martedì 22 gennaio 2019

SMART-CONTRACT: un patto col diavolo?


Se la Motorizzazione Civile ci cancellasse la Patente di guida, o ancora l'ente del gas ci chiudesse i rubinetti, pretenderemmo di conoscerne il motivo?

Se la risposta ci pervenisse sotto forma di lettera anonima, dove l'ente ci comunicasse che la patente è stata irreversibilmente cancellata perché potrebbe essere relazionata con possibili atti che violano il regolamento sindacale dell'ente, ci sentiremmo soddisfatti?

Ovviamente no. Infatti da quasi un secolo un cittadino, in un Paese democratico, persino se analfabeta o criminale conclamato, ha il diritto di sapere il perché di una sanzione, o di una limitazione dei suoi diritti.
Il medesimo ordinamento prevede la presenza di soggetti super-partes cui è data facoltà di verificare tali accadimenti, disponendo eventuali rimborsi per danni subiti.

Così ad esempio un ristorante non può rifiutarsi di servire qualcuno perché di colore, o negare un lavoro ad un aspirante perché di sesso femminile.

Il motivo risiede nella funzione sociale in cui inevitabilmente ricade un esercente pubblico, ed il conseguente ingiusto pregiudizio che potrebbe derivare, a carico del cittadino, che si vedrebbe limitate delle possibilità lavorative, sociali o ludiche, aperte invece a tutti gli altri.
Si chiama appunto "atteggiamento discriminatorio".
Per tale motivo, ad esempio, si è introdotto il principio dell'aggravante razziale, dove addirittura, per prevenire eventuali atteggiamenti discriminatori, si giunge a rendere OBBLIGATORIA l'assunzione di soggetti disabili, o la nomina di politici di sesso femminile.

In caso di azioni come quelle ipotizzate in premessa, questi soggetti sarebbero legalmente tenuti a precisare e giustificare la propria azioni in ragione di quanto tali azioni possano risultare lesive per chi le subisce.

Ma nonostante il digital-divide, che vede la maggior parte dei cittadini isolati dietro questo gigantesco muro di complessità in costante crescita, la maggior parte dei rapporti tra utenti e imprese che erogano servizi sono oggi già disciplinate mediante smart-contract.

La parte più rilevante di questo nuovo, e tutt'ora legalmente non chiarito, modo di formalizzare lo scambio di beni e servizi, è l'accettazione preventiva delle conseguenze.
Esempio:
Nelle condizioni di vendita di un prodotto su e-commerce viene inclusa la clausola "...il prodotto potrà essere reso senza costi aggiuntivi a patto che risulti inalterato, ovvero completo di ogni sua parte incluso l'imballaggio originale".
Immaginiamo di riceverlo. Dopo averne aperta la confezione, lo maneggiamo con cura ma ci rendiamo conto che non soddisfa le nostre aspettative. Lo rimettiamo ordinatamente nella sua confezione, ma ovviamente il sigillo della confezione è rotto...
Le condizioni si estendevano anche all'imballaggio?
Se il venditore, al quale attraverso smart-contract abbiamo trasmesso i nostri numeri di carta di credito e la nostra autorizzazione all'addebito, ci addebitasse dei costi per "mancata osservazione delle condizioni di vendita", non potremmo ragionevolmente far nulla, tranne lo spendere molte risorse per un esito decisamente incerto.
Trascinato in giudizio, che potrebbe avvenire anche in un Paese straniero, sempre a causa di condizioni di acquisto accettate in modo "smart", il venditore potrebbe comunque sostenere che l'imballo è risultato danneggiato, e che l'addebito di costi era corretto.

"...con riferimento al contenuto del regolamento contrattuale, deve osservarsi che, diversamente da quanto generalmente avviene negli ordinamenti di Common Law, negli ordinamenti di Civil Law, come quello italiano, il regolamento contrattuale va ben oltre quanto pattuito tra le parti, potendovi partecipare anche fonti esterne e diverse dalla volontà delle parti. In tal senso, l’art. 1374 del codice civile dispone che: “il contratto obbliga le parti non solo a quanto nel medesimo è espresso, ma anche a tutte le conseguenze che ne derivano secondo la legge, o, in mancanza, secondo gli usi e l’equità.”. Le norme derogabili (o suppletive), come pure gli usi normativi (c.d. consuetudini) e gli usi contrattuali (c.d. clausole d’uso), in mancanza di patto contrario vanno ad integrare le pattuizioni delle parti, integrando il regolamento contrattuale tra le stesse convenuto.
Peraltro, anche nel caso in cui non possa ravvisarsi alcuna lacuna nel regolamento contrattuale come predisposto dalle parti, è possibile che le medesime vi abbiano incluso clausole contrarie a norme di carattere imperativo (c.d. norme imperative o inderogabili). In tale ipotesi si verificherà l’integrazione c.d. cogente attraverso la quale la norma imperativa sostituisce automaticamente la disposizione contrattuale di senso difforme."
Se quindi da un lato la "vecchia maniera" risulta impegnativa, e troppo lenta per i tempi brevi caratteristici delle interazioni sul web, gli "smart-contract" appaiono per contro fin troppo rapidi, non consentendo all'utente di prendere debita coscienza delle obbligazioni assunte.

La tecnologia può infatti complessizzarsi, grazie all'impiego massivo di risorse collettive, ma l'essere umano non sarà parallelamente più intelligente, arguto, informato, tanto da comprenderla.
I contratti diventano più veloci, ma gli utenti sono sempre più lenti di comprendonio.

Un esempio facile da capirsi è nel fatto che alcuni anni fa sarebbe stato molto difficile convincere qualcuno a pagare un oggetto prima di averlo toccato con mano, mentre oggi il successo scioccante di Amazon testimonia che la maggior parte di oggetti vengono acquistati alla cieca, anche da coloro che un tempo esercitavano un preventivo accertamento personale.

Facebook è uno degli esempi più scandalosi del problema, trattandosi di un servizio oggi utilizzato da più di 2 miliardi di utenti.
Se difatti il mainstream parla di digital divide, non ugualmente fa notare che la maggior parte degli utenti facebook sono proprio quelle persone che arrivano a confonderlo con internet stesso, ovvero utenti poco esperti di computer e digitale, che dipendono emotivamente da facebook per mantenere una sensazione di contatto col mondo, con dirette conseguenze sul loro equilibrio psicologico.

E' certamente difficile negare che oggi, in molte parti del mondo compresa l'Italia, facebook abbia sostituito la televisione nel suo ruolo di "tecnologia da compagnia".

Ma se l'utente medio vive un forte disagio quando espulso da un gruppo di facebook, quale impatto avrebbe su di lui il blocco del suo profilo da parte di facebook stesso?
In ragione di questo, quale scelta effettivamente sentirebbe di avere, quando gli si chiede di accettare una nuova condizione d'uso del servizio?

L'ultimo aggiornamento in materia di privacy, riportava ad esempio l'avvertimento: "se non accetterai, non potrai più accedere al tuo profilo".

Eppure ogni azione sul web, in quanto presuntamente di libera scelta, implica sovente l'impegno ad accettarne le regole, che poi esigono di essere rispettate AUTOMATICAMENTE ovvero aprioristicamente.
Gli smart-contract sono infatti pensati per essere eseguiti e gestiti da BOT, ovvero grappoli di routine software in grado di eseguire azioni sofisticate.
Riporto un esempio reale, accaduto oggi ad un amico:
Volendo aumentare la visibilità di un post, ha risposto al suggerimento di sponsorizzazione da parte di Facebook, ma dopo aver perso tempo a preparare il post e ad ottimizzare la profilazione del target di utenza, all'atto di pagare mediante la sua carta di credito precedentemente già registrata e associata al proprio profilo, il sistema mostra dei blocchi non chiari.
Dopo aver scritto a Facebook per chiedere spiegazioni, ecco la replica automatica:

Il tono sembra dire "Ciao sono facebook, una macchina elettronica; se vuoi continuare a vivere nel mio reame devi giurare fedeltà e totale asservimento ai miei insindacabili giudizi, in quanto di emanazione divina".

Riepilogando l'accaduto, Facebook propone a Leone un servizio, ma poi quando Leone accetta l'offerta, Facebook si tira indietro in quanto gli "sembra" che la carta "possa" essere associata ad un attività "sospetta", è procede nel rimuoverla irreversibilmente dal suo account senza possibilità di difesa da parte di Leone.
Mr Facebook (sta parlando in prima persona... inquietante) freddamente ci "consiglia" di acquistare una nuova carta.
Mancano palesemente gli elementi leciti, secondo Usi legali, perché abbia diritto di farlo, ma lo fa comunque... mancano infatti:
- dettagli e prove del "sembra"
- dettagli e prove dei "sospetti"
- dettagli e prove della "frode"
Ma non è il caso di cercare chissà cosa. Facebook difatti ci obbliga ad accettare una condizione: il mancato rispetto di una sua regola interna sarà considerato equivalente ad un reato civile. Dunque non si tratta affatto di una "frode", bensì anche semplicemente di un comportamento che i suoi BOT considerano "sospetto".

Il danno ingiustamente inflitto a Leone da Facebook, grazie alla sua posizione di forza, chi lo paga?

Perché spingere i cittadini a dipendere emotivamente, professionalmente e ... sessualmente da venditori privati (facebook, google, netflix, whatsapp, linkedin, etc.), come sovente accade da parte dei media, anche attraverso comunicati ufficiali?

E' ancora possibile parlare di "Stato sociale"?

Facebook non ha infatti condiviso pubblicamente le modalità, ovvero i criteri, con le quali ha programmato i suoi BOT.
Non solo, questi comportamenti da parte dei grandi player tecnologici sono tanto notori che vi sono indagini aperte da Governi di mezzo mondo, inclusa UE e USA, nel tentativo di accertare le singole fattispecie, i cui esiti vengono tuttavia molto raramente condivisi col pubblico, a causa dei delicati equilibri economici e compromessi tra politica e potere economico.
Facebook ha infatti l'incontestabile capacità di influenzare le masse, in ragione del suo mestiere, ovvero appunto vendere a terzi il suo potere di influenzare le masse sotto forma di contenuti sponsorizzati.

Ne deriva un evidenza: Facebook oggi può decidere a chi dar voce e a chi non darne.

Tornando al titolo del post, ricordo che il patto col diavolo ha ad oggetto uno specifico bene: l'Anima.
Esso è considerato diabolico e malvagio. Perché?
Perché chi contrae il patto non ha consapevolezza di cosa sta offrendo, ovvero non è nelle condizioni di poter esercitare un reale giudizio di merito secondo libero arbitrio.

In mancanza di un organo di vigilanza, attualmente pressoché assente, i cittadini sono quindi soggetti alla quotidiana stipula di smart-contract dei quali sono incapaci di valutarne gli obblighi derivanti, e per giunta indifesi in caso di dolosa interpretazione unilaterale di tali accordi.

La risposta dunque alla domanda "gli smart-contract sono patti col diavolo?" è evidentemente NO.

Gli smart-contract sono semplicemente contratti "automatici", perfetti per essere usati da qualunque soggetto malintenzionato per abusare della situazione di bisogno o ignoranza del suo interlocutore. Ma questi soggetti sono corporations, che al contrario del diavolo non sono storicamente avvezze al rispetto di alcuna regola etica.

Se vogliamo trovare il diavolo, dovremmo dunque cercarlo in coloro ne consentono un tale fraudolento utilizzo.

Nondimeno, se e quando l'Anima potrà essere messa in un computer, possiamo star certi che la perderemo, giacché sarà affidata a soggetti senza scrupoli e fuori controllo.

Per quanto riguarda invece la mente... il nostro candidato diavolo Beppe Grillo ospita nel suo blog un inconsistente articolo di Marco Sarà, collega "emerito" del famigerato Burioni al San Raffaele di Milano. Peccato Grillo, forse a causa di un problema non lontano dagli argomenti di questo post, non ami quella parte della democrazia dove ciascuno possa esprimersi liberamente, e dunque non consenta commenti sul blog...


DISCLAIMER: coloro che si sentissero offesi dalle mie affermazioni, sono invitati a telefonarmi, accettando implicitamente che la conversazione sia registrata e soggetta a pubblico dominio.


1 commento:

  1. Mi hanno bloccato il profilo principale ma non si capisce neanche per quanto tempo e perché... da un po' i blocchi sono diventati più frequenti e per motivi sempre più risibili, di quest'ultimo Mi è comparso il motivo velocemente per un post non conforme che mi sembrava non essere neanche mio, non rispondono neanche ad informazioni in proposito

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