- Dipingo a nuovo la cucina: ahh ora si che mi piace!
- Lascio il mio pedante fidanzato: ahh ora sto meglio.
- Apro la finestra per far girare un po' d'aria: ahh che bel freschetto...
- Sto sui libri per due settimane: ahh che soddisfazione prendere il massimo dei voti!
- Abbraccio il mio vecchio amico: ahh che bel calore di cuore...
- Acquisto il nuovo smartphone: ahh che ficata!
- Sono in buona compagnia, e posso esternare liberamente: ahh finalmente della gente che capisce.
- Bevo una bella birra fresca: ahh ora si ragiona!
- Un amica accetta le mie attenzioni sessuali: ahh finalmente un po' di automotivazione...
- A due minuti dal termine il Vattelappesca segna il gol contro il Kissenefrega: ahh grandeee!
- Trovo lavoro e posso lasciare la casa materna: ahh mi sento libero.
Questi sono alcuni esempi casuali che mi sono venuti, per esemplificare situazioni comuni ove le persone comuni cercano la felicità. Ma... non notate qualcosa di strano, e ricorrente tra le varie differenziate circostanze?
Proviamo ad approfondire, anche solo superficialmente. Si, lo so, la profondità solitamente spaventa, è il nulla, il buio, l'ignoto, la morteeeeee... ;)
In ordine:
- La cucina è brutta, mi deprime, è ingiallita, mi ricorda la casa di un pezzente, mi fa sentire male.
- Il mio fidanzato è bello, e a volte mi attizza, ma ogni giorno mi fa sentire sbagliata, inibisce la mia autostima, e allontana gli amici per possessività, mi fa sentire male.
- Oggi c'è un umidità diabolica, non si respira. Mi fa sentire male.
- I miei amici hanno preso il massimo dei voti, e l'idea di fare una pessima performance mi angoscia. Mi fa sentire male.
- Il mondo è cinico, non posso aprirmi, vorrei una carezza, un abbraccio; vorrei potermi abbandonare, lasciare per un attimo questa tensione... che mi fa sentire male.
- Tutti quelli in gamba hanno il nuovo smartphone, lo dice la televisione, e io ho un telefono di merda. Mi fa sentire male.
- Vorrei dire la mia, ma temo di essere contestato, umiliato, ignorato... questo stato di alienazione mi fa sentire male.
- Sto morendo di sete, finché ho questo disagio non riesco a pensare ad altro che a bere.
- Frequentemente devo sfogare le mie ansie sessuali masturbandomi, e a guardarmi mi sento un fallito se penso che i miei amici dispongono di belle ragazze con cui sollazzarsi. Non sto bene.
- Sono in ansia, temo che finisca la partita in pareggio, e tutto questo disagio mi resti dentro.
- Ogni minuto una critica, un ricatto, una paternale. Non sto bene in casa con mia madre!
Notato qualcosa?...
OGNI MOMENTO DI FELICITA' DERIVA DAL LIVELLO DI INFELICITA' DELLO STATO DIRETTAMENTE PRECEDENTE.
Le parole in questo caso appaiono errate, invertite: felicità/INfelicità.
"In" sta per "assenza di".
Quindi "infelicità" sarebbe "assenza di felicità"... ma abbiamo visto che la cosa è all'inverso!
La "felicità" appare quando vi è "assenza di infelicità".
Dovremmo quindi scrivere INFELICITA'/ININFELICITA'
Ma ovviamente non avrebbe senso. Direi dunque di allargare la riflessione al senso stesso di felicità: non si tratterà forse di un equivoco? Non sarà che l'uomo comune, incapace di concepire lo stato di felicità (leggasi "armonia esistenziale"), lo confonde col piacere?
Quindi si tratta dell'antagonismo "dolore/piacere" a muovere il mondo... fuga dal dolore, ricerca del piacere. Esserne consapevoli potrebbe aiutare a rendere la propria vita più autentica.
Per approfondire suggerisco questo mio vecchio intervento del 2014:
Per approfondire suggerisco questo mio vecchio intervento del 2014:

