«Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla»: un mantra ripetuto in scuole, libri e conferenze. Ma cosa succede se la storia che studiamo non è uno strumento oggettivo, ma un racconto plasmato da chi detiene il potere?
L’obiettivo di questo articolo non è negare il valore culturale della storia, ma interrogarsi sulla sua effettiva utilità pratica e sociale in un’epoca dominata da narrazioni contrastanti, polarizzazione e revisionismi.
Per secoli, la storia è stata un sapere elitaristico. Nell’antica Roma, solo i patrizi accedevano agli archivi; nel Medioevo, i monasteri custodivano cronache inaccessibili ai contadini.
Con la scolarizzazione di massa del Novecento, la storia è diventata patrimonio comune. Tuttavia, come nota lo storico Eric Hobsbawm in The Invention of Tradition, i programmi scolastici hanno spesso trasformato la storia in uno strumento di costruzione identitaria nazionale, non in una disciplina critica.
Secondo l’UNESCO, il 60% dei Paesi modifica i manuali di storia dopo un cambio di governo.
In Corea del Nord, i testi scolastici descrivono Kim Il-sung come "liberatore del mondo"; in Giappone, alcuni manuali minimizzano i crimini di guerra del 1937-1945.
Domanda provocatoria: Se la storia è sempre stata filtrata dal potere, possiamo davvero usarla per "comprendere il presente"?
Prendiamo due esempi emblematici:
Gengis Khan
Nei film hollywoodiani (*The Conqueror con John Wayne, 1956), è un barbaro assetato di sangue.
“non pronunciare mai ad un buon amico parole cattive che non potrà dimenticare“
(Gengis Khan)
fonte: https://www.scienzenotizie.it/2016/10/26/archeologia-decifrato-manoscritto-con-insegnamenti-di-gengis-khan-3717900
Parimenti, Haile Selassie, in Etiopia, è ricordato come un imperatore riformatore.
In Giamaica, i Rastafari lo venerano come incarnazione divina, nonostante il suo ruolo controverso durante la carestia del 1973.
Questi casi dimostrano che la storia non è fatta di fatti, ma di interpretazioni. Come scrive l'inquietante ideologo transumanista Yuval Noah Harari in Sapiens, «i miti ci uniscono più dei dati oggettivi».
Lo studio della storia: una pratica antica e selezionata
Per comprendere meglio l'attualità dello studio della storia, dobbiamo partire da una considerazione fondamentale: per gran parte della storia umana, lo studio del passato non era accessibile alla maggioranza delle persone. Fino all'età moderna, la storiografia era un privilegio riservato a pochi studiosi, spesso legati alle élite politiche o religiose del tempo. Le narrazioni storiche venivano scritte, conservate e diffuse principalmente da chi deteneva il potere, e le informazioni giungevano al popolo attraverso canali controllati.
Questo fenomeno ha avuto conseguenze profonde. Prima della diffusione dell'istruzione pubblica, la massa della popolazione aveva accesso solo a versioni semplificate e spesso manipolate della storia. Ad esempio, durante il Medioevo europeo, le cronache medievali erano spesso intrise di propaganda religiosa, presentando i sovrani come figure divinamente mandate e i nemici come forze del male. Analogamente, nelle società imperiali dell'Asia, Africa e America precolombiana, le genealogie reali e le gesta eroiche dei governanti venivano narrate in modo tale da consolidare il loro potere.
Solo con l'avvento della scolarizzazione di massa, iniziata nel XIX secolo e consolidatasi nel XX, la storia è diventata una materia di studio universale. Oggi, milioni di studenti in tutto il mondo studiano le grandi civiltà antiche, le guerre mondiali e le rivoluzioni industriali. Tuttavia, anche in questo contesto moderno, la narrazione storica non è mai completamente obiettiva.
La trappola del contesto: perché il passato non predice il futuro
Un argomento comune è che la storia ci aiuti a prevedere crisi o conflitti. Peccato che il contesto odierno sia radicalmente diverso:
Tecnologia: le guerre del passato non coinvolgevano droni o cyberattacchi.
Globalizzazione: le carestie medievali non erano legate alla speculazione finanziaria.
Demografia: nel 1800, la popolazione mondiale era di 1 miliardo; oggi sfiora gli 8 miliardi.
Costume: oggi più del 90% della popolazione mondiale è raggruppata in poche mega-city.
Interessi: fino a pochi decenni fa la maggior parte della popolazione pensava a cose pratiche e quotidiane. Oggi tale maggioranza è impegnata (in Italia) per almeno due ore al giorno a guardare lo smartphone, e per circa cinque ore al giorno (!!) considerando anche pc e altri "schermi".
Lo storico Niall Ferguson, in The Square and the Tower, ammette: «I modelli storici falliscono quando il sistema diventa troppo complesso».
Un'altra ragione comunemente addotta per lo studio della storia è la sua presunta capacità di aiutarci a prevedere il futuro. L'idea è che, analizzando le tendenze e gli schemi del passato, possiamo identificare modelli ripetitivi che ci permettono di anticipare eventi futuri. Tuttavia, questa convinzione si basa su un presupposto fondamentalmente problematico: che il contesto sociale, tecnologico e politico rimanga costante nel tempo.
In realtà, il mondo moderno è radicalmente diverso da quello delle epoche precedenti. La globalizzazione, la digitalizzazione, il cambiamento climatico e le innovazioni scientifiche stanno trasformando le dinamiche sociali e politiche in modi senza precedenti. Molti dei meccanismi che abbiamo osservato nella storia – come le guerre territoriali, le lotte di classe o le rivoluzioni industriali – potrebbero non essere più applicabili in un contesto caratterizzato dall'intelligenza artificiale, dalla bioingegneria e dallo spazio virtuale.
Ad esempio, consideriamo la Grande Depressione degli anni '30. All'epoca, l'economia mondiale era prevalentemente basata sulla produzione industriale e agricola. Oggi, invece, l'economia globale è dominata dai servizi, dalla finanza digitale e dalle tecnologie emergenti. Un'analisi storica della Grande Depressione potrebbe fornirci alcune intuizioni utili, ma sarebbe difficile applicarla direttamente a una crisi economica contemporanea, che potrebbe essere causata da fattori completamente nuovi, come un crollo del mercato dei Derivati, o degli attacchi informatici guidati da IA a infrastrutture critiche.
Inoltre, la velocità del cambiamento tecnologico sta rendendo sempre più difficoltoso fare previsioni accurate. Eventi come la circense pandemia virale, o l'emergere dell'intelligenza artificiale generativa, o il procrastinarsi di scenari di guerra senza motivazioni logiche solide, hanno mostrato quanto poco possiamo davvero sapere sul futuro, nonostante le nostre conoscenze storiche.
Persino le previsioni finanziarie speculative, da sempre in gran parte basati sullo storico dei dati e sui modelli pregressi di comportamento, stanno risultando sempre meno attendibili.
Cosa riporteranno i libri di quanto accaduto negli ultimi cinque anni?
"Quando accade quello che accade, nella storia, solo a distanza di anni, magicamente, viene rivelata una motivazione ufficiale da inserire nei libri."
(Azul Myria)
"La storia la scrivono i vincitori": manipolazione e percezione
Il detto è banale, ma vero. Esempi recenti:
In Russia, i libri di storia definiscono la guerra in Ucraina una "operazione speciale di denazificazione".
Intanto in Europa, i libri di storia la definiscono un aggressione colonialista violenta e ingiustificata.
Eppure sono Paesi confinanti con una lunga storia culturale condivisa... dunque?
Va inoltre considerato l'effetto "bolla di percezione":
I social media amplificano le narrazioni storiche polarizzate. Uno studio del Pew Research Center (2021) mostra che il 64% degli utenti riceve informazioni storiche da piattaforme non verificate (TikTok, YouTube shorts), tutte allineate ad un unica, accurata, strategia propagandistica.
Rischio concreto: Se un governo insegnasse che un determinato gruppo etnico è "inferiore", potrebbe così legittimare discriminazioni, abusi e violenza; così la storia diventa un’arma.
Grazie all'accesso illimitato alle informazioni, oggi siamo immersi in un'info-sfera che ci circonda con narrazioni storiche - e non solo - spesso conflittuali e manipolatorie. I media, le piattaforme digitali e persino le reti sociali contribuiscono a creare una visione distorta del passato, spesso adattata alle esigenze immediate dei gruppi di interesse, oramai penetrate in forma pervasiva anche negli Atenei e nelle Istituzioni scientifiche.
La bolla della percezione storica non riguarda solo le questioni geopolitiche, ma anche la nostra vita quotidiana.
Quando crediamo fermamente in una determinata versione della storia, finiamo per costruire un'identità individuale e collettiva basata su narrazioni che potrebbero non corrispondere alla realtà, sentendoci ad esempio in debito o in credito verso altre popolazioni, per motivazione artefatte e pretestuose.
Questo processo limita inesorabilmente la nostra capacità di pensare criticamente e di aprire mente verso altre prospettive. E non si tratta di essere attenti o intelligenti, come ad alcuni piace pensare: quando si permane in una specifica bolla di percezione, ogni dettaglio o informazione rilevabile è stata selezionata allo scopo di sostenere una determinata narrativa.
Le recenti discussioni sulla presunta propaganda cinese propagandata dalla sua IA DeepSeek, non sono diverse da quelle sollevate da molti critici anticonformisti verso il suo rivale storico ChatGPT. In entrambi i casi, domandando alla IA di descrivere fatti storici noti, la risposta contiene omissioni o palesi adulterazioni, allineate alla propaganda voluta dai suoi programmatori.
In questo senso, molti osservano che oggi, programmare un IA significa programmare il "sentiment" sociale...
Mindfulness integrale e storia: una terza via
Dopo aver analizzato le limitazioni dello studio della storia, possiamo chiederci: c'è ancora un modo per renderlo utile? La risposta potrebbe trovarsi nell'integrare la pratica della mindfulness integrale.
La mindfulness, o "chiarezza mentale", è una disciplina di recente affermazione che, riprendendo e adattando antiche tecniche orientali e non, ci invita a osservare il presente con distacco, cercando di applicare espedienti interiori ed esteriori atti a toglierci problemi, per vivere meglio.
Le nuove forme di Mindfulness integrale, come la MTU di ispirazione taoista, applicate allo studio della storia potrebbero permettere di scoprire nuove forme di analizzare il passato con maggiore obiettività, evitando di cadere nella trappola delle narrazioni preconfezionate.
La mindfulness integrale rappresenta infatti l'evoluzione olistica della mindfulness più popolare, che appunto propone tecniche allopatiche per vivere meglio, senza considerare l'equilibrio del tutto e gli aspetti spirituali ed evolutivi più profondi.
L'approccio di MTU adotta ad esempio pratiche utili a poter evocare l'Osservatore Silenzioso (OS), che rappresenta un punto di osservazione neutrale e obiettivo: da tale posizione la coscienza ha modo di evocare e collegarsi ad antichi lignaggi, accedendo alla storia realmente accaduta, senza la mediazione della mente informatica e dei suoi inganni e proiezioni. Pur apparendo quasi utopica, questo sembra essere l'unico modo certo di comprendere gli eventi, anche grazie all'osservazione olistica e armonizzante, peculiare dell'approccio TAO.
Praticare la mindfulness integrale significa:
Riconoscere i propri meccanismi, che deformano la realtà imprigionandoci in una bolla di percezione.
Comprendere i propri appoggi psicologici e come relazionarvisi per espandere il nostro Ordine di Libertà.
Ammettere che non esiste una sola verità storica, ma solo quella soggettiva offerta dall'egregor dominante, che ci trasporta nel suo punto di vista influenzando il nostro senso della vita.
Portare la propria energia spirituale nel presente, per nutrirlo, e usare la storia come strumento per osservare consapevolmente il trogo egregorico, traendone modelli intuitivi assoluti per orientare correttamente le previsioni della nostra Mente Computazionale.
Promuovere l'empatia: entro questa forma di connessione istintiva, possiamo giungere a rivelare il pensiero dei grandi insegnamenti del passato in forma diretta, istruendo la nostra mente olistica sulla reale natura della storia e del tempo.
Questa metodologia non solo ci aiuta a sviluppare una comprensione più equilibrata del passato, ma ci incoraggia anche a essere più aperti e curiosi verso il presente e il futuro, riattivando le forze evolutive oggi segregate in un approccio crepuscolare, mai osservato prima nella storia umana, che pare sempre più ossessionato dal passato, sia personale che storico, sgravando la mente computazionale dal gravoso compito di risolvere problemi che essa, in quanto strumento, non ha l'autorevolezza necessaria ad affrontare. Il risveglio delle qualità creative dell'Anima mediante la riattivazione della nostra Mente Olistica e dell'OS (Osservatore Silenzioso) è urgente in ciascuno di noi, che desideriamo proseguire un cammino evolutivo ascendente.
Nessun commento:
Posta un commento
Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.