sabato 23 dicembre 2017

Imparare a giudicare il prossimo, per non involvere

Una delle cose che porta confusione nel mondo, è la tendenza della cultura moderna a bannare il giudizio in generale.
Così oltre ad essere moralmente proibito giudicare (il prossimo) basandoti sui fatti, cosa che ha dell'incredibile, ovviamente è implicitamente considerato da criminali giudicare una persona a Colpo d'occhio.

Ma sappiamo che le cose si imparano facendole, e così le persone hanno progressivamente disimparato, e stanno disimparando ancora di più giorno dopo giorno, ad allenare e sviluppare la loro capacità intuitiva di riconoscere nelle persone fattori pericolosi, proprio perché è implicitamente a loro proibito dalle mode sociali, facendole oggetto proprio di giudizio, ma collettivo!

Ovviamente l'individuo-massa attribuisce tale diritto solo a se stesso.


Ed è così che si perdono le facoltà più profonde, ataviche, e squisitamente umane, che dovremmo invece sviluppare per poter dire di essere VERAMENTE evoluti.

venerdì 8 dicembre 2017

LAVORO SULL'IO: i fraintendimenti sono frequenti e parte del miglioramento

Lavoro sull'io: i fraintendimenti sono frequenti e parte del miglioramento. Tuttavia in questo caso la cosa sembra pandemica, dunque provvedo ad un chiarimento, se posso.

L'io non è i suoi comportamenti.

Chiarisco: quando osserviamo un nostro "io", non possiamo che osservarlo attraverso i suoi comportamenti, atteggiamenti, risposte, movenze, sensazioni... ma se l'osservazione (auto) non è compiuta dall'Ente, ma da un altra struttura informatica delegata (io), allora si fraintende, e si finisce col considerare l'io come un insieme di comportamenti, identificandolo con questi.

Così ogni volta che decidiamo che un io è "cattivo", lo combattiamo. Ma l'io è un nemico particolare. Esso non oppone resistenza; semplicemente è li, facile da abbracciare.
Lo sforzo è trovare un non-senso per trascendere la sua suadente proposta, ma si tratta di una manovra magica, Yin, e noi non siamo molto esperti in ciò che siamo dentro. Ci interessa sempre e solo il fuori, e nel fuori combattere significa Yang!
Andare Yang verso un nemico che non si contrappone, bensì giace (Yin), significa una cosa sola: chiusura.
Cos'altro potrebbe fare la parte informatica? E' certamente la soluzione più giusta, dunque la attua reprimendo quel canale d'ascolto: non ascoltiamo più i suggerimenti di quell'io, ne reprimiamo i micro e macro comportamenti interiori ed esteriori.

L'io viene trattato come ogni altra cosa. La società è potentemente gravata dalle conseguenze di tale atteggiamento dell'io, che estensivamente si teatralizza nel comportamento della massa.
La massa ha spinto la medicina verso l'allopatia, dove tutti oggi possono finalmente avere quello che desideravano: una pillola che ci tolga il sintomo e fanculo la causa. Anche spiritualmente non vi sono divagazioni in questo trend.
Più è facile, non impegnativa, rapida, più la via spirituale è considerata "potente". I nostri "guru" li scegliamo così. Mille prodotti per mille differenti maniere di raccontarsela.

L'io non è i suoi comportamenti. Questi ci servono per avvertirlo, capirlo, dedurlo, conoscerlo... ma non sono lui.

Come il sintomo non è la malattia, così i comportamenti dell'io non sono l'io.

La soluzione è la cura. Ma occorre avere consapevolezza del problema da risolvere.

mercoledì 13 settembre 2017

AYAHUASCA E RIPROGRAMMAZIONE MENTALE - situazioni di quotidiano rischio


Come ho spiegato in molte occasioni, le piante entheogene come l'ayahuasca producono un effetto enweaking nella psiche, che la espone a riprogrammazione come altre pratiche (messe, rituali, oshomeditation, etc).

Vedi anche il mio workshop sull'argomento: 



Dunque è ESTREMAMENTE delicata come situazione. Il fatto che chi conduce viva di luoghi comuni o credenze, significa che le inculcherà anche a chi si sottomette al rituale.

Quando si entra in stato di programmazione (alfa/theta), è indispensabile la massima integrità morale e un elevato livello di umiltà e coscienza da parte di chi opera, che deve essere consapevole della sua grande responsabilità.

Questo articolo per esempio evidenzia il contrario, ponendo come esempio "le calorie alimentari" (frode scientifica usata dal marketing) quale verità conclamata da inculcare negli istinti per fare una dieta... bah, poveri ancestri...
http://www.spiritvine.net/…/j…/ayahuasca-hack-can-reprogram/

venerdì 11 agosto 2017

PENSI SIA POSSIBILE SEGUIRE IL CAMMINO TRACCIATO DA ALTRI solo se ti ritieni una macchina



PENSI SIA POSSIBILE SEGUIRE IL CAMMINO TRACCIATO DA ALTRI solo se ti ritieni una macchina, stampata e normalizzata al pari delle altre.

Questa convinzione si poggia su una convinzione generalizzata: "siamo tutti uguali". Ma è una falsa credenza.

Evidentemente non siamo affatto tutti uguali. Nulla lascia intendere ciò.

Peraltro sin da piccoli ci parlano come se ci fossero persone migliori e peggiori, più intelligenti e meno intelligenti, più buone e meno buone, più forti e meno forti... l'idolatria per la forza fisica (borse di studio sportive), i voti scolastici, il marketing per far crescere il pene, le tette rifatte, nascere troppo bassi o terribilmente gravati da distrazione poetica... insomma, o nasciamo con due teste, altrimenti la società ci farà immediatamente notare che siamo al di sotto dello standard.

Siamo appassionati di oroscopi, ma non cogliamo il fatto che le stelle dicono proprio che siamo ciascuno un cosmo a se.
Ciascuno ha realizzato la propria architettura psichica in maniera differente da un altro. Alcuni sono più o meno uguali tra loro, tranne piccole quasi insignificanti differenze. Altri sono a tutti gli effetti esseri senza paragoni, quindi tecnicamente unici.


Ma la confusione nasce dal fatto che ci dicono che siamo tutti uguali, e che se qualcuno ha fatto un "percorso" ottenendo un risultato, allora possiamo ottenere lo stesso risultato dallo stesso percorso. Non è vero.


NESSUN MAESTRO SPIRITUALE DELLE ANTICHE TRADIZIONI HA CONSEGUITO LA SUA LEVATURA RICALCANDO ORME DI ALTRI, BENSI' SOVENTE NEGANDOLE, E CERCANDO SENZA SCUSE IL PROPRIO SENSO.


Gesù, Buddha, Milarepa, Tolle... nessuno, anche volendo arrivare ai poco credibili Ophra o ...Robbins...


Se vado a Bergamo e mangio una pizza "Da Capri" (detto tra noi, una volta mi hanno messo il prezzemolo al posto della rucola...), e la cameriera mi sorride, e la pizza mi piace, e la digestione procede bene... questo dipende da fattori soggettivi. Se però sono una persona superficiale, assumerò 
 quello che mi è successo come una regola, e inizierà a consigliare ad altri di fare lo stesso presumendo erroneamente che anche per loro sarà piacevole e positivo. 

Lo stesso per i cammini spirituali. Alcune persone per fare un passo nella direzione verticale richiedono di sbattere la testa, altre no. Alcuni richiedono spinte e aiuti, altri richiedono ostacoli, e di essere "abbandonati" a se stessi. 

Presumere che esista un cammino, che esista un "lavoro spirituale", ecc. è una forzatura in termini.
Qualunque Egregor rappresenta un cammino, ma anche un essere a se stante in perenne cambiamento dotato di paraindividualità.

Se non apprendiamo a consolidarci nel nostro centro, se non costruiamo un endoscheletro di sostegno psicospirituale stabile e forte, non dovremmo azzardare a coltivare ambizioni di cambiamento spirituale. In primis perché si tratta di un ambizione dell'ego, e inoltre perché Il risultato è raramente reale dal punto di vista dell'evoluzione della coscienza; al contrario sarà colmo e nevroticamente ossessionato dalla necessità di soddisfazioni e conferme del "giusto procedere", tutte soggettive e relativamente false. Perché mai farlo?

mercoledì 8 febbraio 2017

L'INVERSIONE GENERAZIONALE - bambini vecchi e vecchi bambini

Riflettiamo su tale condizione, volete?
Quando andiamo a vivere in una nuova città, che succede?
 …succede che dopo alcune settimane, poi mesi, iniziamo a conoscere tutte le sfumature caratteristiche del posto, a costruire un idea più o meno realista e funzionale della città, giusto?!

Dunque questa idea può essere “più o meno realista”… bene; ciò dipende da due condizioni:
1 - noi, la nostra coscienza, la nostra intelligenza.
2 - la città, la sua permeabilità, la sua costanza nel tempo.
Se infatti fossimo persone stupide la nostra idea della città sarebbe stupida (salvo incidentalmente).
Se infatti fossimo persone incoscienti, la nostra idea della città sarebbe poco realistica ed errata (salvo incidentalmente).
Se infatti la città si celasse dietro blocchi sociali ermetici, la nostra idea ne risulterebbe incompleta (salvo incidentali fraintendimenti).
Se infatti la città cambiasse continuamente, la nostra idea giungerebbe ogni giorno come obsoleta (salvo casuali coincidenze).
Tra tutti questi elementi, invito a rammentare al punto 2 il concetto di “costanza nel tempo”.

Immaginiamo ora un piccolo villaggio del... sud francia... nel passato, qualche centinaio di anni fa.
Al di là dei fatti narrati nei libri di storia, sappiamo che allora NON erano presenti mezzi di comunicazione “real-time” alla portata di tutti. Dunque la normalità era muoversi a piedi, o al massimo a cavallo o carro, per riuscire a raggiungere luoghi lontani e poter comunicare con altre persone e villaggi.
Ciò significa che l'intera propria realtà sociale di una persona comune era limitata agli abitanti del proprio villaggio.
Neppure la fantasia aggiungeva molto, perché contrariamente a quanto si possa semplicisticamente immaginare, le persone di allora non avevano molte immagini mentali da utilizzare per fantasticare.
Spesso anche solo un illustrazione colta in un libro di famiglia dava luogo ad una serie di estensioni deliranti, e decisamente inadatte a toccare un sufficiente realismo immaginativo.
Per contro l’intuizione era molto stimolata, e utilizzata in forma istintiva.
Così apparivano gnomi intenti a battere il ferro incandescente, in una fornace nel sottosuolo... erano le uniche immagini a disposizione per fantasticare, rubate da volti deformati dallo sforzo del loro quotidiano, e le usavano.
La prima osservazione che si dovrebbe fare a questo punto è "ma allora perché oggi ancora usiamo, anzi persino mitizziamo, queste puerili rappresentazioni fatte dai nostri sempliciotti antenati?"
Riguardo questo, potremmo iniziare col dire che tanto puerili non sono, giacché vi è la mano dell’intuizione… ma si tratta per ora di un argomento troppo vasto da affrontare.


Tornando al nostro villaggio di analfabeti invece, possiamo immaginare facilmente anche lo sviluppo del progresso sociale e tecnologico in tale villaggio. Possiamo immaginarne l'andamento, che più o meno e mediamente assumerà il carattere asintotico che già dovremmo conoscere:



Come possiamo notare, i cambiamenti nel tempo erano decisamente poco rilevanti nel passato; significa che in cinquant’anni un paese difficilmente cambiava nei suoi tratti sostanziali. Anche l'espansione demografica ed edilizia sono fenomeni apparsi in tempi relativamente recenti.


Il punto chiave è dunque questo: chi nasceva due secoli fa come nell’esempio che stiamo facendo, con ogni probabilità avrebbe vissuto in un contesto sociale che si sarebbe mantenuto costante o quasi per tutta la sua vita.
Ciò significa che i suoi figli sarebbero "arrivati" nello stesso posto del padre, ma vent'anni dopo; e così via i figli dei figli.
Questo sarebbe stato percepito naturalmente e istintivamente da tutti loro, che seduti a tavola assieme avrebbero dato luogo ad una tacita gerarchia di rispetto, che peraltro ricorda quella dei branchi di lupi, dove il capobranco è invero il capostipite, ed i vari livelli di gregari sono semplicemente i figli, ed i figli dei figli.

Oggi parliamo di "rispetto per gli anziani", ma è una balla, un automatismo del corpo lunare. Anche coloro che si fregiano di rispettare gli anziani, spesso li trattano come fossero dei deficienti o dei bambini. Ma in effetti lo sono. Non sanno più accendere la tv perché diventata “smart”, o pesare l'insalata al supermarket, o scegliere un cibo (la tecnologia alimentare è finita fuori portata anche per i giovani), o programmare il navigatore per girare in auto... e nel frattempo però, il mondo sta eliminando proprio tutte quelle cose che la loro generazione aveva imparato ad usare, lasciandoli in un angolo del mondo con in mano un telecomando a pulsantoni.

Mi piacerebbe liquidare la cosa con “è una visione distopica”, se solo fosse una visione.
La mia vuole invece essere un osservazione trasversale in real-time.
Chiunque potrebbe accertarne la semplice autenticità adottando un osservazione divergente, trasversale, poliedrica, polispecialistica, olistica, globale.

L’impossibilità nel riuscirci è invece da attribuirsi alla tendenza psicologica a sintonizzare in forma specialistica la propria coscienza.
Appare come una “visione distopica”, una proiezione, per coloro che attualmente sono seduti davanti a un film chiamandolo vita; e non sto parlando della celebre allegoria per iniziati, ove si invita al distacco spirituale ed a guardare la propria vita come fosse un film. Parlo dell’ugualmente celebre e famigerato atteggiamento indolente della massa, il suo comportamento prevedibile in pasto al marketing, la sua pavidità, la sua pericolosa e dolosa ignoranza, il suo sadomasochismo istituzionalizzato e addobbato a festa… questo tipo di atteggiamento si basa sul proiettare! …e non escludo nessuno da questa tendenze, neppure il sottoscritto.

Un conto però e non essere ancora riusciti stare in sella al mulo, un altro e finire per portarselo sulle spalle!

La differenza è tra credere al mondo, alla società, ai miti sociali, ai titoli e al prestigio, alle etichette, alla moda, alla televisione, alle “autorità”, al fine di affidare a tale dogma esistenziale eteroindotto la propria responsabilità di essere vivente, delle proprie azioni e delle proprie non azioni.

Nella maggioranza dei casi, si crede e si fa quello che dicono gli altri per qualcosa che appare come una specie di insicurezza della Monade, dell’Anima.

Il vero rispetto per l'anziano era possibile quando sentivamo di essere al cospetto di qualcuno che era venuto nello STESSO MONDO che avverto ora, ma prima di me!
Non serviva molto tempo, giunti in un villaggio, per sapere con chi si doveva parlare. Tutti lo sapevano istintivamente…

Ora torniamo a noi, all’adesso: ma se i ragazzi di quindici/venticinque anni (bacino generazionale dei NEET) avvertono il mondo di oggi in modo differente da come lo avvertono i ragazzi di venticinque/trentacinque anni (bacino generazionale degli HIPSTER), i quali a loro volta lo avvertono diversamente dalla mia generazione (bacino generazionale PONTE), allora hanno tutti le loro buone ragioni a definire la generazione precedente come sostanzialmente ignorante e retrograda.
Non può essere diversamente.

Le modificazioni sociali non avvengono più ad opera di un “governo” sociale locale, bensì per mano di un ente remoto, situato altrove, gestito da “specialisti” che “sanno quello che fanno”. Questo è quanto un giovane incontra venendo al mondo.
Non si tratta più di un mondo che gli viene spiegato da chi è arrivato prima di lui, in un modo che appunto possa essere istantaneamente verificato, accertato, in modo istintivo e naturale.

La delega che viene richiesta ad un ragazzo oggi ha dello scandaloso: di fronte a se si trova degli adulti, più o meno anziani, talvolta palesemente infantili, sempre o quasi disperatamente impegnati a vendere se stessi come uomini e donne “vissuti”, fantasiosi e implacabili insegnanti di orgoglio e amorproprio; propugnatori di morali autoreferenziali, o date per scontato.

Siamo noi i vecchi. Siamo tutti vecchi. Siamo i giovani vecchi, quelli che rincorrono i giovani perdendo ogni giorno terreno. Siamo vecchi quasi sin da subito.
Questo perché ogni giorno il mondo cambia ma, contrariamente a quanto genericamente sento affermare, non è affatto cosa “normale”.
Il progresso della società in cui viviamo è determinato dalle avanguardie tecnologiche, le quali sono indirizzate dalle economie di potere.
La presenza di un nuovo standard lavorativo, o nuovo modo di fare benzina, eccetera, non sono decise dalle persone. Il mondo non ha più a che fare con le persone.

La consapevolezza di questa interdipendenza dovrebbe indurci a riflettere sulle nostre vite, ed a guardare le persone vecchie come fossimo noi allo specchio. Persone che hanno faticato per riuscire ad apprendere un gioco, per poi ritrovarsi ogni giorno di più come “novizi”, come goffi apprendisti, ma impossibilitati ad accettare, per orgoglio, il realismo di tale condizione.
E così, barcollando, si aggrappano a qualche fissazione, o abitudine, o programma televisivo…

Questa è certamente un momento cruciale di un epoca a sua volta cruciale della nostra esistenza umana.

Diamoci da fare.


La soluzione si nasconde dietro l’istinto. Ma quanti si ricordano cosa sia?