Una piccola riflessione.
In realtà il mio scopo è in parte quello di rivalutare il significato della parola "educazione".
Oggi la parola
educazione viene in parte abusata, associandola a qualunque luogo comune relativo al "viver civile", quasi come se l'educazione si ottenga studiando il Galateo; per contro, parallelamente, coloro che iniziano a sperimentare stati di disagio e rigetto verso tali regole sociali, attribuiscono alla parola "educazione" un significato negativo, in quanto rappresenta appunto un obbligo al quale queste persone non ritengono di dover sottostare.
Ma vorrei invece gettare via tutto. Vorrei infatti restituire alla parola "educazione" un significato dignitoso e neutrale, che possa costituire un affinamento del suo significato originario, altrimenti a rischio di venir dimenticato e sostituito da nuovi, invadenti, degenerazioni becere.
http://www.treccani.it/vocabolario/educare/
In questo contesto, è interessante notare un aspetto: a nessuno piace l'idea di essere
manipolati!
Eppure, in un accezione negativa, la parola
educare pare proprio suggerire l'idea di modificare, dare una forma voluta, addestrare, anche mediante metodi di imposizione brutali o, al contrario, con l'inganno o la circonvenzione. Quindi non temo serie smentite nell'affermare che l'educazione, come comunemente intesa e perpetrata, risulti spiccatamente manipolativa.
Non è affatto raro vedere bambini dissuasi dal tenere comportamenti spiacevoli mediante l'intimidazione, fisica o morale. Come non è raro l'indurre i consumatori a sviluppare una preferenza d'acquisto mediante innesto di ideali di vanagloria e successo prestazionale.
spot bibita BURN (Inutile dire che, dietro le quinte, queste aziende accantonano preventivamente grosse cifre per far fronte alle previste sanzioni che andranno a subire per le affermazioni ingannevoli innestate nel pubblico:
RedBull risarcisce gli utenti con 13 milioni di dollari).
A questo punto, mi pare già abbastanza evidente quale sia il punto: la personalità, e più estesamente la persona tutta, è soggetta a continue modificazioni, e queste modificazioni avvengono come risposta e conseguenza al relazionarsi con elementi (cose, persone, ambienti, ideologie, ecc.) di
forma differente dalla nostra. Il termine più esatto potrebbe curiosamente essere proprio dif-
forme.
E difatti parimenti evidente, che qualora la "forma" dell'elemento con cui andiamo a relazionarci risultasse invece con-
forme, coniugabile con la nostra propria forma, allora non vi sarebbe alcuna modificazione: rispetto a tale forma, noi risulterebbe già beneducati!
Non vi è pertanto nulla di malvagio o negativo in questo continuo, vicendevole, darsi la forma a vicenda; è un fenomeno naturale nel senso più ampio e neutrale del termine.
Solo per il gusto umano della sterile disquisizione potremmo ritenere utile il cercare di moralizzarlo.
Condividiamo in quattro un appartamento, chi decide il colore con il quale tinteggiare la cucina?

Quello più esperto in estetica?
Quello più esperto in cromoterapia?
Quello che usa di più la cucina?
Quello più anziano?
Quello che ci tiene di più?
La maggioranza?
La minoranza debole?
Quello che soffre di allergia cromatica?
Quello che paga di più?
Per ricapitolare, pare quindi evidenziarsi una casistica:
- modificazioni indesiderate: nonostante la nostra opposizione, esse ci vengono imposte con la forza, mediante costrizione e sopraffazione, fisica o psicologica; vengono vissute come spiacevoli.
- modificazioni volontarie: sono vissute senza repulsione o disagio e operate volontariamente. Se imposte con l'inganno ed il raggiro,
divengono spiacevoli solo se smascherate con una presa di coscienza; notasi che, paradossalmente, si finisce con l'attribuire il sapore sgradevole non alla modificazione, bensì alla presa di coscienza! Ciò significa banalmente che colui che subisce un inganno, resterà stoltamente felice e soddisfatto della sua nuova "forma" a meno di mandar giù il groppone amaro della presa di coscienza. Inutile dire che per talune persone, questo atteggiamento viene vissuto come poco vantaggioso...
L'elemento discriminante ora appare più evidente: una modificazione è accettata se diretta verso una forma che approviamo e desideriamo.
Ma come avviene tale valutazione? Cosa e come decide se la forma che ci viene proposta risulta da accogliere o rifiutare?
Gli elementi in gioco sono ovviamente sempre due: da un lato troviamo la mente informatica, sempre intenta all'auto-apprendimento nel tentativo di dare un senso alla propria esistenza, in quanto appunto impossibilitata naturalmente alla comprensione dei misteri e dei moventi vitali oltre la materia, il sangue e la mente; dall'altro la mente olografica, omnisciente per propria natura, e disinteressata ai successi prestazionali.
Ed eccoci alla conclusione che desideravo conquistare: l'educazione, nel senso nobile del termine, è quel fenomeno che plasma un individuo in accordo al suo Essere, alla sua interiorità ed al suo Dharma.
Viceversa, ogni interazione volta a plasmare una persona per conformarla a qualche mentalità, stile di vita, o morale, è manipolazione.

Ciò non solleva purtroppo dal dubbio circa il comportamento da tenere per coloro che si trovano in posizione di "educatore".
La persona che ho davanti mi pare stia sbagliando, sarà lui a seguire dogmi e automatismi dell'Ego, oppure sono io ad avere un margine di cecità?
Ma come la mente olografica ben sa, non esiste una regola su quale sia il comportamento da tenersi, come non esiste una situazione-tipo cui riferirsi. Solo la coscienza può giungere a compiere azioni armoniche, estesamente utili, universalmente giuste; anche se chiaramente, ci riferiamo ad un "armonico", "utile" e "giusto" per gli obiettivi e scopi impersonali della Coscienza stessa, e non invece per gli obiettivi di... ma questo ci porta un po' troppo fuori.
Una chiave per contattare la nostra Coscienza, il nostro Intimo, è l'impersonalità: dis-identificandoci dalla persona che pensiamo di essere, da quel "colui che vuole cambiare l'altro", la situazione apparirà differente...
Nella vita, a tutti è capitato di assorbire comportamenti, capacità, tendenze e modi di pensare da qualcuno, un genitore amorevole, un amico fedele, un collega integerrimo, una sorella coraggiosa... Li assorbiamo di continuo, cogliendoli dagli elementi del nostro intorno. Essere esempi di virtù, fa di noi di fatto degli educatori, ma non significa che dobbiamo iniziare a fare i maestrini; altrimenti finiremo col "fare" i virtuosi anziché esserlo!