venerdì 25 aprile 2025

LA CAUSA EGREGORICA DELLE GUERRE FRATRICIDE

Non esistono conflitti tra persone, ma solo tra egregor.
Una volta compreso questo, la causa delle guerre diviene ovvia, o meglio, cessa di essere sconcertante osservare persone uccidere volontariamente altre persone.

La chiave è nell'impulso conservativo.

L'impulso conservativo è quello che induce un genitore a proteggere i figli, o un soldato a proteggere la patria... è una funzione interna degli egregor. 

Ogni individuo è un egregor, e ogni egregor è un individuo. Un individuo è un elemento per definizione "indiviso", unico e circoscritto. In questo è differente dagli altri individui.

Qualcuno potrebbe fraintendere, è sentirsi sociopatico o "specista" ad osservare la cosa in tal modo, ma questo è solo il costrutto mentale della sua mente computazionale, che lo fa sentire a disagio "by-design": egli è infatti programmato per sentirsi a disagio nel formulare un pensiero del genere, che potrebbe definirsi "individualista radicale".
Ma l'argomento di analisi in questo caso non è la persona, quella che cammina per le strade, convinta della propria identità come parte della collettività. In questo caso il soggetto è l'egregor. 
La preoccupazione è dunque fuori luogo: l'impulso conservativo serve proprio a questo, a far si che l'istinto di sopravvivenza di ciascuna persona si estenda alla collettività, facendo si che questa possa agire come un individuo: "... insorsero come un sol uomo".
Tuttavia questo impulso non è esteso a qualunque persona, diversamente da quanto una distrattamente si potrebbe pensare. Per comprendere credo basti guardare verso il medio oriente, vedendo una popolazione danzare sui cadaveri di un altro popolo in diretta web.
In tutte le guerre fu così, e non servono molti libri di storia per accertarlo. In determinati momenti, le persone sembrano tutte impazzite... ed è caccia alle streghe!
Ma non si tratta di streghe, si tratta semplicemente di persone appartenenti ad un altro egregor, conflittuale con quello dei "santi aguzzini".

La causa delle guerre è dunque nel progressivo diminuire dell'impulso conservativo nella sua componente estesa agli altri, o meglio, ad una parte degli altri.

Il Sistema Egregorico procede infatti a cicli, con un andamento sinusoidale e pendolare.
Periodi di espansione si alternano a periodi di contrazione. Nei periodi di espansione gli egregor si riuniscono tra loro generando un esponenziale aumento di risorse e benessere.
La fase di espansione è probabilmente terminata attorno agli anni 90, quantomeno per l'Italia e per la sua specifica costellazione egregorica.
Si tratta di una fase Yang, progressista, giovane, simile alla parte della giornata dall'alba al mezzodì. 
Ma il TAO insegna che durante un azione Yang vi è sempre contemporaneamente una manifestazione retrostante di Yin, e viceversa.

In questo caso lo Yin retrostante (il punto nero nel bianco del TAO) conferisce qualità aperte, adattabili, gioiose, fiduciose, progressiste, creative.
Tale condizione vede modificarsi costantemente gli equilibri taoici delle persone, producendo quelle conseguenze note che un autore attento così definiva: "Tempi difficili creano uomini forti, uomini forti creano tempi facili, tempi facili creano uomini deboli, uomini deboli creano tempi difficili".
A riguardo è corretto citare anche lo sceicco Rashid, fondatore di Dubai: "Mio nonno cavalcava un cammello, mio padre pure, io guido una Mercedes, mio figlio guida una Land Rover, suo figlio pure, ma suo figlio cavalcherà un cammello."

I periodi di contrazione vedono invece gli egregor, prima espansi e sempre più rarefatti, iniziare a sbriciolarsi: ora numerose speciazioni danno luogo a piccoli egregor esuli e zoppicanti, raramente in grado di sopravvivere a lungo.
Alcuni di questi rappresentano isole puriste, pensate per conservare i principi fondanti più puri, ma spesso si estinguono portando con loro i propri gioielli, arti, visioni della realtà, modelli emozionali ed esistenziali.

I cosiddetti "lignaggi" sono considerati, per questo, cruciali nelle antiche religioni sapienziali: la connessione con il lignaggio offre illuminazioni e poteri interiori, che si traspongono nell'individuo quando risulta "pronto".

Gli egregor, prima dominati dall'apertura verso l'altro e dalla fiducia nel futuro e nella cooperazione nella fase espansiva, ora invertono la polarità, sviluppando diffidenza, chiusura, selettività, ottusità, istinti reazionari e conservativi: stanno tentando di sopravvivere, e si richiudono attorno allo zoccolo duro interno.
Non per nulla il periodo di contrazione è caratterizzato da tendenze a celebrare il passato, speculazione intellettuale retrospettiva, scarsa creatività e sfiducia per il futuro.
La contrazione è una fase Yin, simile alla parte della giornata da mezzogiorno al crepuscolo. Lo Yang retrostante si estrinseca nella durezza, caparbietà, diffidenza e chiusura, e timore per il futuro.


Si può trovare un allegoria nel modello anatomico a endoscheletro (yang dentro, yin fuori) paragonato a quello ad esoscheletro (yang fuori, yin dentro). 

Gli animali con esoscheletro risultano internamente Yin, molli e vulnerabili. Tale modello è esternamente duro e resistente, al contrario di quello ad endoscheletro come noi esseri umani.

La fase di contrazione è il risultato di una sempre più marcata incapacità a sostenere la struttura egregorica, fino a divenire fonte di timore latente e insicurezza. E così che l'animale spaventato o ferito diventa aggressivo...

Quando la vita da opportunità diviene difficoltà, si sta passando dalla fase espansiva a quella contrattiva. Se infatti fino agli anni 90 il futuro veniva visto positivamente, e persino le tecnologie più inquietanti venivano mostrate in modo positivo, oggi è diventato molto, molto, molto raro, trovare un film di fantascienza che non descriva sentimenti distopici: dalle previsioni di chatGPT ai vari creativi del cinema, fino alle proposte comiche come il celebre "idiocracy", tutti concordano che andrà molto male, e finiremo in uno scenario abbruttito e degradato.


Nella fase contrattiva, gli egregor si dividono e disgregano, rendendo pian piano tutti nemici di tutti. Non pensiate tuttavia che sia qualcosa di avvertibile, qualcosa che noterete tra i vostri colleghi, o tra la gente per strada. La nostra psiche modifica costantemente i suoi punti di riferimento: lo fa obbligatoriamente al modificarsi dell'egregor, o meglio degli egregor, su cui poggia. In tal modo, ogni cosa può diventare "normale".

Come era frequente attorno al 2021 vedere gente aggredirne altra per la mancanza di una mascherina, così lo sarà per altre cose. Coloro che trovavano decisamente eccessiva tanta veemenza nelle cassiere dei supermarket, o negli anziani sull'autobus, verso coloro che non mettevano la mascherina, erano semplicemente persone poggiate su egregor diversi da coloro che sbraitavano. Le motivazioni parimenti apparivano insulse ad alcuni, e perfettamente comprensibili e giuste ad altri: l'egregor ci da la sua mente.



Nella fase contrattiva del respiro egregorico, tutti finiscono col detestare tutti, o meglio , pensano che quel rimasuglio di interesse e vicendevole bisogno, sia amore...
Hanno purtroppo dimenticato cosa può essere l'amore, e quanto dovrebbe essere spontanea l'amicizia, o quanto unisce il cuore delle persone giocare assieme... insomma nella loro coscienza non vi sono più quei fattori che hanno contribuito a creare le grandi cose che conosciamo col nome di scienza, arte, musica, architettura, letteratura, filosofia, etc. costruite durante il precedente periodo di espansione.
Non lo ricordano più.

L'oblio è per questo una delle funzioni principali degli egregor: la capacità di liberarsi del passato, di cancellare quanto disegnato per tornare al foglio bianco.

Ora contrasti di visione intragenerazionali, e rigurgiti nostalgici (moda del vintage - "la roba vecchia era meglio") catalizzano gli animi in direzione distruttiva.

Se nella fase espansiva le guerre erano di conquista, nella fase contrattiva le battaglie si sviluppano internamente. Siamo dunque nel periodo delle guerre tra fazioni differenti del medesimo egregor. Italiani contro italiani, cristiani contro cristiani, juventini contro juventini, e lotte domestiche. Se prima il mantra recitava "non devi restare da solo", ora che il respiro egregorico si contrae si cambia in "devi prima star bene con te stesso per star bene con gli altri". Nessuno dei due bias è giusto o sbagliato. Sono giusti in una fase e sbagliati nell'altra.

Le guerre dunque avvengono come contesa egregorica. Nella fase espansiva si conquista, ingloba, soggioga. Interi egregor vengono sottomessi, sopravvivendo nascosti entro società nemiche, per poi riaffiorare come influenza diffusa, moda, tendenza, quando la forza espansiva si esaurisce.  Ma nella fase espansiva vi è anche una spontanea tendenza all'associazione, alla cooperazione ed al compromesso pragmatico. Si gradisce lo scambio e la differenziazione. Le biodiversità aumentano. Ci si sposa per perpetuare il lignaggio, vivendo i lati spiacevoli con ottimismo, pazienza ed elasticità.
Questo consente al sistema egregorico di espandere e progredire.
In questa fase vi sono dunque guerre coloniali, dove persone di un egregor non si fanno scrupoli ad uccidere persone di un altro egregor.

Nella fase contrattiva si manifesta invece l'opposto. I colonizzatori si ritirano nei propri originari confini, ed i colonizzati rialzano la testa. Le risorse divengono sempre più scarse, e le disparità sociali si acutizzano. Le differenziazioni e diversità si riducono, tendendo verso l'uno originario. La diffidenza investe ogni parte dell'esperienza umana, dalle relazioni con gli altri a quelle con noi stessi. Timorosi e insicuri, diveniamo progressivamente bigotti e irragionevoli. Ciascuno stretto alle proprie ragioni, malgrado incapace di spiegarle persino a se stesso. Il pensiero tende all'oscurantismo ed alla superstizione, al fanatismo ed alla mitomania. L'apertura mentale e l'autocritica, diffuse nella fase espansiva, ora sono avvertite individualmente come forme di debolezza o mancanza di sicurezza.
In questa fase vi sono guerre civili, ovvero apparentemente tra persone del medesimo egregor; ma come spiegato non è così: quando un egregor si rompe e divide, con esso si rompe anche l'empatia. E così non proviamo più il dolore che prova l'altro, perché oramai è divenuto di un altra specie [coscientiva].

Per approfondire la MTU (meccanica taoica universale): canale Telegram ufficiale

lunedì 7 aprile 2025

MALANGA A GIZA: ANALISI TECNICA, TRADUZIONE, BREVETTO, RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI - Eros Poeta

 Vista l'orgia di notizie confuse sull'argomento, ho pensato bene di indossare il camicie bianco e offrire un analisi tecnica del caso. In fondo queste sono cose che faccio per lavoro, e credo che altri come me possano gradire un report serio, specifico e corredato di riferimenti puntuali.

E siccome amo la lingua italiana, eccovi l'analisi completa di questa importantissima scoperta scientifica.

L'analisi comprende e riassume il lavoro scientifico pubblicato nel 2022, l'annuncio della recente analisi delle strutture megalitiche ipogeiche, ed il brevetto relativo alla tecnica di analisi cui spesso Malanga riferisce durante le sue varie interviste comparse nelle recenti settimane.

Usate pure questo report per replicare con eleganza agli improvvisati critici che a quanto pare sono apparsi sia da un lato che dall'altro della "barricata" complottista. Il report è utile anche a coloro che volessero e potessero cimentarsi nell'applicazione della novella. Il brevetto è infatti un documento pubblico, e per legge deve illustrare il procedimento affinché "possa essere attuato da un tecnico medio del ramo senza alcun ulteriore apporto inventivo".

NOTA: l'analisi e la traduzione dei testi scientifici e brevettuali è stata effettuata con l'ausilio di sistemi IA (DeepSeek, OpenAI, Qwen). 

Eros Poeta

https://www.linkedin.com/in/eros-poeta-42466227/


Scansione SAR delle Piramidi di Giza: articoli scientifici (2022, 2025) e brevetto correlato

Articolo del 2022 – Tomografia SAR Doppler: Struttura interna ad alta risoluzione della Grande Piramide di Giza

Autori: Filippo Biondi (Dip. di Ingegneria Elettronica ed Elettrica, Univ. di Strathclyde, Glasgow) e Corrado Malanga (Dip. di Chimica e Chimica Industriale, Univ. di Pisa)​ mdpi.com.

Pubblicazione: Remote Sensing 14(20): 5231, 19 ottobre 2022​ mdpi.com (DOI: 10.3390/rs14205231).

Riassunto

Un problema nell’uso del radar ad apertura sintetica (SAR) è che, a causa della scarsa capacità di penetrazione delle onde elettromagnetiche nei corpi solidi, l’osservazione dell’interno di strutture distribuite è preclusa. In tali condizioni, l’immagine radar tradizionale fornisce informazioni solo sulla superficie degli oggetti. Il presente lavoro descrive un metodo di imaging basato sull’analisi dei micro-movimenti della Piramide di Khnum-Khufu (Cheope), i quali sono solitamente generati da onde sismiche di fondo. I risultati ottenuti sono molto promettenti: è stato possibile ottenere immagini tomografiche 3D ad alta risoluzione dell’interno e del sottosuolo della piramide. La piramide di Khnum-Khufu diventa trasparente come un cristallo quando viene osservata nel dominio dei micro-movimenti​ar5iv.org. Basandosi su questa novità, abbiamo completamente ricostruito oggetti interni, osservando e misurando strutture mai scoperte prima. I risultati sperimentali sono ottenuti elaborando serie di immagini SAR acquisite dal sistema satellitare italiano COSMO-SkyMed di seconda generazione, dimostrando l’efficacia del metodo proposto​.

Parole chiave: Radar ad Apertura Sintetica; frequenze Doppler; Analisi Multicromatica; micro-movimenti; Piramide di Khnum-Khufu; immagini soniche.

1. Introduzione

La Piramide di Khnum-Khufu, anche nota come Grande Piramide di Giza o di Cheope, è la più antica e grande delle tre piramidi principali della necropoli di Giza (Egitto). L’infrastruttura è costruita con blocchi di granito di circa 2,5 tonnellate ciascuno. Si stima che la costruzione abbia richiesto almeno due milioni e mezzo di blocchi, posizionati con precisione millimetrica in un periodo relativamente breve, tra 15 e 30 anni​ ar5iv.org. Le piramidi d’Egitto, pur essendo tra i monumenti più antichi e imponenti della Terra, sono ancora oggi avvolte dal mistero per quanto riguarda le tecniche di costruzione​. Non esiste un consenso scientifico su come siano state edificate​. Ad esempio, alcune teorie ipotizzano che le piramidi possano essere state costruite colando cemento in blocchi (come un conglomerato artificiale) anziché con pietre tagliate e trasportate​ ar5iv.org, ma il dibattito è aperto.

Nello studio dell’origine delle piramidi, riteniamo che non si debba trascurare l’esame degli antichi testi mitologici. Uno studio sulle mitologie e il folklore dei popoli antichi del mondo, evidenziandone le somiglianze, è stato presentato in [​ar5iv.org]. Tradizionalmente, i miti sono spesso considerati semplici storie tramandate, prive di fondamento storico. Tuttavia, gli autori sono aperti alla possibilità che sia esistita una civiltà tecnologicamente più avanzata in epoche remote, ben prima di quelle note, la cui storia non ci è giunta a causa di cataclismi come le glaciazioni​ ar5iv.org. In particolare, concentrandosi sulle città mitiche menzionate nei testi antichi dell’India, si ipotizza che quella regione fosse parte integrante di una civiltà avanzata precedente​ ar5iv.org. Rimane comunque un mistero come siano state costruite le Piramidi egizie​ ar5iv.org, e permangono numerose domande aperte su chi le abbia erette, con quali tecnologie e per quale scopo​ ar5iv.orgcultura.tiscali.it.

Allo stato attuale, l’indagine scientifica sulle piramidi richiede sia l’esame archeologico classico sia l’adozione di tecnologie moderne di telerilevamento. In questo contesto, proponiamo un approccio innovativo basato sull’analisi da satellite dei microsismi e delle vibrazioni infinitesimali della struttura piramidale. L’idea è di sfruttare le naturali vibrazioni indotte da fenomeni ambientali (come il cosiddetto rumore sismico di fondo della Terra) per “vedere” all’interno della piramide, aggirando i limiti di penetrazione diretta delle onde elettromagnetiche​ readmultiplex.com​. In precedenza, tecniche simili erano state impiegate solo per misurazioni locali o per scopi geofisici; qui per la prima volta vengono applicate con successo a immagini SAR satellitari per rivelare strutture interne di un monumento.

2. Presentazione e descrizione dell’altopiano di Giza

L’altopiano di Giza ospita un complesso monumentale costituito da tre grandi piramidi: Khnum-Khufu (in alto a destra nell’immagine satellitare), Kefren (Chefren, al centro) e Menkaure (Mykerinos, in basso a sinistra)​ ar5iv.org. Nella Figura 1 ar5iv.org è mostrata un’immagine ottica da satellite dell’area, con le piramidi orientate quasi perfettamente verso il nord geografico (la freccia rossa indica il Nord). In questo studio ci concentriamo sulla piramide di Khnum-Khufu (Cheope), con l’obiettivo di visualizzarne il profilo tomografico vibratorio interno.

Figura 1: Rappresentazione satellitare ottica dell’altopiano di Giza, con indicazione del nord (N). Si notano le tre piramidi principali: in alto a destra Cheope (Khnum-Khufu), al centro Chefren (Kefren) e in basso a sinistra Mykerinos (Menkaure)​ ar5iv.org.

La piramide di Cheope è una struttura monumentale costruita principalmente con blocchi di granito. La sua pianta è allineata quasi perfettamente con i punti cardinali (un errore di allineamento di pochi primi d’arco) e la base è di forma quadrata con lato di circa 230 m. L’altezza originaria era ~146,6 m, oggi ~138,8 m a causa della perdita del rivestimento apicale. All’interno, l’architettura nota comprende diverse cavità: la cosiddetta camera del Re (contenente un sarcofago monolitico), la camera della Regina, la Grande Galleria (talvolta chiamata “Zed”), un cunicolo discendente che conduce a una camera sotterranea incompiuta (“stanza inferiore”) e vari condotti di ventilazione​ ar5iv.org​. La Figura 2a mostra uno schema in sezione nord-sud della struttura interna nota​ ar5iv.org, con le principali parti numerate da 1 a 11. L’oggetto 1 è la Grande Galleria (Zed) con la camera del Re al suo termine (contenente il sarcofago); l’oggetto 2 è la camera della Regina, posta più in basso lungo l’asse verticale della piramide​ ar5iv.org. La Figura 2b e 2c illustrano dettagli della Grande Galleria/Zed: essa è composta da una grande sala ascendente con il soffitto formato da lastre oblique di granito e da cinque coppie di grandi blocchi orizzontali sovrapposti (le cosiddette travature di scarico della camera del Re), che fungono da struttura di alleggerimento​ ar5iv.org.

(Segue nell’articolo la descrizione tecnica degli elementi architettonici interni noti, come la “Grotta” nella compagine rocciosa e i condotti inclinati. Tale contesto serve da riferimento per identificare, tramite l’imaging SAR proposto, eventuali strutture nuove o anomale rispetto a quanto già conosciuto.)

3. Metodologia

L’acquisizione dei dati è stata effettuata mediante immagini SAR satellitari in banda X (lunghezza d’onda ~3 cm) ottenute dal satellite italiano COSMO-SkyMed di seconda generazione. La modalità di acquisizione SAR è del tipo Spotlight, che fornisce immagini a più alta risoluzione, mantenendo la scena bersaglio (piramide) centrata nell’immagine mentre il satellite la sorvola. In totale, sono state impiegate N immagini Single Look Complex (SLC) acquisite in orbite differenti, per sfruttare prospettive multiple. In questo lavoro analizziamo le immagini SAR in polarizzazione VV (Verticale-Verticale), adatte a rilevare le componenti di movimento verticale e orizzontale della struttura.

Poiché le onde radar X-band penetrano solo per pochi metri nel suolo asciutto, il nostro approccio non si basa sulla penetrazione diretta nel corpo della piramide, bensì sull’analisi del movimento. Ogni pixel dell’immagine radar complessa contiene informazione di fase, che può variare nel tempo se la superficie corrispondente si muove anche di pochissimi millimetri. Queste micro-variazioni di fase possono essere interpretate come un effetto Doppler dovuto allo spostamento della superficie: un punto che vibra avanti e indietro produce minuscole differenze di fase tra immagini successive, equivalenti a variazioni di frequenza Doppler del segnale radar riflesso​ readmultiplex.com.

Per estrarre queste informazioni, abbiamo utilizzato un’Analisi Multicromatica (Multi-Chromatic Analysis, MCA) dei dati SAR. In pratica, dalla singola immagine SLC si calcola la Trasformata di Fourier 2D (in dimensione range-azimuth) e si suddivide lo spettro Doppler in numerose sotto-bande strette​ readmultiplex.com. Ciascuna sotto-banda corrisponde a una porzione dello spettro di frequenze Doppler dell’eco radar. Questo equivale a generare serie di sotto-immagini SAR, ognuna sensibile a un ristretto intervallo di velocità di movimento. Figura 3 illustra geometricamente il principio: suddividendo il segnale radar raccolto in sotto-segmenti di frequenza, otteniamo una serie di “sotto-aperture” Doppler che possiamo elaborare separatamente​ ar5iv.org. In formule, se $S(f)$ rappresenta il segnale nel dominio Doppler, la MCA consiste nel frazionare $S(f)$ in $S_1(f), S_2(f), \dots, S_M(f)$ su $M$ intervalli di frequenza. Questo approccio multi-cromatico aumenta la sensibilità alle piccole oscillazioni: le componenti di spostamento periodico vengono esaltate in specifiche sotto-bande Doppler.

Una volta generati questi stack di sotto-immagini SAR corrispondenti alle diverse bande Doppler, applichiamo una focalizzazione tomografica. In altre parole, ricostruiamo un’immagine volumetrica (3D) dove l’asse verticale è la profondità. Poiché i segnali elettromagnetici non penetrano, ciò che stiamo effettivamente visualizzando in profondità è l’ampiezza delle vibrazioni lungo la verticale sottostante ogni pixel superficiale. Si tratta quindi di una tomografia di moto: le “immagini” risultanti mostrano come ogni porzione della struttura vibra a varie profondità, rendendo visibili discontinuità meccaniche interne. In termini semplici, convertiamo i dati fotonici (radar) in informazione fononica (vibrazioni) readmultiplex.com. Questo è possibile perché le micro-oscillazioni strutturali, invisibili otticamente, inducono piccolissime variazioni nella fase del segnale radar, che noi trattiamo come se fossero un “suono” emesso dalla struttura, sebbene il radar misuri sempre onde elettromagnetiche. Grazie a sofisticati algoritmi di elaborazione del segnale (implementati in un software proprietario sviluppato da noi​ readmultiplex.com), traduciamo dunque le riflessioni radar in informazioni sulla vibrazione meccanica della piramide. In pratica, ogni punto della piramide diventa come un sensore sismico: le vibrazioni che lo attraversano ne fanno variare leggermente la posizione, e il radar ne coglie l’eco. Combinando le osservazioni da orbite diverse (diverso azimut) otteniamo una scansione tridimensionale in profondità.

Formalmente, se indichiamo con $I(x,y)$ l’immagine radar complessa (magnitudine e fase) e con $I_k(x,y)$ le immagini nelle sotto-bande $k=1,...,M$, applichiamo un algoritmo di tomografia Doppler definito da:

  1. Calcolo delle differenze di fase $\Delta \phi_k(x,y,t)$ tra immagini acquisite in tempi diversi $t$, per ogni sotto-banda $k$.

  2. Stima di piccoli spostamenti $\Delta z_k(x,y,t)$ dal segnale di fase attraverso la relazione approssimata $\Delta \phi \approx \frac{4\pi}{\lambda} \Delta z$ (valida per piccoli $\Delta z$, con $\lambda$ lunghezza d’onda radar).

  3. Inversione tomografica: integrazione delle informazioni multi-angolo per ricostruire una distribuzione di intensità di vibrazione $V(x,y,z)$ in funzione della profondità $z$.

Il risultato è un tomogramma 3D che rappresenta l’ampiezza delle oscillazioni armoniche in ogni punto all’interno della piramide e nel sottosuolo immediatamente sottostante. È importante sottolineare che non stiamo misurando direttamente spazi vuoti o oggetti, ma movimenti: eventuali cavità o strutture interne vengono rivelate dal fatto che rispondono in modo diverso alle vibrazioni rispetto alla roccia solida circostante​ readmultiplex.com. Ad esempio, una camera vuota avrà una differente rigidità e quindi vibrerà in modo differenziato, producendo un segnale fononico caratteristico.

Infine, per aumentare il rapporto segnale-rumore, abbiamo mediato su molte osservazioni e impiegato tecniche interferometriche (come il pixel tracking e l’interferometria differenziale) per isolare i movimenti coerenti. La Figura 4 illustra la strategia di suddivisione in sotto-bande Doppler adottata​ ar5iv.org. Ogni sotto-finestra spettrale fornisce una “vista” indipendente delle oscillazioni; riassemblandole otteniamo una visione olografica delle vibrazioni interne.

(Nota: per dettaglio matematico, nell’articolo originale vengono fornite equazioni (1)–(7) che definiscono le trasformate e le quantità fisiche estratte. In questa sede omettiamo le formule, concentrandoci sulla spiegazione concettuale.)

4. Modello tomografico vibratorio

Consideriamo un’unica immagine SLC e applichiamo la suddetta MCA secondo la strategia di allocazione delle frequenze illustrata in Figura 4. Otteniamo una linea tomografica (una “colonna” di pixel in profondità sotto un dato punto) che rappresenta il profilo delle vibrazioni dal suolo fino a qualche chilometro di profondità​ ar5iv.org. Possiamo immaginare questa linea di pixel come una serie di oscillatori armonici posti uno sotto l’altro lungo la verticale, ancorati a un piano (il suolo) e soggetti a vibrazioni indotte dalle onde sismiche. In figura, ciascun oscillatore è simbolicamente rappresentato da una massa collegata a una molla​ ar5iv.org.

Quando un’onda sismica di fondo attraversa la zona, ogni oscillatore (cioè ogni strato di terreno/struttura a una certa profondità) risponde oscillando a una certa frequenza. Al confine tra due mezzi di diversa densità (ad es. roccia/aria nel caso di una cavità), parte dell’onda viene riflessa indietro. Si generano quindi onde stazionarie locali se le condizioni sono adatte (due onde di uguale frequenza che viaggiano in direzioni opposte interferiscono dando luogo a vibrazioni stazionarie)​ ar5iv.org. Nel nostro modello, la superficie terrestre agisce come un vincolo riflettente: le onde sismiche provenienti dal basso rimbalzano alla superficie e tornano indietro, combinandosi con le nuove onde in arrivo. In tal modo, si crea un sistema di vibrazioni stazionarie nella colonna degli oscillatori​ ar5iv.org.

Inoltre, consideriamo che la Terra stessa vibra leggermente in risposta a fenomeni come il fruscio del magma nel mantello. Queste vibrazioni globali forniscono un impulso continuo che mantiene in oscillazione gli “oscillatori” del nostro modello​ ar5iv.org. Ogni oscillatore (pixel) presenta quindi un moto armonico coerente nel tempo, che il radar percepisce come uno spostamento complesso (ampiezza e fase) variabile nel tempo​ ar5iv.org. Mediante la variazione dell’angolo di vista orbitale (immagini SAR prese da orbite diverse), riusciamo a ottenere una scansione in profondità effettiva delle vibrazioni sotto la superficie​ ar5iv.org.

Dal punto di vista fisico, le oscillazioni di ogni molla hanno due componenti: una trasversale (perpendicolare alla direzione della molla) e una longitudinale (variazione di lunghezza della molla stessa)​ ar5iv.org. Nel nostro caso, la molla rappresenta la colonna di materiale: le oscillazioni trasversali corrispondono a movimenti laterali (onde di taglio), quelle longitudinali a compressioni alternate (onde longitudinali). In un oscillatore ideale senza smorzamento, un’oscillazione trasversale può indurre oscillazioni longitudinali a frequenza doppia​ ar5iv.org. Nel contesto geofisico reale, questo accoppiamento avviene tramite fenomeni non lineari, ma possiamo ipotizzare che in presenza di vibrazioni sostenute ci siano modi di risonanza multipli.

Riassumendo, modelliamo il sottosuolo e la piramide come un insieme di oscillatori accoppiati che vibrano coerentemente sotto l’azione di stimoli sismici. Il radar misura la sovrapposizione di tutte queste micro-oscillazioni. Applicando l’analisi Doppler multicromatica e la tomografia, distinguiamo i diversi contributi in base alla frequenza di vibrazione e alla posizione, rendendo visibile una sorta di “ologramma meccanico” dell’intera piramide e del sottosuolo.

5. Risultati sperimentali e discussione

5.1 Rilievo delle strutture esterne: la natura otto-lati delle piramidi

Prima di esaminare gli interni, riportiamo un risultato collaterale ma significativo ottenuto dall’analisi SAR: tutte e tre le grandi piramidi di Giza mostrano una leggera concavità al centro di ciascuna faccia, confermando che presentano otto lati invece di quattro. Questo effetto, già sospettato per la Grande Piramide, è stato qui misurato per Cheope, Chefren e Mykerinos attraverso le frange interferometriche SAR sulle facce. La Figura 10 e la Figura 11 (non incluse qui) mostrano, ad esempio, le frange interferometriche sulla facciata nord ed est della piramide di Khnum-Khufu: le frange risultano divise in due metà simmetriche, indice che l’intera faccia è leggermente infossata verso l’interno lungo la linea mediana verticale​ ar5iv.org. Abbiamo riscontrato lo stesso fenomeno sulle facce delle altre due piramidi (Kefren e Menkaure)​ ar5iv.org. Questo risultato fornisce una prova strumentale rigorosa dell’architettura a otto facce delle piramidi di Giza, un aspetto difficilmente percepibile a occhio nudo ma rilevabile con tecniche interferometriche ad alta sensibilità.

Questa sezione sui rilievi esterni dimostra la capacità del metodo di rilevare anche minime deformazioni statiche delle strutture. Essa funge da validazione: le misure radar replicano un fenomeno già ipotizzato (la concavità delle facce), confermando l’affidabilità dell’analisi. Nella sezione successiva, applichiamo il metodo alle misure interne, per rivelare strutture sconosciute.

5.2 Tomografia interna della Grande Piramide di Khufu (Cheope)

Utilizzando la metodologia descritta, abbiamo ottenuto la mappatura tomografica dell’interno della piramide di Khnum-Khufu. I risultati principali sono mostrati nelle figure 17–22 dell’articolo originale (non riportate qui per brevità). In sintesi, le nostre immagini fononiche 3D confermano le strutture note e ne rivelano di nuove:

  • La Grande Galleria (Zed) e la Camera del Re risultano chiaramente visibili nella tomografia sonora, apparendo come regioni ad alta risposta vibratoria (dovute probabilmente alla cavità riempita d’aria). In figura 18a e 18b tali strutture sono evidenziate e si sovrappongono allo schema della piramide​ ar5iv.org. La Zed è identificata (riquadro 1) e nella sovrapposizione tomografica (fig. 19) si nota corrispondenza tra la posizione della galleria e una forte anomalia vibratoria​ar5iv.org.

  • La Camera della Regina è anch’essa individuata. Figura 20 mostra il dettaglio della zona della camera della Regina con e senza sovrapposizione allo schema architettonico​ ar5iv.org. La camera appare con un segnale distinto e, cosa notevole, i nostri dati indicano la presenza di un corridoio che la collega verso il centro della piramide​ ar5iv.org. Ciò suggerisce un passaggio nascosto che unisce la camera della Regina con altre parti interne: potrebbe trattarsi di un condotto non ancora scoperto o di un prolungamento sconosciuto dei corridoi noti.

  • Nella zona al di sotto della camera della Regina, all’altezza di quella che viene chiamata la Grotta (una cavità naturale nel calcare alla base della piramide), le nostre rilevazioni mostrano segnali compatibili con la presenza di ulteriori vuoti. In figura 18b (riquadro 2) e relativo ingrandimento, si vede una debole anomalia laddove è situata la cosiddetta “stanza inferiore incompiuta”​ ar5iv.org. Sebbene il segnale sia debole (come atteso per una cavità grezza nel substrato roccioso), la stanza sotterranea è stata rilevata dal radar. Ciò conferma che il metodo è in grado di individuare anche ambienti sotterranei non rifiniti e di dimensioni modeste.

  • Un risultato del tutto nuovo riguarda il nucleo centrale della piramide. I dati rivelano la presenza di eterogeneità vibrazionali in almeno tre aree distinte all’interno della struttura massiccia, evidenziate dai riquadri 1, 2 e 3 in figura 18a​ ar5iv.org. Ognuna di queste aree corrisponde presumibilmente a una regione vuota o a materiale con diversa densità rispetto al resto. In particolare, il riquadro 3 di figura 18b (dettagliato poi in figura 21) mette in luce una zona finora ignota nel cuore della piramide​ ar5iv.org. Questo potrebbe essere indicativo di camere segrete o intercapedini strutturali non documentate. La nostra ricostruzione suggerisce l’esistenza di un vano di forma irregolare nel centro, più in basso rispetto alla Camera della Regina, forse connesso orizzontalmente.

  • Un altro elemento notevole riguarda il cosiddetto “Grande Vuoto” sopra la Grande Galleria, che era stato ipotizzato da studi muonografici (come il progetto ScanPyramids, 2017). I nostri risultati tomografici non hanno evidenziato chiaramente quell’anomalia specifica, probabilmente a causa della natura diversa del segnale (il nostro metodo è più sensibile alle vibrazioni meccaniche di elementi collegati alla struttura; un grande vuoto immobile potrebbe non generare un contrasto fononico sufficiente). Tuttavia, le tecniche proposte potrebbero in futuro essere affinate per cercare segnali indiretti anche di tali grandi cavità statiche.

In conclusione, per la piramide di Cheope i risultati risolvono definitivamente alcuni misteri e ne aprono di nuovi. Da un lato, abbiamo dimostrato che l’intera piramide vibra come un corpo elastico coerente e che possiamo renderla trasparente alle osservazioni identificando i suoi elementi interni​ar5iv.org. Dall’altro, abbiamo rivelato possibili gallerie sconosciute e camere segrete all’interno del monumento​ ar5iv.org, che richiederanno conferma con indagini dirette.

6. Conclusioni (Articolo 2022)

Questo studio ha presentato un metodo innovativo di tomografia SAR Doppler che sfrutta i micro-movimenti indotti da vibrazioni sismiche per visualizzare l’interno di strutture altrimenti opache al radar. Applicato alla Grande Piramide di Giza (Khnum-Khufu), il metodo ha prodotto una ricostruzione 3D ad alta risoluzione, rivelando dettagli strutturali interni e sub-superficiali mai osservati prima​ar5iv.org. La piramide, osservata nel dominio dei fononi (vibrazioni meccaniche), diventa “trasparente” come un cristallo​ ar5iv.org. Ciò ha permesso di identificare le camere e i corridoi noti (validando la tecnica) e di suggerire l’esistenza di ulteriori anomalie interne (vuoti o passaggi non ancora scoperti).

I risultati ottenuti risolvono di fatto uno dei più antichi misteri: come è fatta internamente la piramide di Cheope. La disponibilità di una mappa tomografica completa apre la strada a nuove interpretazioni sulla funzione di questi monumenti. Inoltre, la stessa tecnica può essere estesa ad altre strutture monumentali. Ad esempio, con opportuni adattamenti, potremmo sondare il sottosuolo al di sotto di siti archeologici, o esaminare l’interno di grandi edifici storici, il tutto a distanza e senza necessità di scavi o esplorazioni intrusitive.

Il nostro lavoro futuro si concentrerà su: (i) applicare la metodologia alle altre due piramidi principali di Giza (Chefren e Mykerinos) per verificarne la struttura interna e l’eventuale presenza di complessi sotterranei connessi; (ii) collaborare con archeologi per interpretare le nuove anomalie rilevate (ad esempio, il possibile corridoio presso la Camera della Regina e il vano centrale in Cheope); (iii) migliorare ulteriormente la risoluzione tomografica e la sensibilità del metodo, magari combinando bande radar diverse o integrando i dati SAR con altri dati geofisici; (iv) estendere l’analisi ad altre località, poiché riteniamo che molti siti archeologici potrebbero celare strutture nascoste analoghe che questa tecnica potrebbe rivelare.

Link all’articolo originale: Remote Sensing (2022), 14(20):5231 mdpi.com


Riassunto tecnico sulla conversione fotoni-fononi (Articolo 2022)

L’aspetto più innovativo del metodo proposto da Biondi e Malanga nel 2022 è la conversione dei dati “fotonici” in dati “fononici”. In termini semplici, ciò significa trasformare le informazioni contenute nelle onde elettromagnetiche (fotoni del radar) in informazioni sulle vibrazioni meccaniche (fononi) della struttura osservata. Questa conversione si basa sui principi della modulazione Doppler e dell’interferometria SAR:

  • Il radar emette fotoni (onde elettromagnetiche in banda X) che colpiscono la piramide e vengono riflessi verso il satellite. Normalmente, tali segnali producono immagini che rappresentano l’intensità della riflessione e la distanza del bersaglio, ossia la superficie visibile. Tuttavia, quando la superficie riflettente si muove leggermente, la fase dell’onda di ritorno cambia nel tempo.

  • Il cambiamento di fase $\Delta \phi$ tra due osservazioni successive è legato allo spostamento $d$ del bersaglio dalla relazione approssimata $\Delta \phi = \frac{4\pi}{\lambda} d$ (per piccoli spostamenti $d$ lungo la linea di vista, con $\lambda$ lunghezza d’onda). Misurando $\Delta \phi$ con tecniche interferometriche SAR, otteniamo dunque una stima dello spostamento meccanico cumulato tra le due acquisizioni.

  • In presenza di vibrazioni continue (come oscillazioni armoniche indotte da tremori), il segnale SAR contiene una firma Doppler: la frequenza apparente dell’eco varia leggermente attorno a quella nominale. Queste variazioni di frequenza sono rilevate scomponendo il segnale in sotto-bande frequenziali (MCA). Ad esempio, se una porzione della struttura vibra a 5 Hz (5 cicli al secondo), il segnale radar riflesso subirà micro-variazioni periodiche con la stessa frequenza. Nel dominio Doppler, questo appare come un allargamento dello spettro o piccole “linee” laterali attorno alla frequenza centrale.

  • L’algoritmo multi-cromatico isola queste componenti: in ciascuna banda stretta, le uniche variazioni di fase significative saranno quelle dovute a vibrazioni entro un certo range di frequenza. Combinando le informazioni di tutte le bande, ricostruiamo la distribuzione spaziale delle vibrazioni.

  • In pratica, quindi, partiamo da dati fotonici (segnali radar registrati come variazioni di campo elettromagnetico) e li elaboriamo per estrarre dati fononici (ampiezze di oscillazione meccanica). Questa operazione sfrutta la natura coerente del segnale SAR: poiché il radar registra sia ampiezza che fase, esso “memorizza” informazioni di movimento a scala sub-millimetrica. Applicando opportuni filtri e trasformate (Fourier e inverse), traduciamo quelle fasi in spostamenti.

Dal punto di vista scientifico, la base della conversione fotoni-fononi sta nel principio che luce e materia interagiscono: un fascio radar riflesso porta impressa la “firma” dinamica del bersaglio. Tradizionalmente, questo è considerato rumore (ad esempio, il vento che fa oscillare lievemente un edificio causa un decorrelamento interferometrico). Qui invece lo trattiamo come segnale utile. In sostanza, ribaltiamo la prospettiva: invece di cercare di annullare gli effetti delle vibrazioni per ottenere immagini statiche, li enfatizziamo e li interpretiamo per visualizzare l’interno.

È importante notare che i fononi sono i quanti di vibrazione (l’equivalente dei fotoni per le onde meccaniche). Non li misuriamo direttamente come farebbe un sismografo all’interno della struttura, ma inferiamo la loro presenza dai fotoni radar. Questa inferenza è possibile solo perché disponiamo di un segnale radar coerente (stessa fase di riferimento) acquisito in tempi successivi: l’interferometria SAR agisce come un amplificatore di piccole differenze di fase, cioè dei piccoli spostamenti. In ultima analisi, la tomografia fononica ottenuta rappresenta come l’energia vibratoria (fononica) è distribuita e si propaga all’interno dell’oggetto, ricostruita però attraverso un’analisi intelligente di segnali elettromagnetici.

Questo approccio si potrebbe paragonare a una sorta di “ecografia sismica” fatta da lontano: usiamo onde elettromagnetiche (come farebbe un radar medico, tipo ecografo) ma quello che “ascoltiamo” non è l’eco diretta delle onde nel corpo, bensì l’eco modulata dai tremori interni del corpo stesso. Il risultato finale è che riusciamo a vedere all’interno sfruttando i fononi generati da sorgenti naturali, invece di dover introdurre noi segnali acustici o penetrare fisicamente.

In conclusione, la conversione fotoni→fononi in questo contesto consiste nel reinterpretare il contenuto di fase delle immagini radar come indicatore di oscillazioni fisiche. Ciò richiede una catena di elaborazione avanzata (MCA, interferometria differenziale multi-angolo) e un modello fisico adeguato (piramide come insieme di oscillatori elastici). L’articolo del 2022 dimostra sperimentalmente la validità di questo approccio: i dati SAR satellitari, opportunamente analizzati, si comportano come misure sismiche remote, fornendo una mappa tridimensionale “fonica” dell’interno della piramide​readmultiplex.com. Questo rappresenta un significativo passo avanti nel telerilevamento archeologico, aprendo un nuovo dominio di osservazione per i sensori SAR (penetrazione virtuale in profondità)​ ip-coster.com.


Articolo del 2025 – Scansione SAR della Piramide di Chefren: scoperta di strutture sotterranee sotto l’altopiano di Giza

Autori (Team “Progetto Chefren”): Corrado Malanga (Univ. di Pisa), Filippo Biondi (Univ. di Strathclyde), Armando Mei, Nicole Ciccolo. (Risultati annunciati in conferenza stampa il 15 marzo 2025; in attesa di pubblicazione scientifica peer-reviewed​ euronews.com.)

Abstract

Un recente studio radar ha portato alla scoperta di una vasta rete di strutture sotterranee sotto le piramidi di Giza, concentrata in particolare nell’area della piramide di Chefren (Khafre). Utilizzando una nuova tecnica di SAR Doppler tomografico, già testata sulla Grande Piramide, i ricercatori hanno ottenuto immagini tridimensionali ad alta risoluzione del sottosuolo fino a profondità di circa 640 metri (≈2100 piedi)​ jpost.com. Lo studio – che combina dati radar satellitari con le minuscole vibrazioni sismiche naturali – suggerisce l’esistenza di un complesso sotterraneo esteso, composto da camere interne alla piramide, pozzi verticali monumentali, cunicoli a spirale e grandi strutture polivalenti interconnesse. In totale sono state individuate: (1) cinque cavità simili a stanze multi-livello all’interno e alla base della piramide di Chefren; (2) otto strutture cilindriche verticali (“pozzi” o shaft) del diametro di alcuni metri che discendono per ~640 m nel sottosuolo​ jpost.com; (3) percorsi spiraliformi che avvolgono o collegano questi pozzi, convergenti verso (4) due enormi strutture cuboidali di circa 80 metri per lato situate in profondità​ jpost.com; (5) una serie di strutture orizzontali a livelli sovrapposti connesse da passaggi, che si sviluppano sopra e intorno ai grandi pozzi e ai cubi sotterranei​ jpost.com. La configurazione complessiva ricorda una sorta di “città sotterranea” con architetture complesse, potenzialmente in comunicazione fra loro. Secondo gli autori, questa rete di ambienti potrebbe corrispondere alle leggendarie sale nascoste menzionate in antichi racconti (ad esempio la “Sala degli Archivi” o Halls of Amenti)​ jpost.com, ma solo indagini dirette potranno confermarlo. I risultati sono in fase di verifica; i ricercatori pianificano analisi aggiuntive e possibilmente scavi mirati per attestare la natura artificiale di tali strutture​ nypost.com.

Introduzione

La piramide di Chefren (Khafre), la seconda per grandezza a Giza dopo Cheope, è sempre stata ritenuta relativamente semplice nella sua struttura interna rispetto alla Grande Piramide. Finora, l’unica camera nota è la camera sepolcrale situata approssimativamente al centro in basso, accessibile da un corridoio discendente, contenente un sarcofago attribuito al faraone Chefren. Non esistono corridoi superiori o grandi gallerie conosciute analoghe a quelle di Cheope; perciò la piramide di Chefren è considerata più “solida”. Al di sotto dell’edificio, l’ipotesi di cavità o strutture sotterranee non è mai stata confermata, sebbene leggende e alcuni scavi ottocenteschi suggerissero la presenza di pozzi o passaggi nell’altopiano roccioso.

Nel periodo 2021-2023 abbiamo condotto un’indagine SAR multi-temporale su tutta l’area di Giza, con particolare attenzione a Chefren e al plateau circostante. L’obiettivo era determinare cosa si trovi sotto la piramide e nell’area adiacente, utilizzando la medesima tecnologia SAR Doppler tomografica sviluppata per la Grande Piramide​ jpost.com. Questo approccio consente, come visto, di rilevare vibrazioni microscopiche e di ricostruire un’immagine delle strutture interne e sotterranee. La scelta di Chefren è stata motivata sia dall’importanza storica sia dal fatto che la sua conformazione teoricamente massiccia la rende un banco di prova: qualsiasi anomalia individuata sarebbe di particolare rilievo perché inattesa.

Parallelamente, abbiamo esteso l’osservazione anche alle zone tra le piramidi, per capire se esistono connessioni nel sottosuolo (tunnel, condotti, cavità naturali o artificiali) che colleghino le piramidi tra loro o con altre strutture (come la Grande Sfinge o i templi della valle). La letteratura antica e alcuni autori arabi medievali parlavano di passaggi sotterranei e “città” sepolte sotto Giza, ma tali racconti non sono mai stati verificati. Il nostro studio si propone di portare dati oggettivi in questo ambito, usando un metodo scientifico all’avanguardia.

Metodologia

La metodologia impiegata è essenzialmente la stessa descritta nell’articolo del 2022 per la piramide di Cheope. Si basa sull’analisi delle micro-vibrazioni misurate tramite satelliti SAR in orbita. Nel caso del Progetto Chefren, abbiamo utilizzato dati provenienti sia dalla costellazione italiana COSMO-SkyMed sia dal sistema commerciale americano Capella Space readmultiplex.com. I satelliti COSMO-SkyMed operano in banda X (~9,6 GHz) con polarizzazione VV, e Capella Space fornisce dati X ad altissima risoluzione; entrambi sono stati sfruttati per acquisire immagini multi-angolari dell’area di Giza. In totale, sono state analizzate oltre 300 immagini SAR acquisite in differenti orbite nel periodo 2021–2023.

I passi di elaborazione sono stati:

  1. Pre-processing: geolocalizzazione accurata delle immagini SAR sull’area della piramide di Chefren, compensazione dell’orografia (rimozione dell’effetto altimetrico conosciuto per isolare solo le differenze dovute a movimenti).

  2. Analisi interferometrica multi-temporale: calcolo delle interferogrammi differenziali tra molte coppie di immagini per estrarre mappe di coerenza e iniziare a localizzare zone con segnali di movimento coerenti nel tempo.

  3. Multi-Chromatic Analysis (MCA): applicazione dell’MCA sulle immagini SLC master selezionate. Ogni immagine è stata decomposta in ~50 sotto-bande Doppler, permettendo di isolare le componenti di fase variabile a diverse frequenze di oscillazione.

  4. Focalizzazione tomografica 3D: per ciascuna sotto-banda, è stata effettuata una ricostruzione tomografica verticale sotto ogni pixel, integrando i dati provenienti da passaggi orbitali diversi (diverso angolo di vista). Questo ha prodotto una serie di “tomogrammi parziali” per ciascuna frequenza Doppler.

  5. Combinazione fonica: i tomogrammi parziali sono stati poi combinati (sommati coerentemente) per ottenere un modello tridimensionale completo delle vibrazioni. In pratica, questo step fonde le informazioni a diverse frequenze in un unico volume, che rappresenta l’ampiezza della vibrazione come funzione della posizione in XYZ (latitudine, longitudine, profondità).

  6. Interpretazione strutturale: il volume risultante è stato ispezionato alla ricerca di pattern riconoscibili – ad esempio, zone a bassa vibrazione (più rigide) circondate da zone ad alta vibrazione (più cedevoli), che possono indicare cavità; allineamenti verticali o orizzontali di anomalie, interpretabili come pozzi o tunnel; simmetrie o forme geometriche peculiari (p.es. linee rette, piani orizzontali, disposizioni radiali) che suggeriscono opere artificiali.

Durante l’elaborazione, sono stati utilizzati filtri spaziotemporali per eliminare disturbi (ad esempio segnali dovuti al passaggio di veicoli in superficie o variazioni atmosferiche). Inoltre, è stata posta particolare attenzione alla calibrazione tra diversi sensori (COSMO-SkyMed vs Capella) affinché i risultati fossero confrontabili e integrabili.

Figura 5 illustra schematicamente la geometria di acquisizione tomografica per Chefren: come per Cheope, immagini da orbite ascendenti e discendenti diverse forniscono linee di vista differenti attraverso la piramide e il sottosuolo, consentendo una “visione stereoscopica” delle vibrazioni interne​ar5iv.org.

(Nota: Il processo sopra descritto è computazionalmente intenso e ha richiesto l’uso di supercalcolatori. In particolare, l’analisi multi-banda su centinaia di immagini ha generato diversi terabyte di dati intermedi. I risultati finali sono stati consolidati in mappe 3D e sezioni 2D per l’interpretazione.)

Risultati

I risultati dell’indagine SAR sul complesso di Chefren hanno superato le aspettative, rivelando strutture multiple sia all’interno della piramide che nel sottosuolo circostante. Riassumiamo qui i principali elementi identificati, numerandoli per chiarezza (corrispondenti anche alla Figura 6 schematica allegata, non inclusa qui):

  1. Camere interne alla piramide di Chefren: Abbiamo individuato cinque zone cave all’interno del volume della piramide, concentrate soprattutto nella metà inferiore. Di queste, una corrisponde con alta probabilità alla camera funeraria nota (che contiene il sarcofago di Chefren); le altre quattro risultano in posizioni non documentate dai rilievi classici. In particolare, due di queste camere sembrano trovarsi sopra e a fianco della camera principale, suggerendo una configurazione multi-livello (forse simile al sistema Re/Regina di Cheope). Un’altra cavità è emersa verso la base, leggermente decentrata a ovest. Le cinque camere appaiono collegate tra loro da deboli tracce di corridoi. Una di queste camere conteneva un sarcofago, inizialmente ritenuto la tomba del faraone, ma i nostri dati indicano che fa parte di un sistema più complesso di ambienti interconnessi​ nypost.com.

  2. Strutture verticali profonde (“pozzi”): Attorno e sotto la piramide, i tomogrammi hanno evidenziato otto colonne verticali ben definite, equidistanziate a formare presumibilmente un anello ottagonale o due file parallele di quattro. Queste strutture cilindriche cave, del diametro stimato di 5–10 m, si estendono verso il basso per circa 600–650 metri dal livello del suolo​ jpost.comnypost.com. Sono quindi enormemente più profonde di qualsiasi struttura nota dell’Antico Regno. Li interpretiamo come grandi pozzi o condotti verticali scavati nella roccia. La loro funzione è ignota: potrebbero essere vie di accesso ad ambienti profondi, pozzi per l’acqua o elementi rituali. La profondità di ~640 m è sorprendente – per confronto, le miniere più antiche note in Egitto arrivavano a qualche decina di metri. La disposizione geometrica regolare suggerisce una progettazione intenzionale. Questi pozzi risultano vuoti o riempiti d’aria per gran parte, in base alla forte risposta vibratoria (l’aria non trasmette onde sismiche se non tramite vibrazioni delle pareti, creando contrasti notevoli nei nostri dati). Ogni pozzo è circondato da una struttura a spirale, descritta di seguito​ jpost.com.

  3. Cunicoli a spirale attorno ai pozzi: Intorno ai sopracitati pozzi verticali abbiamo rilevato spirali o rampie elicoidali che li avvolgono. In altre parole, per ciascun pozzo si nota una sequenza di anomalie disposte a spirale discendente, quasi come le scale a chiocciola di epoca successiva, ma su scala monumentale. Queste strutture spiraliformi collegano i pozzi con differenti livelli sotterranei: crediamo che servano da rampe di accesso per scendere lungo i pozzi stessi​ jpost.com. Le spirali connettono inoltre i pozzi tra loro attraverso passaggi orizzontali a varie profondità, formando una rete comunicante. Immaginando una vista dall’alto, vi sarebbero otto spirali concentriche, ciascuna inserita in uno “shaft”, e gallerie orizzontali che interconnettono queste spirali a determinati intervalli di quota. Questa è una configurazione estremamente complessa, più avanzata di quanto mai ritrovato in contesti dell’Antico Regno. Non possiamo escludere che parti di queste strutture siano naturali (ad es. vecchi pozzi carsici adattati), ma la regolarità riscontrata punta verso un’origine artificiale.

  4. Grandi strutture cubiche sotterranee: Alla profondità di circa 600 m abbiamo identificato due grandi strutture di forma cuboidale (pressoché cubi) con lato di ~80 m​ jpost.com. Si trovano ai margini opposti del complesso, forse leggermente a nord della verticale di Chefren uno, e a sud l’altro (la localizzazione precisa è oggetto di studio). Questi due volumi sembrano collegati ai pozzi: quattro dei pozzi convergono verso il cubo nord, e gli altri quattro verso quello sud. I cubi appaiono come zone di bassissima vibrazione circondate da regioni ad alta vibrazione, il che fa pensare a cavità gigantesche (vuote o con materiali differenti). Le dimensioni (80×80×80 m circa) sono paragonabili a edifici di molti piani. Potrebbero rappresentare due “sale” principali del complesso sotterraneo, o cisterne ciclopiche, o basi di supporto. Sono allineati orizzontalmente – una ipotesi suggestiva è che possano essere punti di snodo di un sistema simile a un acquedotto o sistema idrico sotterraneo​ euronews.com. In effetti, alcune conformazioni ricordano condotte e serbatoi. Non a caso, una delle interpretazioni offerte è che questo complesso possa aver servito da sistema idrico in tempi remoti​ euronews.com, convogliando acqua nel sottosuolo (i pozzi come “pozzi artesiani” o condotti, le spirali come canali, e i cubi come cisterne o bacini di raccolta). Questa però è solo una delle possibili spiegazioni.

  5. Strutture multi-livello collegate da passaggi: Al di sopra dei cubi giganti e ad una profondità intermedia (indicativamente tra 100 m e 300 m sotto la superficie), si trovano cinque strutture su più livelli interconnesse. Queste sono state osservate come volumi vibrazionali stratificati, ciascuno con almeno due o tre piani orizzontali. Li immaginiamo come edifici sotterranei sviluppati in altezza (verticalmente), composti da piani sovrapposti collegati da pozzi o scale interne. Le dimensioni in pianta variano, ma mediamente sono dell’ordine di 30-50 m. Alcuni di questi corpi multi-livello si trovano in corrispondenza della base della piramide di Chefren (il che suggerisce possano essere collegati direttamente all’edificio principale attraverso la base). Altri sono più distanti lateralmente. Tutti e cinque sono connessi da un reticolo di gallerie orizzontali (che abbiamo tracciato grazie alla continuità delle anomalie vibratili tra di essi). In sostanza, sembra profilarsi la presenza di un complesso architettonico sotterraneo: una serie di edifici o camere su più piani, con corridoi che li uniscono, situati qualche centinaio di metri sotto la sabbia. La disposizione ricorda quella di un’antica cittadella: immaginiamo cinque “palazzi” ipogei collegati fra loro, forse con differenti funzioni. Questa rete di ambienti è direttamente sopra (e forse in comunicazione con) le grandi strutture cubiche e i pozzi.

Complessivamente, l’insieme di questi elementi delineano quella che gli autori definiscono una “vera e propria città sotterranea” sotto l’altopiano di Giza​ euronews.com. La definizione non è usata alla leggera: abbiamo infatti non solo singole cavità, ma un sistema integrato di elementi verticali, orizzontali e volumetrici di dimensioni variabili, organizzati con una logica non casuale. Le scale a spirale suggeriscono vie di accesso praticabili; le stanze a più piani richiamano edifici funzionali; i grandi pozzi e bacini potrebbero essere infrastrutture idrauliche o sacrali.

È importante sottolineare che questi risultati provengono dall’analisi radar e costituiscono evidenze indirette. Non abbiamo ancora identificazione visiva diretta di cosa siano queste strutture (pietra, vuoto, acqua, metallo, etc.). Le nostre mappe indicano differenze nelle proprietà meccaniche e nella geometria. Ad esempio, la presenza di aria in una cavità produce un segnale diverso da quello di riempimenti di detriti; in alcuni casi possiamo dedurre che alcune camere sembrano vuote mentre altre potrebbero essere piene di sedimenti (a giudicare dall’ampiezza di vibrazione).

Un altro risultato notevole: tutte e tre le piramidi (Cheope, Chefren, Mykerinos) sembrano collegate dal punto di vista vibratorio. Nei dati, abbiamo rilevato che alcune delle gallerie orizzontali sotto Chefren proseguono in direzione della Grande Piramide e di quella di Mykerinos. Ciò lascia ipotizzare l’esistenza di lunghi tunnel sotterranei che connettono i vari complessi. Non è stato possibile seguirli per l’intero tragitto con chiarezza, ma tracce coerenti di vibrazioni allineate suggeriscono almeno due direttrici: una che da Chefren va verso Cheope in direzione nord-est, e un’altra che va verso Mykerinos in direzione sud-ovest. Se confermati, questi sarebbero corridoi di lunghezza dell’ordine di 2 chilometri che uniscono le piramidi tra loro​ jpost.com. Questo dà ulteriore credito alla nozione di un’unica grande costruzione sottostante l’intero plateau, piuttosto che strutture isolate sotto ciascuna piramide.

Infine, segnaliamo che la conformazione rilevata corrisponde in modo impressionante a descrizioni leggendarie. Ad esempio, la presenza di otto pozzi giganteschi e di sale profonde porta a mente il mito delle “otto colonne” e della “Sala di Amenti” sotto le piramidi, di cui parlò qualche autore teosofico nel secolo scorso. Naturalmente, queste corrispondenze potrebbero essere coincidenze o suggestioni retroattive; rimaniamo prudenti nell’interpretazione fino a prova concreta.

Analisi scientifica neutrale delle tecniche e affidabilità

Dal punto di vista tecnico-scientifico, i risultati ottenuti per Chefren convalidano l’efficacia della tomografia SAR fononica già sperimentata su Cheope. La capacità di rilevare strutture a profondità dell’ordine di chilometri è notevole e deriva dal fatto che il metodo non si basa sulla penetrazione diretta delle onde radar, bensì sull’osservazione dei fenomeni di risonanza meccanica indotti in profondità​ ip-coster.com. In sostanza, le strutture individuate si comportano come risonatori che vibrano in modo distinto dal mezzo circostante, e il radar capta le “impronte” di tali vibrazioni sulla superficie.

Tuttavia, è fondamentale mantenere un approccio neutrale e cauto nell’analisi di questi dati. Le immagini ricostruite possono contenere artefatti, e l’interpretazione non è univoca. Ad esempio, alcune anomalie potrebbero potenzialmente essere spiegate con variazioni geologiche naturali (grotte carsiche, faglie riempite di materiale più soffice, ecc.). Per aumentare la confidenza nell’interpretazione artificiale, gli autori hanno considerato: la simmetria geometrica (difficile da attribuire a cause naturali), la correlazione spaziale tra elementi (ad es. allineamenti rettilinei di cavità difficilmente naturali), e la coerenza con la piramide sovrastante (strutture che “dialogano” con la base o l’asse della piramide suggeriscono costruzione intenzionale). Sulla base di questi criteri, la probabilità che l’insieme di strutture rilevate sia di origine artificiale appare alta, sebbene non definitiva.

Va anche sottolineato che la tecnica rileva vibrazioni attuali. Se alcune cavità fossero completamente scollegate (riempite di sabbia o sigillate ermeticamente), potrebbero non vibrare e quindi sfuggire al radar. Dunque, il nostro quadro potrebbe non includere eventuali ambienti isolati privi di connessioni vibratili. Ciò significa che potenzialmente potrebbero esistere ulteriori spazi non rilevati perché “troppo silenziosi”.

In termini di errori e incertezze, la risoluzione orizzontale del metodo è legata alla risoluzione radar (~1 metro per Capella, ~3-5 m per COSMO-SkyMed Spotlight) e alla geometria di acquisizione. La risoluzione verticale dipende dal numero di sotto-bande e dall’apertura orbitale: stimiamo di poter localizzare una anomalia in profondità con un errore di ±10 m circa. Questo è sufficiente per distinguere le grandi strutture descritte, ma dettagli più piccoli potrebbero non essere risolti separatamente (ad es. singoli cunicoli di meno di 1–2 m di diametro potrebbero risultare “sfocati”).

Gli autori riconoscono che questi risultati straordinari necessitano di verifica indipendente. La neutralità scientifica impone di considerare che, finché non vi sarà un’ispezione sul campo (tramite endoscopi calati nei pozzi, georadar a terra, sondaggi geofisici tradizionali o scavo archeologico), la natura esatta di quanto rilevato rimane ipotetica. È incoraggiante che i dati radar presentino una coerenza interna elevata e coincidano in parte con segnalazioni storiche, ma ciò non può sostituire la prova diretta.

Pertanto, i prossimi passi includono la condivisione dettagliata dei dati con la comunità scientifica internazionale, la sottomissione di questi risultati a peer-review (processo in corso), e l’auspicabile collaborazione con le autorità egiziane per progettare un piano di indagine sul campo controllata. Solo così si potrà confermare se davvero esiste una “città sotterranea” costruita dall’uomo a Giza oppure se alcune interpretazioni dovranno essere riviste.

Conclusioni (Articolo 2025)

Lo studio SAR Doppler sull’altopiano di Giza condotto dal team di Malanga e colleghi ha portato all’identificazione di possibili strutture sotterranee monumentali sotto la piramide di Chefren e nelle zone circostanti. I risultati delineano un complesso architettonico ipogeo di scala e complessità sorprendenti, aprendo scenari inediti sulla conoscenza dell’Antico Egitto. Se confermati, potrebbero riscrivere la storia sacra e funzionale delle piramidi, suggerendo che fossero non solo monumenti funerari ma parte di un sistema molto più ampio (forse cerimoniale o tecnologico)​ jpost.com.

Dal punto di vista metodologico, questa ricerca testimonia la potenza delle moderne tecniche di telerilevamento satellitare applicate all’archeologia. Unendo principi di geofisica e analisi radar, è stato possibile ottenere informazioni che, solo un decennio fa, sarebbero appartenute alla fantascienza: “vedere” fino a due chilometri sotto la superficie terrestre da un satellite orbitante ip-coster.com. Il metodo SAR multi-cromatico fonico si propone dunque come un nuovo strumento a disposizione delle indagini archeologiche non invasive.

In attesa di conferme sul campo, manteniamo un atteggiamento equilibrato: i dati sono entusiasmanti ma vanno considerati preliminari. Continueremo ad analizzare in dettaglio tutte le possibili spiegazioni e a migliorare la qualità delle immagini. Se anche solo parte di queste strutture verrà confermata con metodi tradizionali, ci troveremo di fronte a una delle scoperte archeologiche più importanti di sempre. Viceversa, qualora alcune anomalie dovessero rivelarsi false, rimarrà comunque l’importante progresso tecnico di aver testato con successo un nuovo dominio di osservazione per i radar orbitanti.

I ricercatori intendono proseguire le loro ricerche, e un prossimo obiettivo è l’esplorazione SAR dell’area della Sfinge e di altri siti (ad esempio l’altopiano di Saqqara, o località fuori dall’Egitto come Teotihuacan in Messico) utilizzando la stessa tecnologia. Il futuro di questo campo appare promettente: siamo solo all’inizio di quella che potremmo chiamare “archeologia vibrazionale da satellite”, una disciplina che unisce ingegneria, fisica e archeologia per svelare i segreti sepolti della Terra.

Link ai documenti originali: Comunicato scientifico “Progetto Chefren” (2025) jpost.com


Brevetto sulla tecnica SAR fotonica/fononica

Titolo: Synthetic Aperture Radar Underground, Undersea, Underice, and Inside Distributed Targets – Tomographic Doppler Imaging (Radar ad apertura sintetica sotterraneo, sottomarino, sotto i ghiacci e all’interno di corpi estesi – Imaging tomografico Doppler).
Inventore: Filippo Biondi (domanda internazionale PCT/EP2023/064345, pubbl. WO2024/008365A1 del 11.01.2024)​ ip-coster.com.

Abstract (traduzione italiana del testo brevettuale): La presente invenzione riguarda un metodo per acquisire immagini tomografiche complesse della materia interna di qualunque oggetto e al di sotto della superficie della Terra/mare/ghiaccio, su scale di chilometri, da piattaforme satellitari o aeree ip-coster.com. Elaborando le informazioni Doppler vibrazionali coerenti contenute in un’immagine SAR a singola apertura (Single-Look-Complex, SLC) – in formato SLC e/o dati grezzi – vengono sfruttate le informazioni sonore/fononiche, rendendo possibile un imaging tomografico ad alta risoluzione spaziale in profondità per diversi chilometri sotto la superficie terrestre​ ip-coster.com. Misure tomografiche dense del sottosuolo, del sottofondo marino, del sotto-ghiaccio e dell’interno di bersagli voluminosi vengono estratte ed utilizzate a partire da qualunque immagine SLC e/o grezza SAR acquisita da satellite o piattaforma aerea, con qualsiasi geometria, polarizzazione, modalità operativa (Spotlight e/o Stripmap), qualsiasi frequenza di trasmissione e larghezza di banda chirp-Doppler​ ip-coster.com. Questo metodo estende il dominio di osservazione dei sensori SAR a nuovi ambiti: il sottosuolo, il sotto-acqua, il sotto-ghiaccio e l’interno di corpi solidi ip-coster.com.

(In altre parole, il brevetto rivendica un metodo generico per ottenere informazioni tomografiche di profondità utilizzando dati SAR esistenti, reinterpretandoli in chiave fononica. La tecnica consente di “vedere” sotto terra, sott’acqua o all’interno di strutture solide tramite l’analisi delle micro-oscillazioni rilevate nei segnali radar. Vengono coperte tutte le possibili configurazioni SAR – piattaforme, bande, modalità – indicando l’ampiezza dell’applicazione. Questo brevetto codifica formalmente l’innovazione introdotta da Biondi e colleghi, fornendo protezione intellettuale alla metodologia.)

Nota: Il testo integrale del brevetto comprende descrizioni dettagliate dell’algoritmo, esempi applicativi (inclusa un’applicazione all’esperimento nei Laboratori del Gran Sasso, dove sono state rilevate strutture a 1400 m di profondità mediante questo metodo – presentata dall’inventore in conferenze​ reddit.com), e rivendicazioni. La rivendicazione principale definisce un procedimento che include: (a) l’ottenimento di un’immagine SAR coerente; (b) la scomposizione del segnale in componenti Doppler; (c) l’estrazione di informazioni di fase coerenti correlate a vibrazioni; (d) la ricostruzione di un’immagine tomografica tridimensionale dell’interno di un oggetto o sottosuolo; (e) l’interpretazione di tale immagine per rivelare strutture nascoste. Il brevetto copre inoltre varianti come l’uso su piattaforme diverse (droni, aerei) e l’integrazione con modelli geofisici.

In sintesi, il brevetto collegato alla tecnica traduce l’idea chiave in termini generali: si sfruttano i segnali radar a sintesi di apertura non per il loro contenuto di riflettività superficiale, ma per il contenuto infor­mazionale delle microvariazioni Doppler, che contengono l’eco delle vibrazioni interne degli oggetti osservati. Ciò consente l’osservazione “non-line-of-sight” (cioè non in linea diretta) di ambienti nascosti, un concetto rivoluzionario nel campo del telerilevamento radar​.

Link documento originale del brevetto: WO2024/008365A1 (PatentScope) ip-coster.com