mercoledì 22 maggio 2019

BIODIVERSITA' UMANA e uomini-pollo

Il principio di speciazione è cruciale.

Gli umani non sono una specie, bensì moltissime, al pari di qualunque altro essere vivente in natura.

La riduzione della biodiversità è correlata con un eguale fenomeno entro la sfera umana.

Tuttavia, in mancanza di una consapevolezza della biodiversità umana, resta impossibile da rilevare.

Le centinaia di migliaia di specie umane si stanno riducendo per omogeneizzazione e selezione artificiale, al pari dei polli e del grano che mangiamo.

""Nel cosmo esistono 8.400.000 forme di vita, 900.000 delle quali sono acquatiche, 2.000.000 sono costituite da alberi e piante; 1.100.000 sono piccoli esseri viventi come insetti e rettili; 1.000.000 di volatili; 3.000.000 sono animali ed infine 400.000 sono specie umane.""
[dal Padma Purana]


Non parliamo affatto, ovviamente, di ciò che confusoriamente gli scienziati definiscono "specie", ovvero il concetto di specie biologica, fisica, materiale.
Chi non riesce ad elevare il concetto di "umano" e di identità al di sopra del mero involucro di carne, è a ragione definibile "materialista". E' una religione, e come tale impone fanatismi dogmatici per impedirne la deriva. Questo livello di riflessione non è pertanto accessibile a tali persone. Dunque evitate di titillarvi col fact-checking: se scrivete "biodiversità umana" si parla sempre di carne e materia, mai di spirito o psiche o senso della vita o quant'altro della carne si serve ma non è.

SPECIE significa SPECIE COSCIENTIVA
La coscienza evolve, la coscienza muta. Il corpo è un riflesso della coscienza. Le forme di speciazione sono fenomeni di pertinenza della coscienza.

Le specie artificiali hanno una peculiarità: non sopravvivono in natura, e non appartengono ad una biocenosi, non si inseriscono in un equilibrio.

La selezione artificiale è un processo industriale, massivo, livellante e controllato. Ogni giorno migliaia di persone lavorano nel settore, ed i loro metodi di selezione artificiale sono sovrapponibili ad i modelli di marketing e di influencing sociale.

Basta solo guardare, e chiunque potrà notarlo.

Ripristinare o incentivare il ripristino delle biodiversità è un azione prima di tutto di coscienza, che deve avvedersi del "come" tutto ciò accade, e delle sue ripercussioni e connessioni trasversali.

Non basta piantare due alberi di essenze antiche qui e la. Occorre comprendere che tra un bosco ceduo ed un bosco in biocenosi vi è la stessa differenza che possiamo trovare tra un pollo in un allevamento ed un gallo cedrone in libertà.

Questo vale per tutti noi, e ci tocca a ciascuno in misura differente, ma ci tocca!

E se ci sembra invece che non ci tocchi, che non riguardi noi, osserviamo meglio...

Se ad esempio riduciamo le persone a ciò che materialmente rappresentano per noi, o possono darci e toglierci, stiamo facendo selezione artificiale, e al pari del pollo, lo stiamo selezionando pensando che sia nient'altro che un paio di chili di carne.

Attualmente l'habitat sociale è artificiale. La nostra specie individuale è sostanzialmente un animale selvatico ridotto in cattività, che progressivamente sta dimenticando la sua natura per trasformarsi in un ibrido artificiale, che al pari dei polli si imporrà come unica specie massiva, a discapito delle specie umane naturali, ovvero perdendo l'umana biodiversità.

venerdì 17 maggio 2019

L'IGNORANZA nel FEMMINISMO IDEOLOGICO


Uno degli aspetti più ignoranti del femminismo ideologico, che investe anche molti sedicenti "che pensano con la propria testa", è quello dell'umiliazione. La faccenda sordida, ampiamente sfruttato dai meschini di tutte le epoche, uomini e donne, è incentrata sulla vulnerabilità dell'ego, ovvero sull'UMILIAZIONE.
Questa rende YIN. Ne consegue che una donna umiliata si comporta in modo più yin, e un uomo anche.

Ma la mascolinità è altro, e rappresenta anche una funzione che richiede lo YANG. Un uomo umiliato non può più fare l'uomo, mentre una donna umiliata spesso risulta più femminile di una donna sicura di se... è una faccenda sordida, dove la crescente inimicizia di fondo, che permea i nostri automatismi relazionali, porta a strumentalizzarne gli effetti goffamente.

Storicamente l'uomo ha abusato di ciò umiliando la donna in modo che non gli richiedesse una particolare mascolinità. Tutt'oggi in molte culture l'ordine è mantenuto così. Trovo che sia una cacca.

Ciascuno ha le sue misure di attività e passività, e ciascuno le ripartisce in differenti sfere. Mente, emozioni, sessualità...

Purtroppo l'approccio all'altro è divenuto molto strumentale, ponderato. Gli uomini cercano di sentirsi più yang approcciando donne insicure, e le donne per volersi sentire yang, sono costrette a rigettare uomini che le sovrastino in tal senso... ma poi tutto diventa chiacchiera, ed i fuochi del corpo vengono accesi con trucchi a tempo limitato.

Una donna oggi è indotta dal costume ad essere riconosciuta cazzuta e mascolina, ma questo la porta in competizione con gli uomini, i quali tenteranno sempre di umiliarla. Molti hanno vestito la maschera del sorriso, e come da manuale ripiegano sull'umiliazione sessuale. La donna accetta la negoziazione, giacché la sessualità può essere un surrogato di violenza, come insegna l'osservazione dei primati.
Maggiore è la forzatura yin che l'uomo si impone, maggiore sarà la necessità percepita di violentare sessualmente. Maggiore è la forzatura yang che la donna si impone, e maggiore sarà la necessità percepita di essere violentata.
Il corpo emozionale somatizza verso il basso, scaricando sul centro istintivo-sessuale; dunque chiunque potrebbe trovarsi a vivere dei vissuti emotivi castranti, e provare pulsioni per compensare. Seguirle produrrà abitudine, e sarà ogni volta più automatico soddisfarle per riequilibrarsi.

La donna è chiamata come sempre ad un ruolo cruciale. Se non riuscirà a riconoscere le qualità ispiratrici e nutrienti dello yin, questo deformerà in profondità la qualità della vita, facendo progressivamente perdere entusiasmo, senso profondo, creatività e opportunità di perpetuazione.

Faremo ciò che riusciremo a fare... ma un tentativo che potremmo provare a fare tutti è riflettere, chiederci se l'altro lo percepiamo come un ausilio, un collega, un socio, un avversario, un amico... cosa? ...una massima buddista nota recita "se vuoi comprendere meglio la compassione, devi ricordarti e sperimentare i vari tipi di amore. Per farlo, puoi immaginare che, tra le migliaia di vite che hai vissuto, a volte sei stato altro rispetto alle persone che ti circondano. Tuo padre era tuo fratello, tua moglie il tuo migliore amico, tua madre è stata tua figlia, e così via. Mentre li guardi, immagina le varie forme di amore e sperimentale. Ti mostreranno un altro punto di vista, e ti avvicineranno alla compassione"

PS: avere un figlio naturale con una persona che amiamo è un esperienza molto intensa e bellissima.

PS2: vivere di surrogati ci fa dimenticare quanto di entusiasmante ci sia da scoprire nella vita reale.

PS3: (alle donne) se vi amate con un uomo, fatelo sentire uomo, non donna. Vi porterà ovunque.

PS4: (agli uomini) se vi amate con una donna, non accettate di giocare a chi è più cazzuto. Vi si annoderebbero gli zebedei.


venerdì 3 maggio 2019

MATRIMONIO nel TAO RELAZIONALE (grazie Jung)


“Nella mia lunga esperienza psichiatrica non mi sono mai imbattuto in un matrimonio che fosse completamente autosufficiente. I matrimoni totalmente incentrati sulla comprensione reciproca sono nocivi per lo sviluppo della personalità individuale, sono una discesa al minimo comune denominatore, un po’ come la stupidità collettiva delle masse”

Questa frase di Jung così definitiva, ma intuitivamente percepibile come vera, mi ha ispirato i principi di quello che poi ho sviluppato come modello di osservazione distaccata delle dinamiche relazionali, il TAO RELAZIONALE.


Se infatti appariva palese la fragilità e l'oscurantismo di un "matrimonio completamente autosufficiente", mi rendevo anche conto che senza questi assolutismi non appariva più obiettiva. Un matrimonio per essere tale deve garantire una decisa autosufficienza materiale, psicologica e dunque esistenziale tanto da poter costituire la base per ospitare un nuovo ospite alla vita. Mi resi anche conto che, diversamente, un matrimonio avrebbe subito l'ingerenza inevitabile degli eventuali supporti accessori, quali la FAMIGLIA d'origine, gli AMICI intimi, e persino il LAVORO, e che di conseguenza la prole ne avrebbe rispecchiato una diversa educazione alla vita.
Così mi accorsi che gli antichi schemi cabalistici che adottano la Menorah per indicare la relazione tra le varie emanazioni significative (Logos) e le loro antitesi polari (demoni) trovavano una illuminante estensione diffusa nell'intero trogo relazionale umano.
E' molto interessante trovare un applicazione del TAO relazionale in ogni cosa.
Così negli anni '20 Jung aveva a che fare con esempi di "matrimoni completamente autosufficienti"?
Probabilmente si. Esistevano molte realtà isolate, tutt'altro che sane. Tuttavia aggiornando tale visione ci rendiamo conto che non è ubicabile nel nostro quotidiano. Dunque non si tratta dell'autosufficienza naturalmente richiesta ad una coppia umana perché sia degna di questo nome, bensì di una patologica alienazione dalla vita sociale, propria di specifici contesti culturali, ed evidenziata in un modo comprensibile solo per una specifica cultura.

Infatti e sopratutto, va considerato che non è corretto partire dal voler capire "il matrimonio", ma occorre prima comprendere qual'è l'elemento chiave: IO.
E' l'identità (qualunque cosa sia diventata oggi) a vivere le relazioni, e questa ha bisogno di appoggi per potersi manifestare.

La qualità di colui che si appoggia determina anche la scelta degli appoggi.
Gli appoggi (natura, coppia, famiglia, amici, società, dio) ci servono perché non abbiamo nulla di reale costruito. Nella misura in cui l'individuo potrà contare su opere realizzate dentro di se, nella stessa misura potrà spostare il peso sul settimo appoggio.

Dunque nel frattempo viviamo ciascuno con la propria combinazione di appoggi per il suo "io", in confusa compensazione reciproca: quando manca un appoggio, ci si sposta sugli altri. Se ne mancano tanti, ci si sente insicuro. Se vengono meno tutti, si ha una crisi.

Ogni appoggio ha le sue regole. Occorre negoziare, riflettere. Conoscersi aiuta.
Mentire produce dissonanza cognitiva, ma è molto frequente.


Ci si appoggia sulla famiglia, alla quale però nascondiamo il me-stesso che usiamo con gli amici, ai quali nascondiamo il me-stesso che vivo davanti al computer (società).
Dentro ciascuno degli appoggi si hanno relazioni, e quando diventano sessuali la forza vitale individuale va a nutrire quell'appoggio.




Appoggiarsi significa inevitabilmente prendere la forma dell'appoggio. Dunque la combinazione di appoggi somiglia a volte ad una riunione condominiale.

Ma che ne è del matrimonio?
Semplice: un appoggio.

La qualità dell'appoggio deriva dalla qualità degli individui. Così chi nascerà in quel matrimonio ne verrà influenzato.

L'appoggio più importante e difficile è il settimo: Atman

Quello che contiene la porta per il settimo appoggio è il sesto appoggio: la coppia. La coppia è il modello relazionale più difficile, perché essendo una relazione 1-a-1 comprende ogni nostra incapacità, che verrà evidenziata ed esigerà una soluzione. La tendenza a seguire una via di minor resistenza ci spinge invece a cercare appoggi sempre più numerosi, meno impegnativi e provanti.

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