Molti articoli di recente riferiscono ad uno studio considerato "maximum", che descrive alcuni numeri statistici relativi al fenomeno in questione con l'accuratezza interpretativa di un pettinatore di bambole professionista.
Tra quelli più interessanti, non tanto per l'accuratezza di cui sopra, piuttosto per l'eleganza con cui si fa beffe del lettore, trovo vi sia l'Internazionale.
Testata riconosciutamente moderna e all'avanguardia, molto amata dai "cittadini" giovani e dagli studenti-viaggiatori. Parimenti considerata "autorevole" anche dalla generazione X, che ne apprezza soprattutto l'oroscopo di Rod, resta il giornale del politically correct, araldo di neoculture liberiste google-based.
Insomma, leggere l'Internazionale fa molto "aggiornato" e al passo coi tempi.
Si può dunque dire senza tema che la sua influenza sulla cultura europea sia estremamente alta.
Proviamo a buttare li dei numeri ipotetici: da 1 a 10, quanto influenza la cultura europea il giornale "Leggo", e quanto "L'Internazionale"?
Diciamo il primo 1, il secondo 10?
Dunque se una cosa la scrivo io sul mio blog, possiamo immaginare che non ne verrà certo una rivoluzione culturale, mentre se il "Times" o il "Lancet" o "L'Internazionale" propongono un articolo con focus su un tema caldo che tocca tutti, la sua influenza potrebbe fare la differenza.
E ovviamente è il caso di "Science", autore del citato "rapporto epocale sulle fake news":
http://science.sciencemag.org/content/359/6380/1094
L'Internazionale lo rimbalza con ulteriori conclusioni molto proprio dell'autore, che tuttavia propone come assodate (del tipo: "come,sei ignorante e non lo sai?").
Tra queste fa epoca questa: "...paura e disgusto, bisogna ricordarlo, orientano a destra".
Cos'è, e con quale autorità, che questa giornalista vorrebbe ricordarci?
Secondo la psicologia relazionale, non è affatto vero. Dunque è fake news?
Il disgusto è difatti utilizzato molto di più a favore delle sinistre, che abbisognano di attivismo sociale come motore di consolidamento (sessismo, razzismo, animalismo, ecologismo...). Le destre puntano invece sull'intimidazione, minacciando ogni forma di "proprietà" (i nostri figli, le nostre donne, la nostra casa...).
Molti oggi puntano il dito sul "vero" e "falso", ma è decisamente un errore, dunque è ragionevole ritenere che sia un errore voluto.
Anni fa stava difatti trapelando anche fuori dagli addetti ai lavori il principio dell'influencing.
E di questo si tratta ancora! Influenzare non significa per forza dare notizie FALSE.
Nell'influencing si PAGA per aumentare o persino inibire o boicottare la circolazione di qualche notizia o OPINIONE.
Difatti anche uno stupido capirebbe che una notizia assume più o meno il colore di chi la scrive, come dell'esempio dell'Internazionale.
E' facile notare come al termine del citato articolo appaiano altri articoli che però mostrano evidente polarizzazione a sinistra; la vicenda dei vandalismi a Firenze è emblematica nel suo contrapporsi a quella correlata del ragazzo di colore ucciso. Se dunque voglio spingere a destra, titolerò "guardate cos'hanno fatto alle nostre proprietà"; se invece voglio spingere a sinistra, scriverò: "parla la moglie dell'uomo ucciso a firenze".
Se una cosa non viene riportata dai media, non esiste. Se riportata dai media, esiste.
Il problema dell'autenticità è il vero fake!
Sarebbe sufficiente tracciare la notizia in modo che vi sia sempre un autore responsabile, ma questo esporrebbe tutti i giornalisti-influencer ad essere smascherati.
Dunque si tenta di puntare il dito verso il pubblico, come se fosse quest'ultimo l'autore delle "falsa notizie", ben sapendo che non è affatto vero.
Non si tratta di cosa si dice, ma di come!
Una notizia diventa influente sul pubblico quando gli tocca delle corde psicologiche, quando lo emoziona, spaventa, eccita...
La definizione corretta sarebbe difatti "captious-contents".
Tra questi possiamo trovare:
- fake-news (notizie inventate dolosamente)
- ads-news (notizie sponsorizzate, ovvero create per influenzare il pubblico)
- fake-opinion (opinioni false di personaggi influenti)
- fake-images (immagini ritoccate per indurre reazioni)
- stir-campaigns (campagne sociali tendenziose per sobillare)
- dialectical-cheat (adozione e/o creazione di termini offensivi per etichettare correnti di opinione)
- back-news (contenuti vecchi offerti come nuovi, atti a generare reazioni errate)
...and many more!
Ovviamente, è frequente l'utilizzo di una combinazione di due o più "cap-con" simultaneamente.
Le false-news invece sono irrilevanti. Ci sono sempre state, come risultato dell'impossibilità di verificare le fonti, che talvolta sono viziate dalla corruttibilità dell'animo umano.
Per questo tradizionalmente, dall'invenzione dei giornali, le persone mature educavano i giovani nel prendere le notizie "con le pinze" ed a "pensare con la propria testa".
Oggi la cultura ama invece esaltarsi nell'ideologia dell'informazione libera, abbassando ingenuamente la guardia.
Il fenomeno chiamato capziosamente "fake news" non è altro che il maleodorante e manipolato scenario che deriva da tale ingenuità.
domenica 25 marzo 2018
FAKE NEWS, FALSE NEWS, TRUE NEWS - come concentrarsi sull'aspetto sbagliato...ancora dolosamente
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sabato 10 marzo 2018
PROGETTI E MIGLIORAMENTI SOCIALI: perché così non potranno mai vedere la luce
La verità? L'individuo, anche come gruppo o collettività, non può più costruire niente, perché non può più programmare niente.
Il contesto infatti cambia, è mutevole, e non può più rappresentare una base su cui costruire. Lo stesso vale per i rapporti umani.
Il contesto infatti cambia, è mutevole, e non può più rappresentare una base su cui costruire. Lo stesso vale per i rapporti umani.
Oggi è normale dire che ti piacciono i fiori, e successivamente appassionarsi per i diserbanti.
Non si realizzano più società DI INDIVIDUI, neppure in ambito imprenditoriale; l'associazione diviene una pura formalità.
Nessuno vuole più prendersi impegni che dipendono da altri, in quanto anche il nostro miglior amico può rincoglionirsi sotto i nostri occhi, in qualunque momento!
Nessuno vuole più prendersi impegni che dipendono da altri, in quanto anche il nostro miglior amico può rincoglionirsi sotto i nostri occhi, in qualunque momento!
Dunque bello tutti assieme, ma solo se si tratta di una "relazione aperta", dove ciascuno in qualunque momento possa concedersi qualunque vagheggiamento, qualunque comportamento incoerente e distruttivo, nei capricci dell'ego, preda dei venti.
Non ci si unisce per uno scopo comune, ma per un fine molto transitorio e a breve termine. Così troviamo chi vuole aderire al progetto X per noia, chi per flirtare, chi perché si sente solo, chi perché vuole comandare, chi perché vuole poi venderlo e guadagnare, chi per fama, chi per superbia... ma mai per uno scopo comune.
E per rendere cronico questo errore, via via si è imparato ad evitare tassativamente proprio di approfondire in fase di negoziazione... "ok, apriamo un bar assieme, ma io voglio farlo per avere alcool gratis ad ogni ora, tu perché vuoi farlo?"
Magari scopriamo che in verità il suo scopo è far soldi (scopo conflittuale), fare il fico (scopo conflittuale), fare salotto con amici (scopo potenzialmente conflittuale), conoscere ragazze (scopo potenzialmente conflittuale)... e così via.
Accade anche in noi, quando vogliamo fidarci, vogliamo crederci, vogliamo pensare di aver capito male... tutto per evitare il gusto amaro della responsabilità sulla nostra esistenza.
In quindici anni di attività come ricercatore spirituale, filosofo e scienziato nel campo delle nuove tecnologie, sono entrato in contatto con molti gruppi relazionati con più o meno sensati progetti sociali alla ricerca di nuovi modelli "sostenibili" ed evolutivi.
La verità è che molti di loro, paradossalmente, HANNO LO STESSO SCOPO FINALE, ma si contrastano negli effimeri scopi celati dei loro sostenitori, ovvero i loro ego (superbia, invidia, lussuria, etc) non riescono ad accordarsi.
Uno dei conflitti più frequenti tra gruppi, è il banale conflitto di potere.
Se i "capi" si mettono d'accordo, allora i gruppi lavorano assieme, altrimenti tutti dovranno subire i capricci dei capi, e lavorare maldestramente separati anche se i gruppi hanno lo stesso scopo finale. Ma anche i singoli partecipanti hanno il loro ruolo nel qualificare negativamente il gruppo, portandovi le proprie contraddizioni anziché chiarezza di intento, utile a costruire.
Se i progetti evolutivi fossero bambini, dovranno attendere ancora per molto nel limbo dei non-nati, in attesa di un terreno affidabile dove poter attecchire e prendere vita.
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CREATIVITA' PERDUTA: l'errore storico divenuto cronico
Alcuni studi neurologici recenti hanno identificato aree del cervello implicate nel "primo contatto", ovvero quel momento in cui un individuo incontra una situazione nuova, che gli impone un elaborazione "cosciente" per decidere la sua risposta comportamentale, esteriore ed interiore.Da questa dipenderanno molte cose. Tra queste cose, vi sarà anche il suo modo di considerare quel tipo di situazione.
L'area cerebrale del momento nuovo è indicativamente posteriore dx.
L'area che invece ospiterà il medesimo pattern neurale, ovvero lo schema di pensiero originariamente elaborato in risposta alla novità nell'area posteriore dx, è invece quella anteriore sx.
Interessante, sebbene probabilmente si basa su un osservazione statistica tutt'altro che assoluta.
Resta però il fatto che le aree cerebrali implicate sono differenti a seconda si tratti di "cosa nota" o "cosa ignota".
Ora valutiamo questa eventualità:
Premessa: un qualsiasi essere vivente è programmato per identificare prima di tutto gli elementi costanti nell'habitat natale, allo scopo di poterli dare per scontato e occuparsi di altro.
Così scopre prima di tutto che l'aria è infinitamente disponibile (concetto leggermente errato, ma di solito lo si raffina differenziatamente col tempo), o che "da più in alto si cade, più rilevante è la conseguenza"...
Ok?
Lo stesso vale per qualunque elemento ignoto che portiamo entro il nostro "noto".
Prendiamo in mano un cacciavite per la prima volta nella vita... whoow! ...che sarà?
Ok, capito.
Ma poi che accade? Abbiamo due casi emblematici, per comprendere le modalità in cui avviene questo fraintendimento epocale.
Caso 1: cacciavite usa e getta marchiato "standard attuale".
Caso 2: cacciavite in lega d'acciaio quasi immortale.
Dopo averlo usato, avremo due differenti percorsi di esperienza individuale:
1- ogni volta che devo prendere un cacciavite, ne acquisto uno differente (è un esperienza nuova) che porta tuttavia allo stesso risultato (esperienza vecchia), sebbene vissuto diversamente*, derivandone una sensazione di scoperta quotidiana.
2 - ogni volta che devo prendere un cacciavite, prendo IL cacciavite (esperienza vecchia). E' appunto quell'attrezzo che ho imparato a brandeggiare con sicurezza, scoprendo che posso usarlo anche come scalpello (esperienza nuova), o per piantare i bulbi d'aglio... (esperienza nuova), derivandone una sensazione di scoperta quotidiana.
* il riscontro tra l'esperienza presente ed il nostro bagaglio storico di esperienze, conferisce all'evento in corso un attributo di "novità".
Dunque possiamo notare che in entrambi i casi l'individuo vede soddisfatta la suo ricerca del nuovo, con una sensazione di scoperta quotidiana.
La differenza però è ugualmente chiara:
- nel primo caso l'atto creativo è prodotto altrove, da un non ben compreso "dio" che ogni giorno ci propone qualche nuovo mestiere, oggetto tecnologico, modello di costume, approccio sociale, modello sessuale, eccetera. Questo demotiva ogni pulsione creativa, e atrofizza l'intuizione, il pensiero trasversale, la penetrazione filosofica.
- nel secondo caso l'atto creativo è prodotto da noi, derivandone un costante stimolo. L'individuo accerta così, istante per istante, la correlazione tra impegno creativo e esperienze nuove, impegnandosi nella misura che sente sostenibile e armonica.
Se immaginiamo quella sensazione di meraviglia che ci coglie quando scopriamo qualche piccola meraviglia della natura, dobbiamo anche prendere atto del fatto che lo stile di vita cui ci stiamo sottoponendo ci allontanerà sempre più dal provarla.
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sabato 3 marzo 2018
CAMPAGNA: elettorale o di marketing? Trova le differenze
Come sappiamo l'uso della parola "campagna" è stato associato al concetto di suffragio politico.
Salvo che per la politica, questo termine è utilizzato massimamente associato a "militare" e "pubblicitaria".
Una campagna militare serve a conquistare; curiosamente anche una campagna di marketing ha lo stesso scopo (conquistare il mercato).
La conquista in realtà è uno scopo transitorio. Lo scopo finale è acquisire qualche tipo di ricchezza o valore.
Così si invade un Paese per le sue risorse minerarie, economiche, culturali, etc. E' questo lo sappiamo.
Così si attacca il pubblico durante una campagna di marketing per avere le sue ricchezze.

E per la politica la situazione non cambia: conquistare i favori e i voti, dunque il potere formalmente in mano al popolo, per appropriarsi di tale potere.
Ma rispetto al marketing, oggi non vi sono più neppure differenze apparenti.
Una campagna elettorale EQUIVALE ad una campagna di marketing.
Vediamo perché.
Una buona campagna di marketing oggi, per una qualunque azienda, comprende indicativamente:
- brand awareness (aumentare il valore dell'immagine aziendale)
- remarketing (analizzare il pubblico per identificare le sue tendenze e adattare il messaggio pubblicitario ed eventualmente il prodotto al pubblico).
- campagne web-marketing (pubblicità mirate sul web, adwords, fbads, etc.).
- campagne stampa (comunicati stampa studiati, che i giornali pubblicano in cambio di soldi, o semplicemente per far volume; i contenuti oggi si pagano, ed è notorio che lo stesso business di facebook è basato sul fatto che gli utenti hanno fornito gratis i contenuti).
- influencing (inventare storie verosimili e diffonderle sul web; si crea il problema nel pubblico, offrendosi poi come soluzione).
- mucca viola (adottare un elemento nuovo e sorprendente che produca PAV - paradossoazionevivido per restare impresso nella memoria emotiva del pubblico).
La vera differenza tra una campagna di marketing ed una politica, è che nel marketing (forse la più biasimevole e intrinsecamente priva di utilità tra le "scienze" umane, e parallelamente la più realista e obiettiva) vi si può ravvisare ancora un senso etico.
Così per esempio è alquanto infrequente puntare il proprio successo sul discredito dei concorrenti.
Oltretutto la cosa sarebbe vietata...
Nelle campagne elettorali questo limite di decenza è saltato.
Così è perfettamente normale dare del barbone, maniaco, porco, demente, buffone, eccetera.
Anche gli stessi termini "nazionalista" e "comunista" vengono usati in accezione negativa e offensiva.
Parallelamente un altra considerazione: come nel marketing, anche nella politica il titolare dell'azienda raramente ha competenza e potere decisionale sulle scelte del marketing, affidata da prassi ad un direttore marketing.
Ma il direttore marketing a sua volta, difficilmente prende parte attiva nel creare i contenuti pubblicitari, limitandosi alle scelte strategiche.
Così il direttore marketing potrà scegliere di avviare una campagna adword, ma sarà un intero team di copywriter, grafici, psicologi, videomaker, blogger, SEO specialist, etc, a creare i contenuti da mostrare al pubblico, compresi normalmente i testi dei comizi.
Al General Manager resta da verificare i risultati sotto forma di numeri.
Se questa modalità è già problematica per le aziende, dove i manager sono spesso ignoranti in materia, e incapaci di soppesare la qualità della campagna marketing, ovvero di valutare l'operato dello staff di marketing, nella politica è decisamente più grave, visto che i candidati di solito sono quello che nel marketing si chiama "testimonial". Così si infilano nelle liste elettorali attori, puttane, assassini, truffatori, e qualunque altro tipo di stortura e devianza, così da poter fare da testimonial:
"Nel caso delle celebrità che fungono da testimonial, invece, si punta al fattore di riconoscibilità per produrre l'effetto alone (pregiudizio che proietta in un giudizio globale le qualità positive o negative che qualcuno ha dimostrato in un dato contesto)."
[https://it.wikipedia.org/wiki/Testimonial]
Riporto wikipedia nonostante rappresenti la meno accurata e seria forma di acculturamento, per dimostrare che queste informazioni sono alla portata di chiunque, ma richiedono l'allenamento dell'intelligenza trasversale, che la maggior parte di persone atrofizza in giovane età.
Dunque la politica oggi è divenuto un "prodotto" costruito in remarketing sul grande pubblico (maggioranza), e venduto mediante investimenti pubblicitari.
Il meccanismo di ritorno (revenue) o di ricavo di tale investimento viene garantito dal potere politico che si ottiene se la campagna ha successo.
Adesso vorrei invece capire quali siano i motivi per andare a votare... sarebbe come dire che è nostro dovere andare una volta a settimana al Centro Commerciale e scegliere un oggetto inutile da acquistare.
Salvo che per la politica, questo termine è utilizzato massimamente associato a "militare" e "pubblicitaria".
Una campagna militare serve a conquistare; curiosamente anche una campagna di marketing ha lo stesso scopo (conquistare il mercato).
La conquista in realtà è uno scopo transitorio. Lo scopo finale è acquisire qualche tipo di ricchezza o valore.
Così si invade un Paese per le sue risorse minerarie, economiche, culturali, etc. E' questo lo sappiamo.
Così si attacca il pubblico durante una campagna di marketing per avere le sue ricchezze.

E per la politica la situazione non cambia: conquistare i favori e i voti, dunque il potere formalmente in mano al popolo, per appropriarsi di tale potere.
Ma rispetto al marketing, oggi non vi sono più neppure differenze apparenti.
Una campagna elettorale EQUIVALE ad una campagna di marketing.
Vediamo perché.
Una buona campagna di marketing oggi, per una qualunque azienda, comprende indicativamente:
- brand awareness (aumentare il valore dell'immagine aziendale)
- remarketing (analizzare il pubblico per identificare le sue tendenze e adattare il messaggio pubblicitario ed eventualmente il prodotto al pubblico).
- campagne web-marketing (pubblicità mirate sul web, adwords, fbads, etc.).
- campagne stampa (comunicati stampa studiati, che i giornali pubblicano in cambio di soldi, o semplicemente per far volume; i contenuti oggi si pagano, ed è notorio che lo stesso business di facebook è basato sul fatto che gli utenti hanno fornito gratis i contenuti).
- influencing (inventare storie verosimili e diffonderle sul web; si crea il problema nel pubblico, offrendosi poi come soluzione).
- mucca viola (adottare un elemento nuovo e sorprendente che produca PAV - paradossoazionevivido per restare impresso nella memoria emotiva del pubblico).
La vera differenza tra una campagna di marketing ed una politica, è che nel marketing (forse la più biasimevole e intrinsecamente priva di utilità tra le "scienze" umane, e parallelamente la più realista e obiettiva) vi si può ravvisare ancora un senso etico.
Così per esempio è alquanto infrequente puntare il proprio successo sul discredito dei concorrenti.
Oltretutto la cosa sarebbe vietata...
Nelle campagne elettorali questo limite di decenza è saltato.
Così è perfettamente normale dare del barbone, maniaco, porco, demente, buffone, eccetera.
Anche gli stessi termini "nazionalista" e "comunista" vengono usati in accezione negativa e offensiva.
Parallelamente un altra considerazione: come nel marketing, anche nella politica il titolare dell'azienda raramente ha competenza e potere decisionale sulle scelte del marketing, affidata da prassi ad un direttore marketing.
Ma il direttore marketing a sua volta, difficilmente prende parte attiva nel creare i contenuti pubblicitari, limitandosi alle scelte strategiche.
Così il direttore marketing potrà scegliere di avviare una campagna adword, ma sarà un intero team di copywriter, grafici, psicologi, videomaker, blogger, SEO specialist, etc, a creare i contenuti da mostrare al pubblico, compresi normalmente i testi dei comizi.
Al General Manager resta da verificare i risultati sotto forma di numeri.
Se questa modalità è già problematica per le aziende, dove i manager sono spesso ignoranti in materia, e incapaci di soppesare la qualità della campagna marketing, ovvero di valutare l'operato dello staff di marketing, nella politica è decisamente più grave, visto che i candidati di solito sono quello che nel marketing si chiama "testimonial". Così si infilano nelle liste elettorali attori, puttane, assassini, truffatori, e qualunque altro tipo di stortura e devianza, così da poter fare da testimonial:"Nel caso delle celebrità che fungono da testimonial, invece, si punta al fattore di riconoscibilità per produrre l'effetto alone (pregiudizio che proietta in un giudizio globale le qualità positive o negative che qualcuno ha dimostrato in un dato contesto)."
[https://it.wikipedia.org/wiki/Testimonial]
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Dunque la politica oggi è divenuto un "prodotto" costruito in remarketing sul grande pubblico (maggioranza), e venduto mediante investimenti pubblicitari.
Il meccanismo di ritorno (revenue) o di ricavo di tale investimento viene garantito dal potere politico che si ottiene se la campagna ha successo.
Adesso vorrei invece capire quali siano i motivi per andare a votare... sarebbe come dire che è nostro dovere andare una volta a settimana al Centro Commerciale e scegliere un oggetto inutile da acquistare.
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