L'empatia è una funzione atavica. Serve a ripartire il carico di problemi del singolo con il branco.
Il problema è che il branco oggi è stato reso artificiale.
Siamo stati educati nel modo sbagliato. L'educazione ci ha detto che tutti gli essere umani sono il nostro branco, creando una sovrapposizione tra le funzioni della compassione e quelle dell'empatia.
L'empatia si attiva solo quando l'altro ci appare come della nostra specie, ma oggi siamo convinti di essere tutti di un unica specie, e questo fa cadere in equivoco il sistema empatico.
Inoltre se da un lato ci dicono che tutti sono della nostra specie, nel contempo veniamo abituati ad ignorare i disagi delle persone che ci circondano, tanto che riusciamo a far shopping allegramente per la città scavalcando i barboni che dormono per terra ignorando la loro miseria e disperazione.
Dunque l'empatia è sostanzialmente atrofizzata nella maggior parte della popolazione, e le sue funzioni vengono surrogate dalla compassione, che invece si basa esclusivamente su convinzioni mentali.
Questa condizione è tipicamente di preludio alle guerre.
Se infatti a posteriori può apparire assurdo che delle persone ammazzino brutalmente altre persone che non hanno fatto nulla di male, appare invece evidente il perché, oggigiorno, vediamo medici indifferenti al dolore altrui, magari perché nella mente di questi medici è stato inserito il codice "i no-vax non meritano di vivere".
In altre parole, il sistema atavico utilizza l'empatia per riconoscere la propria specie e consentire anche di nutrirsi di altre specie. La compassione ha usurpato questo ruolo, rendendo gli individui ignoranti circa la loro specie coscientiva, e incapaci di distinguere istintivamente i propri simili come anche i propri predatori o nemici.
In questo momento tale distinzione viene operata dalla mente, mediante l'elaborazione delle informazioni ad essa fornite dalla società.
Non è affatto raro che una persona sviluppi compassione a distanza per fenomeni con i quali non è mai entrato affatto in contatto, e che potrebbero essere potenzialmente inventati o falsati. Ciononostante, la compassione attiverà tutti i processi atavici come se tali fenomeni fossero reali.
In questo modo non sarà difficile inviare ordalie di giovani inferociti e sanguinari contro qualcuno. Se ad esempio questi soggetti fossero stati educati a considerare le persone residenti in russia come "di altra specie", non proverebbero alcun disagio nel brutalizzarli o ucciderli.
Durante le guerre è stato sempre applicato questo metodo, ovvero il discredito forzato del nemico: "sono delle bestie, e vogliono stuprare le vostre figlie".
Per capirci, proprio di recente un democratico americano di colore, infastidito e preoccupato dalla recente acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk, ha educato le folle per mezzo del medium televisivo a diffidare di Elon Musk dicendo "non lo lascerei da solo con mia figlia". Questa illazione ha il solo scopo di persuadere gli sprovveduti che il "nemico" è un mostro e non merità pietà, ovvero "non è della nostra specie".
Rispetto alle altre specie possiamo essere educati a sentirci prede (come ad esempio la persona comune rispetto ai Vip), simbionti, predatori, dominatori o dominati, etc.
La perdita di empatia è un segno di imminente estinzione di una specie. In mancanza di empatia ogni individuo resta visceralmente solo, isolato. Egli sviluppa altissimi livelli di ansia interiore e stress, con conseguenze gravissime sul piano riproduttivo, tra le quali appunto la perdita di interesse e affezione alla prole, che rischia di venir divorata, stuprata, etc. come possiamo riscontrare nelle progressive degenerazioni liberiste della società, oramai prossima ad eliminare non solo il reato di omicidio prenatale (aborto), ma persino anche il degrado della pedofilia, da più lati praticata al pari di una qualunque variante di lascivia sessuale autorizzata.
Ma le guerre hanno anche un lato positivo. Esse fanno riscoprire agli individui le misure della propria specie, e risvegliano la voglia di vivere e di riprodursi, come accaduto appunto nel recente dopoguerra, con la generazione detta "baby boomer".
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