sabato 27 aprile 2019

LA GABBIA IDEOLOGICA (Krishnamurti)

"La conversione è un cambiamento da una fede, o dogma, a un'altra, da una cerimonia a un'altra più edificante, e non apre la porta alla realtà.
Anzi, una cerimonia edificante è un ostacolo alla realtà.
Eppure è proprio questo ciò che le religioni organizzate e i gruppi religiosi tentano di fare: convertirvi a un dogma più o meno ragionevole, a superstizioni o speranze più o meno ragionevoli.
Vi offrono una gabbia migliore. Essa può, o non può essere comoda, ciò dipende dal vostro temperamento, ma è sempre una prigione.

Religiosamente e politicamente, a livelli di cultura differenti, questa conversione è continuamente in corso.
Le organizzazioni, coi loro capi, si sforzano di mantenere l'uomo nei quadri ideologici che esse offrono, sia religiosi sia economici. In questo processo si trova il reciproco sfruttamento.
La verità è ai di fuori di ogni schema, paura o speranza.
Se volete scoprire la suprema felicità della verità, dovete rompere con ogni cerimonia e tutti gli schemi ideologici.
La mente trova forza e sicurezza in schemi religiosi e politici, ed è proprio questo che dà base e resistenza alle organizzazioni.
Ci sono sempre i duri a morire e le nuove reclute. Costoro mantengono le organizzazioni, coi loro investimenti e proprietà, in funzione, e la potenza e il prestigio delle organizzazioni attraggono coloro che adorano il successo e la saggezza mondana."

Jiddu Krishnamurti


giovedì 11 aprile 2019

LEADERSHIP E MODELLI DI GRUPPO

MODELLI WM/PM

Premessa: non vi è alcuna differenza sostanziale tra i rapporti professionali e quelli personali o intimi.
I modelli psicologici ed energetici rispecchiano dunque le stesse leggi universali, sebbene sia frequente che gli individui possiedano pesi e misure differenti a seconda dell'ambito. In altre parole, è abbastanza normale incontrare persone che mostrano differenti comportamenti se si trovano sul posto di lavoro, rispetto a ciò che fanno tra le mura domestiche.

Altra precisazione preliminare necessaria è quella che risponde alla domanda: perché ci si unisce in gruppi?
La risposta meriterebbe di essere ampiamente articolata; in sintesi possiamo certamente dire che ci si unisce ad altri per ottenere un vantaggio sotto il profilo dell'efficienza nel perseguire i nostri scopi esistenziali, primo tra tutti la sopravvivenza.
Una giusta domanda sarebbe ora "sopravvivenza di cosa?" Su questo argomenteremo in conclusione.

1 - WAR MODE (competizione)
In questo modello operativo, all'interno del gruppo aleggia una logica basata sulla legge del più forte.
Si tratta del modello relazionale più comune, e non escludendo i gruppi composti anche solo da pochi individui, si scarica in modo evidente anche sulle relazioni di coppia.
Ovviamente (Lau-Tzu docet) il "più forte" non è quello più muscoloso (Yang) ma quello in grado di esercitare maggiori pressioni e leve (Yin), e di imporre la sua volontà, anche mediante metodi "freddi".

All'interno del modello war-mode WM, una gran parte delle risorse individuali sono impegnate nell'elaborare strategie e nello sviluppare risorse per difendersi o attaccare gli altri membri del gruppo.

Un esempio di WM è quello di un esercito, dove i soldati sprecano energie a lottare tra loro, o i comandanti passano ore a litigare su come agire.

Il modello WM tende a produrre gruppi molto numerosi e non particolarmente efficienti, proprio a causa degli sprechi interni, e si relaziona con il principio di QUANTITA'. Non è in grado di gestire piccoli gruppi, ed è totalmente inadatto a governare le relazioni di coppia, portandole ad una confusa poligamia strumentale.


2 - PEACE MODE (co-operazione)
Il modello PM prevede che all'interno del gruppo non vi sia lotta ma cooperazione naturale.
Nota: molti modelli definiti socialmente cooperativi invero non lo sono, e ricadono entro modelli WM freddi.
Ho usato il termine "naturale" perché riferisce a funzioni istintive, ataviche, non soggette alle disquisizioni materialistiche ed alle opinioni. Non è un qualcosa che dipende da un concetto della mente, da una convinzione o da un'ideologia, come molti tenderebbero a pensare. Non è una cosa che si può decidere di "fare" o "non fare" a capriccio, magari perché abbiamo letto un libro, oppure perché ci piacerebbe... Il modello PM è semplicemente un differente approccio alla soluzione del problema sopra citato, ovvero come avere maggior efficienza nel perseguire uno scopo esistenziale.

Un esempio di PM è quello di un esercito dove i soldati concentrano le battaglie contro l'esterno, ed i comandanti non devono lottare tra loro per apparire meritevoli agli occhi dei subordinati.

Il modello PM richiede però una sobrietà e semplicità non comuni, in gran parte derivante dalla qualità della domanda: perché lo sto facendo?

E' infatti frequente che in un gruppo i partecipanti siano concordi sull'obiettivo finale da raggiungere, ma per scopi differenti. Il confronto fra gli scopi dei singoli partecipanti porterebbe ad una maggiore sobrietà di azione, anziché concentrarsi sull'obiettivo finale. Il modello PM si relaziona con il principio di QUALITA', e tende ad essere selettivo e formare piccoli gruppi, finanche semplicemente coppie.

Per meglio comprendere, occorre capire che ciascuno di noi poggia il suo equilibrio psicologico su vari "pilastri". Si tratta di degli appoggi che possiamo identificare come "pilastro degli amici", "pilastro del lavoro", "pilastro della coppia", "pilastro della famiglia", etc.
PILASTRI NIDIFICATI
Quando uno di questi pilastri si trova ad essere all'interno di un altro pilastro, nascono delle problematiche organizzative.
Quando due pilastri sono tra loro "nidificati" essi tendono naturalmente ad essere gestiti mediante il medesimo modello (WM o PM).

ESEMPIO: una donna che si ritrova a lavorare come dipendente nella ditta del suo compagno: evidentemente il suo pilastro del lavoro si trova in uno stato di più o meno marcata dipendenza dal pilastro di coppia.
Compreso questo, possiamo immaginare che qualora nella coppia vi fossero falsità o strumentalizzazioni, essa risulterebbe gestita inevitabilmente in WM freddo. La conseguenza sarà l'applicazione del WM anche nel pilastro del lavoro, dove probabilmente potranno osservarsi evidenze di WM caldo per compensazione.

Tra i pilastri di appoggio, quello oggi decisamente più usato è il pilastro sociale. Questo rappresenta per ovvi motivi una forma di gruppo molto esteso, al punto che il singolo non ne può individuare i limiti di estensione, ed i singoli appartenenti non si conoscono individualmente tra loro.

Per logica estensiva, le relazioni tra noi e la società avvengono secondo il modello WM. Il modello armonico è inapplicabile, in quanto le singole azioni e scelte non possono in nessun caso essere concertate con gli altri appartenenti al gruppo. Ma... che accade se, come nell'esempio precedente, iniziamo una relazione con una persona che poggia il suo equilibrio psicologico sulla società? Semplice: la nostra relazione di coppia sarà in questo caso dipendente dalla nostra relazione con la società, o meglio, ciò che la coppia può fare o pensare dipende da ciò che è consentito fare o pensare nella società. Il risultato è un rapporto di coppia basato sul modello WM, dove i due individui giacciono in uno stato perenne di competizione ostile, sostanzialmente sintetizzabile nella locuzione latina medioevale "mors tua vita mea".

Osservando con il dovuto distacco, si potrà comprendere come una coppia strutturata in PM sarà sempre poco o nulla "sociale", in quanto le proprie risorse "battagliere" sono riversate all'esterno, consentendo di portare avanti battaglie congiunte (co-operazione). Diversamente, le coppie sociali presto mostreranno che l'unione era strumentale, dunque soggetta ai venti ed ai capricci degli elementi esterni (società, famiglia, lavoro, ecc.) su cui i due individui si poggiano.