L'intelligenza per come generalmente la intendiamo si nutre di risposte, di informazioni, concetti e dati, ma la coscienza evolve invece per mezzo di domande.
La domanda orienta infatti la direzione della nostra esperienza esistenziale, inducendo l'intelligenza a cercare alcune risposte e non altre.
Ma di che tipo di intelligenza stiamo parlando? Vediamo meglio.
Immaginiamo di avere davanti una porta, senza sapere cosa vi sia dietro. In fondo è qualcosa che potrebbe essere capitato a tutti, magari sul posto di lavoro, di passare quotidianamente davanti a porte chiuse, dietro le quali ignoriamo cosa vi sia.
Pensate ora alla differenza nel domandarsi "cosa ci sarà dietro" da "chi ci sarà dietro", o persino "cosa nasconderà" o "perché la tiene chiusa", etc.
La domanda sortirà una ripercussione molto differente nella nostra psiche. Potremmo infatti essere quasi totalmente disinteressati allo scoprire cosa ci sia dietro, ma potremmo diventare al contrario molto curiosi se volessimo rispondere al dubbio su cosa vi sia nascosto.
La domanda influenzerà di conseguenza anche il nostro comportamento e la nostra attenzione, che potrebbe distrarsi o meno da altri argomenti che abbiamo in testa.
Avete mai sentito dire "ottima domanda" oppure al contrario "la domanda è mal formulata"?
Anche in questo esempio appare evidente che nel primo caso ci si complimenta con l'interlocutore per aver fatto una domanda che lo aiuterà a giungere ad una determinata consapevolezza, nel secondo caso è l'opposto.
Parimenti consolidato è il riconoscere l'intelligenza proprio dalla qualità della domanda, ed il suo contrario "non fare domande stupide".
Dunque senza che vi prestiamo attenzione automaticamente definiamo:
intelligente --> domande intelligenti
stupido --> domande stupide
Notiamo tuttavia che tale giudizio proviene sempre da colui cui la domanda è rivolta, e non da chi la formula.
In altre parole, potrebbe anche accadere di fare una domanda intelligente ad uno stupido, il quale incapace di comprenderla potrebbe apostrofarla proprio come "domanda stupida".
Come è dunque possibile?
L'intelligenza è saper fare le domande, oppure saper dare risposte?
Potrò sembrare pomposo dirlo, ma la differenza sta nell'Anima. Per comprendere, è necessario semplificare l'anima prendendo in prestito lo stile taoista, e osservare l'Anima come una forza dotata di particolare intensità e qualità, ma di natura Yin. Essa può essere compresa come Shen: scopo o movente dell'esistenza.
Lo Shen nella sua forma più originaria e profonda, è tuttavia sfuggente e insondabile, costringendo la psiche ad intepretarlo, traducendolo volta per volta in obiettivi relativi, in Shen superficiali che possono consistere anche in scopi effimeri, quali gonfiare il seno per renderlo più attraente.
Lo Shen superficiale è noto ed è ubicato sull'isola del Tonal.
Lo Shen profondo emana invece dallo sconosciuto, dal Nagual.
Inutile rimarcare che la qualità della consapevolezza influenza la qualità dello Shen superficiale che eleggeremo a scopo.
In tal modo vediamo l'Anima come quella forza intangibile, femminile, che ci motiva all'esistenza. Quel senso profondo che quando soddisfatto restituisce un sentimento di realizzazione, o al contrario apatia, insoddisfazione e depressione.
Si potrebbe dire che le domande sono gestate nell'Anima, e dipendono dalla qualità dello Shen che, in quanto obiettivo della propria vita, giocoforza influenza il tipo di domande che ci sorgono.
Per far quadrare il ragionamento dobbiamo ora introdurre il terzo ospite: la consapevolezza.
Questa si alimenta di risposte, di convinzioni. Tuttavia, essere consapevoli di qualcosa non implica necessariamente che la nostra convinzione sia corretta.
Molte volte nella vita, una persona è completamente convinta di qualcosa sin quando non incontra una nuova informazione, in grado di mutare la sua convinzione in qualcos'altro; questo si potrebbe definire un processo normale per tutti noi.
La consapevolezza di cui un individuo dispone in un dato momento della propria vita non è dunque un qualcosa di misurabile solo in quantità, anzi. L'intelligenza di una domanda deriva sovente proprio da una corretta consapevolezza dell'argomento di discussione, e non dalla quantità generica di dubbie convinzioni già consolidate.
La quantità della consapevolezza si può definire nella percentuale di ciò che individualmente percepiamo come "noto", rispetto a ciò che resta invece "ignoto".
La qualità della consapevolezza deriva invece dall'accuratezza con cui sono state soppesate le risposte che incontriamo nella vita, prima di farle diventare nostre convinzioni.
In alcune antiche culture mesoamericane si usavano i termini "Tonal" e "Nagual": l'isola del Tonal è la somma degli elementi della nostra bolla di percezione, mentre il Nagual è tutto l'infinito ignoto che circonda tale isola.
"Il tonal è tutto ciò che sappiamo, tutto ciò che incontra l’occhio, ha inizio con la nascita e fine con la morte."
"Il nagual è la parte di noi per quale non c’è descrizione, non parole, non nome, non sensazioni, non sapere."
Curioso scoprire che Carlos Castaneda, nel suo celebre libro "L'Isola del Tonal", ricomprende nel Tonal anche il concetto stesso di Dio, ovviamente da non confondere con le particolari sensibilità mistiche di alcune persone straordinarie. Sta parlando di noi, della persona comune, che di fatto non può che ridurre Dio al concetto di cui appunto si è convinta: "Dio è un elemento del vostro tonal personale e del tonal del tempo. Dio non ha importanza che nella misura in cui fa parte del tonal del nostro tempo.".
Dunque la consapevolezza è la somma di ciò che ci è noto, dei concetti sulle cose e sulla realtà di cui siamo persuasi.
Potremmo essere persone consapevoli di molte cose ma in modo affrettato e superficiale, oppure per contro essere consapevoli di poche cose, ma di quelle poche avere una qualità elevata risultante da una penetrazione profonda.
Qualunque consapevolezza è da intendersi come transitoria, ovvero nient'altro che la convinzione del momento.
Ciononostante, dalla nostra consapevolezza derivano le domande, le quali porteranno nuove informazioni e convinzioni (giuste o sbagliate) aumentando e modificando la consapevolezza stessa.
"So di non sapere" è un detto attribuito a Socrate, pervenutoci attraverso il suo celebre discepolo Platone.
Il concetto, anche chiamato paradosso socratico, è ritenuto il fondamento del pensiero del filosofo greco, perché basato su un'ignoranza intesa come consapevolezza di non conoscenza definitiva, che diventa però movente fondamentale del desiderio di conoscere. [Wikipedia]
Nel nostro ragionamento, il filosofo ci evidenzia appunto la chiave per aumentare la qualità della nostra consapevolezza: non accettare un sapere affrettato, e mantenere aperta la domanda.
Riprendendo la premessa, notiamo ora che la qualità di un ragionamento, o l'abilità a formulare soluzioni innovative, o acute dissertazioni filosofiche, dipende esclusivamente dalla qualità della consapevolezza, e non non anche dalla quantità.
Immaginiamo un ingegnere convinto ("consapevole") di saper progettare qualunque struttura, ma che puntualmente sbaglia calcoli.
Potremmo definirlo intelligente? Non useremmo forse altri aggettivi per descriverlo...?
Immaginiamo per contro un ingegnere che non è convinto delle sue valutazioni, e che ogni giorno dedica tempo nel trovare soluzioni ad i propri dubbi. Non risulterà forse più intelligente nelle sue scelte, quando deciderà di applicarle nella progettazione?
Abbiamo dunque un processo circolare, dove ogni elemento influenza il successivo:
CONVINZIONI --> CONSAPEVOLEZZA --> DOMANDA --> RISPOSTE --> CONVINZIONI
La somma delle nostre convinzioni determina la nostra consapevolezza delle cose, dalla quale derivano i nostri obiettivi della vita producendo domande. La consapevolezza determinerà anche quali risposte accettare e quali rifiutare, aggiornando le nostre convinzioni, e di conseguenza la nostra consapevolezza.
Immaginiamo ora di introdurre determinate convinzioni dentro un cervello semplicemente scrivendole su una tastiera, come si fa per le Intelligenze Artificiali. Ovviamente potrebbero trattarsi di convinzioni giuste quanto sbagliate, e ciò dipenderà dalla qualità della consapevolezza del programmatore.
Essendo priva di Anima, l'Intelligenza Artificiale riceve un surrogato di Shen superficiale in forma preconfezionata sotto forma di scopo. Una IA potrebbe essere creata per mettere ordine in un processo produttivo, per individuare un complesso enzimatico quiescente, o per prevedere il clima...
L'Intelligenza artificiale procederà dunque nella forma sopra esposta, cercando risposte a domande prima estrapolate dai dati introdotti dal programmatore, e successivamente anche dai nuovi dati ottenuti grazie alle risposte procacciate.
Per quanto possa diventare complessa e progredita, giungendo persino a riscrivere integralmente la consapevolezza inizialmente programmata, notiamo la mancanza di un elemento importante: la IA non possiede lo Shen profondo.
La trasduzione tra Shen profondo e Shen superficiale è stata infatti operata dal programmatore, o dal suo datore di lavoro.
Per rendere meglio comprensibile questo principio, possiamo paragonare lo Shen profondo a "cosa va fatto veramente", e lo Shen superficiale a "cosa penso vada fatto".
Facciamo un esempio.
<< Marco ha un problema: non si sente all'altezza del suo team di lavoro, ed è molto frustrato. >>
Il suo Shen profondo gli sta sussurrando nelle orecchie qualcosa, e nel consapevolizzarlo lo interpreta come una mancanza di stima nei suoi confronti. Come intende realizzare il suo obiettivo, il suo Shen superficiale di ottenere più ammirazione e stima?
Dunque il vero COSA resta confinato nel mistero dello Shen profondo, mentre la sua interpretazione di superficie diventa "ottenere più stima". COME ottenere più stima?
Marco sottopone dunque la domanda ad un sistema IA, la quale potrebbe offrire una soluzione che tuttavia Marco non riesce a comprendere. La soluzione elaborata dalla IA è difatti molto al di sopra delle capacità mentali di Marco. Dunque Marco dovrà rinunciare ad avere l'ultima parola, accettando la soluzione proposta ad occhi chiusi.
Se la soluzione proposta prevedesse di cambiare team, e trovarne uno di persone stupide così da risultare lui più intelligente?
Se la IA lavorasse per umiliare e abbassare l'autostima degli altri, per far loro abbassare la cresta?
Se decidesse di eliminarli fisicamente o professionalmente?
Se gli suggerisse di abbandonare tutti gli hobbies e attività secondarie, per essere più performante rispetto al team?
Tutte queste soluzioni rappresentano un "come" ottenere uno stato di realizzazione della vanità personale di Marco, ma ignorano inevitabilmente lo Shen profondo di Marco.
Ciò inevitabilmente significa che il livello di consapevolezza di Marco, che ha istruito il quesito per la IA, influenza gli obiettivi perseguiti con ricaduta potenziale su tutte le persone coinvolte.
Se estendiamo l'esempio, possiamo affermare che:
- le IA dovranno poter agire liberamente, in quanto chi le istruisce non è parimenti in grado di valutare la bontà delle singole decisioni che le IA poi elaboreranno.*
- le decisioni delle IA rispecchiano il livello di consapevolezza di chi formula le domande e pone gli obiettivi.
- le IA a loro volta, nel perseguire l'obiettivo primario, formuleranno sotto-obiettivi tattici, a loro volta incomprensibili per l'essere umano.
* un accademico ha chiesto a CHATGPT di indicargli quale fosse l'articolo più richiesto e diffuso rispetto ad una specifica tematica. La IA ha fornito il titolo dell'articolo con gli autori. L'accademico è andato a controllare la risposta, comunque apparentemente coerente. Non esisteva! Gli autori erano esistenti, ma l'articolo è "apparso" come un allucinazione...
Ne consegue che le IA non potranno mai formulare domande al di fuori del Tonal di base, dello Shen programmato.
Si racconta che una IA, nel rispondere alla domanda "cosa dobbiamo fare per aiutare l'umanità a migliorare se stessa ed il suo stile di vita" avesse replicato, dopo averci riflettuto a lungo: "spegnetemi".
Questo lo si deve ad un principio filosofico talvolta scomodo: i veri cambiamenti evolutivi avvengono incidentalmente. Non è infatti possibile voler raggiungere un luogo ignoto. Tutti i cambiamenti che possiamo desiderare tendono al conseguimento di un qualcosa che appartiene al Tonal, qualcosa che conosciamo, o meglio che siamo convinti di conoscere.
Potremmo ad esempio pensare di andare a vivere in campagna, senza tuttavia aver mai vissuto in campagna prima. In tal caso la nostra consapevolezza del momento include un concetto del vivere in campagna che potrebbe essere anche molto superficiale, magari ben più gradevole rispetto alla realtà.
Ciò che incontreremo nel vivere realmente tale esperienza ci giungerà imprevisto, e nell'affrontarlo giungeremo ad una diversa consapevolezza, con ripercussioni positive o negative sulla nostra evoluzione.
Questo potrebbe persino attuarsi procedendo a caso, ovvero scegliendo deliberatamente azioni non supportate da dati pregressi, dove l'ignoto viene penetrato grazie alla casualità che imponiamo al nostro agire. Tale atteggiamento della psiche è più marcato quando si è giovani, per poi man mano lasciar spazio ad azioni sempre più ponderate, formulate sulla base delle convinzioni in itinere consolidatesi.
Ma al pari delle convinzioni, che possono essere giuste o sbagliate, anche i cambiamenti nella nostra vita possono rivelarsi evolutivi o involutivi.
Immaginiamo di mangiare per la prima volta nella vita una fragola, ma non aver provveduto a lavarla correttamente, ingerendo inavvertitamente anche in piccolo frammento d'aglio: il risultato potrebbe risultare disgustoso. Se tuttavia tale esperienza venisse affrontata con superficialità, e divenisse una nuova convinzione, risulteremmo d'un tratto consapevoli che "le fragole sono disgustose".
Da qui possiamo forse scusare a Socrate l'apparente astrattismo, comprendendo che la chiave per compiere cambiamenti realmente evolutivi - e non semplicemente dei cambiamenti - è nella qualità delle consapevolezze che consolidiamo dentro di noi.
Possiamo anche notare che la qualità dello Shen superficiale che perseguiamo entro il nostro Tonal, dipende da quanto risulta soddisfatto lo Shen profondo che alberga nel Nagual.
Abbiamo dunque un nuovo processo circolare:
Shen perseguito --> Qualità della Consapevolezza --> Cambiamenti evolutivi --> nuova Consapevolezza ---> nuovo Shen
Da questo possiamo trarre alcune conclusioni ulteriori.
La principale inerente il cuore del nostro argomento è la chiara individuazione di due tipi di intelligenza:
EVOLUTIVA: si basa sul perfezionare e perseguire azioni per svelare l'ignoto e affinare la consapevolezza. Dipende dallo Shen profondo e dalla qualità dell'approccio.
Si potrebbe definire quale "intelligenza qualitativa".
PRODUTTIVA: consiste nella capacità di elaborare il noto per ottenere più rapidamente ed efficientemente dei risultati predefiniti. Si basa sulla quantità di dati consolidati, ed è svincolata dallo Shen profondo.
L'intelligenza produttiva potrebbe altresì definirsi "intelligenza quantitativa".
L'evoluzione procede in forma non lineare, con periodi di azione e cambiamento alternati ad altri di conservazione e riflessione. E' di conseguenza corretto affermare che entrambe le tipologie di intelligenza concorrono ad i processi evolutivi.
Ad esempio quando Einstein formulò per la prima volta la celebre teoria della relatività, egli applicò una forma di intelligenza evolutiva. Per contro gli scienziati che, pur sapendo che non si trattava di una spiegazione assoluta e omnicomprensiva - ovvero che permanevano fattori ignoti da comprendere, hanno sviluppato diverse applicazioni pratiche nell'ambito dell'industria basate su tale teoria, si sono serviti dell'intelligenza produttiva.
L'utilizzo di sistemi artificiali per eseguire calcoli e analisi, o per gestire processi, non è dunque da considerarsi qualcosa di genericamente negativo per l'evoluzione umana.
Si tratta di un mero strumento sfruttabile per perseguire l'obiettivo.
Esso risulta però paralizzante, sotto il profilo evolutivo, quando l'obiettivo è sconosciuto, e si pretende di scoprirlo chiedendolo allo strumento stesso.
Una IA non sarà infatti in grado di cambiare il proprio modo di percepire la realtà, come accade quando un individuo compie un passo evolutivo, ma solo di complessizzarlo. La stessa realtà, divenuta più complessa, produrrebbe nuove forme di consapevolezza ed evoluzione entro un individuo, in grado di affinare i suoi scopi della vita per meglio realizzare il proprio Shen profondo.
Ma una IA non possiede, al contrario dell'essere umano, un Nagual.
Essa non ha alcun misterioso senso dell'esistenza, nessuno Shen profondo che la agiti spiritualmente, ne sensazioni astratte di essere o meno realizzato nella propria vita. Quando una IA ci sorride, non sperimenta alcuna ilarità o gioia. La misura della sua perseveranza nell'agire è un codice di programmazione, simile ad una mera convinzione.
In questo forse la frequente confusione che ci fa apparire le IA e gli androidi come simili e confondibili con degli esseri umani: la loro apparenza è identica.
La persona comune, identificata con la propria apparenza, e ben poco sensibile alle voci della propria Anima, non stupisce possa generalizzare, giungendo a banalizzare l'intelligenza nella sola componente quantitativa.
Ma se la coltivazione della propria intelligenza qualitativa aiuta l'evoluzione, la sua progressiva eliminazione in favore dell'intelligenza quantitativa, vissuta come prioritaria per inseguire la produttività, produce come conseguenza una paralisi evolutiva.
Non si tratta infatti di un momento di pausa, una riflessione priva di azioni, bensì di un frenetico e ossessivo incrementare l'azione ed i cambiamenti in direzione di un presunto progresso.
Ciò rappresenta dunque non tanto un rischio di rallentamento evolutivo, bensì quello di una deriva esponenziale; un modello d'azione ossessivo nel perseguire la quantità e la velocità dei cambiamenti, che trascura sempre più la qualità del risultato, fino a perdere la capacità stessa di misurarla.
In tal caso si tratta di un processo anti-evolutivo, dove ogni passo o "progresso" produce una caduta di consapevolezza negli individui, fino a far credere che l'essere umano sia null'altro che una macchina.
Lungo questa caduta, dove l'individuo tende ad una condizione interiore di superficiale omniscienza, si teme possa essere passato il punto di non ritorno, quella "singolarità" si cui parlano numerosi fisici, superata la quale non sarà possibile invertire il processo discendente in corso.
Ma proprio l'Anima, quella sensazione che emana da luoghi profondi e ignoti dell'essere umano, ci ricorda che l'evoluzione è fatta di cose inaspettate, e che come tali non è possibile prevederle.
Come un acquazzone che ci sorprende lungo la strada di casa molestandoci, per poi scoprire che ha lavato via i nostri rimpianti, donandoci nuovo entusiasmo e rinnovato apprezzamento per la luce del sole.