martedì 30 agosto 2016

FELICE O INFELICE - di cosa stiamo parlando?


  1. Dipingo a nuovo la cucina: ahh ora si che mi piace!
  2. Lascio il mio pedante fidanzato: ahh ora sto meglio.
  3. Apro la finestra per far girare un po' d'aria: ahh che bel freschetto...
  4. Sto sui libri per due settimane: ahh che soddisfazione prendere il massimo dei voti!
  5. Abbraccio il mio vecchio amico: ahh che bel calore di cuore...
  6. Acquisto il nuovo smartphone: ahh che ficata!
  7. Sono in buona compagnia, e posso esternare liberamente: ahh finalmente della gente che capisce.
  8. Bevo una bella birra fresca: ahh ora si ragiona!
  9. Un amica accetta le mie attenzioni sessuali: ahh finalmente un po' di automotivazione...
  10. A due minuti dal termine il Vattelappesca segna il gol contro il Kissenefrega: ahh grandeee!
  11. Trovo lavoro e posso lasciare la casa materna: ahh mi sento libero.


Questi sono alcuni esempi casuali che mi sono venuti, per esemplificare situazioni comuni ove le persone comuni cercano la felicità. Ma... non notate qualcosa di strano, e ricorrente tra le varie differenziate circostanze?

Proviamo ad approfondire, anche solo superficialmente. Si, lo so, la profondità solitamente spaventa, è il nulla, il buio, l'ignoto, la morteeeeee... ;)

In ordine:

  1. La cucina è brutta, mi deprime, è ingiallita, mi ricorda la casa di un pezzente, mi fa sentire male.
  2. Il mio fidanzato è bello, e a volte mi attizza, ma ogni giorno mi fa sentire sbagliata, inibisce la mia autostima, e allontana gli amici per possessività, mi fa sentire male.
  3. Oggi c'è un umidità diabolica, non si respira. Mi fa sentire male.
  4. I miei amici hanno preso il massimo dei voti, e l'idea di fare una pessima performance mi angoscia. Mi fa sentire male.
  5. Il mondo è cinico, non posso aprirmi, vorrei una carezza, un abbraccio; vorrei potermi abbandonare, lasciare per un attimo questa tensione... che mi fa sentire male.
  6. Tutti quelli in gamba hanno il nuovo smartphone, lo dice la televisione, e io ho un telefono di merda. Mi fa sentire male.
  7. Vorrei dire la mia, ma temo di essere contestato, umiliato, ignorato... questo stato di alienazione mi fa sentire male.
  8. Sto morendo di sete, finché ho questo disagio non riesco a pensare ad altro che a bere.
  9. Frequentemente devo sfogare le mie ansie sessuali masturbandomi, e a guardarmi mi sento un fallito se penso che i miei amici dispongono di belle ragazze con cui sollazzarsi. Non sto bene.
  10. Sono in ansia, temo che finisca la partita in pareggio, e tutto questo disagio mi resti dentro.
  11. Ogni minuto una critica, un ricatto, una paternale. Non sto bene in casa con mia madre!
Notato qualcosa?...

OGNI MOMENTO DI FELICITA' DERIVA DAL LIVELLO DI INFELICITA' DELLO STATO DIRETTAMENTE PRECEDENTE.

Le parole in questo caso appaiono errate, invertite: felicità/INfelicità.
"In" sta per "assenza di".
Quindi "infelicità" sarebbe "assenza di felicità"... ma abbiamo visto che la cosa è all'inverso!
La "felicità" appare quando vi è "assenza di infelicità".
Dovremmo quindi scrivere INFELICITA'/ININFELICITA'

Ma ovviamente non avrebbe senso. Direi dunque di allargare la riflessione al senso stesso di felicità: non si tratterà forse di un equivoco? Non sarà che l'uomo comune, incapace di concepire lo stato di felicità (leggasi "armonia esistenziale"), lo confonde col piacere?
Quindi si tratta dell'antagonismo "dolore/piacere" a muovere il mondo... fuga dal dolore, ricerca del piacere. Esserne consapevoli potrebbe aiutare a rendere la propria vita più autentica.
Per approfondire suggerisco questo mio vecchio intervento del 2014:



Della Luce e del Fuoco - la pazzia di Gaia

La luce è anche il fattore comune delle testimonianze di coloro che sperimentano esperienze di "premorte"; tornando dall'aldilà, raccontano di aver visto una luce, fatta di pace, di amore, una luce nella quale erano prossimi a perdersi, ma poi...gluck! Si ritrovano ancora nel loro pesante involucro fisico.

Esseri di luce sono frequentemente nominati dai cultori del channelling, dai contattisti, dai medium, e anche dagli "addotti", da coloro che ritengono (o scoprono) di essere stati oggetti di particolari attenzioni da strani esseri non umani.

Ma poi notiamo che "lucifero" è considerato da alcuni esoteristi come il "portatore di luce", anche se la maggior parte della gente lo identifica come il male in persona... e ricordiamo il compianto martire della mala-chiesa Giordano Bruno, che di ombre delle idee ne sapeva raccontare di irraggiungibilità.

La luce e il Sole spesso sono un unica suggestione ideica; essa/esso circondano persino la famigerata piramide occhiuta della massoneria da bar, palpeggiata massivamente dai gringos (o "green-go", come precisano talvolta i latinoamericani...) di tutto il mondo, e non solo.

Ma la luce effettivamente illumina; effettivamente ci consente di "uscire dall'oscurità". Così una cosa fumosa diviene chiara, si rischiara, si illumina.
Talvolta è la luce della ragione, talaltra quella dell'amore, o dell'intuizione... e così, una buona idea assume l'aspetto di una lampadina che si accende sopra  la testa del nostro fumettistico personaggio.

Poi ci sediamo all'imbrunire; la baia è ferma, ed i chiarori del crepuscolo alle nostre spalle riflettono sulle quiete acque, stabili in un mare di lucida alpacca. Le falene, o qualsiasi simil cosa siano, stupidamente fanno ronda alle neoaccese lampade da veranda; palle della morte, dimore dei draghi! I Gecko vi alloggiano dentro, e prosperano senza mai doversi allontanare più di una trentina di centimetri. Grassi Gecko, fantastici; di medesima opinione anche i simpatici gatti che a loro volta gradiscono il gioco della caccia, prenotandosi prontamente per successivo gradino della catena alimentare.
Ma le falene... perché cercano la luce??

Il wikipensierocomune balbetta superficialismi di poco o nessun interesse per la mia riflessione; così anche nembi vorticanti di moscerini di ogni cultura, razza e religione continuano a suggerirmi valutazioni di altra tonica. Valutazioni che prima di ogni cosa mi fanno pensare alla fonte luminosa... perché una candela non attira gli insetti? Eppure sono sempre fotoni, in questo caso emessi come risultato della combustione della cera veicolata dallo stoppino! E i falò?!... perché un falò non si trasforma in un olocausto di insetti? E' una questione di spettro cromatico? Allora perché nella progettazione delle lampade decidono di adottare uno spettro cromatico che di insetti ne attira?

Queste ed altre domande la mia mente me le passa, eccome...
Tuttavia la risposta non intendo cercarla nei concetti, che a loro volta si basano su altri concetti, a loro volta ancora basati su altri concetti che appaiono via via sempre più dati-per-scontati.
La cerco nella sensazione sinfonica dei sensi. La sensazione mi dice che è un anomalia, un evento che inganna i programmi istintivi di alcuni animali. Anche gli animali del bosco, se sorpresi ad attraversare la strada dal fascio di luce intensa dei fari di un auto, rispondono con una strana paralisi, ben conosciuta dai cacciatori che ovviamente non si lasciano sfuggire l'occasione per abbattere l'animale investendolo.

E le falene, folli di luce, talvolta trovano la morte nel rogo elettrico delle trappole per insetti.

La luce illumina. La luce non è la cosa illuminata. L'illuminazione può essere concepita solo come un momento di chiarezza rivelatrice e conclusiva, di immensa profondità e portata per l'esistenza dell'Ente.
Quando la luce emana da qualcosa esterno all'Ente, egli vede meglio se stesso perché vede la propria ombra. L'ombra è tuttavia dal lato opposto alla luce. Volgendo lo sguardo verso la luce, non vi è rivelazione, non vi è coscientizzazione, ne esperienza per l'Ente. Guardando in direzione opposta invece, verso l'ombra, oltre ad osservare con grande chiarezza le cose, sarà possibile anche osservare la forma e le caratteristiche della nostra densità, di quella parte che ostacola il fluire della luce proiettando un ombra.

Ragionando esotericamente, sia luce che ombra appartengono all'Ente stessa. La nostra propria luce è elemento antagonista alla nostra propria ombra.
Dunque in tal caso l'espressione "andare verso la luce" appare coerente. La direzione è la linea che collega la nostra luce con la nostra ombra, ed il verso da assumere è quello della luce. Camminiamo tuttavia all'indietro, accertando le cose solo dopo averle superate, analizzandole nel loro allontanarsi da noi... questo procedere ricorda il procedere dell'evoluzione dell'Anima Umana, verso l'ignoto.
Sovente, tuttavia, la funzione più comune dell'essere umano è quella di dirigersi in direzione della migliore visibilità; significa andare dove vedo meglio, dove mi sento più al sicuro, dove le cose "le conosco già" (mente informatica).
Vi è inoltre un altra conseguenza di quest'ultima tendenza di massa: la vulnerabilità.
Se un individuo va laddove vi è più luce, è possibile pilotarlo proiettando luce verso qualcosa; un esempio possono essere le spiegazioni semplicistiche che talvolta si danno in certi moderni ambienti newage a fenomeni occulti, anticamente trattati invece con la massima attenzione.
Estensivamente, le masse vengono sospinte verso posizioni di sicurezza, non importa se falsa, determinando direzioni evolutive in disaccordo con gli scopi dell'Ente.
Così in tal caso la fonte di luce non è affatto nostra, non è una qualità della coscienza che si risveglia conferendo all'individuo "luce propria", bensì un qualcosa di aggiuntivo, laterale, terzo, alieno a noi e dotato di propri scopi e motivazioni.
Inutile dire che la presenza di questa fonte di luce aliena è massimamente confusiva per chiunque stia cercando la "propria strada".
Inutile anche dire che, in tal caso e quindi nella maggioranza dei casi, andare verso la luce non è affatto cosa automaticamente "buona e giusta".
Ma c'è fuoco e fuoco, luce e luce, così come luci che non fanno impazzire l'istinto di Gaia; nel contempo, vediamo persone che erigono torri nel delirio di voler raggiungere il Sole.