dipende dal vostro temperamento, ma è sempre una prigione.

Religiosamente e politicamente, a livelli di cultura differenti, questa conversione è continuamente in corso.
Le organizzazioni, coi loro capi, si sforzano di mantenere l'uomo nei quadri ideologici che esse offrono, sia religiosi sia economici. In questo processo si trova il reciproco sfruttamento.
La verità è ai di fuori di ogni schema, paura o speranza.
Se volete scoprire la suprema felicità della verità, dovete rompere con ogni cerimonia e tutti gli schemi ideologici.
La mente trova forza e sicurezza in schemi religiosi e politici, ed è proprio questo che dà base e resistenza alle organizzazioni.
Ci sono sempre i duri a morire e le nuove reclute. Costoro mantengono le organizzazioni, coi loro investimenti e proprietà, in funzione, e la potenza e il prestigio delle organizzazioni attraggono coloro che adorano il successo e la saggezza mondana."

Jiddu Krishnamurti


giovedì 11 aprile 2019

LEADERSHIP E MODELLI DI GRUPPO

MODELLI WM/PM

Premessa: non vi è alcuna differenza sostanziale tra i rapporti professionali e quelli personali o intimi.
I modelli psicologici ed energetici rispecchiano dunque le stesse leggi universali, sebbene sia frequente che gli individui possiedano pesi e misure differenti a seconda dell'ambito. In altre parole, è abbastanza normale incontrare persone che mostrano differenti comportamenti se si trovano sul posto di lavoro, rispetto a ciò che fanno tra le mura domestiche.

Altra precisazione preliminare necessaria è quella che risponde alla domanda: perché ci si unisce in gruppi?
La risposta meriterebbe di essere ampiamente articolata; in sintesi possiamo certamente dire che ci si unisce ad altri per ottenere un vantaggio sotto il profilo dell'efficienza nel perseguire i nostri scopi esistenziali, primo tra tutti la sopravvivenza.
Una giusta domanda sarebbe ora "sopravvivenza di cosa?" Su questo argomenteremo in conclusione.

1 - WAR MODE (competizione)
In questo modello operativo, all'interno del gruppo aleggia una logica basata sulla legge del più forte.
Si tratta del modello relazionale più comune, e non escludendo i gruppi composti anche solo da pochi individui, si scarica in modo evidente anche sulle relazioni di coppia.
Ovviamente (Lau-Tzu docet) il "più forte" non è quello più muscoloso (Yang) ma quello in grado di esercitare maggiori pressioni e leve (Yin), e di imporre la sua volontà, anche mediante metodi "freddi".

All'interno del modello war-mode WM, una gran parte delle risorse individuali sono impegnate nell'elaborare strategie e nello sviluppare risorse per difendersi o attaccare gli altri membri del gruppo.

Un esempio di WM è quello di un esercito, dove i soldati sprecano energie a lottare tra loro, o i comandanti passano ore a litigare su come agire.

Il modello WM tende a produrre gruppi molto numerosi e non particolarmente efficienti, proprio a causa degli sprechi interni, e si relaziona con il principio di QUANTITA'. Non è in grado di gestire piccoli gruppi, ed è totalmente inadatto a governare le relazioni di coppia, portandole ad una confusa poligamia strumentale.


2 - PEACE MODE (co-operazione)
Il modello PM prevede che all'interno del gruppo non vi sia lotta ma cooperazione naturale.
Nota: molti modelli definiti socialmente cooperativi invero non lo sono, e ricadono entro modelli WM freddi.
Ho usato il termine "naturale" perché riferisce a funzioni istintive, ataviche, non soggette alle disquisizioni materialistiche ed alle opinioni. Non è un qualcosa che dipende da un concetto della mente, da una convinzione o da un'ideologia, come molti tenderebbero a pensare. Non è una cosa che si può decidere di "fare" o "non fare" a capriccio, magari perché abbiamo letto un libro, oppure perché ci piacerebbe... Il modello PM è semplicemente un differente approccio alla soluzione del problema sopra citato, ovvero come avere maggior efficienza nel perseguire uno scopo esistenziale.

Un esempio di PM è quello di un esercito dove i soldati concentrano le battaglie contro l'esterno, ed i comandanti non devono lottare tra loro per apparire meritevoli agli occhi dei subordinati.

Il modello PM richiede però una sobrietà e semplicità non comuni, in gran parte derivante dalla qualità della domanda: perché lo sto facendo?

E' infatti frequente che in un gruppo i partecipanti siano concordi sull'obiettivo finale da raggiungere, ma per scopi differenti. Il confronto fra gli scopi dei singoli partecipanti porterebbe ad una maggiore sobrietà di azione, anziché concentrarsi sull'obiettivo finale. Il modello PM si relaziona con il principio di QUALITA', e tende ad essere selettivo e formare piccoli gruppi, finanche semplicemente coppie.

Per meglio comprendere, occorre capire che ciascuno di noi poggia il suo equilibrio psicologico su vari "pilastri". Si tratta di degli appoggi che possiamo identificare come "pilastro degli amici", "pilastro del lavoro", "pilastro della coppia", "pilastro della famiglia", etc.
PILASTRI NIDIFICATI
Quando uno di questi pilastri si trova ad essere all'interno di un altro pilastro, nascono delle problematiche organizzative.
Quando due pilastri sono tra loro "nidificati" essi tendono naturalmente ad essere gestiti mediante il medesimo modello (WM o PM).

ESEMPIO: una donna che si ritrova a lavorare come dipendente nella ditta del suo compagno: evidentemente il suo pilastro del lavoro si trova in uno stato di più o meno marcata dipendenza dal pilastro di coppia.
Compreso questo, possiamo immaginare che qualora nella coppia vi fossero falsità o strumentalizzazioni, essa risulterebbe gestita inevitabilmente in WM freddo. La conseguenza sarà l'applicazione del WM anche nel pilastro del lavoro, dove probabilmente potranno osservarsi evidenze di WM caldo per compensazione.

Tra i pilastri di appoggio, quello oggi decisamente più usato è il pilastro sociale. Questo rappresenta per ovvi motivi una forma di gruppo molto esteso, al punto che il singolo non ne può individuare i limiti di estensione, ed i singoli appartenenti non si conoscono individualmente tra loro.

Per logica estensiva, le relazioni tra noi e la società avvengono secondo il modello WM. Il modello armonico è inapplicabile, in quanto le singole azioni e scelte non possono in nessun caso essere concertate con gli altri appartenenti al gruppo. Ma... che accade se, come nell'esempio precedente, iniziamo una relazione con una persona che poggia il suo equilibrio psicologico sulla società? Semplice: la nostra relazione di coppia sarà in questo caso dipendente dalla nostra relazione con la società, o meglio, ciò che la coppia può fare o pensare dipende da ciò che è consentito fare o pensare nella società. Il risultato è un rapporto di coppia basato sul modello WM, dove i due individui giacciono in uno stato perenne di competizione ostile, sostanzialmente sintetizzabile nella locuzione latina medioevale "mors tua vita mea".

Osservando con il dovuto distacco, si potrà comprendere come una coppia strutturata in PM sarà sempre poco o nulla "sociale", in quanto le proprie risorse "battagliere" sono riversate all'esterno, consentendo di portare avanti battaglie congiunte (co-operazione). Diversamente, le coppie sociali presto mostreranno che l'unione era strumentale, dunque soggetta ai venti ed ai capricci degli elementi esterni (società, famiglia, lavoro, ecc.) su cui i due individui si poggiano.

lunedì 25 marzo 2019

RELAZIONI LOGORANTI? E' uno squilibrio nell'interdipendenza; vediamo perché

Interdipendenza, un elemento chiave. Non vi pare?
Forse dovremmo osservarlo meglio.

Le sue ripercussioni, il suo essere dietro e comunque...

L'interdipendenza è un fattore umano che sconfina innocentemente nell'animale.

Il branco, la colonia... la famiglia. Il proletariato.

Il branco emana dalla famiglia. E' una famiglia estesa. Vedersi un film bollywoodiano potrebbe farci notare elementi odierni perfettamente allineati all'idea di una famiglia estesa, nella cultura indiana. Essi vivono il parentado come una famiglia estesa. Molto più che una formalità, come residualmente possiamo testimoniare nelle nostre cene e commemorazioni italiane.

Interessante l'interdipendenza. Compromessi. Patti reciproci limitativi.
Io non farò più questo, se tu farai sempre quest'altro...

Formule di assoluti. "Sempre", "ovunque"... "mai più".

Un linguaggio dell'anima in bocca a... cosa? Sarebbe una buona domanda da porsi. Chi usa il Verbo?

*****

L'autoperfezionamento appariva negli anni 90 come una conquista delle migliaia di hippie arsi nel contrattacco consumistico. Nonostante la loro morte apparentemente inutile, nonostante il loro invecchiare dimenticati, e malgrado l'aver perso la guerra, era rimasto un segnale, una fissa: le persone volevano evolvere razionalmente. Una ricerca del superuomo ma in pompa ridotta, stemperata nel "con calma, intanto mi faccio un caffé".

L'interdipendenza non è ovviamente solo "a 2", ma anche. Anche in due si avverte.

Tutto nasce da un evento: porsi in relazione.

In relazione uno-a-uno, in relazione uno-a-molti.

Un ente si pone in relazione con un altro ente.
Dunque è sempre uno-a-uno, e i "molti" compaiono al pluralizzarsi di uno o entrambi i due enti.

Se una nostra personalità si relaziona con quattro persone, in un team, si ha comunque una relazione UNO [personalità] - A - UNO [le quattro persone].
Se però uno dei partecipanti al team è anche nostro partner sessuale, ecco comparire una seconda nostra personalità ad affiancare la prima.
UNO [due personalità] - A - UNO [le quattro persone].

Ecco ora comparire invece un fattore chiave dell'interdipendenza: il FRONTE RELAZIONALE.

Il fronte in guerra è la linea armata che fronteggia il nemico lungo il confine. Se il fronte arretra, il nemico conquista terreno.

Senza affrettarci ad interpretare la guerra come mera violenza, possiamo notare che ogni ambito relazionale rappresenta un confronto.

Il bisogno di sistemarsi il trucco, l'abito. L'utilizzo o meno di parole specifiche. Il disappunto che sorge quando ci sentiamo sviliti dal gruppo... tutto indica che stiamo vivendo tale evento come una battaglia, qualcosa che non ci sentiremmo di affrontare quando deboli, malati o insicuri.

Dunque le guerre fatte di armi, sangue e fango, non sono che la schiuma visibile di tendenze interiori comuni a tutto il creato, non solo agli umani.

Vivere e morire sono tra le cose meno capite, oggi.

Nell'esempio, il fronte relazionale è tra uno-e-uno. Le due personalità da un lato, le quattro persone dall'altro.

Ma adesso viene il bello: quelle due personalità, sono tra loro congiunte nell'azione? Oppure la personalità del donnaiolo cozza con quella del valente professionista? Questo dovremmo chiederlo al tizio dell'esempio. In caso negativo, si apre un fronte relazionale DENTRO (il tizio).

Per capire le implicazioni del fatto che si apra un fronte relazionale dentro di noi, dobbiamo prima ragionare sull'aspetto polare.

Le relazioni sono un fenomeno polare. Possiamo quindi in quest'esempio usare il + ed il - per osservarne in noi le dinamiche. Ogni atto è attivo o ricettivo. Ogni atto, microatto, e persino pensiero. Ogni evento, interiore ed esteriore, è attivo o passivo.

Nella relazione ogni ente appare in accordo o disaccordo con l'altro ente.

In accordo se quando parla (attivo) l'altro ascolta (passivo). Oppure dopo aver fatto una domanda (e si fa passivo) ottiene una risposta (interlocutore attivo). Ma quando nessuno parla, di solito qualcosa non va... spesso si tratta di entrambi attivi. Nessuno passivo. Questo è disaccordo.

Durante lo stato di accordo l'energia si "siede", si riposa. Al protrarsi, produce atonia, atrofia energetica. Potrà risvegliarsi solo mediante un contrasto.

Durante lo stato di disaccordo l'energia si muove, si accende, si manifesta, si afferma.
L'identità personale, e relativa qualità, si tende e rafforza.

Si può dire che, a partire da uno stato di accordo mono-tono, ogni evento relazionale può essere più o meno in disaccordo.
Ma non facciamoci affascinare dai termini. In questo caso, dobbiamo immaginare che due note (ad esempio le due personalità donnaiolo/valenteprofessionista) possono suonare tra loro armonicamente o disarmonicamente. Non è infatti detto che due note in disaccordo non possano produrre una bellissima armonia, anzi: ogni creazione è frutto dell'evento armonico.

Giungiamo quindi all'elemento ARMONIA.
Si ha armonia quando il rapporto relazionale soddisfa, in sé stesso, le personali esigenze esistenziali.

Senza voler necessariamente forzare un parallelismo diretto con le note musicali (bastano i valenti approcci di Pitagora o Gurdjieff, giusto per citarne alcuni), può apparire evidente quanto un medesimo comportamento, al pari di una nota musicale, possa risultare armonico in determinate circostanze, e disarmonico in altre.

Armonia e disarmonia sono il suonare delle relazioni.

L'armonia però consegue al disaccordo, non all'accordo. Due note uguali suonando assieme non producono altro che la singola nota suonata, arricchita e potenziata in intensità.
In senso metafisico si ha un CORO.
Per questo quando la nostra opinione in un gruppo è supportata da molti, viene più facilmente accettata.

Ma se parliamo di disaccordo, parliamo di lotta. Dunque possiamo trovarci d'accordo con noi stessi, e far si che le nostre personalità agiscano in coro, oppure trovarci d'accordo con noi stessi e persino in armonia costruttiva tra le personalità in azione, oppure ancora trovarci interiormente in disaccordo, con le personalità in CONTRASTO.
Nell'esempio che stiamo figurando, immaginiamo tizio doversi ingraziare uno degli altri soggetti, lusingandolo vergognosamente come solitamente la sua personalità professionale ritiene vantaggioso fare, svilendosi però rovinosamente agli occhi della sua compagna di motel.
Il duellare tra la personalità del donnaiolo e quella del ruffiano professionista rappresenta un contrasto interiore, ovvero un fronte relazionale di guerra.

Ma sappiamo che in guerra vincono solo quelli che stanno attorno...
Le parti combattenti riportano sempre danni. La guerra è sempre un costo, anche riferitamente alle nostre risorse interiori.

Dalle battaglie si esce vincitori, sperimentando il piacere di esistere, di imporre la propria identità; oppure perdenti, provando la sensazione del "ogni cosa è perduta", giungendo per sfinimento ad accettare di farsi cambiare e, sotto un certo aspetto, accettando di morire (questo è ciò che sperimenta il singolo "io" perdente).

La guerra è veramente persa quando le risorse cessano.

L'evento relazionale dunque comporta un consumo di risorse interiori... ma esistono eccezioni?
Si. Si tratta della danza. Danzare è un eufemismo ovviamente. Riferisce ad un incontro in disaccordo armonico. Uno squilibrio geniale, in grado di porre in movimento entrambi senza disperdere energia, anzi eccitandola!

Tornando all'esempio, il tizio può di conseguenza trovarsi o meno in stato di armonia interiore, e a sua volta può riscontrare o meno armonia nel relazionarsi con il gruppo.

*****

Una relazione tra due persone è logorante quando non si produce armonia, e non vi è accordanza. Non si suona ne una nota unica in coro, ne un armonia nutriente. Vige il contrasto.
Quando due persone sono in contrasto relazionale, e giungono a sfinirsi, la causa è certamente nell'azione di molte personalità tra loro in disaccordo. Una è per il SI, l'altra è per il NO.

Quando si ha contrasto interiore, il fronte di guerra tende ad exomanifestarsi: finisce nei nostri rapporti con gli altri.
Quasi tutti infatti avvertono la dissonanza in noi, e naturalmente la combattono per non incorporarla nei propri pattern. Si, avete capito bene; è anche contagiosa.
Chiaramente solo se vi restiamo esposti a lungo rischiamo il contagio, e solo qualora si attivino le connessioni empatiche. Dunque ciascuno adotta proprie contromisure, che passano dall'ipocrisia, all'ostracismo, al mobbing, all'anempatia ideologica (sentirsi superiori).

Esempio. Se un individuo è dissonante, ma è anche il finanziatore di un gruppo di lavoro, e non ha l'integrità interiore per porsi in posizione passiva, l'intero gruppo di lavoro manifesterà il medesimo comportamento dissonante.
Diversamente, se avesse coscienza della propria dissonanza interiore, accetterebbe di buon grado, come un'ottima occasione da non perdere, di porsi passivamente in contemplazione dello scenario, eventualmente offrendo elementi utili a mantenere armonia: lo aiuterebbe e mettersi in ordine anche dentro.
Ovviamente la sua posizione gli imporrebbe comunque diffidenza e rigore nel valutare i fatti, ma evitando un atteggiamento proiettivo aiuterebbe a raggiungere l'obiettivo comune.

Ciò significa che in un rapporto logorante i due individui coinvolti sono tra loro in simbiosi psicologica. Vittima/carnefice può essere un esempio troppo scontato; esistono infinite sfumature tra le tipologie di reciproca interdipendenza. Solo l'autosservazione intima individuale è in grado di dedurne verità con la sufficiente autorevolezza.
Ogni significato è tale solo rispetto a quello che identifico come ME, e specificamente al momento che sto vivendo.

La simbiosi psicologica è invero un modello atavico, naturale. E' funzionale alla sopravvivenza ed all'efficienza nel relazionarsi con gli altri. Anche tra aziende l'associazione è spesso simbiotica, ma funzionale.
Ma è nella parola "altri" che troviamo il punto della questione!

POSSIBILITA' 1: Quando una coppia sta bene per i fatti suoi, è in armonia.

POSSIBILITA' 2: Quando una coppia sta bene nel confrontarsi con gli altri, nel lavorare assieme, nel fare festa assieme, ecc. si ha un coro, un accordo...

POSSIBILITA' 3: Quando una coppia sta male, ma persiste, si manifesta un contrasto che a cascata logora ogni cosa: l'interno dell'individuo, le sue relazioni, le azioni compiute assieme ad altri.

Insomma la chiave è: quali battaglie potremmo mai affrontare assieme, se le risorse necessarie a combattere vengono esaurite da guerre interne, interiori e di coppia? Come potremo affrontare con successo GLI ALTRI?

Ciascuno tragga le proprie conclusioni, considerando che:
- sovente, è proprio l'ambizione all'armonia che ci spinge a continuare a tentare, nonostante i contrasti.
- nei contrasti vediamo e affrontiamo prima di tutto noi stessi. Non tanto per il tanto chiacchierato "effetto specchio", bensì perché sono i nostri spigoli a sbattere contro le cose, e dolendo si fanno notare.
- ai contrasti ci si affeziona, o meglio ci si abitua a dirigere lì le nostre risorse attive. Per questo finiamo con il ricercarli, in un lato o l'altro.
- le azioni più efficienti verso l'esterno si ottengono in coro, non in armonia. L'armonia è già un conseguimento.
- le inquietudini scrivono poesie.