domenica 17 giugno 2012

CONFORMISMO, ANTI-CONFORMISMO, A-CONFORMISMO




"Non è segno di buona salute mentale essere ben adattati a una società malata" diceva Krishnamurti...

... riuscire ad accertare il nostro personale livello di "adattamento sociale" è relativamente facile; ad esempio, il rilevare quante cose, tra quelle che diciamo o facciamo, ricevono una positiva approvazione sociale e quante no è un buon metodo indicativo...
In fondo si può anche parlare di conformismo .

In questa eventualità, la cosa che dovrebbe più darci di ché riflettere non è il fatto di essere adattati, quanto piuttosto l'essere "dipendenti" dall'essere approvati.

E' proprio in forza di questa inconscia dipendenza che si finisce con l'adattarsi anche a leggi e comportamenti insulsi o beceri.
Nota: in questo vi è una chiave speciale per affrancarsi da molte gabbie.



Ma allora... bisogna essere "disadattati"? e/o anticonformisti?
...non è neppure quello un segno di buona salute mentale, perché l'anticonformista subisce ugualmente l'influenza della massa, ma con vettore di verso opposto.

Chi si sente disadattato ha assimilato, al pari di tutti gli altri, dei canoni che definiscono cosa sia "normale", senza però riuscire a soddisfarli, magari perché inadatti per lui... però vive tutto ciò con disagio. Può giungere a definirsi anticonformista, così da cronicizzare il suo stato in una forma più sopportabile; è più sopportabile perché, paradossalmente, l'anticonformista è anche lui un "personaggio" riconosciuto in questo film...
L'anticonformista giace in costante lotta con la società, e la sua ragione di vita dipende dalla presenza proprio di quei canoni sociali che lui combatte.
Inoltre, lui lotta perché in fondo si sente rifiutato. Se per un caso il suo comportamento venisse socialmente valorizzato, ricevendo i plausi delle masse, il suo modo di concepirsi e di comportarsi si rovescerebbe in maniera imprevedibile, volgendo al conformismo.

In ogni caso, ironicamente mi piace dire che l'essere disadattati lascia ancora qualche speranza...


Krishnamurti è evidentemente ironico. L'espressione "buona salute mentale" la riferisce ad uno stato evoluto della mente, da ricercarsi, e quindi attualmente non presente nelle persone. E' un po' come dire che il mondo è pervaso dalla follia.

La buona salute mentale di cui parla è uno stato al di là del senso comune, e la sua esteriorizzazione scavalca e stravolge qualunque giudizio sociale.
La vera natura del risvegliato sfugge e inganna i parametri della società, che finirà col definirlo solo in ragione del comportamento che volta per volta egli deciderà volontariamente di assumere.

Giunge di-fatto, grazie al suo stato di effettiva libertà e non per auto o etero descrizione, a risultare A-conformista.

"C’è una sorta di rispetto e di deferenza nel mentire. Ogni volta che mentiamo a qualcuno, gli facciamo il complimento di riconoscere la sua superiorità."
(Samuel Butler)


...carino, e mi fa dire anche "c'è un ché di superbo nel dire la verità; se poi è spiacevole per chi ascolta, appare persino come forma di violenza... in fondo gli stiamo dimostrando che non ha alcun potere su di noi, e che non lo useremo come misura di noi stessi; quindi saremo ciò che saremo, a prescindere dal giudizio di colui che ascolta..."

E direi che Castaneda può chiudere questo post:

"Un guerriero non ha nè onore nè dignità, non ha famiglia nè nome nè patria, ma solo vita da vivere, e per questo il suo legame con gli altri uomini è la sua follia controllata.

Poiché nulla è più importante di tutto il resto, egli decide le sue azioni, e le compie come se per lui avessero importanza. La follia controllata lo spinge a dire che ciò che fa importa, e ad agire come se così fosse, pur sapendo che così non è. Per questo, dopo aver agito, si ritira in pace, e che le sue azioni siano buone o cattive, più o meno efficaci, non è cosa che lo riguardi.

Può scegliere di restare completamente impassibile e non agire mai, e di comportarsi come se tale impassibilità sia davvero importante per lui; anche in questo caso sarebbe del tutto fedele a se stesso, perché anche questa sarebbe la sua follia controllata.

Un uomo comune è troppo preoccupato di farsi piacere gli altri o di piacere a sua volta. A un guerriero piace qualunque cosa, qualunque cosa o persona che decida di farsi piacere, e questo è tutto."



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