martedì 29 ottobre 2019

L'esperienza femminile della sessualità, e una visione del buddismo Bon



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L'esperienza "femminile" della sessualità, ovvero il vuoto yin da riempire con yang, genera in entrambi i sessi una marcata lassitudine nella capacità critica. Ci si pone alla mercé. E' una delle due funzioni universali della realtà.
La neocultura spinge molto il pubblico in questa direzione, che per logica polare comprime lo yang nel suo estremo, rendendolo parimenti acritico. Difetto ed eccesso mancano di moderazione ed armonia, come un TAO privo dei punti interni allo yin (nero) e allo yang (bianco).
Lo yang deve contenere lo yin, e lo yin deve contenere lo yang. Il movimento si attiva solo così, e l'incontro sessuale segue le medesime leggi.
Nella filosofia buddista Bon, un estremo corrisponde al livello psicologico definito "spiriti famelici". Al suo opposto troviamo il livello psicologico degli "dei". Tale estremizzazione della polarizzazione dei "regni" corrisponde dal punto di vista sociologico alla estremizzazione dei ranghi sociali, ovvero l'eliminazione della fascia intermedia (regno degli "uomini" e dei "semidei").
Il regno degli uomini (un impiegato o operaio più o meno fantozziano degli anni '80) è caratterizzato da problematiche e comportamenti focalizzati sulla sopravvivenza, sulla famiglia e sulla morale... Il regno dei semidei (un industriale col suv con la moglie rifatta) è invece caratterizzato da arrivismo, vanità, invidia per gli dei.
Coloro che si identificano con un regno nel proprio modello psicologico tenderanno ad investire le energie in una direzione che li finirà per posizionare negli spiriti famelici (se vive continuamente problematiche da "umano") o nel regno degli dei (se continua a vivere nell'ambizione materialistica e nel compiacimento).
Il primo diventerà progressivamente sempre più gretto sentendosi motivato da esigenze vitali. Il secondo finirà col sentirsi nel regno degli dei, annoiato, inumano e anempatico [sono tutti regni falsi, lontani dalla Chiara Luce, la vera natura della mente e della realtà].

giovedì 17 ottobre 2019

Gandhi: "una satanica moltiplicazione dei bisogni"


Gandhi, politico, mistico e filosofo indiano, promotore della tolleranza tra popoli e della nonviolenza, esprime con forza la sua visione concretamente bottom-up.
Era circa il 1940. E' facile intendere che oggi Gandhi non approverebbe affatto lo slancio liberista del neo-consumismo ideologico, anzi, per usare le sue parole, lo detesterebbe con tutta l'anima.

"Non credo che la moltiplicazione dei bisogni [oggi perpetrata sempre più - ndr] e tutto il meccanismo messo in opera per soddisfarli faccia avanzare il mondo di un solo passo sulla via del suo fine naturale.
Detesto con tutta l'anima questo folle desiderio di annullare il tempo e le distanze, di accrescere gli appetiti animali e di correre fino agli estremi confini della terra per cercare di soddisfarli.
Se la civiltà moderna significa tutto questo, come mi è parso di capire, io la chiamo una civiltà satanica.
Civiltà, nel senso autentico del termine, non significa moltiplicazione dei bisogni, ma volontaria e deliberata riduzione di essi [ogni nuovo
bisogno è accompagnato da un nuovo disagio - ndt]. Soltanto questo porta alla felicità e al vero appagamento, e rende più idonei al servizio degli altri."

[tratto da "L'Arte di Vivere" - Gandhi]