Forse dovremmo osservarlo meglio.
Le sue ripercussioni, il suo essere dietro e comunque...
L'interdipendenza è un fattore umano che sconfina innocentemente nell'animale.
Il branco, la colonia... la famiglia. Il proletariato.
Il branco emana dalla famiglia. E' una famiglia estesa. Vedersi un film bollywoodiano potrebbe farci notare elementi odierni perfettamente allineati all'idea di una famiglia estesa, nella cultura indiana. Essi vivono il parentado come una famiglia estesa. Molto più che una formalità, come residualmente possiamo testimoniare nelle nostre cene e commemorazioni italiane.
Interessante l'interdipendenza. Compromessi. Patti reciproci limitativi.
Io non farò più questo, se tu farai sempre quest'altro...
Formule di assoluti. "Sempre", "ovunque"... "mai più".
Un linguaggio dell'anima in bocca a... cosa? Sarebbe una buona domanda da porsi. Chi usa il Verbo?
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L'autoperfezionamento appariva negli anni 90 come una conquista delle migliaia di hippie arsi nel contrattacco consumistico. Nonostante la loro morte apparentemente inutile, nonostante il loro invecchiare dimenticati, e malgrado l'aver perso la guerra, era rimasto un segnale, una fissa: le persone volevano evolvere razionalmente. Una ricerca del superuomo ma in pompa ridotta, stemperata nel "con calma, intanto mi faccio un caffé".
L'interdipendenza non è ovviamente solo "a 2", ma anche. Anche in due si avverte.
Tutto nasce da un evento: porsi in relazione.
In relazione uno-a-uno, in relazione uno-a-molti.
Un ente si pone in relazione con un altro ente.
Dunque è sempre uno-a-uno, e i "molti" compaiono al pluralizzarsi di uno o entrambi i due enti.
Se una nostra personalità si relaziona con quattro persone, in un team, si ha comunque una relazione UNO [personalità] - A - UNO [le quattro persone].Se però uno dei partecipanti al team è anche nostro partner sessuale, ecco comparire una seconda nostra personalità ad affiancare la prima.
UNO [due personalità] - A - UNO [le quattro persone].
Ecco ora comparire invece un fattore chiave dell'interdipendenza: il FRONTE RELAZIONALE.
Il fronte in guerra è la linea armata che fronteggia il nemico lungo il confine. Se il fronte arretra, il nemico conquista terreno.
Senza affrettarci ad interpretare la guerra come mera violenza, possiamo notare che ogni ambito relazionale rappresenta un confronto.
Il bisogno di sistemarsi il trucco, l'abito. L'utilizzo o meno di parole specifiche. Il disappunto che sorge quando ci sentiamo sviliti dal gruppo... tutto indica che stiamo vivendo tale evento come una battaglia, qualcosa che non ci sentiremmo di affrontare quando deboli, malati o insicuri.
Dunque le guerre fatte di armi, sangue e fango, non sono che la schiuma visibile di tendenze interiori comuni a tutto il creato, non solo agli umani.
Vivere e morire sono tra le cose meno capite, oggi.
Nell'esempio, il fronte relazionale è tra uno-e-uno. Le due personalità da un lato, le quattro persone dall'altro.
Ma adesso viene il bello: quelle due personalità, sono tra loro congiunte nell'azione? Oppure la personalità del donnaiolo cozza con quella del valente professionista? Questo dovremmo chiederlo al tizio dell'esempio. In caso negativo, si apre un fronte relazionale DENTRO (il tizio).
Per capire le implicazioni del fatto che si apra un fronte relazionale dentro di noi, dobbiamo prima ragionare sull'aspetto polare.
Le relazioni sono un fenomeno polare. Possiamo quindi in quest'esempio usare il + ed il - per osservarne in noi le dinamiche. Ogni atto è attivo o ricettivo. Ogni atto, microatto, e persino pensiero. Ogni evento, interiore ed esteriore, è attivo o passivo.
Nella relazione ogni ente appare in accordo o disaccordo con l'altro ente.
In accordo se quando parla (attivo) l'altro ascolta (passivo). Oppure dopo aver fatto una domanda (e si fa passivo) ottiene una risposta (interlocutore attivo). Ma quando nessuno parla, di solito qualcosa non va... spesso si tratta di entrambi attivi. Nessuno passivo. Questo è disaccordo.
Durante lo stato di accordo l'energia si "siede", si riposa. Al protrarsi, produce atonia, atrofia energetica. Potrà risvegliarsi solo mediante un contrasto.
Durante lo stato di disaccordo l'energia si muove, si accende, si manifesta, si afferma.
L'identità personale, e relativa qualità, si tende e rafforza.
Si può dire che, a partire da uno stato di accordo mono-tono, ogni evento relazionale può essere più o meno in disaccordo.
Ma non facciamoci affascinare dai termini. In questo caso, dobbiamo immaginare che due note (ad esempio le due personalità donnaiolo/valenteprofessionista) possono suonare tra loro armonicamente o disarmonicamente. Non è infatti detto che due note in disaccordo non possano produrre una bellissima armonia, anzi: ogni creazione è frutto dell'evento armonico.
Giungiamo quindi all'elemento ARMONIA.
Si ha armonia quando il rapporto relazionale soddisfa, in sé stesso, le personali esigenze esistenziali.
Senza voler necessariamente forzare un parallelismo diretto con le note musicali (bastano i valenti approcci di Pitagora o Gurdjieff, giusto per citarne alcuni), può apparire evidente quanto un medesimo comportamento, al pari di una nota musicale, possa risultare armonico in determinate circostanze, e disarmonico in altre.
Armonia e disarmonia sono il suonare delle relazioni.
L'armonia però consegue al disaccordo, non all'accordo. Due note uguali suonando assieme non producono altro che la singola nota suonata, arricchita e potenziata in intensità.
In senso metafisico si ha un CORO.
Per questo quando la nostra opinione in un gruppo è supportata da molti, viene più facilmente accettata.
Ma se parliamo di disaccordo, parliamo di lotta. Dunque possiamo trovarci d'accordo con noi stessi, e far si che le nostre personalità agiscano in coro, oppure trovarci d'accordo con noi stessi e persino in armonia costruttiva tra le personalità in azione, oppure ancora trovarci interiormente in disaccordo, con le personalità in CONTRASTO.
Nell'esempio che stiamo figurando, immaginiamo tizio doversi ingraziare uno degli altri soggetti, lusingandolo vergognosamente come solitamente la sua personalità professionale ritiene vantaggioso fare, svilendosi però rovinosamente agli occhi della sua compagna di motel.
Il duellare tra la personalità del donnaiolo e quella del ruffiano professionista rappresenta un contrasto interiore, ovvero un fronte relazionale di guerra.
Ma sappiamo che in guerra vincono solo quelli che stanno attorno...
Le parti combattenti riportano sempre danni. La guerra è sempre un costo, anche riferitamente alle nostre risorse interiori.
Dalle battaglie si esce vincitori, sperimentando il piacere di esistere, di imporre la propria identità; oppure perdenti, provando la sensazione del "ogni cosa è perduta", giungendo per sfinimento ad accettare di farsi cambiare e, sotto un certo aspetto, accettando di morire (questo è ciò che sperimenta il singolo "io" perdente).
La guerra è veramente persa quando le risorse cessano.
L'evento relazionale dunque comporta un consumo di risorse interiori... ma esistono eccezioni?
Si. Si tratta della danza. Danzare è un eufemismo ovviamente. Riferisce ad un incontro in disaccordo armonico. Uno squilibrio geniale, in grado di porre in movimento entrambi senza disperdere energia, anzi eccitandola!
Tornando all'esempio, il tizio può di conseguenza trovarsi o meno in stato di armonia interiore, e a sua volta può riscontrare o meno armonia nel relazionarsi con il gruppo.
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Una relazione tra due persone è logorante quando non si produce armonia, e non vi è accordanza. Non si suona ne una nota unica in coro, ne un armonia nutriente. Vige il contrasto.
Quando due persone sono in contrasto relazionale, e giungono a sfinirsi, la causa è certamente nell'azione di molte personalità tra loro in disaccordo. Una è per il SI, l'altra è per il NO.
Quando si ha contrasto interiore, il fronte di guerra tende ad exomanifestarsi: finisce nei nostri rapporti con gli altri.
Quasi tutti infatti avvertono la dissonanza in noi, e naturalmente la combattono per non incorporarla nei propri pattern. Si, avete capito bene; è anche contagiosa.
Chiaramente solo se vi restiamo esposti a lungo rischiamo il contagio, e solo qualora si attivino le connessioni empatiche. Dunque ciascuno adotta proprie contromisure, che passano dall'ipocrisia, all'ostracismo, al mobbing, all'anempatia ideologica (sentirsi superiori).
Esempio. Se un individuo è dissonante, ma è anche il finanziatore di un gruppo di lavoro, e non ha l'integrità interiore per porsi in posizione passiva, l'intero gruppo di lavoro manifesterà il medesimo comportamento dissonante.
Diversamente, se avesse coscienza della propria dissonanza interiore, accetterebbe di buon grado, come un'ottima occasione da non perdere, di porsi passivamente in contemplazione dello scenario, eventualmente offrendo elementi utili a mantenere armonia: lo aiuterebbe e mettersi in ordine anche dentro.
Ovviamente la sua posizione gli imporrebbe comunque diffidenza e rigore nel valutare i fatti, ma evitando un atteggiamento proiettivo aiuterebbe a raggiungere l'obiettivo comune.
Ciò significa che in un rapporto logorante i due individui coinvolti sono tra loro in simbiosi psicologica. Vittima/carnefice può essere un esempio troppo scontato; esistono infinite sfumature tra le tipologie di reciproca interdipendenza. Solo l'autosservazione intima individuale è in grado di dedurne verità con la sufficiente autorevolezza.
Ogni significato è tale solo rispetto a quello che identifico come ME, e specificamente al momento che sto vivendo.
La simbiosi psicologica è invero un modello atavico, naturale. E' funzionale alla sopravvivenza ed all'efficienza nel relazionarsi con gli altri. Anche tra aziende l'associazione è spesso simbiotica, ma funzionale.
Ma è nella parola "altri" che troviamo il punto della questione!
POSSIBILITA' 1: Quando una coppia sta bene per i fatti suoi, è in armonia.
POSSIBILITA' 2: Quando una coppia sta bene nel confrontarsi con gli altri, nel lavorare assieme, nel fare festa assieme, ecc. si ha un coro, un accordo...
POSSIBILITA' 3: Quando una coppia sta male, ma persiste, si manifesta un contrasto che a cascata logora ogni cosa: l'interno dell'individuo, le sue relazioni, le azioni compiute assieme ad altri.
Insomma la chiave è: quali battaglie potremmo mai affrontare assieme, se le risorse necessarie a combattere vengono esaurite da guerre interne, interiori e di coppia? Come potremo affrontare con successo GLI ALTRI?
Ciascuno tragga le proprie conclusioni, considerando che:
- sovente, è proprio l'ambizione all'armonia che ci spinge a continuare a tentare, nonostante i contrasti.
- nei contrasti vediamo e affrontiamo prima di tutto noi stessi. Non tanto per il tanto chiacchierato "effetto specchio", bensì perché sono i nostri spigoli a sbattere contro le cose, e dolendo si fanno notare.
- ai contrasti ci si affeziona, o meglio ci si abitua a dirigere lì le nostre risorse attive. Per questo finiamo con il ricercarli, in un lato o l'altro.
- le azioni più efficienti verso l'esterno si ottengono in coro, non in armonia. L'armonia è già un conseguimento.
- le inquietudini scrivono poesie.

