sabato 24 novembre 2018

METROPOLIA ha ottenuto la maggioranza: è al Governo

 "il 55% della popolazione mondiale è pressata in megalopoli con più di 10 milioni di abitanti"
https://www.repubblica.it/esteri/2018/05/17/news/


La maggioranza comanda, e non importa se lo fa in modo corretto e utile o ingiusto, crudele, dispotico o distruttivo: siamo in δημοκρατία (democrazia).
Questo significa però che stavolta le minoranze non sono le elite di dotti, intellettuali, filosofi, nobili o artisti. Le minoranze sono le comunità umane: gli Stati.

Vince il partito globalista guidato dalla nuova nazione trasversale: METROPOLIA.
Metropolia è una nazione transnazionale composta dalla somma delle big-city.
43 Città-alveare detengono la maggioranza culturale, parlano inglese, e dipendono totalmente dalle nuove tecnologie.
I Metropolini, cittadini di Metropolia, sono caratterizzati da una estrema passività cognitiva, inevitabile a causa della loro obbligata specializzazione professionale, che li rende estremamente poveri nella cultura trasversale, rendendoli inadatti a valutare individualmente le scelte della loro vita.
I Metropolini hanno una elevata arrendevolezza alle mode tecnologiche disposte dai cartelli del comparto ICT mondiale, e considerano l'adattamento alle nuove tecnologie inevitabile.
Implicitamente, i metropolini hanno rinunciato a vantar diritto di critica verso le culture introdotte dalle multinazionali, sentendo anzi indispensabile e vitale difenderle e propagandarle nella speranza medioevale di ottenere favori dal "padrone".
Amano definirsi "fluidi", a rappresentare un intercambiabilità e mutabilità di sentimenti, opinioni, religioni, genere sessuale, e ovviamente cittadinanza. "Cittadino del mondo", ama definirsi erroneamente il metropolino, che purtroppo non ha più modo di accertare, a causa della sua condizione esistenziale di asservimento all'abitat tecnologico e digitale, che il mondo non è quello in cui vive lui, bensì quella cosa che sta soffocando sotto la platea di cemento sulla quale sta girellando con il suo smart-scooter, fumando la sua smart-sigaretta, e sognando di risvegliarsi in un superdotato androide.
A Metropolia non è consigliabile applicare la riproduzione naturale, in quanto non può essere garantito alcun controllo sull'educazione della prole, e questo potrebbe creare disagio nei metropolini.
Questi sono invece invitati a sperimentare nuovi modelli asessuati di riproduzione artificiale, ed un diverso modo ricreativo di utilizzare i propri orifizi e protrusioni di carne, libero dall'imposizione riproduttiva, e dove poter sfogare le gigantesche frustrazioni accumulate a causa dell'innaturale compressione degli istinti, inevitabile a Metropolia. http://m.dagospia.com/nel-sottomondo-dei-videogiochi-porno-tra-gli-stupri
"Le produzioni di StudioFOW sono brutali. In ogni film di StudioFOW, puoi contare sulla telecamera che si chiude sui volti delle donne, in modo che lo spettatore possa vedere quanto il sesso le faccia male. Dopo le scene di sesso, le donne sgorgano sperma o vomitano sperma all'infinito, da quasi tutti gli orifizi contemporaneamente. Occasionalmente, le scene enfatizzano il danno che lo stupro sta causando permettendoti di vedere dentro i corpi, stile X-Ray."
https://kotaku.com/the-people-who-make-brutal-video-game-porn-1690892332





Ogni parte dell'intrattenimento contiene suggerimenti su come gestire la propria sessualità e costumi sociali, con ampia tolleranza di pedofilia, violenza e magia nera. Il tutto senza alcuna restrizione di età. Anche quel tipo di separazione sta divenendo fluida. https://www.tpi.it/2018/11/21/trailer-baby-netflix-serie-tv-squillo-parioli/ E' abbastanza comprensibile il perché divenga poco attraente, se non inquietante e controproducente, sviluppare attaccamento genitoriale all'interno di Metropolia, dove sovente la giovinezza diventa un prodotto ricreativo.
Basata sulle strutture mediatiche create dalle grandi multinazionali della comunicazione, che ne rappresentano la mente visionaria, Metropolia rappresenta la più grande tacita protesta contro il Creato, inteso come il sistema biologico naturale e relative necessità istintive. L'incapacità delle intelligenze digitali di comprendere la complessità della natura, impone di ridurla al silenzio. Dunque l'atrofia sensoriale e cognitiva, assieme alla sterilità, sono considerate auspicabili e sostituibili da più efficienti e meno impegnative stampelle tecnologiche.

Il "falling-up" demografico verso le città è in ripida crescita, con periferie rurali abitate solamente da anziani reputati "reazionari" verso la pioggia di condizionamenti culturali cui i Metropolini accettano di soggiacere.
Non esistono più neppure i leader nazionali, e i grandi personaggi dell'attuale scenario internazionale stanno pubblicizzando la loro immagine in tutto il mondo. Putiniani in Brasile, trumpiani in Bangladesh, macroniani in UK...
Salvo cambiamenti dunque, il prossimo decennio avrà un'altra, grande, specie in estinzione: l'homo sapiens, sostituito dal trans-humans fluido.
Non ci sarà da restare sorpresi nell'assistere ad un ventennio di scontri e violenze con colori mai visti.
W la creatività!

domenica 18 novembre 2018

UPCYCLING: cos'è, e perché richiede un intelligenza particolare

UP-CYCLING è un espressione contratta dall'inglese e introdotta nel linguaggio comune da un processo ben conosciuto, che ha iniziato ad affermarsi quale unico criterio di evoluzione del nostro linguaggio a partire circa dagli anni '90: quello dei media di massa.
Si offre come alternativa evoluta al re-cycling, ovvero al riciclaggio degli scarti del consumismo.

Il riciclaggio avviene tipicamente senza considerare le QUALITA' degli oggetti da riciclare, ovvero con focus sul tipo di materiale, che può essere riutilizzato.

Il concetto di "riutilizzo" ha ovviamente preceduto quello di "riciclaggio".
Nella sua sensatezza immediatamente comprensibile per tutti, anche senza un background intellettuale, il riutilizzo è da considerarsi una competenza atavica, parzialmente adottata persino dai primati. Essa è infatti riconducibile alla capacità di utilizzo dei cd "strumenti".

"Le caratteristiche comportamentali che favoriscono la scoperta e l'uso spontaneo di strumenti includono la destrezza manuale, la curiosità e la capacità di rispondere alla presenza di oggetti, e la tendenza a esplorare oggetti e superfici per mezzo di altri oggetti. Esiste una relazione tra l'incidenza di uso di strumenti e la misura in cui sono presenti queste tre caratteristiche comportamentali."
http://www.treccani.it/enciclopedia/uso-di-strumenti-nelle-scimmie


Notiamo un elemento caratterizzante: curiosità e tendenza ad esplorare.

Dunque si comprende perché per riutilizzare un paralume, un cestino, un cavo seriale, o qualsivoglia oggetto, è necessario essere consapevoli della sua funzionalità.
Non solo COSA FA, ovvero quale risultato offre normalmente, ma anche COME LO FA.
In tal modo, se il "come" è il medesimo usato in altri campi o settori, sarà possibile traslare l'oggetto nel nuovo campo, con nuova funzione.

Dunque "riutilizzo" non significa usare più volte un bicchiere di plastica usa-e-getta, disobbedendo all'etichetta, ma usare un bicchiere di plastica come porta lumino inizia ad assomigliargli.

Il passaggio dal riutilizzo al riciclaggio vede la parola "ciclo" come elemento chiave.
Difatti nel riutilizzo si prevede che un medesimo oggetto, una volta esaurita una prima funzione, possa utilizzarsi per una seconda funzione, ed eventualmente così via una terza.
Ad esempio un bottiglia di birra ha come prima funzione quella di contenere e conservare birra sino al momento del suo consumo. Una volta bevuta, può essere usata come contenitore per altri liquidi. Se danneggiata nel corpo, può successivamente servire da imbuto; se nel collo, potrà essere lavorata e usata come tazza, portavaso, portacandela, etc.
Esaurite le possibilità di riutilizzo, si passa al riciclaggio: la bottiglia viene frantumata, ridotta ad i suoi elementi base (vetro), rifusa e riplasmata in nuovo oggetto: ad esempio una nuova bottiglia per la birra.

Possiamo tuttavia comprendere che generalmente il processo non accade come descritto nell'esempio, bensì in altra maniera, ovvero esaurito il primo compito, si passa direttamente al riciclaggio, ovvero la riduzione dell'oggetto ad i suoi elementi essenziali (generalmente la sua materia prima) per poter essere reintrodotto in un ciclo produttivo paraindustriale.

Il riciclaggio compulsivo è caratteristico di una società industriale e cittadina, mentre il riutilizzo è maggiormente adottato ed escogitato dalle piccole comunità.

Chiunque di noi, se si avventurasse in un bivacco invernale montano, riscoprirebbe molto rapidamente il riutilizzo...

Se le patologie consumistiche sono considerate la causa dell'inquinamento ambientale, non si può dire lo siano di meno nelle tendenze a riciclare anche ciò che funzionalmente non lo richiede.

Pensiamo ad esempio al riutilizzo di contenitori in vetro: negli ultimi cinquant'anni in Italia si è passati da un modello sociale "vuoto a rendere" ad uno "usa e getta", con cifre che parlano chiaro.

Perché il marketing potesse possibile convincere il pubblico ad adottare comportamenti così palesemente contro-ecologici, si è ovviamente adottato un frame psicologico che vedeva proprio nell'alternativa riciclaggio il suo punto di forza.
Il PET era riciclabile, dunque perché preoccuparsi?
Ovviamente non era affatto come dato ad intendere. Il riciclaggio richiede molte risorse, economiche ed ecologiche. Persino oggi la tecnologia non vede conveniente riciclare il PET per produrre nuove bottiglie, complice la risposta negativa del pubblico nel vedere bottiglie poco trasparenti e più bruttine.
Partita persa dunque su questo fronte, che vede la tendenza usa-e-getta come sempre più dominante, persino contagiando il settore dei contenitori in vetro.

La "via di minor resistenza" è largamente sfruttata per offrire al pubblico una soluzione facilitante e deresponsabilizzante ai problemi ed alle difficoltà quotidiane.

Per comprendere cos'è l'upcycling occorre dunque prima di tutto notare che non si tratta di un evoluzione del riciclaggio, bensì in una più moderna e intelligente applicazione del riutilizzo.

Propongo dunque di definire l'upcycling come:
"Il riutilizzo di oggetti vetusti le cui funzioni primarie sono esaurite, in altre funzioni alternative la cui utilità risulti di valore maggiore di quella delle funzioni primarie cui erano destinati, o maggiore della sommatoria delle funzioni primarie degli elementi o materiali di cui erano costituiti."

Il valore diviene importante elemento discriminante, capace di conferire una discreta oggettività ad una valutazione critica, cioè per rispondere alla domanda: quando un riutilizzo può considerarsi up-cycling e quando invece down-cycling??

L'up-cycling non si limita infatti a riutilizzare, come abbiamo visto, un oggetto per una nuova funzione, bensì si impegna a far compiere all'oggetto una funzione di valore maggiore, da intendersi sotto ogni profilo olo-speculativo:
valore economico, valore culturale, utilità relativa, prospettive future, ripercussioni sociali, etc

Si può reputare particolarmente incisivo quando la nuova funzione rappresenta a sua volta un innovazione.

Oltre alla fotografia in testata al post (vagone-ponte... ma anche vagone-cuccette come alloggi sul fiume, o vagoni pendolari come fish-bar, o vagoni a scompartimenti come ristoranti...), segnalo come esempio alternativo gli amici di Rainforest Connection: https://rfcx.org/
Vedi la storia su https://www.google.it/about/stories/rainforest/