Ogni "normale" manifestazione emotiva, rivela e conduce alla scoperta di noi stessi, e delle meccaniche che governano la nostra vita. L'emancipazione da tali meccaniche è opera ardua, sfuggente e decisamente personale: quelle tipiche caratteristiche che la parte meccanica della psiche, generalmente definibile come "ego", vive come sgradevoli a causa della sua predilezione al delegare ad altri le responsabilità della propria esistenza.
Il rancore ad esempio, la rabbia muta, inespressa e inesprimibile, e sovente celata. Quella rabbia che spesso ci piace dire di aver superato... "si, ero arrabbiato, ma ormai non ce l'ho più con lei" ... "ho fatto un lavoro su quel sentimento negativo, e adesso provo solo compassione" ... "nonostante quello che mi ha fatto, sono riuscita a superare l'odio, e pensando ai momenti belli vissuti assieme, gli sono grata"...Per osservare con obiettività la cosa, non dimentichiamo che il cervello è programmato per ricordare le esperienze passate come più piacevoli di quanto le avessimo ritenute nel momento, ovvero tendiamo automaticamente a vedere gli eventi passati in una luce più rosea... a prescindere dal "lavoro" che possiamo fare su di essi. Non per niente, una delle frasi fatte più frequenti è "col tempo passerà...".
Durante una relazione interpersonale si producono vari tipi di legame; o meglio, il legame che si produce può essere visto e interpretato in varie forme: legami psicologici, legami psichici, legami energetici, legami fisiologici, legami non-relativistici, legami emotivi, legami animici...
In gran parte, le differenze nella maniera di intendere dipendono dalle nostre predilezioni personali, dalle nostre credenze, e dalle nostre abitudini o forme mentali.
A me piace guardare tutto assieme, per quanto mi sia possibile in ragione delle mie capacità e delle informazioni in mio possesso. Non amo limitazioni a riguardo... bene, riguardo alla rabbia ritengo utile considerare quanto segue.
La rabbia si produce quando la psiche non registra una determinata "impressione" in entrata, che per qualche motivo la nostra psiche reputa opportuna.
Facciamo un regalo e non ci dicono grazie?
Ci trattano male?
Ci tradiscono?
Non sono d'accordo con noi?
Non rispettano le regole o si comportano male?
Per qualunque di queste situazioni, che sono ovviamente solo esemplificative e non vogliono limitare le infinite possibilità di farci arrabbiare ;) è facile immaginare che la rabbia può sorgere in noi solo a patto di venire a conoscenza delle situazioni stesse, ovvero solo a patto che la nostra psiche "mangi" quella determinata impressione.
Se non siamo a conoscenza delle scappatelle del nostro compagno, non saremo certo arrabbiati...
La rabbia è quindi un emozione Yang-repulsiva: non vogliamo quella cosa!
Per questo motivo siamo arrabbiati. Siamo arrabbiati perché stiamo male.
In questo aspetto, sotto il profilo del lavoro gnostico, la rabbia ci mostra il suo aspetto solare, la virtù sottesa: la rabbia detiene la nostra capacità di reagire per sottrarci ad una situazione che minaccia o opprime la Vita.
Sovente è possibile annullare la rabbia per mezzo di un impressione complementare opposta.
Ad esempio, in determinate condizioni (impressioni reversibili), la persona che ci ha fatto arrabbiare può esorcizzare il nostro stato mediante una nuova impressione complementare bilanciante. Chiedere scusa, ricredersi su un opinione, spiegare meglio le proprie azioni (ri-ambientazione circostanziale)...
Altre volte invece, le impressioni sono irreversibili. Se ad esempio l'impressione che ci aspettiamo è di vedere il nostro compagno fedele, la sua infedeltà risulta generalmente inconciliabile con tale aspettativa (impressioni irreversibili) in quanto "alternativa" ad una impressione di fedeltà. Dunque nemmeno accorate scuse potranno cambiare il fatto accaduto.
Le impressioni possono essere rivalutate per mezzo di nuove impressioni provenienti dalla nostra esperienza di vita, che nel frattempo prosegue. Nel fiume di impressioni, quelle che hanno prodotto la rabbia finiscono sotto il mucchio, e solitamente ne risultano depotenziate.
Le risorse psichiche che le alimentavano vengono chiamate ad altre attività, e riconvogliate in nuovi vissuti più attuali.
Restano però le strutture di base, le predisposizioni... e così anche dopo tanto tempo, incontrando idonee circostanze attivatrici, esse si riaccendono! ..."e rivedendolo, mi è tornato il mal di stomaco...".
Sotto il profilo comportamentale, ritengo abbastanza evidente il fatto che la rabbia, fintanto ché possiamo rilevarla nelle aree di attività del nostro cervello emozionale (area plesso solare-cuore), sia pertanto il segno che stiamo ancora aspettando delle scuse, o una spiegazione, stiamo aspettando che colui con il quale siamo arrabbiati a causa dell'impressione che ci ha prodotto, ce ne dia un'altra utile a guarire, a toglierci dallo stato di disagio.
E' per questo che non è utile affrettarsi a raccontarsi e raccontare di aver superato la rabbia, di aver perdonato.
Nessuno deve perdonare nessuno, a meno di non voler aderire a qualche canone morale di stampo ideologico o religioso.
L'esistenza reale esige una forma di morale superiore, e la compassione non si conquista rispettando dogmi e credenze.
E' invece necessario, per conoscere veramente se stessi, imparare ad ammettere la presenza di emozioni negative, e accorgersi che se siamo arrabbiati, stiamo ancora aspettando delle scuse.
La vendetta invece, è una faccenda meglio comprensibile sotto il profilo energetico, considerando la tendenza predatoria del corpo vitale... ma questa è un altra storia.

