venerdì 16 dicembre 2016

AUTOSSERVAZIONE: effetti collaterali "trasversali"


Qualunque attività protratta nel tempo modifica la nostra "terra filosofale". L'organizzazione della nostra psiche si consolida in una forma differente, idonea a svolgere tale attività.

Anche solo giocare a tennis modifica la nostra "forma", e con essa ovviamente a cascata tutti i corpi lunari del Quaternario: Mentale, Astrale, Vitale, Fisico.
Nuove connessioni neurali, muscolatura dedicata, controllo emozionale, sensibilità selettiva, elaborazione mentale istintiva...

Leggere notizie sportive, mangiare tutte le mattine una brioche, masturbarsi, farsi docce molto calde, detestare gli insetti... sono tutte attività soggette alla legge dell'abitudine.

Il nostro sistema psico-spirituale è ben progettato per sopravvivere. Ogni esigenza impone un rebuilding dell'architettura.

L'autosservazione non è esclusa. Autosservarsi costantemente, o anche solo periodicamente ma in forma ripetitiva (non saltuaria) fa di noi una persona differente, sotto moltissimi aspetti.
Le differenze più importanti sono proprio nel senso della vita, nell'idea di realtà e di identità che produciamo, base e movente del nostro procedere e delle nostre scelte.

Ogni volta che ci autosserviamo comprendiamo in modo più elegante le attività che si producono nel nostro paese psicologico, le reazioni, le basi e motivazioni delle nostre scelte e delle nostre opinioni.
In particolare, invito a portare l'attenzione su una qualità molto utile, oserei dire cruciale in quest'epoca di degenerazione creativa: l'intelligenza trasversale.

L'intelligenza trasversale può essere definita come quella capacità, generalmente poco coltivata e sviluppata, che consente di ravvisare in un fenomeno le sue analogie con altri fenomeni ad esso corrispondenti o affini, al fine di poterlo comprendere e consapevolizzare ad un livello di coscienza superiore al precedente. La fisica e l'astronomia ad esempio si sono storicamente prestati allo scopo; anche la neurologia di recente ha iniziato a ravvisare evidenti analogie tra il cervello ed il cosmo.

L'intelligenza trasversale è indispensabile, nell'autosservazione, per comprendere le complicità attive in un dato momento tra elementi psicologici differenti all'interno della psiche, e le loro interrelazioni.

A tutti e noto che taluni vizi, se repressi, portano a sfoghi compulsivi in altri vizi. Ad esempio le sigarette, o il sesso compulsivo, possono traslare trasversalmente e manifestarsi nella gola, o nell'avidità.

Nella pratica gnostica si parla di "analisi transazionale", sebbene in venticinque anni non abbia mai sentito nessun pseudoguru gnostico o paragnostico o protognostico affrontare seriamente l'argomento...

L'autosservazione obbliga quindi il nostro sistema psicologico ad aggiornarsi, e ad attivare le funzioni di intelligenza trasversale, che fa della persona un soggetto fortemente intuitivo e visionario. Tutti i grandi geni del passato risultavano dotati di tale tipo di intelligenza; solitamente questa virtù corrisponde ad una cultura di tipo poliedrico, ovvero non focalizzata su un singolo argomento, bensì sviluppata mantenendo un punto di vista olistico di tutta la realtà che ci circonda, al fine di progredire coscientivamente in forma armonica, anziché distopica, autoreferenziale e cieca come avviene negli specialisti.

Come vantaggio secondario, ma tutt'altro che irrilevante, l'intelligenza trasversale sviluppata come risposta all'impegno nell'autosservazione porta ad osservare con eguale sottigliezza intuitiva anche l'esterno: i fenomeni sociali, economici e relazionali.
In particolare, una volta compresa l'intima relazione tra ogni elemento della realtà, una volta realizzato che sono tutti accomunati dalle medesime leggi cosmiche elementari, sarà anche molto più accurata la nostra capacità di valutare le conseguenze delle nostre azioni e scelte.

Questo aspetto, potrebbe consentire di invertire l'attuale inquietante trend incrementale di azioni compiute collettivamente senza considerare i danni collaterali prevedibili, che ci vedono periodicamente accertare i danni sempre quando oramai è tardi per correre ai ripari.
(vedasi anche http://ondesuonde.blogspot.it/p/inquietante-singolarita.html)

Il transumanesimo è in effetti uno dei problemi causati dall'inconsapevolezza dell'uomo rispetto a se stesso.

Nonostante in ambito scientifico suonino differenti campane, con posizione discordante, mi sento di affermare che nessun uomo, se si auto-osservasse costantemente per almeno un anno tanto da sviluppare una minima consapevolezza poliedrica e intelligenza trasversale, si fiderebbe più dell'attuale establishment scientifico e culturale.
Una volta "viste" e intuite le ripercussioni verticali e trasversali delle nostre azioni sulla linea di sviluppo degli eventi, nessuno più si esalterebbe per la tecnologia come oggi accade; ma forse si tratta solo di immaturità.  Non per niente, un adolescente comune sarebbe pronto persino a non mangiare per giorni pur di avere il nuovo iphone...

...di seguito un vecchio filmato sull'argomento "poliedrici e specialisti".



martedì 29 novembre 2016

PARA-ADVAITA - si può vivere senza ego?

GM (interrogante)
Ciao, cosa ne pensi di questo articolo?
https://ilblogdellanimale.com/2016/11/24/la-liberta-oltre-la-ricerca-karl-renz/
Credi sia possibile vivere concretamente nel quotidiano usando la nostra personalità e, nel contempo vivere su un livello di Coscienza del genere?
Grazie, in ogni caso.

EP (Eros Poeta)
...allora, si ma il tuo tentare di immaginarlo è fallimentare già "a tavolino".
Nell'esempio in questione, il sig. Karl Renz sta parlando come se ciò che dice riguardasse e investisse tutto se stesso (stato dell'essere), ma l'evidenza dice che portando gli occhiali ha delle gravi tensioni inconsce totalmente da lui inaccessibili (vedasi il paradigma di W. Bates sui difetti visivi... da non confondersi con le illazioni becere sulla sua scienza sbandierate dagli sciacalli post mortem). Dunque egli è semplicemente identificato in un insieme di ego che, al pari di un sofisticato algoritmo adattivo di programmazione di un dispositivo I.A., hanno appreso a formulare un paradigma di descrizione della realtà basato sulla strenua negazione dell'esistenza intrinseca, giustificandolo con l'assenza di prove empiriche risolutive che dimostrino l'esistenza della materia e della realtà.

Ci sono molti autori oggi che ostentano una dialettica Advaita in stile Maharaj; alcuni iniziano a scrivere così da un giorno all'altro, previa ovviamente massiccia lettura di testi in argomento.
Avverto tuttavia l'evidenza del fatto che le loro parti istintive sono ancora perfettamente soggette all'illusione del sogno solido e dell'ego, che lo reputa oggettivamente esistente (esistenza intrinseca) sebbene non lo sia.
Ciò che oggettivamente esiste è solo lo yin, ma è inavvertibile se non dall'essenza profonda della nostra anima. Non appena si cerca di afferrarlo con le parti yang (corpo fisico, vitale, astrale, mentale, detti "quaternario") della coscienza, massimamente dominate dai concetti (software) dell'ego (mente informatica), non appena l'oggettivo viene afferrato dal soggettivo o dipendente, l'oggettivo stesso diviene soggettivo. Ma tra elementi manifesti, ovvero soggettivi, esiste un interazione rigida e stretta, che la mente informatica chiama "realtà"!
La mente informatica considererà sempre reale l'irreale (realtà soggettiva Yang) e irreale il reale (realtà oggettiva Yin), per questo la mente informatica ci spinge a cercare quello che chiama "felicità", mentre oggettivamente andiamo alla ricerca di una "ininfelicità", ovvero uno stato di soluzione alle mancanze, che sono lo stato di infelicità conosciuto dalla mente informatica.

GM
Grazie per la Tua generosa attenzione. Ma si potrebbe vivere senza Ego nella materia...?
Cosa accadrebbe se fossimo del tutto Yin? Saremmo pura Coscienza, svaniremmo nell'infinito?

EP
La mente informatica è come un computer. Castanedianamente possiamo definirlo come strumento per ordinare il Tonal, oppure pensare erroneamente che possa guidarci attraverso il Nagual, verso l'ignoto, verso l'evoluzione della coscienza, cosa che ovviamente non può fare giacché ciò che è informatico può solo riconoscere ciò che conosce, ed è incapace di riconoscere ed elaborare il "nuovo".
Con la corretta configurazione delle nostre risorse, la mente informatica non sarebbe un problema più di quanto non lo possa diventare il tetto della nostra casa.
Ma lo scenario esistenziale non è qualcosa che possiamo immaginare dal nostro attuale punto di vista, dove la mente informatica filtra ogni cosa (tendenza centrifuga della psiche).

GM
Saremmo pura realtà, forse come successe ad Atlantide... sì, credo di capire.

martedì 30 agosto 2016

FELICE O INFELICE - di cosa stiamo parlando?


  1. Dipingo a nuovo la cucina: ahh ora si che mi piace!
  2. Lascio il mio pedante fidanzato: ahh ora sto meglio.
  3. Apro la finestra per far girare un po' d'aria: ahh che bel freschetto...
  4. Sto sui libri per due settimane: ahh che soddisfazione prendere il massimo dei voti!
  5. Abbraccio il mio vecchio amico: ahh che bel calore di cuore...
  6. Acquisto il nuovo smartphone: ahh che ficata!
  7. Sono in buona compagnia, e posso esternare liberamente: ahh finalmente della gente che capisce.
  8. Bevo una bella birra fresca: ahh ora si ragiona!
  9. Un amica accetta le mie attenzioni sessuali: ahh finalmente un po' di automotivazione...
  10. A due minuti dal termine il Vattelappesca segna il gol contro il Kissenefrega: ahh grandeee!
  11. Trovo lavoro e posso lasciare la casa materna: ahh mi sento libero.


Questi sono alcuni esempi casuali che mi sono venuti, per esemplificare situazioni comuni ove le persone comuni cercano la felicità. Ma... non notate qualcosa di strano, e ricorrente tra le varie differenziate circostanze?

Proviamo ad approfondire, anche solo superficialmente. Si, lo so, la profondità solitamente spaventa, è il nulla, il buio, l'ignoto, la morteeeeee... ;)

In ordine:

  1. La cucina è brutta, mi deprime, è ingiallita, mi ricorda la casa di un pezzente, mi fa sentire male.
  2. Il mio fidanzato è bello, e a volte mi attizza, ma ogni giorno mi fa sentire sbagliata, inibisce la mia autostima, e allontana gli amici per possessività, mi fa sentire male.
  3. Oggi c'è un umidità diabolica, non si respira. Mi fa sentire male.
  4. I miei amici hanno preso il massimo dei voti, e l'idea di fare una pessima performance mi angoscia. Mi fa sentire male.
  5. Il mondo è cinico, non posso aprirmi, vorrei una carezza, un abbraccio; vorrei potermi abbandonare, lasciare per un attimo questa tensione... che mi fa sentire male.
  6. Tutti quelli in gamba hanno il nuovo smartphone, lo dice la televisione, e io ho un telefono di merda. Mi fa sentire male.
  7. Vorrei dire la mia, ma temo di essere contestato, umiliato, ignorato... questo stato di alienazione mi fa sentire male.
  8. Sto morendo di sete, finché ho questo disagio non riesco a pensare ad altro che a bere.
  9. Frequentemente devo sfogare le mie ansie sessuali masturbandomi, e a guardarmi mi sento un fallito se penso che i miei amici dispongono di belle ragazze con cui sollazzarsi. Non sto bene.
  10. Sono in ansia, temo che finisca la partita in pareggio, e tutto questo disagio mi resti dentro.
  11. Ogni minuto una critica, un ricatto, una paternale. Non sto bene in casa con mia madre!
Notato qualcosa?...

OGNI MOMENTO DI FELICITA' DERIVA DAL LIVELLO DI INFELICITA' DELLO STATO DIRETTAMENTE PRECEDENTE.

Le parole in questo caso appaiono errate, invertite: felicità/INfelicità.
"In" sta per "assenza di".
Quindi "infelicità" sarebbe "assenza di felicità"... ma abbiamo visto che la cosa è all'inverso!
La "felicità" appare quando vi è "assenza di infelicità".
Dovremmo quindi scrivere INFELICITA'/ININFELICITA'

Ma ovviamente non avrebbe senso. Direi dunque di allargare la riflessione al senso stesso di felicità: non si tratterà forse di un equivoco? Non sarà che l'uomo comune, incapace di concepire lo stato di felicità (leggasi "armonia esistenziale"), lo confonde col piacere?
Quindi si tratta dell'antagonismo "dolore/piacere" a muovere il mondo... fuga dal dolore, ricerca del piacere. Esserne consapevoli potrebbe aiutare a rendere la propria vita più autentica.
Per approfondire suggerisco questo mio vecchio intervento del 2014:



Della Luce e del Fuoco - la pazzia di Gaia

La luce è anche il fattore comune delle testimonianze di coloro che sperimentano esperienze di "premorte"; tornando dall'aldilà, raccontano di aver visto una luce, fatta di pace, di amore, una luce nella quale erano prossimi a perdersi, ma poi...gluck! Si ritrovano ancora nel loro pesante involucro fisico.

Esseri di luce sono frequentemente nominati dai cultori del channelling, dai contattisti, dai medium, e anche dagli "addotti", da coloro che ritengono (o scoprono) di essere stati oggetti di particolari attenzioni da strani esseri non umani.

Ma poi notiamo che "lucifero" è considerato da alcuni esoteristi come il "portatore di luce", anche se la maggior parte della gente lo identifica come il male in persona... e ricordiamo il compianto martire della mala-chiesa Giordano Bruno, che di ombre delle idee ne sapeva raccontare di irraggiungibilità.

La luce e il Sole spesso sono un unica suggestione ideica; essa/esso circondano persino la famigerata piramide occhiuta della massoneria da bar, palpeggiata massivamente dai gringos (o "green-go", come precisano talvolta i latinoamericani...) di tutto il mondo, e non solo.

Ma la luce effettivamente illumina; effettivamente ci consente di "uscire dall'oscurità". Così una cosa fumosa diviene chiara, si rischiara, si illumina.
Talvolta è la luce della ragione, talaltra quella dell'amore, o dell'intuizione... e così, una buona idea assume l'aspetto di una lampadina che si accende sopra  la testa del nostro fumettistico personaggio.

Poi ci sediamo all'imbrunire; la baia è ferma, ed i chiarori del crepuscolo alle nostre spalle riflettono sulle quiete acque, stabili in un mare di lucida alpacca. Le falene, o qualsiasi simil cosa siano, stupidamente fanno ronda alle neoaccese lampade da veranda; palle della morte, dimore dei draghi! I Gecko vi alloggiano dentro, e prosperano senza mai doversi allontanare più di una trentina di centimetri. Grassi Gecko, fantastici; di medesima opinione anche i simpatici gatti che a loro volta gradiscono il gioco della caccia, prenotandosi prontamente per successivo gradino della catena alimentare.
Ma le falene... perché cercano la luce??

Il wikipensierocomune balbetta superficialismi di poco o nessun interesse per la mia riflessione; così anche nembi vorticanti di moscerini di ogni cultura, razza e religione continuano a suggerirmi valutazioni di altra tonica. Valutazioni che prima di ogni cosa mi fanno pensare alla fonte luminosa... perché una candela non attira gli insetti? Eppure sono sempre fotoni, in questo caso emessi come risultato della combustione della cera veicolata dallo stoppino! E i falò?!... perché un falò non si trasforma in un olocausto di insetti? E' una questione di spettro cromatico? Allora perché nella progettazione delle lampade decidono di adottare uno spettro cromatico che di insetti ne attira?

Queste ed altre domande la mia mente me le passa, eccome...
Tuttavia la risposta non intendo cercarla nei concetti, che a loro volta si basano su altri concetti, a loro volta ancora basati su altri concetti che appaiono via via sempre più dati-per-scontati.
La cerco nella sensazione sinfonica dei sensi. La sensazione mi dice che è un anomalia, un evento che inganna i programmi istintivi di alcuni animali. Anche gli animali del bosco, se sorpresi ad attraversare la strada dal fascio di luce intensa dei fari di un auto, rispondono con una strana paralisi, ben conosciuta dai cacciatori che ovviamente non si lasciano sfuggire l'occasione per abbattere l'animale investendolo.

E le falene, folli di luce, talvolta trovano la morte nel rogo elettrico delle trappole per insetti.

La luce illumina. La luce non è la cosa illuminata. L'illuminazione può essere concepita solo come un momento di chiarezza rivelatrice e conclusiva, di immensa profondità e portata per l'esistenza dell'Ente.
Quando la luce emana da qualcosa esterno all'Ente, egli vede meglio se stesso perché vede la propria ombra. L'ombra è tuttavia dal lato opposto alla luce. Volgendo lo sguardo verso la luce, non vi è rivelazione, non vi è coscientizzazione, ne esperienza per l'Ente. Guardando in direzione opposta invece, verso l'ombra, oltre ad osservare con grande chiarezza le cose, sarà possibile anche osservare la forma e le caratteristiche della nostra densità, di quella parte che ostacola il fluire della luce proiettando un ombra.

Ragionando esotericamente, sia luce che ombra appartengono all'Ente stessa. La nostra propria luce è elemento antagonista alla nostra propria ombra.
Dunque in tal caso l'espressione "andare verso la luce" appare coerente. La direzione è la linea che collega la nostra luce con la nostra ombra, ed il verso da assumere è quello della luce. Camminiamo tuttavia all'indietro, accertando le cose solo dopo averle superate, analizzandole nel loro allontanarsi da noi... questo procedere ricorda il procedere dell'evoluzione dell'Anima Umana, verso l'ignoto.
Sovente, tuttavia, la funzione più comune dell'essere umano è quella di dirigersi in direzione della migliore visibilità; significa andare dove vedo meglio, dove mi sento più al sicuro, dove le cose "le conosco già" (mente informatica).
Vi è inoltre un altra conseguenza di quest'ultima tendenza di massa: la vulnerabilità.
Se un individuo va laddove vi è più luce, è possibile pilotarlo proiettando luce verso qualcosa; un esempio possono essere le spiegazioni semplicistiche che talvolta si danno in certi moderni ambienti newage a fenomeni occulti, anticamente trattati invece con la massima attenzione.
Estensivamente, le masse vengono sospinte verso posizioni di sicurezza, non importa se falsa, determinando direzioni evolutive in disaccordo con gli scopi dell'Ente.
Così in tal caso la fonte di luce non è affatto nostra, non è una qualità della coscienza che si risveglia conferendo all'individuo "luce propria", bensì un qualcosa di aggiuntivo, laterale, terzo, alieno a noi e dotato di propri scopi e motivazioni.
Inutile dire che la presenza di questa fonte di luce aliena è massimamente confusiva per chiunque stia cercando la "propria strada".
Inutile anche dire che, in tal caso e quindi nella maggioranza dei casi, andare verso la luce non è affatto cosa automaticamente "buona e giusta".
Ma c'è fuoco e fuoco, luce e luce, così come luci che non fanno impazzire l'istinto di Gaia; nel contempo, vediamo persone che erigono torri nel delirio di voler raggiungere il Sole.

venerdì 8 luglio 2016

LA "VERITA'" CI RENDERA' LIBERI... DI RESTARE COME SIAMO?

Curioso il fatto che ci si concentri sempre sullo spiegare, svelare, informare... 
Eppure i fatti in se, le informazioni, o nuove spiegazioni, rappresentano al massimo una NUOVA MAPPA del territorio, e come tale potrebbe determinare un cambiamento nella persona, ma... si sta sempre parlando di una risposta all'informazione, di una reazione che l'individuo dovrebbe mostrare al nuovo dato! Si tratta di un "fare", ma rispondere "si" o "no" dipende inevitabilmente dalle nostre personali predilezioni, ovvero da ciò che SIAMO. La realtà ed i nostri comportamenti dipendono da ciò che siamo, dall'essere, non dal fare.
Dunque qualunque informazione non può cambiare la persona, in quanto la summa delle informazioni in suo possesso già ci indica la sua predilezione, ovvero a quali informazioni abbia voluto credere e a quali no in ragione della sua qualità esserica.
Qualunque nostro reale cambiamento non dipende da ciò che sappiamo, ma da come reagiamo a tale conoscenza, da ciò che siamo!
E questo vale anche per noi persone "moderne", dove la parte razionale e informa-tica della mente governa le nostre vite, mentre la parte intuitiva è relegata al ruolo di "decoratore" perché reputata inaffidabile al pari di un bambino.
Un reale cambiamento sopravviene invece quando la parte informatica finisce in una strada senza uscita, inducendovi enweaking.
Solo quel tipo di informazioni, quelle che mostrano una via chiusa, senza speranza, se incorporate, produrrebbero quel cambiamento personale di cui si parla, ma come effetto secondario!
Ma ho detto "produrrebbero"...
Infatti, per lo stesso meccanismo che ci ha portato a cercare e conservare alcune informazioni e ad eliminarne o ignorarne altre, qualunque avvicinamento reale di informazioni "scomode" produce un indurimento della membrana di apprendimento quale meccanismo di difesa verso elementi verso i quali sperimentiamo repulsione.
L'ego adotta la filosofia "squadra vincente non si cambia". La formazione viene considerata vincente sino alla morte. Difatti è solo la morte, o il paventato pericolo di morte, ad indicare all'ego che una formazione non sia più vincente!
Forse per questo il buon Don Juan (Castaneda) diceva che un Maestro non può far nulla di diverso dal mettere trappole...
In mancanza di un radicale cambiamento nella nostra gerarchia interna di poteri e priorità, i reali cambiamenti che incontreremo saranno tutti accompagnati da una crisi (enweaking) e psichicamente traumatici.

Nessun benessere dovrebbe essere considerato tale se alcune parti di noi non sono state invitate. Questo tipo di alternativa, molto gettonata ai tempi attuali, fa perder la vista all'Anima.

[Eros Poeta - LA VIA CHIUSA]

giovedì 19 maggio 2016

SURROGAZIONE COSCIENTIVA: l'indicatore dell'esilio dell'Anima nell'uomo comune

Il fenomeno della SURROGAZIONE coscientiva è una delle cause più rilevanti del vegliambulismo umano.
Come sonnambuli si sogna di vivere anziché vivere veramente.
 
La mente informatica gestisce la nostra esistenza usando le regole in guisa di software operativi. Ogni circostanza che incontriamo nella nostra esperienza quotidiana di vita viene processata affidando la scelta alla ragione, la quale appunto non è in grado di "decidere", ma solo di "scegliere".
 
Nulla di importante esula questa despotica invasione e surrogazione: ogni problema viene sottratto al vaglio critico della coscienza, per consegnarlo alla mente informatica. Questa applica semplicemente una regola per determinare quale sia il miglior comportamento; e se non ne ha una, allora la persona inizia a deambulare mendicando un consiglio sul da farsi, avvilendo la propria condizione di essere eterno e misterioso fino a prostituirsi moralmente pur di convincere qualcuno a scegliere per lei.
 
Un esempio? 
 
...picchiare "una donna"... 
 
Qualunque bovino oggi è pronto a vantarsi della propria superiorità morale affermando stereotipatamente "le donne non si picchiano!".
Ma quale base cosciente potremmo mai vantare, nell'affermare ciò?
 
Ad un analisi anche molto superficiale, emerge evidente la limitatezza di una tale regola.
 
Innanzitutto "la donna" non esiste. E' un essere vivente come tutti noi, con un corpo dotato di organi utili alla riproduzione concepiti per relazionarsi con corrispettivi organi presenti in altri esseri viventi.
 
Il fattore rilevante non è quindi la vagina, quantunque ciò possa deludere la maggioranza votante che sovente l'adotta come copricapo fisso; il punto cardine è invece la relazione yang/yin.

La forza fisica è yang. Ma tra due differenti livelli di forza fisica, il più basso diviene relativamente yin.
E' l'esempio del padre violento (yang) che picchia il ragazzino (yin).
Ora il ragazzino (yang) picchia a sua volta il fratellino (yin).

Tutta la natura mantiene un suo equilibrio laddove i rapporti di forza sono sempre yang/yin. Se osserviamo esseri viventi molto deboli fisicamente, ci accorgiamo che la natura li dota di risorse alternative per sopravvivere, risorse basate sulla mollezza, la cedevolezza, la capacità di fuga o di nascondersi...

Ma l'esperienza umana non è forse proprio questo?
Uno svelare procedendo dall'ignoto al rivelato attraverso l'evoluzione della Coscienza?

Forse è per questo che voci dal remoto passato elogiano spiritualmente l'essere donna... ma ora capiamo [se decidiamo sia giunta l'ora di capire] che non è tanto il tette-culo-fica a renderle speciali, bensì quel possedere "lo yin dentro" e la conseguente potenzialità magica e creativa!
  
Ma l'arroganza della mente informatica, incapace di concepire lo Yin, fa si che quest'ultimo venga ridicolizzato al punto da farne una vergogna. Così i ragazzini vogliono fare i duri, e parimenti le donne moderne.
 
Paradossalmente, e al contrario di quanto alcuni amano pontificare, è la donna che dovrebbe urgentemente contattare il proprio lato femminile, non l'uomo.
Per il suo scarso livello di maturità, l'uomo va già bene così. Andare verso il femminile, oggi, per l'uomo, è una necessità di bilanciare una funzione, un automatismo ed una conseguenza della yanghizzazione della donna...
 
Ma se anche e proprio le donne rifiuteranno il femminino, all'Anima non resterà che l'esilio.

Questo è ciò che accade continuamente in coloro che hanno fatto della surrogazione coscientiva il proprio standard di vita.


giovedì 21 aprile 2016

IL COMUNISMO FILOSOFICO DI BEPPE GRILLO


Ne ho viste un po' di cose strane; ho visto vegani ostentare pizza alla salsiccia adducendo motivazioni basate sulle nuove forme di "veganismo filosofico"...

Ora ascolto Beppe Grillo (intervista corriere della sera), e ciò che ne emerge è:
- le persone non sono tutte uguali, e non hanno uguali esigenze per vivere bene (poco comunista)
- "nazista" significa cattivo, e chi lo nega è fuori in quanto nemico del movimento (molto comunista)
- la persona al centro (poco comunista)
- tassare solo i consumi (molto comunista)
E così via.

Il suo pensiero sembra ubicarsi altrove; in quell'altrove che ospita solo uno sparuto gruppo di persone che possano pensare con la loro testa.

Resta tuttavia il problema politico: la democrazia si regge sul consenso di massa.

Così nel tentativo di proporre modelli di governo in grado di produrre consensi, assume un comportamento schizofrenico.
Non è forse un caso la scelta del suo ultimo soggetto teatrale: Grillo vs Grillo.

Lui suggerisce altre interpretazioni; quella del dissidio tra comico e politico, e quella tra persona e personaggio pubblico.

Quest'ultima diventa a mio avviso cruciale.
Mi ricorda alcune mie vecchie lezioni, dove descrivevo la sensazione del "guru", bloccato all'interno dell'involucro comportamentale (personaggio) proiettatogli contro dal pubblico di detrattori e proseliti.
Eckhart Tolle ad esempio è emblematico in questo. Il suo comportamento è privo di "rift". Non ha incrinature, quelle incrinature, quelle imperfezioni, che Grillo lamenta come asfissianti all'interno del suo ruolo politico, dove è il personaggio ad avere veramente un ruolo, non la persona.
Proprio quest'assenza di pecche nella "reputazione", che la politica considera essenziale, assume agli occhi di grillo il ruolo di un freddo inquisitore, dove la persona non ha la possibilità di sperimentare la propria esistenza rivendicando il proprio ius vitae di errare, talvolta.

Ma proprio questa reazione lo rende più umano dell'umano comune, che in tali meccanismi suole sollazzarsi: religioni, servilismi, dogmi sociali, fanatismo ideologico, arrivismo...

Se quindi il suo è comunismo, non è certo il comunismo accademico.

Ma in questo caso l'espressione mi pare cadere bene; forse siamo di fronte ad un fenomeno sociale e culturale globale, dove l'uomo e la donna guardano altrove rispetto agli scopi esistenziali proposti inerzialmente da un mondo avviato alla rovina.
Nuovi scopi che sembrano strizzare l'occhio all'esistenzialismo di José Mujica, dove il lavoro inizia ad apparire come elemento astratto, secondario agli scopi della vita.

Siamo di fronte alla nascita di un neo-comunismo filosofico, dove comune non è la parte materiale, bensì la parte astratta. Lungi dall'evocare Hegel, questo neo-comunismo filosofico implicitamente invalida la massa come governatore imparziale e democraticamente "giusto".

Lo sperimentare la vita assieme procede dalla constatazione della centralità di se stessi nel mondo, per poi considerare responsabilmente la conoscenza di se e della realtà circostante come strumento per la determinazione di modelli sociali armonici.

Anche se il salto è lungo, in questo vedo la storia dimenticata delle società gilaniche; la scoperta delle società gilaniche è dovuta alla famosa archeologa Marija Gimbutas, seguita dall'antropologa Riane Eisler, sua erede culturale. Marija Gimbutas è stata colei che ha coniato il termine 'gilan', che deriva dall'unione di 'gi' + 'an', abbreviazioni dei termini greci giné (donna) e andros (uomo). La lettera 'elle' in mezzo ha due importanti significati:
1) il segno fonetico greco leyin/lyo che vuol dire 'liberare'.
2) segno di unione culturale e ideale tra i due sessi.




 

mercoledì 20 aprile 2016

IL RISPETTO - Cos'è? Esiste veramente o è un invenzione dell'Ego?

La parola "rispetto" piace molto, è facile, versatile, universalmente in grado di mettere a tacere... in uso ai savi come agli stolti...
Cos'è il rispetto?

Prima di tutto il significato della parola "rispetto"; e qui i vocabolari sono tanti quante le forme mentali del mondo.


Rispètto (ant. respètto) s. m. [lat. respĕctus -us «il guardare all’indietro; stima, rispetto»].

[TRECCANI]

Per quanto ne so l'origine della parola poteva voler dire tutt'altro rispetto a quanto si possa penetrare con un indagine etimologica, classica, ovvero basata sulle fonti accreditate... poteva significare "prendi coscienza dei reali scopi dell'altra persona" durante una contrattazione, oppure "prendi coscienza delle conseguenze causali" in ambito filosofico-spirituale!


Ma il vocabolario è solo parte delle funzioni relazionali del campo che lo include. La comunicazione verbale è già di per se un rito di sintonizzazione del campo.

E il campo individuale?

Il campo individuale è a sua volta la risultante dell'attività cosciente dell'Ente, cosa estremamente rara, rendendo l'esistenza di un campo veramente individuale simile ad un mito.

Al pari di "io sono", "a me piace", "io credo che..." eccetera, il campo di una persona comune è la conseguenza dell'attività variamente programmata dell'Ego.

Filosoficamente "Ego" è solo la componente individualizzante della mente informatica, non anche la sua funzione. Se la gerarchia interiore fosse corretta, le funzioni della mente informatica non determinerebbero il nostro senso di identità, e conseguentemente non tenderebbero a congelare ogni cosa in una regola - come appunto viene comunemente ridotto il rispetto.


Porterei la riflessione su un altro piano: il rispetto può essere insegnato?


Io non credo sia insegnabile; la bontà neppure. Nei confronti del nostro prossimo possiamo solo togliere, non mettere. Quando aggiungiamo, adulteriamo ulteriormente, coinvolgendoci inoltre col karma individuale e collettivo.


Il rispetto ontologico non può essere insegnato, in quanto non riconducibile ad un mero "fare", mentre il rispetto funzionale si, ma è una regola, e come tale possiamo scriverla come vogliamo e sarà autoreferenziante.

Tipo: "guarda quel nero, cammina tranquillo in mezzo alla piazza, che sfacciato" (anni 20 Stati Uniti... quando lanciavano pietre per strada a Yogananda, nonostante fosse già amico del Presidente).

Il rispetto ontologico, al pari dell'amore, appartiene al regno dell'Armonia.

Ma l'armonia è qualcosa che compete l'Eterno, non il temporaneo; la mente informatica non può afferrarla. Esiste dunque una funzione della mente informatica che rende l'individuo incapace non di fare, ma di avvertire, lo stato armonico (allineamento col dharma). 

Le azioni che conseguono da una condizione di allineamento racchiudono giocoforza le qualità dell'Essere. Esse possono tuttavia essere fraintese, o persino criminalizzate, viste al contrario, giacché globalmente la misura di cosa è buono e cosa è cattivo dipende dalla programmazione locale (funzioni di campo) della mente informatica

Il problema dell'adulterazione è difatti frequente.

La parola "rispetto" viene maggioritariamente usata per ingenerare biasimi verso qualcuno che ha contravvenuto a qualche regola comportamentale "Tizio non rispetta gli animali" - magari perché non gli taglia i testicoli, o perché non gli somministra farmaci o vaccini di tutt'altro che universalmente conclamata utilità - "Caio non rispetta le culture altrui" - magari perché costringono una donna a cavarsi il clitoride con una vecchia forbice - insomma, per non incorrere in adulterazione, occorre sviluppare un alto livello di auto-coerenza.

domenica 10 aprile 2016

AZIONE E NON-AZIONE - gli affascinanti quanto imprevisti risvolti


Oltre la prima apparente separazione tra l'agire e lo stare fermi, ove infatti in entrambi i casi si produce un risultato, determinando un non-senso filosofico, vi è la chiave TAO.
Se ogni cosa è dunque azione, cosa invece è una "non-azione" o atto di Intento?

Immaginiamo un azione. Cosa caratterizza "un azione"?
In senso esoterico potremmo definire un azione come un atto di volontà cosciente, o meglio ancora un atto volontario consapevole volto ad alterare lo stato del TAO in un dato momento.

In ogni istante le forze taoiche mostrano un particolare equilibrio, o squilibrio, verso Yin o verso Yang. Ogni cosa in ogni istante esiste in quanto convergenza di forze.

Ogni punto spaziotemporale giace in relazione taoica con gli altri infiniti punti, e da tale relazione ne conseguono la sua natura ed il suo movimento evolutivo o involutivo.

Un utile riflessione consegue dal considerare le qualità di una qualsiasi azione.
In particolare, si tratta di un azione "utile"? "Piacevole"?
Utile e/o piacevole?
Talvolta un azione è solo piacevole, e per contro persino dannosa (contro-utile).



So osserviamo una qualunque azione, compresi gli eventuali momenti di relax o inattività, possiamo facilmente intuirne le conseguenze, e soppesarne vantaggi e svantaggi, presumendone il livello di utilità.
Possiamo notare che questo tipo di valutazione è basata necessariamente sull'immaginazione.
Si costruiscono ipotesi circa il potenziale futuro basandole su [forzatamente] equivalenti impressioni e ricordi del passato.

Ma se il criterio dell'utilità sembra rispondere a delle meccaniche della mente informatica, dell'ego, cosa ne diciamo del "piacere"?

Per comprendere questo lato, credo sia utile prima di tutto osservare la differente qualità temporale dei due tipi di azioni (piacevoli, utili).

Le azioni piacevoli esauriscono i loro scopi semplicemente effettuandole. Sembrano competere i reami del momento presente.Assaporare un cibo, ricevere un massaggio, cantare...

Le azioni utili presentano sempre una lunghezza temporale, una separazione tra l'istante dell'azione ed il realizzarsi dello scopo prefisso, sebbene talvolta questa lunghezza è limitata ad un frammento di secondo.
Pulire il piano della cucina, essere gentili con il capo, portar fuori la pattumiera, concentrarsi sul problema...

Quando pertanto rinunciamo ad un azione piacevole (restare a letto dopo il driiin) per compierne una utile (giù dal letto!), barattiamo il presente per il futuro.

Questo dovrebbe farci riflettere, tuttavia dobbiamo andarci con prudenza. Se infatti riflettiamo meglio, possiamo notare che anche le azioni piacevoli sono potenzialmente basate sulla nostra programmazione derivante dalle impressioni passate.

La situazione che ne deriva è simile ad una nave governata da due capitani conflittuali, le cui bussole sovente dirigono in direzioni differenti, e solo saltuariamente indicano quella corretta.

Quando convergono, appare armonia, anche se in questo caso dovremmo chiamarla "armonia relativa".

Se ciò che stiamo facendo ci piace, e nello stesso tempo determina un utilità, tutto ci sembra perfetto.
Se l'insieme totale delle nostre attività nella vita presentano questa sincronia, la nostra vita ci parrebbe parimenti perfetta.

Ma sappiamo che non è questa la situazione.

Esistono poi strategie di sopravvivenza, attuate dalla psiche, nel tentativo di "equilibrare l'equazione"... si tratta della risposta di adattamento della mente informatica.

Anch'essa adotta il criterio della ricerca della felicità, sebbene non possa che fare, di quest'ultima, un ulteriore costante assoluta.

Fra le strategia di sopravvivenza possiamo includere alcune moderne filosofie para-advaita, dove "nulla esiste" e "tutto è uguale" pertanto "tutto è perfetto".
In questo caso delle specifiche parti della psiche vengono "liquefatte", affinché non presentino alcuna reattività agli accadimenti che investono le altre parti della psiche.
Ne risulta una sensazione interna, ed anche comportamenti esteriori, equivalenti a quelli che probabilmente competerebbero un mastro del TAO autorealizzato.
Ma il gusto di un cibo non è "il cibo", ed il rumore del mare non è "il mare"...

Siamo quindi alla ricerca dell'Armonia Assoluta.

Continuando ad osservare l'universo relazionale, definiamo allora il suo opposto: la disarmonia è prima di tutto caratterizzata dalla presenza costante del "contrasto".
La misura del contrasto è inversamente proporzionale a quella dell'armonia.

Non sto evidentemente parlando degli innumeri, piccoli e grandi, contrasti relativi, ma del contrasto assoluto; quel suono afono della vita che troppo spesso si avverte, risultanza del simultaneo avvenire di contrasti relativi che, globalmente, appaiono disarmonici, dissonanti.

Ciascun elemento psicologico o Ego possiede differenti misure di cosa è piacevole e cosa no, e differenti scopi utili da raggiungere.
La sua presenza produce influenze taoiche, contrasti tra valori yang che suonano specifiche note.

Ma quando la musica della vita muta in armonia? Qual'è il nostro filo dell'armonia, qual'è il nostro Dharma?

Rispondere a tale domanda sarebbe un errore. Ogni risposta porterebbe alla riduzione dell'assoluto al relativo. Questa domanda resterà l'ultima di quelle che hanno sospinto la nostra esistenza iniziatica, e forse la scoperta che la risposta coincide con la domanda determinerà la realizzazione del TAO.

La coscienza ci impone però di celebrare l'esperienza di vita ricercandone la risposta, dunque possiamo usare questa riflessione per evidenziare una terza tipologia o qualità di azione: l'azione armonica.

L'azione armonica è quell'azione che cavalca il Dharma, che si pone Yin (non azione) o Yang (azione) in modo da determinare una combinazione di stati taoici che globalmente danno luogo ad armonia assoluta.

Questa è la non-azione che caratterizza il non-fare.

Il non-fare è l'agire dell'iniziato, colui che cavalca il Dharma.


domenica 6 marzo 2016

L'OMOSESSUALITA' E' UNA TRAPPOLA - L'identificazione col genere

Dopo aver sfiorato numerose volte l'argomento durante i miei interventi pubblici, vorrei fare una piccola sintesi; un riepilogo dei punti su cui fondare una riflessione obiettiva sull'argomento.

Si tratta di una riflessione che tuttavia non vuole escludere alcun aspetto, prima di tutto quello spirituale.

Se qualcuno è capitato su questo post alla ricerca di qualche opinione altrui che possa farlo sentire più soddisfatto e compiaciuto, probabilmente resterà deluso.

I generi sessuali sono aspetti che competono il corpo fisico prima di tutto, e secondariamente i corpi sottili.
Esistono delle effettive differenze tra i veicoli esperenziali di tipo maschile e quelli di tipo femminile; ironia spicciola a parte, oltre alle differenze anatomiche esistono particolari differenziazioni nella disposizione dei chakra e nella configurazione energetica, che determina tra le altre cose anche le modalità con le quali ci relazioniamo con l'esterno.

Trattasi però esclusivamente di differenze tra i corpi!
L'Ente spirituale che vive la sua esperienza attraverso tali corpi NON ha genere.

Mi permetto infatti di contestare, se non anche biasimare, quei moderni "maestri" spirituali che arrivano a convincere i loro proseliti circa il "sesso" della loro parte spirituale.
"...il mio Essere è femminile..."

Questa frase esprime una situazione nella quale si discute di cose futili, frivole, pretestuose, perdendo quel tempo che sarebbe opportuno impiegare altrimenti. Tradizionalmente si riferisce ai teologi bizantini, che si dice continuassero imperturbabili le loro sterili e infinite disquisizioni su quale genere sessuale attribuire agli angeli, mentre i turchi di Maometto II stavano per espugnare Costantinopoli (1453) e porre fine all’Impero Romano d’Oriente.

Sovente ci troviamo di fronte a qualche sgradito fenomeno di reclutamento; esseri umani gravati da ambizioni di potere e magia sviluppano rapporti simbiotici con entità lunari, dopodiché intraprendono la loro missione di ricerca adepti, ovvero persone adescabili (solitamente colte in un momento molto difficoltoso della loro vita...) da offrire all'entità in cambio di potere. Questo tipo di mitomani sono anche molto pericolosi. Situazioni simili ne ho incontrate di persona.




Ciascuno di noi sviluppa un senso del Sé dipendente dalla propria architettura egoica. L'Ego viene erroneamente avvertito come "ente esperente", e di conseguenza le sue funzioni diventano le nostre funzioni. L'Ego DEVE identificarsi in qualcosa, altrimenti non sperimenta alcun senso di identità.
Da qui generalmente le persone si identificano con il proprio corpo fisico, o talvolta con il corpo astrale (emozioni) o con il corpo mentale (pensieri). Se mi chiedo "io chi sono" o "dov'è il centro del Sé", la risposta fornita dall'Ego ci indirizzerà a pensare che siamo "nella testa", o comunque nel corpo.
La comune identificazione col corpo porta ad una serie di problematiche sociali che potremmo definire "peccati di immaturità": razzismo, sessismo, machismo, femminismo, eccetera.

L'immaturità umana rispetto a questa propria situazione non coincide tuttavia con la sua superbia; e così, nonostante il vuoto di consapevolezza e la mancanza di reale coscienza del ruolo della sessualità nell'esperienza umana, le nuove scimmie in fila davanti al cinema del transumanesimo inventano nuove identificazioni, assumendole come norma obbligatoria.
Non molto differente dall'oscurantismo medioevale o dal sessismo delle sette estremiste religiose, non trovate?

L'identificazione con un genere, al pari di quella per le mode o le ideologie, rappresentano rituali di sintonizzazione con i vari campi ideoplastici (egregor) che concorrono alla plasmatura della realtà.

Quando una persona non si riconosce nel genere maschile, sta processando un dissidio di tipo egoico. Quello in cui non si riconosce è il modello maschile proposto dalla società, non "la maschilità".
La maschilità è una funzione polarizzata dei corpi che può assumere infinite modalità operative e relazionali.
Credere che esista solo il "modello maschile" o femminile propostoci dal ristretto ambito sociale nel quale siamo venuti al mondo, è il primo errore.

Sarebbe come venire al mondo in un paese dove l'unico frutto conosciuto è la carruba, e decidere di voler assumere un abitudine alimentare priva di frutta.

"io sono un uomo", "io sono una lesbica", "io non mangio frutta"... è lo stesso. Si tratta di conclamati fenomeni di identificazione errata del Sé con aspetti egoici.

Sentirsi differenti in quanto non riusciamo ad identificarci con i modelli sociali che ci vengono proposti, è un fatto positivo, non un "problema". L'identificazione con tali modelli è un problema!


"Non è un segno di buona salute mentale essere bene adattati a una società malata."
[Jiddu Krishnamurti, nella foto con David Bohm]





Spesso condizioni difficili nell'adattamento sociale, specie quando compaiono sin da giovanissimi, rappresentano banali indicatori di un impulso spirituale fuori dal comune.

Questo tipo di individui erano tenuti in grande considerazione all'interno di molte realtà tribali, divenendo spesso guide, sciamani, curanderos, veggenti o capi tribù.

Il fatto che la società moderna si basi sull'omologazione e omogeneizzazione degli individui, è il segno della tensione transumanista, che spinge verso un architettura sociale simile a quella degli insetti, dove è indispensabile che ciascuno "faccia il suo lavoro" e non altro!
D'altronde nessun sistema informatico se la cava bene con la gestione degli elementi mutevoli. L'equazione ha bisogno di costanti, e diventa esponenzialmente più complessa ad ogni variabile inserita...


"...bisogna essere consapevoli perché esistono molte situazioni che possono essere usate dall'ego per i suoi scopi. Il grande vantaggio per una persona omosessuale è quello di sentirsi un po' outsider... cosa che può succedere anche se oggi c'è molta più accettazione. E' sempre un grandissimo vantaggio per chiunque non rientrare completamente nelle tendenze dominanti, perché questo può creare una disidentificazione precoce dalle identità egoiche dominanti nella società, e così il risveglio spirituale può diventare più facile."
[Eckart Tolle, nella foto con Tenzin Gyatso]

Una direzione spiritualmente più evoluta è quella di TRASCENDERE il genere.

Trovare un senso di identità nell'identificazione con il "fare", e quindi con i corpi, è segno invece di immaturità, e rappresenta proprio quella tipologia di "enweaking" volta a dare prematuramente una risposta alle domande dell'anima umana.
In questo caso, la domanda è quella sottesa alle inquietudini di coloro che non trovano un senso di appartenenza e identità negli stereotipi sociali; "chi sono...?"
Proporre loro la soluzione "sei un gay" non risolverà il problema esistenziale della parte interiore, tuttavia metterà almeno provvisoriamente uno stop alla loro ricerca di senso.

giovedì 3 marzo 2016

ENWEAKING - un metodo di controllo?


Molti osservatori sociali si sono chiesti a più riprese quale sia il fattore che induce nella maggior parte delle persone, definibile come "la massa", una sorta di torpore del senso critico, che si traduce in una supina credulità anche a fronte di evidenze in grado di suggerire conclusioni differenti riguardo gli eventi che incontriamo.

Una risposta potrebbe trovarsi nella pratica dell'enweaking, che in italiano suona come "rammollamento" (da "weak", debole, molle...).

La parola "enweaking"non esiste.
E' stata da me adottata per identificare uno specifico genere di pratiche di persuasione ampiamente adottate nella pubblicità, nel marketing e nella propaganda sociale, delle quali sono stato testimone nel corso degli ultimi vent'anni.
La sua definizione mi ha poi consentito di comprendere in modo più chiaro numerosi fenomeni storici, anche contemporanei, ovvero riscontrabili nella nostra quotidianità.

Rendere molle equivale a rendere plasmabile.
Nella struttura psicologica umana, ciò accade allorquando si attivino meccanismi atavici di sopravvivenza che incrementano la capacità di adattamento.
Ci si adatta per sopravvivere...

L'adattamento coincide sempre in qualche modo con la cessazione dello sforzo.

Se immaginiamo un virus intento a difendersi da un antibiotico, possiamo anche immaginare che una volta adattato all'antibiotico la lotta per lui sarà cessata.
Da quel momento, le cose andranno bene così come sono.

L'adattamento è un processo necessario alla sopravvivenza, utile a far fronte ai cambiamenti inevitabili dell'habitat.

Quando tuttavia si entra nel regno "umano", ci si rende conto che quasi tutti i cambiamenti dell'habitat sono modificazioni indotte dallo stesso genere umano, ossia modificazioni che potremmo considerare volontarie, seppur perpetuate in forma collettiva.
Soprassediamo, in questa sede, circa le giuste obiezioni riguardo la volontà effettivamente in azione nel corso di un processo collettivo, che potrebbe rivelarsi del tutto aliena alla volontà dei singoli, giungendo a connotare "la massa" quale ente autonomo, dotato di propria volontà e propri scopi, differente da quella, non solo dei singoli. ma persino di un ipotetica volontà di maggioranza.
L'intero è differente della somma dei singoli...

Resta quindi la sensazione che questa funzione di adattamento passivo (Yin) non sia naturalmente l'unica modalità di reazione di una specie alle minacce di alterazione dell'habitat, bensì esclusivamente quella utile nei casi di forza maggiore, che nel regno animale si riducono ad eventi naturali (smottamenti, siccità, ecc.) o interventi di esseri "superiori" (atti perpetuati dall'Uomo, come nella selezione artificiale che applichiamo alle colture).
La seconda modalità di risposta è infatti quella Yang: combattere.

Ma evidentemente l'essere umano è indotto ad identificare i fenomeni di massa, e ovviamente i media mainstream, al pari di una calamità naturale, di un fenomeno divino, e come tale incontrovertibile, inevitabile... in questo, paradossalmente, è proprio la massa sedicente democratica a non sentirsi parte del processo decisionale.

Nel meccanismo dell'enweaking gioca un ruolo decisamente fondamentale la paura. Essa è infatti in grado di generare uno stato di rammollamento psicologico, utile appunto ad evitare di rompersi quando si è soggetti ad uno sforzo, o deformazione, di adattamento.

Un altra funzione riconducibile all'enweaking è quella relativa al "depotenziamento".

Questo si attua attraverso meccanismi di sfinimento dell'intenzione individuale.
Uno dei modi principali è quello di spingere a porsi domande preconfezionate, per poi fornire risposte ugualmente preconfezionate.

La "domanda" è un forte movente. Se non sappiamo chi abita al di la della collina, la curiosità potrebbe spingerci fin la per indagarlo. Se tuttavia giungesse qualcuno dicendo: "al di la della colline non vi è altre che un bosco e rocce", probabilmente la nostra spinta a partire subirebbe una forte demotivazione.

Lo scopo dell'enweaking, in questo caso, è quindi quello di anticipare la "domanda" fornendone una simile, ma non identica, a quella che sorgerebbe ad un individuo maturo sotto il profilo della consapevolezza, ma prematuramente.
Successivamente, viene fornita la "risposta" preconfezionata, anche ovviamente mediante profilatori informatici estremamente avanzati. Come sappiamo, oggi è difatti lontano il 1996, tempo in cui un uomo poteva ancora battere un computer a scacchi; in questo gioco partiamo già perdenti.

Anticipare la domanda consente da un lato di prevenire l'insorgere di domande biologicamente e spiritualmente sensate, capaci di produrre fenomeni di rinnovamento sociale in direzioni non utili agli scopi prefissati (ad esempio, la consapevolezza sul perché si usano olii vegetali scadenti in biscotti biologici, vegan, ecc.), mentre dall'altro assicura che tali domande sensate non vengano più a galla in futuro, fornendo una "risposta" soddisfacente per la mente razionale: caso chiuso.

Potremmo dirlo anche così: prima che a qualcuno venga in mente di chiedersi qualcosa, glielo suggerisco io ma in modo da portarlo alle conclusioni che desidero, utili ai miei scopi.
In ambito giuridico, questo comportamento potrebbe definirsi capzioso.


martedì 16 febbraio 2016

COS'E' LA SPECIAZIONE SPIRITUALE - In due parole...

Partiamo dalla generica definizione accademica, che google così definisce:
"Processo evolutivo di formazione di nuove specie zoologiche e botaniche a partire da specie esistenti, per via di mutazioni che si accumulano in popolazioni rimaste isolate per tempi molto lunghi."

Aggiungiamo "spirituale"...ed ecco la definizione:

"Processo evolutivo di formazione di nuove specie coscientive a partire da specie coscientive esistenti, per via di mutamenti negli scopi esistenziali motivati da alterazioni del livello dell'Essere, accompagnato da attrito psichico (dolore egoico).

Esempio: realizzo che a catechismo mi hanno riempito di scemenze, dunque non riesco più a frequentare la specie coscientiva dei miei vecchi amici di catechismo, e nel contempo cambio stile di vita in quanto mi rendo conto che il paradiso non esiste ma devo realizzarlo in terra, così mi butto nella newage, oppure nel materialismo libertino, conformandomi ad uno di questi altri egregor che rispecchiano maggiormente il mio nuovo livello dell'Essere.
Successivamente mi si aprono gli occhi su altre cose, e nuovamente accade una speciazione...

Lo Spirito (yang), una volta maturo per affrontare un elevazione coscientiva, sviluppa insofferenza. Se l'architettura psicologica di un individuo è tale da consentire la consapevolizzazione di tale insofferenza e disagio all'interno dei Corpi esperenziali (fisico, vitale, astrale, mentale), egli modificherà le sue priorità fino ad accumulare abbastanza energia e motivazioni (repulsione) da staccarsi dalla specie precedente (definibile per questo motivo come "specie madre").

Se sei interessato a conoscere la MTU, il paradigma di mindfulness trascendentale di Eros Poeta, entra nel canale telegram! https://t.me/+IwMIV3buQA1iYTFk




COME TI DISTRAGGO L'ANIMA E LA CREATIVITA' - l'Uomo costretto contro l'uomo

Oggi sono stato da un amica. Vive in una bella casa, condivisa con altri tre ragazzi e ragazze. La cosa oggi è estremamente frequente, quasi un cult, nelle città e aree esposte all'esomente* del lavoro.
Le ho fatto notare che la porta blindata, d'ingresso all'androne comune, non resta chiusa: lo scrocco non resta appigliato allo stipite.
..."è venuto il falegname, ma ha detto che la porta è tutta svergola e non si riesce"...

Altro problema è il cancello elettrico: il telecomando non funziona, obbligando a scendere dall'auto e azionarlo manualmente mediante la chiave.
"non funziona più da un pò... usiamo tutti la chiave"

Lasciato solo il casa qualche ora, ho appurato che:
- la porta (in ottime condizioni generali, direi seminuova), ha solo bisogno di una regolazione operabile agendo su due semplici viti.
- il cancello funziona perfettamente, a patto di collegare correttamente l'antenna alla centralina ricevente e di controllare le batterie del telecomando.

Perché annoiarvi con queste cose?
Presto detto: quasi ogni giorno incontro situazioni di questo tipo, dove delle intere collettività (come i ragazzi della casa di cui sopra) giacciono in stato di ignoranza rispetto alle cose più elementari del loro intorno esistenziale, affidato completamente ed erroneamente a specialisti che, agendo avvolti dal mistero dell'ignoranza altrui rispetto al proprio settore professionale, sono oramai quantomeno approssimati e superficiali nell'affrontare il proprio lavoro. Quando anche non sfruttano la propria posizione di "unici depositari del mistero della porta" per truffare il malcapitato e dormiente cliente, indulgono certamente nel selezionare le vie più comode per ottenere il massimo profitto col minimo sforzo; esempio eclatante i carrozzieri, che negli ultimi vent'anni hanno disimparato totalmente a raddrizzare le lamiere incidentate, dirottando sempre la soluzione verso la sostituzione della parte ammaccata (anni fa incontrai il caso emblematico del Comune di Milano, costretto ad affidare la riparazione quotidiana delle carrozzerie dei mezzi pubblici ad un team di carrozzieri slavi, giacché gli italiani avevano perso questa capacità).


Prescindendo al momento dalle considerazioni circa la gravità del fenomeno di volontaria e progressiva de-consapevolizzazione dell'uomo comune rispetto al proprio habitat, voglio invece tentare di evidenziare un altro aspetto più sottile ma ugualmente rilevante, ovvero quello che inficia sulla creatività, quella facoltà umana che amo relazionare direttamente con le parti più spirituali dell'essere, con l'esercizio attivo (Yang) dell'Anima umana (Manas).

L'essere umano, passeggiando per il mondo, incontrava un tempo i misteri della natura, scrutando i quattro elementi e le loro manifestazioni per scoprirne i segreti e apprendere a padroneggiarli.
In questo modo, rispettando l'ordine armonico delle cose, egli assecondava anche il senso evolutivo della propria Coscienza.

E qualcuno potrebbe sostenere che l'attualità altro non è che la conseguenza di un tale procedere, ma osservando meglio non è difficile concludere che così non è.

La sensazione dell'esistere dipende dai modelli interpretativi adottati dalla psiche, dall'Ente esperente.
Il modello esistenziale dell'uomo comune è attualmente basato su direzioni interpretative diametralmente opposte, che evidenziano un inversione logica da un sistema deduttivo ad uno induttivo.

In origine il modello di base di un essere umano considerava il mondo, il proprio habitat, come un luogo misterioso dal quale dedurre contenuti.
Oggi il modello di base di un essere umano considera il mondo come un luogo noto; intendiamoci, non noto al singolo, bensì noto agli specialisti delle singole cose che lo compongono.

Non serve Platone per comprendere la superficialità di un tale errato assunto, tuttavia non è di questo che sto parlando, bensì delle sue ripercussioni.

L'attuale modello interpretativo dirotta infatti le facoltà dell'essere verso la scoperta non dei misteri dell'universo, bensì dei "misteri" della cultura e della scienza ufficiale, dove tale ricerca esistenziale si riduce all'approfondimento unidirezionale e passivo delle singole nicchie specialistiche.
Lo stupore dello spirito di un tempo sono oggi surrogati dal compiacimento egoico dei propri titoli e professioni, costellato di soddisfazioni meschine processate esclusivamente dalla parte intellettiva (mente informatica). Ci stiamo trasformando in macchine che si compiacciono di ricevere nuovi upgrade di programmazione.
Scopriamo cose scoperte da altri. Cose, concetti, "scoperte", che il tempo per giunta arriva puntualmente a rivelare come errate.

L'atteggiamento dell'uomo comune rispetto al suo intorno si limita dunque a quello di chi cammina nel mondo senza chiedersi o domandarsi nulla rispetto alle cose che lo compongono. Non si chiede come funziona una serratura, non si chiede come funziona un farmaco, non si chiede come funziona una brioche!
Da tutto per scontato. Imprigiona la propria creatività nei loculi ciechi della mente informatica, interessata per sua natura solamente a nuove istruzioni di programmazione.
Si è giunti a persino a criminalizzare o ridicolizzare chi si pone domande di scontata giustezza.


Le recenti posizioni politically-correct della comunità internazionale riguardo temi come la sessualità, il razzismo, la religione e l'elitarietà del potere hanno portato ad aborti logici come le accuse di negazionismo, complottismo, sensazionalismo, allarmismo...
In fondo riconducono il tutto al reato di sedizione, reputando tali comportamenti dei tentativi di "turbativa psicologica con fini sovversivi".

Ma c'è chi, come me, ritiene che l'essere turbati non sia universalmente uno stato errato dell'essere. Essere turbati, o preoccupati, è uno stato necessario ogniqualvolta il nostro habitat esistenziale, inteso anche come habitat psicologico, mette a rischio la nostra sopravvivenza o quella della nostra specie.**

Chi giunge al mondo oggi si ritrova un habitat costruito da altri, del quale non sa nulla. Sarebbe dunque ragionevole immaginare che costui dovrebbe, al pari dell'uomo del remoto passato, iniziare a scoprirne i segreti; tuttavia ciò non accade. L'esomente, tramite gli ignari golem umani, provvede immediatamente ad operare i necessari aggiustamenti nella psiche, insegnando sin da piccoli questa deformanza interpretativa.

E così coloro che sono riusciti, per meriti o fortuna (sempre che siano elementi disgiunti tra loro), ad evitare o bypassare questa becera programmazione, si ritrovano quotidianamente a dover sprecare le loro facoltà creative per decodificare l'immensa mole di menzogne e grovigli logici che li circonda, insistendo ogni giorno di più.

Così l'Uomo deve guardarsi non dal lampo o dalla furia della natura, bensì dagli inganni dei nuovi golem, gli uomini in corso di programmazione, la nuova specie transumana che incalza.

E scusatemi se non riesco a provare soddisfazione o orgoglio per le quotidiane "conquiste della scienza", per i nuovi prodotti creati grazie ai "progressi della tecnologia"... perché guardando meglio, possiamo notare che le conquiste non sono affatto nostre, in quanto non conosciamo neppure le basi su cui poggiano, ed i prodotti non sono affatto creati dalle mani dell'uomo, bensì dalle dita robotiche di un apparato produttivo guidate da un computer.
La creatività non passa più da una scoperta, non consiste nel sognare e realizzare un qualcosa di nuovo, bensì nella ricombinazione di parti note resa possibile dalle abilità fredde e prestazionali di una macchina.






* ESOMENTE: questa parola non esiste nel dizionario; l'ho pensata per indicare i corpi mentali dei campi egregorici nei quali siamo immersi. "Ogni individuo ha un suo proprio corpo mentale, il quale tuttavia è privo di endoscheletro, è privo di quell'ossatura interna in grado di conferire struttura quindi autonomia funzionale e stabilità. L'individuo comune possiede un corpo mentale lunare, fatto di luce riflessa. La sua solidità (elemento terra) è affidata, o meglio dipendente, dalla struttura delle esomenti nelle quali è immerso, e con le quali si identifica, fino a confondere totalmente i propri pensieri con quelli delle esomenti."
[Eros Poeta - EGREGOR]

** SPECIE: "L’evoluzione è un evento che riguarda esclusivamente la coscienza; avviene mediante l’esperienza, e l’esperienza è si un accadimento dei corpi, ma intesi come corpo della materia, corpo dell’energia, corpo delle emozioni, corpo dei pensieri. Sono i quattro corpi inferiori, o corpi duali.
La Coscienza è l’ente esperente, ed esperisce mediante i quattro corpi duali: il quaternario."[Eros Poeta - SPECIAZIONE]