sabato 31 dicembre 2011

SCRIPTA MANENT


Scripta manent…

Se è vero che gli scritti sono meno perituri e volatili del verbo parlato,  vero è anche che nelle antiche tradizioni esoteriche, la comunicazione era orale… forse un motivo c'era.
Forse sapevano che, una volta "cristallizzate" delle opinioni, delle informazioni, delle sentenze o giudizi, una volta cristallizzate e fermate nel tempo, e nello spazio, per mezzo della parola scritta, allora tali informazioni avrebbero cessato di essere libere, cangianti e adattabili alla mutevolezza degli eventi e dei tempi, per diventare invece rigide, dogmatiche; precisi dogmi comportamentali, esatte descrizioni di cose e persone. Marmorei punti di vista sulla realtà, e su Dio.






Una forma definitiva e immutabile, come quella scritta, è perfetta per diventare attraente; magnetica e ammiccante alternativa alle scelte di coscienza.
Una volta che ci si presenta una regola ben strutturata, allora saremo tentati di mettere da parte la coscienza, con i suoi dissidi, per accettare tale regola quale regolatrice della nostra vita. Non ci sentiremo più responsabili per le nostre scelte, perché si è agito secondo "la regola", quasi come un soldato che, una volta accettata la regola della guerra e del patriottismo, non riflette più prima di determinare la morte ed il dolore di qualcuno.
http://www.youtube.com/watch?v=oF0MQ339Imc#t=03m11s





Ma oramai lo sappiamo, dovremmo infine essere edotti che dopo, una volta esercitata la scelta, o la non scelta (che è sempre una scelta), una volta "nutrita" la regola con la nostra osservanza, la promessa di serenità che essa ci ha fatto assume le sue vere sembianze: siamo stati truffati, ed il velo che copre la nostra responsabilità è trasparente. Vediamo attraverso di lui le conseguenze delle nostre scelte, come un monumento al nostro fallimento ed alla nostra codardia.
http://www.youtube.com/watch?v=rxRl3QauJqQ







Le cose scritte vengono usate dagli avvocati. Le cose scritte "fissano" delle decisioni, delle affermazioni, delle opinioni di un preciso momento-vita, e le rendono immodificabili. E' come trasformarsi in pietra.
Così ciò che non è di questo mondo, come gli ideali, la bontà, la giustizia e l'amore, d'un tratto diventano statici, e fatti di parole. Misurabili, confrontabili tra loro; e quale assurda ed estrema conseguenza di ciò - un effetto collaterale che non avevamo previsto quando siamo stati tentati di scrivere dei nostri Cieli - le cose scritte, possono essere modificate!

Così gli umani hanno scritto di Dio, dei Cieli, e dell'Universo madre del creato, e ne hanno scritto trasferendo da dentro a fuori. Dall'interno di loro, verso la propria mente, e da questa al foglio di carta…
I loro figli, e i figli dei figli, ne hanno letto, trasferendo da fuori a dentro. Dal foglio di carta ingiallito alla mente, e da questa al loro interno, direttamente verso il loro "senso del Sé"…

E noi, i figli, siamo nati e cresciuti con concetti scritti belli pronti, utili a spiegarci e descriverci ciò che, senza parole, la nostra anima percepiva in risonanza all'universo.
Come in un gioco infantile, il passaparola, rotolando attraverso il tempo come pietra logora, si adattava alle esigenze ed ai capricci dell'Ego. Così Amore, Misericordia, Giustizia e Dio, venivano modificati ad immagine e somiglianza dell'uomo e delle sue miserie.







Noi, i figli, prima che aprissimo gli occhi alla vita, prima che potessimo accorgerci di essere dentro un solco, lo avevamo già percorso in avanti e indietro molte volte, collaborando al suo scavo.
Il solco è così alto che non possiamo scorgere le cose; il nostro sguardo è oramai sotto il margine della trincea, che diventa dispoticamente la nostra nuova linea dell'orizzonte.








E' per questo che non amo le cose scritte. Nelle cose che possiamo scrivere, l'unica cosa effettivamente "vera", l'unica informazione assoluta presente in TUTTO quello che scriviamo, siamo noi, è il nostro Ego.
Possiamo dire cose giuste o sbagliate, ma appariranno tali solo da un punto di vista relativo.

Per quanto, in un dato momento, la nostra opinione possa sembrarci inequivocabilmente "giusta", l'osservazione dell'esistenza umana nell'arco dell'eternità del tempo e dell'infinito spazio - della moltitudine di esistenze in ciclico avvicendarsi, e della vastità e molteplicità di forme assurgibili ad un unico organismo vivente - ci guida invece dolcemente verso la comprensione che nulla è oggettivamente giusto o sbagliato.

Lo è tuttavia per l'ego!...

Se comprendo questo, allora ho già eseguito una manovra dentro di me.

Ora sono l'osservatore, e mi rendo conto che le "ragioni" del "giusto" o dello "sbagliato", sono tali solo per l'ego, quindi esse mi parlano di lui, e della sua specifica forma.

Tali "ragioni", non sono tuttavia parimenti idonee a determinare la mia vita. Non possiedono autorità esoterica per poter decidere cosa fare o non fare di me.


martedì 20 dicembre 2011

AUTOMATISMO - Ego, paura, legge di attrazione



Guidare un furgone, servire un "cuba libre" molto carico, realizzare un "cappotto termico", dipingere, avvitare e aggiustare, guidare il furgone, telefonare, fare l’inventario dei fornitori, vendere il bilocale di via grassi… queste sono cose che facciamo tutti i giorni.

Queste sono cose che potrebbe fare una macchina. Sono attività che potrebbero essere svolte da un sofisticato computer.
Qualcuno potrebbe dire: è giusto che sia così. Noi siamo anche macchine, abbiamo anche, nella nostra natura, la capacità di apprendere automatismi. Quindi è giusto che un’azione quotidianamente ripetuta, venga gestita da quella parte di noi che vive appunto di automatismi.

Qualcuno potrebbe pensare questo, che sia giusto così, che non è di nessuna utilità sovrintendere con la coscienza ogni singolo istante, mentre vado a consegnare colli con il furgone… può darsi che sia così, che sia giusto; ma certo è pure che gli istanti della nostra vita vissuti in automatismo, sono la maggioranza.

E’ colpa del sistema?

E’ colpa di necessità contingenti? E’ colpa della politica, o di mio padre, di mia madre… sarà quel che sarà, ma il fatto è che trascorriamo la maggioranza dei nostri istanti, dei nostri ottimisticamente 70/80 anni di vita, sotto il controllo dell’automatismo.

Ma mentre l’io automatico agisce, vive, controlla il corpo, noi dove siamo?
L’Essere, dov’è?

Perché, se ci rendiamo conto che in questi istanti di pilota automatico, l’essere è dimentico di sé, allora dovremmo prendere atto che la maggioranza della nostra vita la trascorriamo in assenza di noi stessi.

Si trascorre il tempo rotolando, come se lo scopo di vita sia di arrivare da qualche parte… ma sappiamo tutti qual è l’unica destinazione certa: l’arrivo stesso, la fine dell’esperienza, la morte, la cessazione di questa “possibilità”.

L’automatismo esercita un forte fascino di “riposo”, di sonno… un attraente torpore per la consapevolezza.
Entrare nell’automatismo, apparentemente, sembra essere la soluzione per riposarci. Ma quando una persona è stanca di vivere, curiosamente usa lo stesso termine: “riposo, riposo eterno”; per definire proprio il termine del viaggio...

Sembra quindi che una parte di noi, nello scegliere istante per istante l’automatismo al posto del vivere cosciente, sembra quasi voglia anticipare a ORA la fine del viaggio, farla finita subito, dormire… dimenticare… sognare…

Ma il sogno continua; noi quando siamo ”in automatico”, siamo sovrappensiero; questo termine che si usa comunemente, ci vede dimentichi di noi stessi, e mentre accade, e deleghiamo all’io-macchina l’onore di sovrintendere a questa esperienza di vita misteriosa e multi sfaccettata, quando deleghiamo all’automatismo, maestro della sintesi superficiale, dei luoghi comuni, delle etichette, dei pregiudizi, delle opinioni fatte, della condotta gregaria, quando deleghiamo a lui, scegliamo di morire, e sogniamo.  Ci lanciamo sin da subito in quel sogno eterno che forse ci attende al termine di questo viaggio.
Ora, in questo momento, se scelgo l’automatismo, scelgo il sogno, scelgo l’incoscienza.

E i segnali provenienti dal profondo di me, dall’inconscio, proietteranno allegoriche figure nella mia mente, torturandomi ed intrattenendomi con elementi che non appartengono a questo momento presente, perché in questo momento presente io non ci sono, in questo momento è il robot a vivere la mia vita… quindi in questo momento presente io non vedo la mia vita, e nel sogno la coscienza dorme guardando il futuro, a volte temendolo, fantasticando, ricordando il passato, struggendosi per cosa è stato fatto e non doveva accadere, struggendosi per quello che avrei dovuto fare tanto tempo fa, che è stato foriero di tante presunte conseguenze… tutto questo meccanismo non è il meglio dell’essere umano!

Alcune persone, non la maggioranza forse, ma molte persone, in maniera più o meno marcata, in misura della loro forza, del loro potere, della loro energia potenziale, scelgono spesso durante il giorno di essere li. Si risvegliano durante un sogno, che è la vita, si risvegliano e vogliono viverci dentro!
Vogliono prendere il controllo del robot umano, e sperimentarne le sensazioni. E li, nel momento presente, che le emozioni saranno quindi relazionate con un fatto reale.
E i pensieri, matrice e direzione della nostra energia, andranno a proiettare il nostro potere sul momento presente, che è la porta per creare il mondo stesso, o per distruggerlo.

Questo potere normalmente viene anch’esso delegato ad un automatismo. E così troviamo che il robot proietta nella nostra vita le sue stupide angosce, i suoi inutili timori, i suoi desideri senza futuro.
Il robot non sa adattarsi; il robot ha una forma e accetta solo quella; qualsiasi cosa che si presenti a lui e non coniughi con la sua forma, lui la rifiuta, soffre per il contrasto che ne deriva, lotta e usa le sue energie, le nostre energie, per piegare il mondo e le persone a se.

Non è dotato della virtù dell’adattabilità, mentre la coscienza sarebbe in grado di celebrare ogni singola cosa che ci si presenta, dandogli il giusto valore: quello di un esperienza. Esperienza che non può essere migliore o peggiore di altre, dato che per la coscienza non esiste un parametro relativo, ma solo un parametro assoluto: esistere, espandere, cercare di ampliare ancora quello che da chissà quanto tempo, ciascuno di noi come individuo è riuscito a fare.

Saranno innumeri vite che cerchiamo la stessa cosa, ripetiamo gli stessi percorsi, facciamo la stessa strada di casa, senza mai arrivarci a causa di errori che ogni volta dimentichiamo;  e delegando all’automatismo perdiamo la bussola, perdiamo l’orientamento nuovamente, nello stesso punto, nello stesso bivio, conservando inconsciamente il ricordo di un fallimento, di un errore fatto.

Tutti noi sappiamo che l’ego non conosce la verità. Però noi pensiamo con la sua di testa, e la maggioranza delle volte, lui decide di aver ragione, e ci convinciamo che la scelta giusta sia dormire.

Qui in questo istante io posso fare appello alla mia energia, quella che mi è stata data per fare esperienza, per vivere questa esistenza; posso fare appello alla mia energia ed utilizzarla per lo stesso scopo per il quale mi è stata data: per fare esperienza.

Stando qui, prendendo il controllo, dell’istante presente.

Togliendolo all’automatismo, io celebro il Creatore, di qualunque cosa si tratti.

Io celebro la forza che mi ha portato qui; quella forza della quale io sono una piccola parte, quella forza che è fatta della stessa natura dell’energia che mi serve per stare sveglio…
Quel potere che ciascuno di noi ha, in maniera maggiore o minore, espande con Lui, con il Creatore.

Usiamo questo potere, usiamolo ponendo volontà nei nostri atti, nel momento presente. Ponendo volontà nella scelta di esserci, in questo istante, anche se sto guidando, mentre tocco un vassoio di metallo, mentre cammino lungo un pavimento sporco e un po’ umido del bar mentre cerco il tavolo n.15 per servire questo accidenti di cuba libre troppo carico!...

*****

Voglio tuttavia chiarire che con il termine "automatismo" ci si riferisce però, in questo caso, non all’automatismo del centro nervoso parasimpatico, del centro istintivo, del centro motorio programmabile, quella parte di noi che apprende a fare le cose ed è in grado poi di farle senza pensare, come guidare, o un arte marziale… la capacità istintiva di parare un colpo nella maniera giusta, e magari ritorcerlo contro l’avversario, evidentemente esula dal pensiero consapevole.

Non posso "riflettere" su questo tipo di attività. Il centro istintivo è una facoltà. Quella parte di automatismo, che equivale anche al camminare, è altra cosa.
Il bambino apprende a camminare, ma non riflette su ciascun ordine mentale di alzare-spostare-poggiare il piede…
E’ il centro istintivo che se ne occupa. Esso si occupa, tra le altre cose, di digerire il cibo. Ci sono conoscenze di questo centro che sono esterne alla nostra volontà.  Non possiamo attuarle volontariamente passo per passo.

Questo perché la parte consapevole è la parte più lenta, è la parte di questo mega computer olografico che processa i dati uno-per-uno;  la mente razionale non sarebbe in grado di gestire simultaneamente migliaia di impulsi nervosi per mantenersi in equilibrio in bicicletta! Il centro istintivo quindi impara a fare questo, col tempo, perché il centro istintivo è in relazione con le parti non consce della nostra psiche, con l’inconscio.

Quello che sto suggerendo è che la coscienza si deve infiltrare in queste attività non interferendo con le attività stesse, ma come osservatore neutrale. Da qui possiamo anche comprendere il senso della cd “meditazione camminata”. Meditare mangiando, meditare camminando… il termine meditare in questo caso significa entrare in profondità nella cosa come osservatore, non come autore.

Sarebbe stupido pretendere di riuscire a sovrintendere ogni singola azione dell’apparato muscolare durante le nostre attività, e nel contempo gestire tutti i messaggi tattili interni ed esterni…
La mente di superficie non è in grado di processare un tale volume di dati. Senza la mente inconscia, non potremmo farlo.

Inutile quindi vantarci di riuscire a fare le capriole sui tappeti elastici! L’unico nostro merito è stato la perseveranza e, forse, una certa dose di creatività e fantasia… ma questo è altro argomento.

Pertanto il discorso non è da applicarsi all’azione, quanto alla consapevolezza del fatto.

Se ho imparato a fare il cappotto termico, e fare metri e metri di produzione, posso continuare ad avere la stessa prestanza, anche in meditazione. Forse all’inizio dovrò rallentare un po’, perché non abbiamo la capacità di osservazione e autosservazione allenata, ma direi che ne vale la pena.
Quindi, se mi metto ad osservare la mia attività, di solito tendo ad interferire con l’attività. Questo comporta una disarmonia, un inciampare in quello che faccio… un po’ come riflettere su come si pigiano i pedali durante la guida dell’auto. Se dovessi agire velocemente a causa di un problema, rischierei un incidente, in quanto non avrei i tempi di reazione rapidi necessari a salvarmi.

Osservare il fenomeno senza interferire è una facoltà superiore.
Tutti, qualche volta, l’abbiamo esercitata.

Da bambini si esercita di frequente; da adulti, qualcosa ci ha convinto che là dove siamo con l’attenzione, là dobbiamo interferire! Non è così, la prova più evidente è che la maggioranza delle attività più elaborate, veloci, specializzate e raffinate, non sono compiute sotto il nostro controllo, bensì sotto quello del centro istintivo.

Questo lo possiamo trovare in tutta la saggezza universale, dal vipassana sul respiro (lasciare che il respiro sia libero, ma osservandolo), alla concentrazione sul cuore, all’osservazione dei pensieri, all’arte di sognare (lasciare che il sogno si produca, e camminarci dentro; restare “fermi” e non interferire mentre il sogno si produce), alla concentrazione rilassata ma vigile degli atleti...

Così è come se io lentamente mi spostassi nel mio subconscio, è come se io un po’ alla volta acquisissi il diritto di penetrare un po’ più in profondità, e rendere un po’ più consapevole l’inconsapevole.
Spostando la soglia di coscienza verso l’inconscio, e riducendone la mole, aumento il mio livello di coscienza e consapevolezza, aumento la quantità e la qualità dei dati a mia disposizione in questo mondo, perché io, da osservatore neutrale, sono stato li a guardare quello che succedeva.

Questo vale per i pensieri, vale per quello che sto facendo come azioni, vale per le nostre emozioni. Quando leggiamo “le emozioni devono essere accettate, senza negarle”, questo equivale a non interferire. Negare la paura è come dire “non voglio questa paura, voglio che questa paura sia qualcos’altro”. Quindi nego la paura, sto tentando di interferire.
Invece, osservare ci pone in una posizione in cui non siamo più toccati dal problema; siamo osservatori neutrali, osserviamo la nostra paura, le nostre emozioni, i nostri pensieri, e la nostra vita, guardando con gli occhi di Dio; del nostro Essere, del nostro Dio interiore, che è formato appunto della stessa sostanza che ci ha dato la vita, che ci ha donato l’esistenza per fare esperienza.

“Io vedo, io non ho paura”

PERSONALITA’ – attori e spettatori


Tutti hanno un “senso del sé”.



Nel percorso di autoconoscenza della Gnosi, il praticante approfondisce l’analisi del sé, mediante lo strumento dell’auto-osservazione propriocettiva.

Tuttavia, quando pensiamo ad un incontro prossimo, ad un appuntamento di lavoro, ad un nostro possibile coinvolgimento in un evento sociale, cessiamo di osservare il nostro interno per dedicarci all’osservazione di un evento immaginario, di un film mentale che rappresenta l’evento in questione, nel quale immaginiamo le nostre azioni, reazioni e interazioni con gli altri personaggi e scenari…


Questo evidenzia il fatto che l’auto-osservazione è una facoltà che esula dal dominio del tempo; quando l’immaginazione ci proietta nel passato o nel futuro, siamo costretti ad osservare “noi stessi” da fuori, e non più dall’interno.

L’informazione relativa al nostro interno, ovvero allo “stato interiore” che abbiamo in quel determinato evento esteriore, è indispensabile per ottenere verità. La visione oggettiva deriva infatti non tanto dall’evento in se, ma da “come” lo stiamo vivendo.


Ne consegue che l’immaginare, il pianificare, il prevedere l’evento futuro, o l’elucubrazione e la riflessione sul nostro passato, manca di oggettività, producendo invece FALSI CONCETTI sulle cose e su noi stessi, concetti basati sulle “impressioni” del passato, proiettate fantasiosamente sul futuro.


L'INVITO: Tutte le volte che qualcuno ci prospetta qualche attività, tipo: “ti va di venire a mangiare da Tizio?”, l’automatismo nella nostra psiche è quello di “immaginare noi stessi intenti nel vivere tale attività”.


Prima di tutto, per iniziare il nostro “film” nella mente, è necessario attingere qualcosa a noi noto, da utilizzare per la scenografia ed il profilo caratteriale di attori e comparse.  Pertanto l’Ego si occupa di raccogliere le informazioni dal bagaglio di impressioni precedentemente accumulate, relative ad eventi simili.


Qui può nascere il primo problema (per l’ego): potrebbero mancare informazioni pregresse per il tipo di evento prospettatoci!

In tal caso, l’ego generalmente attinge ad una programmazione di base, istintiva. Un idea di noi stessi che si riflette su tutta la rosa di comportamenti che ci caratterizza:

VINCENTI – affrontando un evento nuovo, pensiamo che, in qualche modo, alla fine saremo in grado di farvi fronte e dominarlo.

PERDENTI – affrontando un evento nuovo, riteniamo che alla fine non saremo all’altezza, o che ci pentiremo di averlo fatto.


Ovviamente, coloro che hanno l’indole di “perdenti”, rifiuteranno l’invito, optando per attività già collaudate e rassicuranti.


I vincenti invece affronteranno l’evento con uno stato interiore particolarmente “aperto”, e pregno di una fiduciosa aspettativa. Quest’indole è utile da sviluppare, perché irradia positività nelle attività della vita, e movimenta energie e risorse vitali; per contro, sovente si associa ad esaltazione egoica, mitomania, presunzione, arroganza, ottusità, megalomania, ecc.

Se invece l’evento prospettato rientra tra quelli sufficientemente conosciuti, allora il film è realizzabile, quindi parte la proiezione che simula l'evento…
Se il “film” che stiamo proiettando dentro di noi ci piace, se le persone immaginarie ci trattano con rispetto e dignità, se l’amor proprio si vede gratificato… se i nostri ego non si sentono minacciati, se nulla del film ci spaventa, ALLORA ACCETTIAMO.

Se viceversa il film ci spaventa, se temiamo l’umiliazione, il fallimento; se non ci piace quello che stiamo vivendo nella nostra interazione con personaggi e scenari immaginari, allora c’è un problema, e RIFIUTIAMO.

Chiaro: un atteggiamento di apertura al nuovo, di attenzione all’istante e di auto-osservazione, può essere la soluzione, ma a volte questo sembra sostanzialmente inapplicabile, perché?

La risposta è nella PERSONALITA’.
La nostra personalità è il protagonista del film immaginario. E’  la base su cui fondiamo l’idea di noi stessi… 

E’ come se, per rassicurarsi, l’ego andasse per strada sostenendo davanti a se uno specchio, mediante il quale ottiene conferma della sua esistenza.
Questo lo facciamo sin da piccoli, ma col passare del tempo l’immagine riflessa nello specchio si fissa sul fondo, diventando una specie di fotografia…

Giunti alla maggiore età, guardiamo nello specchio un’immagine oramai divenuta fissa, ma l’ego pensa ancora di avere davanti uno specchio che riflette la sua reale immagine del momento, cadendo in una moltitudine di errori da fraintendimento.

Cos'é un EGREGOR, e come si può identificare.




"Que es un egregor, y como se lo puede identificar" di Federico Romero - 21 febbraio 2008 - Web Site MonosSabios - Fonte: http://www.bibliotecapleyades.net/cienciareal/cienciareal42.htm
Traduzione dallo spagnolo e revisione: Eros Poeta



Siamo in grado di identificare le caratteristiche di un Egregor in diverse in situazioni, quali:
  • Manifestazioni sportive
  • eventi musicali di massa
  • dimostrazioni di strada
  • atti politici
  • particolari religioni o congregazioni religiose
  • affari
  • cinema
  • teatro
  • TV
  • pubblicità
  • diverse manifestazioni culturali,
... questi e altri esempi noti e meno noti.

La maggior parte delle persone non hanno idea di cosa significhi la parola “egregor”.


Anzi, probabilmente la maggior parte dei dizionari non contengono neppure tale parola; figuriamoci il suo significato. Il motivo di ciò potremmo immaginarlo…


Si tratta di un termine esoterico. Ma non esoterico nel senso di "cosa strana" o "misterioso", ma letteralmente.





E’ un termine usato all’interno (cerchio interno) di un ordine iniziatico; per questo quasi nessuno conosce questa parola, e men che meno il suo significato.


Ora vedremo il significato del termine. Non spiegheremo qui la sua storia, ne la sua etimologia, in quanto questo aspetto ci risulta ignoto.


Si chiama Egregor un conglomerato specifico di energie (del piano astrale), condiviso da un collettivo
umano. Ciascun Egregor rappresenta un entità attivamente vigile.





Ogni collettività produce sempre il proprio Egregor.


Consciamente o inconsciamente, gli individui appartenenti ai gruppi (due o più persone) convergono la loro ATTENZIONE e le loro EMOZIONI verso determinati argomenti di loro interesse.


Le caratteristiche degli obiettivi collettivi sono quelle che conferiscono le specifiche caratteristiche qualitative di Egregor , mentre le emozioni sono ciò che darà la forza [o caratteristica quantitativa – ndr].


Metaforicamente, possiamo dire che l'emozione è la "materia prima", mentre l'attenzione è la direzione o “la forma”.


Appare comprensibile che la portata e la potenza di un Egregor risulta direttamente proporzionale alla quantità di persone che lo creano e sostengono con le loro emozioni e la loro attenzione [focalizzata –
ndr].





Ogni entità-Egregor si identificata nel suo creatore, e ogni volta che questa [o questo creatore – ndr] viene evocata (anche inconsciamente) ella giunge in appoggio e aiuto di coloro che forniscono il "cibo" (il suo cibo sono le emozioni, l'attenzione e l'intenzione [o intento – ndr]), per questo l’Egregor si definisce Entità vigile.


E’ un entità intelligente, quindi apprende e si perfeziona, e combatte contro coloro che minacciano la sua sopravvivenza e quella dei loro creatori. Il grado di identificazione di qualsiasi persona o gruppo con una causa, può essere tale che l’Egregor giunge a manifestarsi come un POSSESSIONE.


Una possessione implica che l'energia permei l'individualità di uno o più individui molto intensamente, per un determinato lasso di tempo, entro il quale l’Egregor si manifesta attraverso di loro; gli individui diventano strumenti della causa condivisa, potendo giungere a compiere azioni che successivamente non sono in grado di giustificare, ne considerare come emerse dalla propria volontà
individuale cosciente.



Porteremo un esempio per chiarire: il calcio.





L’EGREGOR DELLO SPORT DEL CALCIO


Ogni squadra sportiva ha le proprie caratteristiche, ha una storia, ha un tipo di persone che la seguono, una propria filosofia e scala di valori, e altre caratteristiche che la distinguono dalle altre squadre.





Le “cose” che mantengono unita una tifoseria si retro-alimentano e rinforzano costantemente. Ecco come si crea l’Egregor specifico di una squadra.


Le vittorie e le conquiste si occupano di plasmare la parte positiva di questa entità collettiva. E' quella forza inspiegabile che rende possibile un esito positivo nelle partite difficili, che si vinca nonostante le avversità.


Quando questo accade, si suol dire "la magia della squadra"…


Mistica o Magia, altro non sono che la forza e la fiducia[1] della collettività, che manifesta [la sua influenza – ndr] nel gioco, nei giocatori e nella dinamica degli eventi.


Tuttavia, ci sono gruppi le cui emozioni sono molto ostili, e così l’Egregor diviene aggressivo e facinoroso. Tutti gli Egregor si alimentano, come già detto, con l'attenzione, le emozioni e le intenzioni dei loro fautori.







Stante i fenomeno di feedback (retro-alimentazione), che vede l’Egregor influenzare la propria gente e a sua volta nutrirsene, esso tende naturalmente alla omogeneizzazione dei suoi componenti.


Facciamo un esempio concreto:


A. è un grande fan della squadra X. Egli non è una persona violenta nella sua vita quotidiana.


La squadra X ha un Egregor XX, generato da un gruppo di persone intolleranti verso le squadre avversarie, aggressive, violente e ostili.


Il fanatismo [4] della persona A la pone in comunicazione con l’Egregor XX.


L’Egregor XX mantiene le proprie caratteristiche, all'interno delle quali vi è una marcata ostilità e violenza contro gli avversari.


Così, influenzato dall'energia collettiva a causa di quell’identificazione originaria, A finisce con l’essere un individuo ostile, e persino violento.

Al di fuori dell’ambiente di manifestazione dell’Egregor XX, A sarà ancora una persona perfettamente normale.


Non molto tempo fa, si verificò un crimine piuttosto cruento nel mondo del calcio, l' omicidio di Hector Da Cunha .



Chi ha ucciso Da Cunha? Fu una, due, tre persone, con nome e cognome... o una energia collettiva che si è manifestata attraverso di loro?


E’ una domanda interessante ... che mi rattrista profondamente ... qualunque sia la risposta.


Ne valeva la pena? Ha insegnato qualcosa? E 'l'unico "mostro" che vaga libero in cerca di sangue?


No. Ce ne sono altri da prendere in considerazione.




EGREGOR GENERICI E MASSA-CRITICA


Per chiudere l'argomento, consideriamo il fatto che le entità o energie
che si alimentano dell’attenzione e delle emozioni delle persone non
esistono esclusivamente a livello di piccoli o medi gruppi…


A livello globale ci sono concetti che la gente alimenta con il proprio tempo, la propria mente e le proprie emozioni.


Esempi?

  • GUERRA
  • PACE
  • HALLOWEEN
  • CRISTIANESIMO
  • CAPITALISMO
  • COMUNISMO
  • FASCISMO
  • NEW-AGE


... Eccetera, eccetera, eccetera.


Come tutto va, tutto torna.


Noi diamo il nostro apporto [in termini di energia – ndr], il concetto così si alimenta e cresce, per poi rendere al mondo la SUA PROPRIA QUALITA’, con l'intensità [QUANTITA’ – ndr] che la massa gli ha prestato (ceduto).


Libri appartenenti a varie scuole delinano la teoria secondo la quale l'essere umano è co-creatore della propria realtà attraverso i pensieri e le credenze. Certamente così è.


Il fatto di NON PENSARE a "una qualche cosa", non la fa cessare di esistere ... ma il fatto di prestare le nostre emozioni ed i nostri pensieri (entrambi sono energie) a certi concetti, fanno si che questi abbiano più  potenza per riflettersi (manifestarsi) precipitando attivamente sul mondo.






MASSA CRITICA [2]:



E’ così chiamata quella "misura" o quantità necessaria affinché avvenga un cambiamento, sia positivo che negativo.



Concretamente [e sinteticamente – ndr], quando la-metà-più-uno delle persone appartenenti ad un determinato ambito pensa di fare un cambiamento, il cambiamento è fatto, perché sono la maggioranza assoluta; questa è una massa critica.


A quali entità concettuali stiamo consegnando la nostra energia con i nostri pensieri, azioni e parole?


Guerra, Halloween, Mc. Donald, Dollaro, Euro, Televisione, Grande Fratello [, Berlusconi – ndr], calcio ... e così via, così via, così via.




Sono questi i nostri argomenti di interesse e di discussioni in corso ... Non è vero?
Sono problemi che hanno a che fare con noi?
Sono argomenti che fanno bene al mondo?





Come Umanità abbiamo altre emergenze… credo… come lo strato di ozono, il cambiamento climatico , la minaccia nucleare, la fame , la prossima mancanza d'acqua , l'inquinamento, e via dicendo.


Siamo tutti responsabili nel fare e nel non fare ...
o meglio ESSERE [3] NOI STESSI LA MASSA CRITICA per vedere di cosa abbiamo bisogno nell’urgenza di questo momento storico, oppure prestare [ad altre intelligenze per scopi a noi alieni – ndr] la nostra attenzione ed il nostro entusiasmo.


................................
[1]
ndr - Forza e fiducia sono tra gli attivatori del potere definibile con
la parola “intento”, che opera nella cd “Legge di Attrazione”.


[2]
Etimologia: la parola "CRISI" sembra derivare dal greco "Krisis" che
significa "separo" e "discerno". Kant definisce il pensiero critico
“esame, al quale si deve sottoporre la ragione, per accertare le
capacità di conoscere.”


[3] ndr - “fare” o “essere” può
essere anche visto come una maniera alternativa di operare. “Essere”
produce effetti in maniera sottile ma possente, come la non-azione (Wu
Wei) di Gandhi o il non-fare magico citato da Carlos Castaneda.


[4]
ndr - fanatismo: meccanica psicologica direttamente relazionabile con
l'Ego; l'influenza dell'Egregor ha potere solamente sulle parti (corpi
lunari) dotate di "massa psicologica", intesa come materia egoica idonea
a vibrare in risonanza con esso. In assenza di strutture egoiche, non
vi sono elementi su cui l'Egregor possa agire per manipolare la volontà
di una persona, che diventa pertanto libera, e non solo "a parole".