martedì 22 gennaio 2019

I SOCIAL CONTRATTACCANO CON VIOLENZA: E' GUERRA DEI MONDI

Esiste un mondo in cui le persone esprimono tra di loro argomentazioni ed opinioni disapprovate dai grandi player tecnologici.

Esiste un secondo mondo in cui le persone appoggiano incondizionatamente l'azione rinnovatrice dei grandi player, come facebook, google, whatsapp, telegram, linkedin, e da essi traggono le proprie opinioni e argomentazioni.



Il dialogo sociale e politico internazionale vede oggi un progressivo inasprimento di relazioni tra questi due mondi.
Le conseguenze stanno, senza esagerazioni, portando zizzania tra persone, tra generazioni, tra Paesi e tra uomo e donna. E' guerra dei mondi.

Approfondire le caratteristiche di tali rispettivi mondi, è altro argomento.

Il primo di questi due mondi ha compiuto azioni aggressive, con punizioni esemplari, sanzioni milionarie e umiliazioni pubbliche.

Il contrattacco era prevedibile, e ora che possiamo vederlo, capiamo che la guerra è alle porte.

Pressati dai Governi e dagli organismi internazionali di vigilanza e controllo, i big tecnologici hanno iniziato a tirar fuori i loro assi dalla manica con la solita destrezza da prestigiatore.

Nuove funzioni, nuovi giocattoli, nuovi inganni.

Bandersnatch, l'ultima proposta del format fantadistopico "black mirror", dove la filosofia del deep learning applicata al monitoraggio dell'utente consente a Netflix di dedurre sfumature e tendenze intime del pubblico che assiste al film, con l'aiuto di un esercito di psicologi ed esperti di "comunicazione". Informazioni che vanno ben al di là dei "dati sensibili" cui di recente la normativa comunitaria ha iniziato ad occuparsi...


Ad esempio, il film offre scelte quasi sempre "binarie", inducendo la mente di chi è chiamato a seguire la narrazione ad assumere un modello-macchina, modello conclamatamente non performante per la mente umana. Ma non si limita a questo. Offre anche momenti di attesa a risposta singola e obbligatoria, dove l'elemento interessante è rappresentato dal nostro tempo di risposta, o dal nostro rifiutarci di gridare contro o uccidere "papà".

Da persona infastidita dai questionari a risposte prefissate, potete immaginare quanto abbia gradito il dover ridurre l'esperienza a sole due possibilità, peraltro deliranti.

E se Netflix sta già facendo pensare ai fan della tecnologia che il prossimo bandersnatch sarà creato direttamente dall'intelligenza artificiale, gli esperti di psicologia tremano di fronte alla minaccia che potrebbe costituire. Visto che la "narrazione scenica" rappresenta un momento di rara immedesimazione per lo spettatore, sarebbe disastroso consentire a venditori senza scrupoli di sfruttarla per consentire ad una IA di manipolarci o di etichettarci.
Stiamo a tutti gli effetti parlando dei reami subcoscienti, ovvero quelli che non sappiamo di essere.

Parimenti Facebook continua ogni giorno la sua campagna di "pulizia", dove rimuove, inibisce o blocca milioni di post, presuntamente "cattivi", includendo automaticamente, ad esempio, post di denuncia sociale o controcorrente.
Ovviamente riguardo queste azioni di facebook non mancano certo informazioni in rete, ma va ricordato che la loro percezione è sempre molto relativa, e dipende se colui che legge le notizie appartenga al primo od al secondo mondo...

Whatsapp ha annunciato, impavido di fronte al ridicolo di tali argomentazioni, che per combattere le fake news limiterà a 5 il numero di inoltri massimi di un messaggio, così da "indurre a riflettere meglio prima di inoltrarlo".
Ovviamente gli esperti sanno che il motivo è ben differente. Si tratta infatti di dissuadere l'utente dall'invio di contenuti sgraditi a whatsapp, contenuti che sono stati riconosciuti come sgradevoli al secondo mondo e per questo tacciati di illegalità aprioristicamente.
Per chi non lo sapesse, whatsapp e altre app di messaggistica sono stati mostrati al pubblico nella loro potenziale funzione di veicolo occulto di sacche di dissidenza, anche di stampo terroristico.
Tolta la minaccia integralista, resta però il fatto che tutte le campagne tacciate di populismo degli ultimi anni devono il loro successo proprio all'utilizzo di queste app, che consentono di concordare strategie e far circolare informazioni entro una cerchia riservata, in massima riservatezza.

Susan Wojcicki, CEO di YouTube (foto: Getty Images)
Youtube ha di recente modificato le sue condizioni di fornitura del servizio unilateralmente, avvisando che coloro che caricheranno contenuti relativi a notizie o opinioni, dovranno indicare una o più fonti ufficiali a riprova della loro autorevolezza, pena la cancellazione.
D'altronde già in interviste del marzo scorso su Wired youtube premetteva la sua posizione contraria ad alcuni contenuti "cospirazionisti", nonostante le statistiche indichini le fake news come un processo massimamente derivante dalle campagne sponsorizzate di influencing politico e commerciale, e non quindi alle supposizioni dei giornalisti investigativi controcorrente.
Le stesse teorie complottiste sono state difatti sovente oggetto di strumentalizzazione e denigrazione dolosa all'interno di specifiche campagne di screditamento, sia nei casi storici (PS, Vajont, Ustica...) che in faccende contemporanee (Di Bella, No Vax, etc.).

Telegram, che ancor più di whatsapp punta sulla segretezza delle conversazioni, ma che i rumors dicono "dalla parte dei cattivi", ha tuttavia anch'esso proprio oggi rilasciato un aggiornamento con lo scopo di poter attivare restrizioni sui contenuti postati dai membri di un gruppo:

Insomma, sembra ci siano proprio tutti, con Wikipedia come apripista italiano, e chi ancora non si è fatto avanti lo farà probabilmente presto.

Da osservatore curioso, non posso che attendere i prossimi passi, e lo spiegamento di forze di cui saranno capaci i due mondi.

Spero solo che la popolazione sia sufficientemente matura da non farsi coinvolgere ulteriormente, portando questa guerra fra la gente, nelle case, tra le gambe, magari al grido di libertà e tecnologia... il rischio infatti che queste due parole siano intrinsecamente conflittuali, dovrebbe iniziare a sorgere.


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