sabato 24 novembre 2018

METROPOLIA ha ottenuto la maggioranza: è al Governo

 "il 55% della popolazione mondiale è pressata in megalopoli con più di 10 milioni di abitanti"
https://www.repubblica.it/esteri/2018/05/17/news/


La maggioranza comanda, e non importa se lo fa in modo corretto e utile o ingiusto, crudele, dispotico o distruttivo: siamo in δημοκρατία (democrazia).
Questo significa però che stavolta le minoranze non sono le elite di dotti, intellettuali, filosofi, nobili o artisti. Le minoranze sono le comunità umane: gli Stati.

Vince il partito globalista guidato dalla nuova nazione trasversale: METROPOLIA.
Metropolia è una nazione transnazionale composta dalla somma delle big-city.
43 Città-alveare detengono la maggioranza culturale, parlano inglese, e dipendono totalmente dalle nuove tecnologie.
I Metropolini, cittadini di Metropolia, sono caratterizzati da una estrema passività cognitiva, inevitabile a causa della loro obbligata specializzazione professionale, che li rende estremamente poveri nella cultura trasversale, rendendoli inadatti a valutare individualmente le scelte della loro vita.
I Metropolini hanno una elevata arrendevolezza alle mode tecnologiche disposte dai cartelli del comparto ICT mondiale, e considerano l'adattamento alle nuove tecnologie inevitabile.
Implicitamente, i metropolini hanno rinunciato a vantar diritto di critica verso le culture introdotte dalle multinazionali, sentendo anzi indispensabile e vitale difenderle e propagandarle nella speranza medioevale di ottenere favori dal "padrone".
Amano definirsi "fluidi", a rappresentare un intercambiabilità e mutabilità di sentimenti, opinioni, religioni, genere sessuale, e ovviamente cittadinanza. "Cittadino del mondo", ama definirsi erroneamente il metropolino, che purtroppo non ha più modo di accertare, a causa della sua condizione esistenziale di asservimento all'abitat tecnologico e digitale, che il mondo non è quello in cui vive lui, bensì quella cosa che sta soffocando sotto la platea di cemento sulla quale sta girellando con il suo smart-scooter, fumando la sua smart-sigaretta, e sognando di risvegliarsi in un superdotato androide.
A Metropolia non è consigliabile applicare la riproduzione naturale, in quanto non può essere garantito alcun controllo sull'educazione della prole, e questo potrebbe creare disagio nei metropolini.
Questi sono invece invitati a sperimentare nuovi modelli asessuati di riproduzione artificiale, ed un diverso modo ricreativo di utilizzare i propri orifizi e protrusioni di carne, libero dall'imposizione riproduttiva, e dove poter sfogare le gigantesche frustrazioni accumulate a causa dell'innaturale compressione degli istinti, inevitabile a Metropolia. http://m.dagospia.com/nel-sottomondo-dei-videogiochi-porno-tra-gli-stupri
"Le produzioni di StudioFOW sono brutali. In ogni film di StudioFOW, puoi contare sulla telecamera che si chiude sui volti delle donne, in modo che lo spettatore possa vedere quanto il sesso le faccia male. Dopo le scene di sesso, le donne sgorgano sperma o vomitano sperma all'infinito, da quasi tutti gli orifizi contemporaneamente. Occasionalmente, le scene enfatizzano il danno che lo stupro sta causando permettendoti di vedere dentro i corpi, stile X-Ray."
https://kotaku.com/the-people-who-make-brutal-video-game-porn-1690892332





Ogni parte dell'intrattenimento contiene suggerimenti su come gestire la propria sessualità e costumi sociali, con ampia tolleranza di pedofilia, violenza e magia nera. Il tutto senza alcuna restrizione di età. Anche quel tipo di separazione sta divenendo fluida. https://www.tpi.it/2018/11/21/trailer-baby-netflix-serie-tv-squillo-parioli/ E' abbastanza comprensibile il perché divenga poco attraente, se non inquietante e controproducente, sviluppare attaccamento genitoriale all'interno di Metropolia, dove sovente la giovinezza diventa un prodotto ricreativo.
Basata sulle strutture mediatiche create dalle grandi multinazionali della comunicazione, che ne rappresentano la mente visionaria, Metropolia rappresenta la più grande tacita protesta contro il Creato, inteso come il sistema biologico naturale e relative necessità istintive. L'incapacità delle intelligenze digitali di comprendere la complessità della natura, impone di ridurla al silenzio. Dunque l'atrofia sensoriale e cognitiva, assieme alla sterilità, sono considerate auspicabili e sostituibili da più efficienti e meno impegnative stampelle tecnologiche.

Il "falling-up" demografico verso le città è in ripida crescita, con periferie rurali abitate solamente da anziani reputati "reazionari" verso la pioggia di condizionamenti culturali cui i Metropolini accettano di soggiacere.
Non esistono più neppure i leader nazionali, e i grandi personaggi dell'attuale scenario internazionale stanno pubblicizzando la loro immagine in tutto il mondo. Putiniani in Brasile, trumpiani in Bangladesh, macroniani in UK...
Salvo cambiamenti dunque, il prossimo decennio avrà un'altra, grande, specie in estinzione: l'homo sapiens, sostituito dal trans-humans fluido.
Non ci sarà da restare sorpresi nell'assistere ad un ventennio di scontri e violenze con colori mai visti.
W la creatività!

domenica 18 novembre 2018

UPCYCLING: cos'è, e perché richiede un intelligenza particolare

UP-CYCLING è un espressione contratta dall'inglese e introdotta nel linguaggio comune da un processo ben conosciuto, che ha iniziato ad affermarsi quale unico criterio di evoluzione del nostro linguaggio a partire circa dagli anni '90: quello dei media di massa.
Si offre come alternativa evoluta al re-cycling, ovvero al riciclaggio degli scarti del consumismo.

Il riciclaggio avviene tipicamente senza considerare le QUALITA' degli oggetti da riciclare, ovvero con focus sul tipo di materiale, che può essere riutilizzato.

Il concetto di "riutilizzo" ha ovviamente preceduto quello di "riciclaggio".
Nella sua sensatezza immediatamente comprensibile per tutti, anche senza un background intellettuale, il riutilizzo è da considerarsi una competenza atavica, parzialmente adottata persino dai primati. Essa è infatti riconducibile alla capacità di utilizzo dei cd "strumenti".

"Le caratteristiche comportamentali che favoriscono la scoperta e l'uso spontaneo di strumenti includono la destrezza manuale, la curiosità e la capacità di rispondere alla presenza di oggetti, e la tendenza a esplorare oggetti e superfici per mezzo di altri oggetti. Esiste una relazione tra l'incidenza di uso di strumenti e la misura in cui sono presenti queste tre caratteristiche comportamentali."
http://www.treccani.it/enciclopedia/uso-di-strumenti-nelle-scimmie


Notiamo un elemento caratterizzante: curiosità e tendenza ad esplorare.

Dunque si comprende perché per riutilizzare un paralume, un cestino, un cavo seriale, o qualsivoglia oggetto, è necessario essere consapevoli della sua funzionalità.
Non solo COSA FA, ovvero quale risultato offre normalmente, ma anche COME LO FA.
In tal modo, se il "come" è il medesimo usato in altri campi o settori, sarà possibile traslare l'oggetto nel nuovo campo, con nuova funzione.

Dunque "riutilizzo" non significa usare più volte un bicchiere di plastica usa-e-getta, disobbedendo all'etichetta, ma usare un bicchiere di plastica come porta lumino inizia ad assomigliargli.

Il passaggio dal riutilizzo al riciclaggio vede la parola "ciclo" come elemento chiave.
Difatti nel riutilizzo si prevede che un medesimo oggetto, una volta esaurita una prima funzione, possa utilizzarsi per una seconda funzione, ed eventualmente così via una terza.
Ad esempio un bottiglia di birra ha come prima funzione quella di contenere e conservare birra sino al momento del suo consumo. Una volta bevuta, può essere usata come contenitore per altri liquidi. Se danneggiata nel corpo, può successivamente servire da imbuto; se nel collo, potrà essere lavorata e usata come tazza, portavaso, portacandela, etc.
Esaurite le possibilità di riutilizzo, si passa al riciclaggio: la bottiglia viene frantumata, ridotta ad i suoi elementi base (vetro), rifusa e riplasmata in nuovo oggetto: ad esempio una nuova bottiglia per la birra.

Possiamo tuttavia comprendere che generalmente il processo non accade come descritto nell'esempio, bensì in altra maniera, ovvero esaurito il primo compito, si passa direttamente al riciclaggio, ovvero la riduzione dell'oggetto ad i suoi elementi essenziali (generalmente la sua materia prima) per poter essere reintrodotto in un ciclo produttivo paraindustriale.

Il riciclaggio compulsivo è caratteristico di una società industriale e cittadina, mentre il riutilizzo è maggiormente adottato ed escogitato dalle piccole comunità.

Chiunque di noi, se si avventurasse in un bivacco invernale montano, riscoprirebbe molto rapidamente il riutilizzo...

Se le patologie consumistiche sono considerate la causa dell'inquinamento ambientale, non si può dire lo siano di meno nelle tendenze a riciclare anche ciò che funzionalmente non lo richiede.

Pensiamo ad esempio al riutilizzo di contenitori in vetro: negli ultimi cinquant'anni in Italia si è passati da un modello sociale "vuoto a rendere" ad uno "usa e getta", con cifre che parlano chiaro.

Perché il marketing potesse possibile convincere il pubblico ad adottare comportamenti così palesemente contro-ecologici, si è ovviamente adottato un frame psicologico che vedeva proprio nell'alternativa riciclaggio il suo punto di forza.
Il PET era riciclabile, dunque perché preoccuparsi?
Ovviamente non era affatto come dato ad intendere. Il riciclaggio richiede molte risorse, economiche ed ecologiche. Persino oggi la tecnologia non vede conveniente riciclare il PET per produrre nuove bottiglie, complice la risposta negativa del pubblico nel vedere bottiglie poco trasparenti e più bruttine.
Partita persa dunque su questo fronte, che vede la tendenza usa-e-getta come sempre più dominante, persino contagiando il settore dei contenitori in vetro.

La "via di minor resistenza" è largamente sfruttata per offrire al pubblico una soluzione facilitante e deresponsabilizzante ai problemi ed alle difficoltà quotidiane.

Per comprendere cos'è l'upcycling occorre dunque prima di tutto notare che non si tratta di un evoluzione del riciclaggio, bensì in una più moderna e intelligente applicazione del riutilizzo.

Propongo dunque di definire l'upcycling come:
"Il riutilizzo di oggetti vetusti le cui funzioni primarie sono esaurite, in altre funzioni alternative la cui utilità risulti di valore maggiore di quella delle funzioni primarie cui erano destinati, o maggiore della sommatoria delle funzioni primarie degli elementi o materiali di cui erano costituiti."

Il valore diviene importante elemento discriminante, capace di conferire una discreta oggettività ad una valutazione critica, cioè per rispondere alla domanda: quando un riutilizzo può considerarsi up-cycling e quando invece down-cycling??

L'up-cycling non si limita infatti a riutilizzare, come abbiamo visto, un oggetto per una nuova funzione, bensì si impegna a far compiere all'oggetto una funzione di valore maggiore, da intendersi sotto ogni profilo olo-speculativo:
valore economico, valore culturale, utilità relativa, prospettive future, ripercussioni sociali, etc

Si può reputare particolarmente incisivo quando la nuova funzione rappresenta a sua volta un innovazione.

Oltre alla fotografia in testata al post (vagone-ponte... ma anche vagone-cuccette come alloggi sul fiume, o vagoni pendolari come fish-bar, o vagoni a scompartimenti come ristoranti...), segnalo come esempio alternativo gli amici di Rainforest Connection: https://rfcx.org/
Vedi la storia su https://www.google.it/about/stories/rainforest/


sabato 27 ottobre 2018

ARTI-FICIALE O ARTE-FECALE? Della serie: tecnologia pigliatutto

E' stata venduta da Christie's, a New York, un "opera d'arte" realizzata tramite un sistema di Intelligenza Artificiale per 432.500 Dollari.

ll quadro, Portrait of Edmond Belamy, è una stampa quadrata 70 x 70 cm realizzata da un soggetto parigino di nome Obvious utilizzando una Gan (Generative Adversarial Network), una modalità di intelligenza artificiale.

La IA ha "scopiazzato" 15.000 ritratti, dipinti tra il XIV e il XX secolo, grazie ai quali l’intelligenza artificiale è riuscita a rappresentare uno stile vagamente simile a quello dei pittori a cavallo tra il Seicento e il Settecento.
Un algoritmo al posto della firma...

Ecco dunque i primi esempi di quanto molti studiosi, compreso il sottoscritto, hanno indicato come strada obbligata: il computer sostituirà OGNI ATTIVITA', e nient'affatto solo quelle "brutte" come ci ha venduto la propagando pro-tech degli ultimi vent'anni.

Ieri operaio, oggi "addetto alla fresatura", oppure "addetto all'imbottigliamento", ecc.
L'elemento chiave è il FARE.

Dal punto di vista dell'attuale cultura dei consumi, fomentata implacabilmente dai media e relativi addetti che di ciò vivono, il fare è direttamente mutuato nel termine "realizzare".
Dunque viene riconosciuto il medesimo merito nel realizzare una cosa direttamente a mano, o farla per mezzo di apparati robotici. "Bravo, ottimo lavoro".
Ma se crediamo che siano solo i lavori manuali ad essere in lista per l'estinzione, sbagliamo.

Gli osservatori economici e sociali hanno già spiegato che i prossimi mestieri in lista sono quelli impiegatizi: avvocati, commercialisti, notai, e persino giudici non serviranno più.
I giovani spietati non hanno dubbi:

La prossima vittima è certamente l'arte, prima di tutto quella audio visiva.
Musica, video, e ora anche pittura, create non da un individuo dotato di particolare sensibilità e capacità rappresentativa, ovvero un artista, ma da un gruppo di sordi programmatori, bravi ad isolare, come nel caso in questione, gli autori (veri) più apprezzati per copiarne il talento.

Se dunque è notorio che la maggior parte di "creativi", creativi non sono, in quanto si limitano a prender cose già fatte e personalizzarle, è anche vero che in quest'orgia è il pubblico ad elevare o ad abbattere.
E' il pubblico che (purtroppo) oggi decide se tu sei reputabile un artista oppure no.
Come lo fa? Con i soldi!

Provate voi ad acquistare un Renoir per 20 €!

E dunque questo è il fatto saliente: il pubblico si è comportato come nelle previsioni. Essendo progressivamente smottato in una condizione mentale di apatia critica, è giunto a pagare quasi MEZZO MILIONE DI DOLLARI non un idea, non un software, non una startup, bensì una singola opera. Un opera che seppur unica, è stata creata con un click, e dunque se ne potrebbero creare milioni... quale valore reale potrebbe mai avere? Ma la vanità umana dall'arrivismo passa al collezionismo, dando un'altra spintarella verso l'INVOLUZIONE DOLCE.

Io la chiamerò certamente #artefecale

I prossimi stupidi passi imminenti saranno:
- attori artificiali (con tanto di sfruttamento dei diritti d'autore...).
- cantanti artificiali
- giornalisti artificiali
- blogger artific... ah no, quelli ci sono già da un po'
- politici e leader sociali artificiali (questo sarà la fine)

Not in #argolands ;)



domenica 7 ottobre 2018

AGRICOLTURA CENTRIFUGA - ABC di una possibile rivoluzione

Immaginate l'agricoltura tradizionale.

Senza ricorrere a troppe statistiche, possiamo ben immaginare come funziona nel 99-o-più % dei casi:
Un imprenditore agricolo produce cibo mediante agricoltura intensiva, e lo mette sul mercato.



Il suo scopo è guadagnare dalla sua attività, in un mercato che (provare per credere) difficilmente consente di ottenere margini di guadagno dignitosi adottando metodi biologici, ne men che meno tecniche più evolute basate su principi di permacoltura.

https://www.cittadiniecologisti.it/studi-analisi-controlli/analisi-effetti-agricoltura-intensiva/

Ovviamente dal produttore al consumatore c'è di mezzo il marketing e la distribuzione, che generano direttamente ed indirettamente alcuni problemi noti; tra i principali:
- cibo altamente contaminato da prodotti chimici (ogni giorno i controlli del NAS pizzica prodotti tossici sui nostri banchi dei supermercati)
- costo elevato (il costo al consumatore è almeno il doppio di quello che incontrerebbe dal produttore)
- grave inquinamento ambientale (le sostanze chimiche e le sementi adottate hanno danneggiato e danneggiano fiumi ed ambienti naturali, sempre di più).
- smodato consumo idrico (i consumi d'acqua nell'agricoltura raggiungono talvolta livelli scandalosi)
- perdita delle colture tradizionali (solo in Sardegna, l'università ha ricuperato con grande difficoltà ben 108 tipologie incredibili di FAGIOLO, altrimenti perdute perché sostituite dagli ibridi ad alta produttività)
- grandi guadagni per le multinazionali (OGM, pesticidi, ibridi, diserbanti,...)
- desertificazione e perdita di vitalità dei terreni (gli esperti parlano di danni talvolta irreversibili).

Questo tipo di agricoltura, per distinguerla diametralmente da quella centrifuga, è definibile come AGRICOLTURA CENTRI-PETA. Significa "verso il centro" (non ha a che fare con la flautolenza...), ad indicare l'accentramento produttivo che porta alla monocoltura intensiva ed ai summenzionati problemi noti.


Cos'è quindi e invece l'agricoltura CENTRI-FUGA?

Per comprendere questo nuovo paradigma, immaginiamo uno scenario differente, caratterizzato dai seguenti elementi salienti:
- AUTOFRAZIONAMENTO:
Il proprietario della terra, anziché coltivarla subito, la divide in MICROLOTTI, indicativamente 10 x 10 m.
- AFFITTO CENTRIFUGO
Il proprietario offre in affitto i microlotti per essere coltivati da terzi. Gli utenti possono quindi affittare i microlotti, ad esempio e preferibilmente utilizzando un portale internet interattivo.

A questo punto l'utente affittuario diviene responsabile del "bene", che risulta a lui disponibile; si aprono quindi 2 STRADE:

1 - COLTIVAZIONE DIRETTA
L'utente usa i suoi microlotti come aree di svago e per coltivarsi le proprie piante.
2 - MANUTENZIONE DELEGATA
L'utente (locatario) delega la manutenzione al proprietario-locatore.
La manutenzione può consistere nel raccogliere olive, oppure anche nello spremerle o prepararle in salamoia, confezionarle e persino spedirle a domicilio. Il manutentore (locatore) può ricevere l'incarico di usare i terreni per ospitare capre o pecore, o per coltivare canapa...
La scelta delle colture inseribili nel microlotto viene concordata con il manutentore (locatore), e sottoposta all'utente (locatario) per mezzo del portale internet.


Immaginiamo di andare sul sito, cliccare su una mappe di terreno e visualizzare i nostri quadratini di terra (microlotti) evidenziati. Immaginiamo di cliccarvi sopra ad uno di essi, e di poter scegliere tra varie tipologie di ortaggi o altre colture inseribili.


Nella manutenzione delegata è previsto un COSTO AGGIUNTIVO per l'utente, ovvero lo stipendio del manutentore.
Questa è anche un ULTERIORE RETRIBUZIONE  PER IL PROPRIETARIO DEL TERRENO, che oltre a ricevere un importo fisso anticipato per l'affitto dei microlotti, riceve anche vari importi anticipati corrispondenti alle attività di piantumazione, potatura, sistemazione agraria, lavorazione, confezionamento, spedizione, e quant'altro il manutentore (locatore) voglia offrire all'utente (locatario).
Notasi che si tratta di una retribuzione straordinaria per un agricoltore (o "imprenditore agricolo", come si suole definire oggi tale mestiere), proprio in quanto ANTICIPATA, ovvero salva da rischi.

Risultati immagini per pesche alberi lago garda
Ovviamente attraverso un semplice portale internet, arricchito con interfaccia grafica interattiva, i prodotti possono essere offerti a domicilio anche al grande pubblico, creando una tipologia di prodotti completamente nuova, automaticamente naturale (nessuno metterebbe i pesticidi sul proprio albero), tracciabile e monitorabile (webcam e sopralluoghi diretti).
Con l'agricoltura centrifuga un utente di Napoli non avrà problemi a ricevere pesche dal suo microlotto sul lago di Garda, castagne da Cuneo, Formaggi artigianali da Nuoro, olio di Bitonto, etc.
Il tutto a costi ridotti di più del 50%, e la possibilità di raccogliere e viversi il proprio cibo.


Come possiamo facilmente immaginare, questo sistema garantisce il risparmio, ovvero l'ABBATTIMENTO, DI TUTTE LE SPESE INTERMEDIE tra il consumatore ed il produttore.

L'agricoltura centrifuga incentiverebbe inoltre l'adozione di sistemi naturali, biologici e permacolturali, che ci salverebbero dall'intossicazione chimica quotidiana cui siamo soggetti.

Le colture perdute, i grani antichi, le incredibili varietà di patate, angurie, olive, uva, che potrebbero perdersi, diverrebbero CELEBRI e disponibili per chiunque, aiutando ed incrementando le biodiversità, indispensabili all'equilibrio della natura.

Ogni ettaro convertito all'agricoltura centrifuga rappresenterebbe un minor consumo idrico, e un concreto segno di inversione dei fenomeni di deforestazione e desertificazione dei terreni naturali.

Tra i PROGETTI ATTIVI in agricoltura centrifuga, segnalo certamente Demeterlife, che pur non centrando esattamente l'azione come sopra descritto, rappresenta un esempio concreto che qualcosa in tal senso è perfettamente fattibile, già "da ieri".

Il frame ARGO è decisamente più ambizioso, e passa dalla salvaguardia delle foreste, dei grandi alberi e delle risorse naturali come l'acqua; per questo lo appoggio fortemente come volontario "argonauta".

#justhumans

vedi anche https://www.facebook.com/argolands/







giovedì 13 settembre 2018

DI MAIO E LA TECNOLOGIA: Il wifiliberopertutti ci renderà liberi

Il nostro Ministro dr. Di Maio, con le sue ultime dichiarazioni a riguardo della nuova normativa copyright emessa dall'organismo comunitario, mi ha sorpreso ed inquietato non poco.

Mi occupo di Proprietà Intellettuale da vent'anni e più, avendo ereditato il mestiere da mio padre.
Da sempre dunque sono a contatto con la parte più intima delle aziende, ovvero i comparti ricerca&sviluppo e marketing. Dunque mi ritengo un attento esperto della materia.

Non amo affatto il principio di "privativa" e monopolio sui diritti. Per questo l'attuale assenza di leggi favorisce sempre e solo i grandi attori internazionali. Ricordo ancora quando feci il terzo o quarto brevetto sulla macchinetta espresso a cialde di una grande marca italiana... forse la più famosa. Oggi per lo stesso prodotto sono stati depositati più di 1800 brevetti, per creare un orgia di documenti a protezione del prodotto, inattaccabile a meno di pagare avvocati e CTP per studiarsi migliaia di pagine.

Mi padre ha studiato e reso pubblici i metodi, poi adottati, con cui hanno attuato il progetto Mose a Venezia, e raddrizzato la torre di Pisa, senza trarne neppure il merito morale (vi sono molte puntate del Maurizio Costanzo Show a palese testimonianza di ciò).

Esistono sempre realtà sconosciute dietro le quinte, e il settore IP è certamente tra i più ermetici e sfuggenti.

Appassionato di tecnologie, sono stato tra i primi, nella mia generazione, a "digitalizzarmi".

La tecnologia ha la potenzialità di svolgere per noi i lavori sgradevoli e ripetitivi; negli anni abbiamo tuttavia assistito a qualcosa di molto differente, complice il movente economico, unico motore della ricerca.
L'obsolescienza programmata non è quindi il parto utopico di qualche cospirazionista, bensì un modello di sviluppo tecnologico conclamato, e ben conosciuto da qualunque tecnico, anche ad un pensionato che aggiusta lavatrici.

Ho un figlio da poco maggiorenne, e tra le mie priorità non cessa mai di essere prevalente quella del futuro dei ragazzi.
Questi modelli si sviluppo non hanno migliorato la vita sociale, e spero un giorno di vederne di nuovi per il bene delle nuove generazioni.

E' quindi indispensabile un cambiamento, che non può ridursi ad un nuovo accordo economico con le lobbie tecnologiche. Questo lo capirebbero anche la maggior parte dei ragazzini. Più difficile invece farlo andar giù alla persona media, abituata ad attendere i rilasci tecnologici come un evento di festa.

La parte più delicata è quindi, quasi certamente, la collusione implicita di molti di noi con strutture terze, che ci rende impotenti ad agire contro di esse.

Ma veniamo all'argomento: la nuova normativa europea sui Diritti d'Autore rappresenta una CONTROMISURA legale agli abusi dei big della comunicazione, come Youtube, Google, Facebook, etc.

Ricordo che Youtube attualmente, in assenza di leggi, applica proprie norme con le quale arbitrariamente può decidere l'attribuzione di diritti, chiudere un canale, o trattenere senza una ragione i proventi della monetizzazione. Chiunque abbia a che fare con Youtube lo sa.
Facebook non è da meno. Anche la sua arroganza nel chiudere canali o eliminare post, ma salvaguardando gli utenti paganti, anche se collettori di prostituzione, dating squallido e pedofilia. Gli utenti morti di facebook sono anche quelli una proprietà di facebook, che utilizza a piacimento.
Sempre Facebook ha recentemente confermato che sta usando un IA per "limitare" la diffusione dei post reputati "cospirazionisti", inclusi ovviamente i no vax, i no tav, e immaginiamoci per questioni più originali...

La macchina normativa si sa, è lenta. Lo sviluppo tecnologico digitale invece è l'opposto. Non facciamo in tempo ad imparare una app, che dobbiamo cambiarla e reimparare dacapo.
Dunque non è un problema nuovo, ma il divario adesso esige di intervenire.
E così è stato fatto due mesi fa, ma come sappiamo la propaganda dei big della tecnologia ha fatto terra bruciata, interferendo con il voto presso la Commissione UE e impedendo l'approvazione della norma.
La nuova votazione avvenuta ieri 13/09/2018 ha avuto altro esito: la norma è passata.

Però ecco l'assurdo: Di Maio tuona "Una vergogna tutta europea: il parlamento europeo ha introdotto la censura dei contenuti degli utenti su internet. Stiamo entrando ufficialmente in uno scenario da Grande fratello di Orwell".

Le sue affermazioni ignorano totalmente lo stato dei fatti: attualmente la rete mostra all'utente solo contenuti (contents) pagati da qualcuno (ads) oppure sui quali è possibile guadagnare.
Questo meccanismo è recente, e non rappresenta Internet nei suoi principi originari di libertà e interconnessione tra individui.

Basti notare che oggi persino per mettere un annuncio di lavoro occorre pagare.

Questa è una china che sta portando tutto il potere mondiale nelle mani dei big tecnologici.

Dunque il nostro Ministro sembra confermare i sospetti di alcuni, che lo vedono vicino alla filosofia transumanista condivisa dal suo buon amico Davide Casaleggio.

Al contrario del padre Gianroberto, che prima della morte aveva iniziato a ricredersi sull'originario ottimismo verso il Dio tecnologico, suggerito nei suoi primi filmati profetici ("Prometeus" undici anni fa, "Gaia" nove anni fa) per approdare a "Singularity" pubblicato poco dopo la sua morte per sua espressa volontà:


Resta dunque da capire se il nostro Ministro ci è o ci fa. O per meglio spiegarmi, se la sua erronea opinione è da ricondurre a superficialità o incompetenza in materia ICT, nel qual caso sarebbe stato elegante informarsi ante facto, oppure ad una specifica agenda operativa del partito, da sempre così amico del "wifi libero per tutti".

Così ancor prima di aver realizzato la verità di Jim Carrey, ovvero che i soldi non fanno la felicità, il signor Di Maio sembra essere smottato in un ulteriore menzogna: il wifiliberopertutti fa la felicità!

“...vorrei che tutti fossero ricchi e famosi per capire che non è questa la risposta alla ricerca della felicità“.
[Jim Carrey]





mercoledì 5 settembre 2018

LA FILOSOFIA DELLA DISSONANZA COGNITIVA - stiamo atrofizzando il libero pensiero

PREMETTO CHE MI PONGO ALTROVE RISPETTO AL DIBATTITO IDEOLOGICO E POLITICO, ma questo post è emblematico.
Chiarisce perfettamente la patologia dissociativa della massa, patologia che non stupisce stia facendo tanti danni...
Il "filosofo" sembra suggerire, ovvero predica, una visione dove MORALMENTE sia necessario essere tolleranti verso qualcosa e non tolleranti (dunque intolleranti) verso qualcos'altro.

Per distinguere ciò che SI DEVE TOLLERARE (l'obbligo è l'altra faccia della medaglia dell'intolleranza) da questo qualcos'altro che NON SI DEVE TOLLERARE, il filosofo ci illumina con il distinguo "ciò che predica intolleranza non va tollerato".

Dunque grazie a questa visione ci sentiremo giustificati ad essere intolleranti verso determinate posizioni ideologiche, che però nel senso non possono che comprendere anche la propria.

L'intolleranza non va infatti confusa con la reazionarietà, o men che meno con la sana autoconservazione, individuale e collettiva!

L'intolleranza è definita come l'incapacità di tollerare:
"TOLLERANZA: dal latino: toleràre, forma durativa di tòllere sollevare. Quindi, sostenere, tenere sollevato, sopportare."
Testo originale pubblicato su unaparolaalgiorno.it: https://unaparolaalgiorno.it/significato/T/tolleranza

Dunque l'intolleranza è una sopravvenuta incapacità di sopportare qualcosa.

NOTA: Queste tendenze umane sono sacrosante e utili quanto i loro opposti polari, che potremmo individuare nella pulsione progressista e rivoluzionaria (opposta a quella reazionaria e conservatrice), e nell'audacia (opposta alla prudenza auto-conservativa).


Oggi però l'intolleranza si suole definire come: atteggiamento abituale di chi avversa totalmente le opinioni altrui, specialmente in materia religiosa e politica.

Notiamo che tale definizione suona alquanto forzosa. Difatti così espressa sembra più riferirsi al concetto di "estremismo" politico o religioso. Quando infatti una posizione ideologica viene mantenuta in forma assolutistica ("...avversa totalmente..."), denota fanatismo, che porta all'integralismo ed all'estremismo.

Pacificatore il dizionario del Corriere della Sera, che abbraccia entrambi i significati evidenziandone la dissonanza: http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/I/intolleranza.shtml

Parimenti, il nostro filosofo (non greco, evidentemente) fraintende il significato di paradosso con quello di bispensiero orwelliano, oggi appunto ascrivibile alla dissonanza cognitiva patologica:
dal greco: para [contro] doxa [opinione] (comune).
"Formidabile destriero del pensiero, il paradosso, riscagliandosi addosso - coltello fra i denti - contro le proprie stesse premesse, mette in una luce abbacinante l'errore, l'incoerenza, gli evidenti falli di una posizione; né per ciò solo si limita a demolire - che fornendo ali al discorso ne indica anche un progetto di progresso, rende gustosa e curiosa la piega nuova di un concetto. Ed è per queste idiosincrasie che sempre è stato strumento favorito di filosofia, di scienze d'avanguardia, sì, e di satira e di ironia, da Achille e la tartaruga, al Paradosso dell'avvocato di Protagora fino al Paradosso dei gemelli - da Oscar Wilde (Prince Paradox) fino ad Alessandro Bergonzoni e a Corrado Guzzanti."
Testo originale pubblicato su unaparolaalgiorno.it: https://unaparolaalgiorno.it/significato/P/paradosso

Secondo la psicologia ufficiale, la DISSONANZA COGNITIVA (bispensiero) è invece, e per l'appunto, definita come: "Tensione o disagio che proviamo quando abbiamo, nella nostra psiche, due o più idee opposte e incompatibili, oppure quando le nostre credenze non corrispondono a quello che facciamo."
parafrasato da https://lamenteemeravigliosa.it/che-cose-la-dissonanza-cognitiva/
Dunque nel regno della psicosi dissociativa normalizzata è frequente assistere alla mistificazione di parole e culture, con lo scopo di giustificare le contraddizioni inventando significati contraddittori.

Qui l'audace filosofo ha invece intentato di giustificare la contraddizione stessa e, quanto a sharing, ha avuto non poco successo di pubblico...

Possiamo ben comprendere come degli individui conformati psicologicamente in tal fatta siano incapaci di contattare una condizione di vera libertà individuale e di pensiero.

Adottando la regola dell'intolleranza verso le intolleranze, verso qualunque intolleranza, saranno portati parimenti a non tollerare estensivamente neppure quei pensieri che si oppongono a qualcosa, quei sentimenti di saturazione della nostra pazienza ("intolleranza") che ci consentono di uscire dalle gabbie, che si tratti di una relazione, di una dipendenza familiare, di un fanatismo, etc.

Essere intolleranti verso ciò che percepiamo sbagliato coincide anche con l'esercizio del libero arbitrio, della nostra capacità di non essere preda dei venti, di mantenere fermezza nella nostra autonomia di vedute, e di resistere (reazionario - yang) o accettare (progressista - yin) il cambiamento quando lo sentiamo utile e sensato.

Se accettiamo questa filosofia che propone di considerare immorali questi nostri stessi pensieri, diveniamo totalmente programmabili dall'esterno, dalla Società, che attraverso la cultura ci offrirà i riferimenti morali volta per volta utili a giustificare le nostre azioni contraddittorie.

E così ci allontaneremo sempre più dalla possibilità, già originariamente ardua, di conquistare nuovi podi evolutivi come individui, annullandoci nell'oblio di un enorme formicaio dove ad aver la peggio sarà proprio la scintilla di particolarità che ciascuno di noi racchiude.

In ultimo, in ambito di rapporti interpersonali: Essere intollerante con gli intolleranti coincide necessariamente con un pregiudizio, che paradossalmente è la sostanza stessa su cui prolifera l'intolleranza e che l'ha fatta apparire nella sua evidente immoralità.

Un azione violenta è da ricondursi ad intolleranza solo se permeata di fanatismo e pregiudizio.
Diversamente, la violenza ritorna alla sua neutralità, nulla nuoce all'armonia del creato, come la violenza dello scultore, del predatore, della mucca che strappa l'erba o della madre che uccide i lupi che minacciano i suoi bambini.

Se difatti mi incontrassi con qualcuno che si dimostrasse intollerante con me e con le mie proprie opinioni o ideologie, non avrebbe alcun senso ne utilità ne tollerarlo ne "intollerarlo", in quanto la relazione non si produrrebbe affatto (repulsione relazionale).
Se nel medesimo esempio questo qualcuno si mostrasse tollerante con me e le mie ideologie, parimenti non vi sarebbe alcun "paradosso": la relazione è armonica.
L'unica possibilità in cui sorgerebbe un dissidio, che però ricade entro rapporti superficiali, meramente professionali o alquanto acerbi, è che lo stesso qualcuno si mostrasse tollerante con me ma intollerante con le mie ideologie o verso persone a me legate che le manifestano. Tuttavia anche in tal caso il criterio proposto (cit - intolleranza metodica verso le intolleranze) risulterebbe malsano, perché sposterebbe la contraddizione da fuori a dentro di noi, allontanando qualcuno che forse amiamo e rispettiamo per obbedire ad una regola. Questo è ciò che succede oggi alla maggioranza delle persone, e accade perché non ci stiamo preoccupando di mettere Ordine alla nostra vita.

Prendiamone coscienza, e andiamo avanti!

mercoledì 23 maggio 2018

IL CARICO SOCIALE DI FACEBOOK, DIAMO I NUMERI

Non si tratta di una news, bensì di un calcolo.

Dunque non può essere "fake". Alla peggio, se vi risultasse sbagliato, consideratela un "false-calcul".

Digitando "numero utenti facebook" su Google troviamo le cifre: due miliardi di utenti.
Lo scriviamo:
2.000.000.000 MONDO

Ma sappiamo che ogni Paese ha le sue norme, dunque per evitare dispersioni, mi limiterò all'Italia, dove Facebook ha circa "31 milioni di utenti attivi" (https://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/facebook_ue_coinvolgimento_europei_inaccettabile-3649789.html)
Soprassedendo sull'equivocità della precisazione ufficiale, dove ci si premura di precisare che si sta parlando solo di utenti "attivi", senza entrare nel merito di cosa significhi altrimenti (...qualcuno ipotizza che gli utenti morti siano più di quelli vivi), anche in questo caso lo scriviamo:
31.000.000 ITALIA


Ma oggi l'utente numero 1.566 ha trovato la strada sbarrata. Gli si negava la possibilità di interagire con gli altri utenti. Ad esempio, non poteva più leggere i post dell'utente 25.255.282:

Dunque alle 17:42 ho cliccato "controlla subito".

In questo caso, ero però curioso di capire quanto tempo è richiesto ad un utente perché realmente prenda atto di ciò che sta autorizzando.
Non mi interessa neppure dissertare sulla vertiginosa differenza che ragionevolmente sussiste, tra utente e utente, nell'apprendere e interpretare questo "contratto di cessione privacy", che meriterebbe da sola di essere seriamente considerata come elemento cruciale.

Riguardo la procedura: si tratta di operazioni elementari, scritte in linguaggio elementare, dunque chiunque o quasi può capirlo. Interpretarlo correttamente, come detto, è altra cosa.

Facebook dunque, schermata dopo schermata, cordialmente ci invita a controllare alcuni, pochi, elementi.
Divertente la scelta di cogliere l'occasione per propinare ai tanti il "nuovo" riconoscimento facciale. Ovviamente si può declinare, ma suggerisce di autorizzare minacciando di bombardarci "con lo stesso numero di pubblicità, ma poco pertinenti ai tuoi gusti".
Infine il collo di bottiglia:
Autorizzazione all'utilizzo dei dati con le nuove condizioni o morte (dell'utente 1566).

Ho accettato, e ho guardato l'ora: 17:52

Quanto tempo dunque ho impiegato, per leggere ogni documento alla velocità della luce?
10 minuti

Un bel numero tondo (ho approssimato, ma sfido a fare di meglio), che possiamo moltiplicare per tutti gli utenti italiani:
31.000.000 x 10 = 310.000.000 minuti =
5.166.667 ore =
645.833 giorni


Mi sembra tantino... proviamo a fare un paragone.

Per deformazione professionale, riferisco ad un settore familiare, i cui usi sono tra i più consolidati: edilizia civile.
Mi piace ad esempio il Calcolo degli uomini-giorno.
http://www.studiopetrillo.com/files/esempio%20e%20schema%20di%20calcolo%20degli%20uomini%20giorno.pdf

Facciamo una prova, sempre con la consapevolezza che trattasi di formula empirica:
Vogliamo bonificare un area inquinata da alluminio, come ad esempio i dintorni di Porto Vesme, in Sardegna.
Quanto costerà?
Come lanciando una freccetta, ipotizzo: 100 milioni di euro
(whoops! sono stato basso http://www.regione.sardegna.it/j/v/2568?s=339700&v=2&c=149&t=1)
Immaginiamo di usare una squadra di 1000 uomini.

100.000.000/176= 568.182 (uomini-giorno)
Dunque 568 giorni, meno di due anni, per realizzare una bonifica da 100 milioni di euro.

Questo è dunque un esempio del "costo sociale" dell'aggiornamento privacy di facebook, imposto dal nuovo GDPR, a sua volta imposto dai pressanti upgrade tecnologici, a loro volta imposti dalle strategie di guadagno del comparto ICT, a sua volta imposto dall'ambizione umana.

NB: lo stesso tempo lo dovremo dedicare a parecchi servizi, yahoo, linkedin, etc. etc...
NB2: il GDPR non impone però di CHIUDERE L'UTENZA, azione autoritaria esercitata da facebook in guisa di ricatto, sfruttando la consolidata dipendenza sociale di molti utenti.









domenica 25 marzo 2018

FAKE NEWS, FALSE NEWS, TRUE NEWS - come concentrarsi sull'aspetto sbagliato...ancora dolosamente

Molti articoli di recente riferiscono ad uno studio considerato "maximum", che descrive alcuni numeri statistici relativi al fenomeno in questione con l'accuratezza interpretativa di un pettinatore di bambole professionista.

Tra quelli più interessanti, non tanto per l'accuratezza di cui sopra, piuttosto per l'eleganza con cui si fa beffe del lettore, trovo vi sia l'Internazionale.

Testata riconosciutamente moderna e all'avanguardia, molto amata dai "cittadini" giovani e dagli studenti-viaggiatori. Parimenti considerata "autorevole" anche dalla generazione X, che ne apprezza soprattutto l'oroscopo di Rod, resta il giornale del politically correct, araldo di neoculture liberiste google-based.
Insomma, leggere l'Internazionale fa molto "aggiornato" e al passo coi tempi.

Si può dunque dire senza tema che la sua influenza sulla cultura europea sia estremamente alta.

Proviamo a buttare li dei numeri ipotetici: da 1 a 10, quanto influenza la cultura europea il giornale "Leggo", e quanto "L'Internazionale"?
Diciamo il primo 1, il secondo 10?

Dunque se una cosa la scrivo io sul mio blog, possiamo immaginare che non ne verrà certo una rivoluzione culturale, mentre se il "Times" o  il "Lancet" o "L'Internazionale" propongono un articolo con focus su un tema caldo che tocca tutti, la sua influenza potrebbe fare la differenza.
E ovviamente è il caso di "Science", autore del citato "rapporto epocale sulle fake news":
http://science.sciencemag.org/content/359/6380/1094

L'Internazionale lo rimbalza con ulteriori conclusioni molto proprio dell'autore, che tuttavia propone come assodate (del tipo: "come,sei ignorante e non lo sai?").
Tra queste fa epoca questa: "...paura e disgusto, bisogna ricordarlo, orientano a destra".

Cos'è, e con quale autorità, che questa giornalista vorrebbe ricordarci?

Secondo la psicologia relazionale, non è affatto vero. Dunque è fake news?
Il disgusto è difatti utilizzato molto di più a favore delle sinistre, che abbisognano di attivismo sociale come motore di consolidamento (sessismo, razzismo, animalismo, ecologismo...). Le destre puntano invece sull'intimidazione, minacciando ogni forma di "proprietà" (i nostri figli, le nostre donne, la nostra casa...).

Molti oggi puntano il dito sul "vero" e "falso", ma è decisamente un errore, dunque è ragionevole ritenere che sia un errore voluto.

Anni fa stava difatti trapelando anche fuori dagli addetti ai lavori il principio dell'influencing.
E di questo si tratta ancora! Influenzare non significa per forza dare notizie FALSE.
Nell'influencing si PAGA per aumentare o persino inibire o boicottare la circolazione di qualche notizia o OPINIONE.
Difatti anche uno stupido capirebbe che una notizia assume più o meno il colore di chi la scrive, come dell'esempio dell'Internazionale.
E' facile notare come al termine del citato articolo appaiano altri articoli che però mostrano evidente polarizzazione a sinistra; la vicenda dei vandalismi a Firenze è emblematica nel suo contrapporsi a quella correlata del ragazzo di colore ucciso. Se dunque voglio spingere a destra, titolerò "guardate cos'hanno fatto alle nostre proprietà"; se invece voglio spingere a sinistra, scriverò: "parla la moglie dell'uomo ucciso a firenze".

Se una cosa non viene riportata dai media, non esiste. Se riportata dai media, esiste.

Il problema dell'autenticità è il vero fake!

Sarebbe sufficiente tracciare la notizia in modo che vi sia sempre un autore responsabile, ma questo esporrebbe tutti i giornalisti-influencer ad essere smascherati.
Dunque si tenta di puntare il dito verso il pubblico, come se fosse quest'ultimo l'autore delle "falsa notizie", ben sapendo che non è affatto vero.

Non si tratta di cosa si dice, ma di come!
Una notizia diventa influente sul pubblico quando gli tocca delle corde psicologiche, quando lo emoziona, spaventa, eccita...

La definizione corretta sarebbe difatti "captious-contents".
Tra questi possiamo trovare:
- fake-news (notizie inventate dolosamente)
- ads-news (notizie sponsorizzate, ovvero create per influenzare il pubblico)
- fake-opinion (opinioni false di personaggi influenti)
- fake-images (immagini ritoccate per indurre reazioni)
- stir-campaigns (campagne sociali tendenziose per sobillare)
- dialectical-cheat (adozione e/o creazione di termini offensivi per etichettare correnti di opinione)
- back-news (contenuti vecchi offerti come nuovi, atti a generare reazioni errate)
...and many more!

Ovviamente, è frequente l'utilizzo di una combinazione di due o più "cap-con" simultaneamente.

Le false-news invece sono irrilevanti. Ci sono sempre state, come risultato dell'impossibilità di verificare le fonti, che talvolta sono viziate dalla corruttibilità dell'animo umano.

Per questo tradizionalmente, dall'invenzione dei giornali, le persone mature educavano i giovani nel prendere le notizie "con le pinze" ed a "pensare con la propria testa".

Oggi la cultura ama invece esaltarsi nell'ideologia dell'informazione libera, abbassando ingenuamente la guardia.
Il fenomeno chiamato capziosamente "fake news" non è altro che il maleodorante e manipolato scenario che deriva da tale ingenuità.








sabato 10 marzo 2018

PROGETTI E MIGLIORAMENTI SOCIALI: perché così non potranno mai vedere la luce

La verità? L'individuo, anche come gruppo o collettività, non può più costruire niente, perché non può più programmare niente.


Il contesto infatti cambia, è mutevole, e non può più rappresentare una base su cui costruire. Lo stesso vale per i rapporti umani.
Oggi è normale dire che ti piacciono i fiori, e successivamente appassionarsi per i diserbanti.
Non si realizzano più società DI INDIVIDUI, neppure in ambito imprenditoriale; l'associazione diviene una pura formalità.
Nessuno vuole più prendersi impegni che dipendono da altri, in quanto anche il nostro miglior amico può rincoglionirsi sotto i nostri occhi, in qualunque momento!

Dunque bello tutti assieme, ma solo se si tratta di una "relazione aperta", dove ciascuno in qualunque momento possa concedersi qualunque vagheggiamento, qualunque comportamento incoerente e distruttivo, nei capricci dell'ego, preda dei venti.

Non ci si unisce per uno scopo comune, ma per un fine molto transitorio e a breve termine. Così troviamo chi vuole aderire al progetto X per noia, chi per flirtare, chi perché si sente solo, chi perché vuole comandare, chi perché vuole poi venderlo e guadagnare, chi per fama, chi per superbia... ma mai per uno scopo comune.
E per rendere cronico questo errore, via via si è imparato ad evitare tassativamente proprio di approfondire in fase di negoziazione... "ok, apriamo un bar assieme, ma io voglio farlo per avere alcool gratis ad ogni ora, tu perché vuoi farlo?" Magari scopriamo che in verità il suo scopo è far soldi (scopo conflittuale), fare il fico (scopo conflittuale), fare salotto con amici (scopo potenzialmente conflittuale), conoscere ragazze (scopo potenzialmente conflittuale)... e così via.
Accade anche in noi, quando vogliamo fidarci, vogliamo crederci, vogliamo pensare di aver capito male... tutto per evitare il gusto amaro della responsabilità sulla nostra esistenza.

In quindici anni di attività come ricercatore spirituale, filosofo e scienziato nel campo delle nuove tecnologie, sono entrato in contatto con molti gruppi relazionati con più o meno sensati progetti sociali alla ricerca di nuovi modelli "sostenibili" ed evolutivi.
La verità è che molti di loro, paradossalmente, HANNO LO STESSO SCOPO FINALE, ma si contrastano negli effimeri scopi celati dei loro sostenitori, ovvero i loro ego (superbia, invidia, lussuria, etc) non riescono ad accordarsi.
Uno dei conflitti più frequenti tra gruppi, è il banale conflitto di potere.

Se i "capi" si mettono d'accordo, allora i gruppi lavorano assieme, altrimenti tutti dovranno subire i capricci dei capi, e lavorare maldestramente separati anche se i gruppi hanno lo stesso scopo finale. Ma anche i singoli partecipanti hanno il loro ruolo nel qualificare negativamente il gruppo, portandovi le proprie contraddizioni anziché chiarezza di intento, utile a costruire.

Se i progetti evolutivi fossero bambini, dovranno attendere ancora per molto nel limbo dei non-nati, in attesa di un terreno affidabile dove poter attecchire e prendere vita.

CREATIVITA' PERDUTA: l'errore storico divenuto cronico

Alcuni studi neurologici recenti hanno identificato aree del cervello implicate nel "primo contatto", ovvero quel momento in cui un individuo incontra una situazione nuova, che gli impone un elaborazione "cosciente" per decidere la sua risposta comportamentale, esteriore ed interiore.
Da questa dipenderanno molte cose. Tra queste cose, vi sarà anche il suo modo di considerare quel tipo di situazione.
L'area cerebrale del momento nuovo è indicativamente posteriore dx.
L'area che invece ospiterà il medesimo pattern neurale, ovvero lo schema di pensiero originariamente elaborato in risposta alla novità nell'area posteriore dx, è invece quella anteriore sx.
Interessante, sebbene probabilmente si basa su un osservazione statistica tutt'altro che assoluta.
Resta però il fatto che le aree cerebrali implicate sono differenti a seconda si tratti di "cosa nota" o "cosa ignota".

Ora valutiamo questa eventualità:

Premessa: un qualsiasi essere vivente è programmato per identificare prima di tutto gli elementi costanti nell'habitat natale, allo scopo di poterli dare per scontato e occuparsi di altro.
Così scopre prima di tutto che l'aria è infinitamente disponibile (concetto leggermente errato, ma di solito lo si raffina differenziatamente col tempo), o che "da più in alto si cade, più rilevante è la conseguenza"...
Ok?

Lo stesso vale per qualunque elemento ignoto che portiamo entro il nostro "noto".
Prendiamo in mano un cacciavite per la prima volta nella vita... whoow! ...che sarà?
Ok, capito.

Ma poi che accade? Abbiamo due casi emblematici, per comprendere le modalità in cui avviene questo fraintendimento epocale.

Caso 1: cacciavite usa e getta marchiato "standard attuale".
Caso 2: cacciavite in lega d'acciaio quasi immortale.

Dopo averlo usato, avremo due differenti percorsi di esperienza individuale:
1- ogni volta che devo prendere un cacciavite, ne acquisto uno differente (è un esperienza nuova) che porta tuttavia allo stesso risultato (esperienza vecchia), sebbene vissuto diversamente*, derivandone una sensazione di scoperta quotidiana.
2 - ogni volta che devo prendere un cacciavite, prendo IL cacciavite (esperienza vecchia). E' appunto quell'attrezzo che ho imparato a brandeggiare con sicurezza, scoprendo che posso usarlo anche come scalpello (esperienza nuova), o per piantare i bulbi d'aglio... (esperienza nuova), derivandone una sensazione di scoperta quotidiana.
* il riscontro tra l'esperienza presente ed il nostro bagaglio storico di esperienze, conferisce all'evento in corso un attributo di "novità".

Dunque possiamo notare che in entrambi i casi l'individuo vede soddisfatta la suo ricerca del nuovo, con una sensazione di scoperta quotidiana.
La differenza però è ugualmente chiara:
- nel primo caso l'atto creativo è prodotto altrove, da un non ben compreso "dio" che ogni giorno ci propone qualche nuovo mestiere, oggetto tecnologico, modello di costume, approccio sociale, modello sessuale, eccetera. Questo demotiva ogni pulsione creativa, e atrofizza l'intuizione, il pensiero trasversale, la penetrazione filosofica.
- nel secondo caso l'atto creativo è prodotto da noi, derivandone un costante stimolo. L'individuo accerta così, istante per istante, la correlazione tra impegno creativo e esperienze nuove, impegnandosi nella misura che sente sostenibile e armonica.

Se immaginiamo quella sensazione di meraviglia che ci coglie quando scopriamo qualche piccola meraviglia della natura, dobbiamo anche prendere atto del fatto che lo stile di vita cui ci stiamo sottoponendo ci allontanerà sempre più dal provarla.








sabato 3 marzo 2018

CAMPAGNA: elettorale o di marketing? Trova le differenze

Come sappiamo l'uso della parola "campagna" è stato associato al concetto di suffragio politico.

Salvo che per la politica, questo termine è utilizzato massimamente associato a "militare" e "pubblicitaria".

Una campagna militare serve a conquistare; curiosamente anche una campagna di marketing ha lo stesso scopo (conquistare il mercato).
La conquista in realtà è uno scopo transitorio. Lo scopo finale è acquisire qualche tipo di ricchezza o valore.
Così si invade un Paese per le sue risorse minerarie, economiche, culturali, etc. E' questo lo sappiamo.
Così si attacca il pubblico durante una campagna di marketing per avere le sue ricchezze.

E per la politica la situazione non cambia: conquistare i favori e i voti, dunque il potere formalmente in mano al popolo, per appropriarsi di tale potere.

Ma rispetto al marketing, oggi non vi sono più neppure differenze apparenti.

Una campagna elettorale EQUIVALE ad una campagna di marketing.

Vediamo perché.

Una buona campagna di marketing oggi, per una qualunque azienda, comprende indicativamente:
- brand awareness (aumentare il valore dell'immagine aziendale)
- remarketing (analizzare il pubblico per identificare le sue tendenze e adattare il messaggio pubblicitario ed eventualmente il prodotto al pubblico).
- campagne web-marketing (pubblicità mirate sul web, adwords, fbads, etc.).
- campagne stampa (comunicati stampa studiati, che i giornali pubblicano in cambio di soldi, o semplicemente per far volume; i contenuti oggi si pagano, ed è notorio che lo stesso business di facebook è basato sul fatto che gli utenti hanno fornito gratis i contenuti).
- influencing (inventare storie verosimili e diffonderle sul web; si crea il problema nel pubblico, offrendosi poi come soluzione).
- mucca viola (adottare un elemento nuovo e sorprendente che produca PAV - paradossoazionevivido per restare impresso nella memoria emotiva del pubblico).

La vera differenza tra una campagna di marketing ed una politica, è che nel marketing (forse la più biasimevole e intrinsecamente priva di utilità tra le "scienze" umane, e parallelamente la più realista e obiettiva) vi si può ravvisare ancora un senso etico.
Così per esempio è alquanto infrequente puntare il proprio successo sul discredito dei concorrenti.
Oltretutto la cosa sarebbe vietata...

Nelle campagne elettorali questo limite di decenza è saltato.
Così è perfettamente normale dare del barbone, maniaco, porco, demente, buffone, eccetera.
Anche gli stessi termini "nazionalista" e "comunista" vengono usati in accezione negativa e offensiva.

Parallelamente un altra considerazione: come nel marketing, anche nella politica il titolare dell'azienda raramente ha competenza e potere decisionale sulle scelte del marketing, affidata da prassi ad un direttore marketing.
Ma il direttore marketing a sua volta, difficilmente prende parte attiva nel creare i contenuti pubblicitari, limitandosi alle scelte strategiche.
Così il direttore marketing potrà scegliere di avviare una campagna adword, ma sarà un intero team di copywriter, grafici, psicologi, videomaker, blogger, SEO specialist, etc, a creare i contenuti da mostrare al pubblico, compresi normalmente i testi dei comizi.
Al General Manager resta da verificare i risultati sotto forma di numeri.

Se questa modalità è già problematica per le aziende, dove i manager sono spesso ignoranti in materia, e incapaci di soppesare la qualità della campagna marketing, ovvero di valutare l'operato dello staff di marketing, nella politica è decisamente più grave, visto che i candidati di solito sono quello che nel marketing si chiama "testimonial". Così si infilano nelle liste elettorali attori, puttane, assassini, truffatori, e qualunque altro tipo di stortura e devianza, così da poter fare da testimonial:

"Nel caso delle celebrità che fungono da testimonial, invece, si punta al fattore di riconoscibilità per produrre l'effetto alone (pregiudizio che proietta in un giudizio globale le qualità positive o negative che qualcuno ha dimostrato in un dato contesto)."
[https://it.wikipedia.org/wiki/Testimonial]

Riporto wikipedia nonostante rappresenti la meno accurata e seria forma di acculturamento, per dimostrare che queste informazioni sono alla portata di chiunque, ma richiedono l'allenamento dell'intelligenza trasversale, che la maggior parte di persone atrofizza in giovane età.

Dunque la politica oggi è divenuto un "prodotto" costruito in remarketing sul grande pubblico (maggioranza), e venduto mediante investimenti pubblicitari.

Il meccanismo di ritorno (revenue) o di ricavo di tale investimento viene garantito dal potere politico che si ottiene se la campagna ha successo.

Adesso vorrei invece capire quali siano i motivi per andare a votare... sarebbe come dire che è nostro dovere andare una volta a settimana al Centro Commerciale e scegliere un oggetto inutile da acquistare.