mercoledì 21 agosto 2013
EGOCENTRICO O... TEOCENTRICO??
"Non mi sono accadute che cose inaspettate. Molto avrebbe potuto essere diverso se io fossi stato diverso. Ma tutto è stato come doveva essere; perché tutto è avvenuto in quanto io sono come sono."
[Carl Gustav Jung]
Sempre splendidamente umano Jung!...
Quando diciamo "sono", possiamo anche assumere lo stato di essere come un elemento dinamico, sicché lo stesso divenire del nostro crescere come esseri umani rappresenta un continuum di stati ed eventi che, osservati dal di fuori, appaiono inscindibili tra loro ed immutabili persino nel loro avvicendarsi.
Da questo molti hanno forse tratto il loro convincimento nell'autorità del Destino, e da questo nasce anche la necessità di definirlo come "il MIO destino", in quanto sarebbe inevitabile identificarci con quel Sé che cammina e rotola lungo la vita... (egocentrico).
Differente però sarebbe se considerassimo la realtà come un plasma di potenzialità (Yin), una realtà di base che, al pari di cellule ancora indifferenziate, non può considerarsi ancora "esistente" quale elemento attivo (Yang), e considerassimo invece ciò che è "manifesto" non come una realtà oggettiva, bensì come una semplice possibilità espressiva della realtà di base (Yin), un manifestazione significativa di tali potenzialità.
In tal modo il Destino diverrebbe una qualità della realtà di base, ovvero una caratteristica individuale metatemporale, originaria, e presente in ogni singola particella del nostro vivere perché questa caratteristica è il nostro Essere (teocentrismo gnostico).
lunedì 19 agosto 2013
EGO VIVO, EGO MORTO... senza auto-osservazione, niente caramelle!
Battiato cantava "...l'ossessione dell'Io..." ...chissà se si riferiva all'atteggiamento di alcune filosofie, come quella neognostica di Samael Aun Weor, che sin dal principio esordisce con "dobbiamo uccidere l'Ego!".Ma dopo quindici anni devo ammettere che... è così. Nessun progresso è possibile senza la ricollocazione del capitale animico prigioniero delle regole, delle meccaniche dell'Io.
Ho visto e frequentato molte persone, gruppi, scuole spirituali, scuole "di vita", ho incontrato una caterva di "consulenti spirituali", pronti a spiegare come diventare migliore, più santi, più felici, più elevati, più potenti!...
Ho visto persone trascorrere le proprie giornate attraverso una tabella di marcia che partiva dal mattino con riflessologia, passando dal reiki, poi theta healing e infine meditazione fino alle undici di sera; poi un giorno dopo l'altro, ancora: connessione con gli angeli, costellazioni familiari, tamburi sciamanici, ayahuasca, yoga, tarocchi illuminati, veggenti, iniziazioni... e frequentando queste persone, un giorno dopo l'altro, le sentivo ogni volta dire "ahhh, questa pratica mi ha cambiato profondamente" ... "ohhh, ora ho capito, è un miracolo!" ... "ehhh, il maestro mi ha detto che in realtà io ho un grande compito...".
E giorno dopo giorno li sentivo affermare di essere cambiati! ...ma... a me apparivano sempre uguali, così per evitare di essere offensivo (e di dover discutere di aria fritta...), la maggioranza di volte sorridevo loro... anche se non li risparmiavo da una delle mie divagazioni "totalmente" fuori argomento.
Ma in un modo o nell'altro, il tempo puntualmente mostrava l'evidenza: l'Ego restava il centro della loro vita, il loro giudice e opinionista, colui che discriminava tra il bene e il male, tra il giusto e lo sbagliato; era ancora l'Ego a dire loro se erano felici o infelici, ed era l'Ego in fondo a suggerire loro cosa fare della loro vita, ad "insegnare" loro come trovare senso-vita, soddisfazione, gioia.Così dopo tante "pratiche", tanta ostentata realizzazione spirituale ottenuta, li vedevo trovare soddisfazione nell'ammirazione altrui, nella rivalsa vendicativa, nella sessualità di strada, nella carriera o nella conquistata accettazione da parte della società malata in cui viviamo. Dopo ore e ore di "meditazione", li si poteva ancora comprare con un complimento, e far imbestialire con una critica.
Ammetto che, in fondo, questo che affermo non può avere alcuna rilevanza statistica; non sto parlando infatti di grandi numeri, non sono andato con fare certosino a scartabellare il web o le bibliografie illustri per trarre conclusioni.
Ciononostante, e per ciò che vale, posso affermare che non è possibile incontrare reali cambiamenti in se stessi senza partire dalla base. Mi riferisco a quel livello della nostra architettura psichica dove nasce il senso del Sé e, di riflesso, il senso di ciò che ci sta attorno.Se la base è storta, ogni cosa costruita su di essa sarà vacillante, disarmonica e peritura.
Attraverso l'auto-osservazione seria, serena, e violentemente fredda e distaccata, è immediatamente accessibile a chiunque la consapevolezza delle devianze che l'Ego opera ad ogni istante nei nostri pensieri, nelle nostre emozioni e nelle nostre pulsioni.
Constatando direttamente il funzionalismo dell'Ego, è poi immediata la discriminazione tra la parte dell'Ego che costituisce un clone funzionale dell'egregor sociale, che rappresenta la nostra "omologazione", e quella parte della quale ci piace andar fieri, sentendoci "speciali".
La parte omologante dell'Ego è facilmente oggetto di biasimo e giudizi negativi da parte di coloro che hanno oramai assorbito migliaia di parole di Osho, Tolle, Coelho, Aurobindo... ma senza auto-osservarsi nella realtà interiore della propria vita, nessuno avverte in giusta misura la sinistra minaccia costituita dalla parte "speciale" dell'Ego.
Così si finisce col consumare il proprio potere personale in una inavvertita lotta interiore tra dogmi sociali neospirituali, colmi di giudizi su cosa e giusto e cosa e sbagliato, e le strutture egoiche sommerse che invece stiamo conservando, e che dal nostro inconscio esigono il loro nutrimento proprio attraverso il riscontro sociale. Il risultato, in coloro che si trovano in questa condizione, è una sempre crescente difficoltà a mantenere coerenza tra pensieri, sentimenti, pulsioni e parole, e crescente ansia di conservare credibilità sociale; questo progressivamente porta alla selezione delle proprie cerchie relazionali, se non addirittura ad un caparbio isolamento.Se vuoi vedere veramente qualcosa, devi saperne restare fuori...
domenica 18 agosto 2013
PAURA e ISOLAMENTO
La
Paura è un pessimo consigliere.
Per esempio ci convince che la Libertà
vada conquistata, mentre è già nostra, e questo ci impedisce di vedere ciò
che la opprime.
E riguardo la rabbia, Paura e Rabbia sono vecchi amici, e si aiuteranno a vicenda per sempre.
Non
puoi affermare di non essere arrabbiato, se temi... di perdere la
salute, di arrivare tardi, di essere frainteso... e non puoi affermare
di non aver paura se il tuo yang è spesso acuto, se nascondi i
sentimenti dietro ironia tagliente, se sai farti rispettare solo in modo
irruento, se sempre più spesso finisci col preferire l'isolamento...
Nella Natura è molto evidente il motivo dell'isolamento: definire un perimetro di protezione entro il quale tutto risulti noto e prevedibile.
Perché ciò che è il NUOVO, non è ricompreso nel noto e nel prevedibile.Questo ci mostra un particolarità della tendenza all'isolamento: la paura del nuovo!
Ma qualcuno potrebbe opinare che egli non è affatto isolato, perché lavora, coltiva progetti, è sempre in attività... bene, ma esistono molti tipi di isolamento; infatti non ci si isola mai in tutto, ma solo selettivamente: ci si isola da specifiche cose, ambiti della propria vita nei quali abbiamo imparato a temere le conseguenze della manifestazione del nuovo.
Ci si isola da alcune emozioni, oppure da specifici sapori o sensazioni, o frequentemente dall'essere esposti a determinate idee scomode e ingombranti da gestire...
Se osservando con serenità e franchezza dentro di noi, individuassimo i segni di un comportamento di fuga, di un sottrarsi da qualcosa di spiacevole, che non risulti però ubicato NELL'ADESSO, bensì in un possibile futuro, allora il nostro isolamento è una gabbia.
L'Ego, come nella celebre favola de "la Volpe e l'uva", giunge persino alla grande commedia di isolarsi per paura della solitudine... coloro che giungono ad accorgersene, si fanno una delle migliori e più liberatorie risate della loro vita!
lunedì 5 agosto 2013
MASSA CRITICA... e se questo fenomeno la impedisse?
Ci sono due argomenti che ultimamente sono divenuti "da bar"...
- la legge di attrazione
- la massa critica
Del primo ne parliamo un altra volta... ora mi piaceva invece fare un paio di riflessioni utili su quella questione della "centesima scimmia"... e soprassediamo sulle dissertazioni che forse meriterebbero d'esser fatte circa la dubbia attendibilità di questo fenomeno, da taluni ritenuto più che altro frutto di fantasia e già smentito.
La prima e radicale obiezione che mi viene di fare è: ma quando la centesima scimmia giunge a quella particolare consapevolezza, oltre a diffondere la stessa in tutte le altre scimmie, la diffonde anche nei lama-bruco di Pandora?
E giustamente, al bar tutti tuonano "no, ovviamente!".
Questo però significa che la maniera di intendere questa "legge della massa critica" presume che noi umani, come quelle scimmie di quella specifica specie, possediamo quel medesimo [sebbene ignoto] fattore di omogeneità che lega tra loro i macachi della storia di Lyall Watson.
Ma qual'è questo fattore? Perché ciò che apprendono i cento Macachi, non si trasferisce anche ai Gibboni? Esistono donne-macaco e donne-gibbone?
Saggi affermano che avendo la giusta domanda, si avrà già in sé la giusta risposta... però andiamo avanti.
L'evidenza sembrerebbe quindi mostrare che un fenomeno di trasferimento di consapevolezza, quasi un "update" della mente collettiva, possa essere visto, rilevato nel singolo individuo solo a patto che questo individuo APPARTENGA a quella SPECIFICA mente collettiva, che evidentemente è condivisa solo dagli appartenenti alla medesima FENOSPECIE.
Quindi, prendendo questo termine quale utile al nostro scopo, la domanda che pongo al bar è dunque: gli umani appartengono tutta alla stessa fenospecie?
E qui gli esiti diventano grotteschi: la maggioranza di persone rispondera "si", ma una stretta minoranza, diciamo un 10%, si mostrerà molto dubbioso in proposito, giungendo facilmente anche ad un altra risposta: NO.
Ed è curioso che, al di là delle nostre opinioni personali, e di quello che ci piacerebbe credere per ignavia, pavidità o semplice ristrettezza mentale, queste risposte sono esaurienti: tutti gli appartenenti ad una medesima fenospecie sono CONCORDI NELLA RISPOSTA.
Parimenti, non essendo nel bar tutti concordi, ne consegue che NON SONO TUTTI DELLA STESSA FENOSPECIE (nonostante sovente sono proprio i luoghi di aggregazione a selezionare individui di fenospecie omogenea...).
La conclusione che reputo abbastanza ragionevole è che i fenomeni di trasposizione delle esperienze coscientive individuali nella mente collettiva, avvengano solo all'interno del medesimo fenotipo, che appunto condivide la medesima mente collettiva.
Con questo reputo parimenti improbabile ritenere che a seguito dell'opera di pochi pionieri della conoscenza, del nuovo e dello Spirito, tutti possano automaticamente ricevere un "update gratuito"...
- la legge di attrazione
- la massa critica
Del primo ne parliamo un altra volta... ora mi piaceva invece fare un paio di riflessioni utili su quella questione della "centesima scimmia"... e soprassediamo sulle dissertazioni che forse meriterebbero d'esser fatte circa la dubbia attendibilità di questo fenomeno, da taluni ritenuto più che altro frutto di fantasia e già smentito.
La prima e radicale obiezione che mi viene di fare è: ma quando la centesima scimmia giunge a quella particolare consapevolezza, oltre a diffondere la stessa in tutte le altre scimmie, la diffonde anche nei lama-bruco di Pandora?
E giustamente, al bar tutti tuonano "no, ovviamente!".Questo però significa che la maniera di intendere questa "legge della massa critica" presume che noi umani, come quelle scimmie di quella specifica specie, possediamo quel medesimo [sebbene ignoto] fattore di omogeneità che lega tra loro i macachi della storia di Lyall Watson.
Ma qual'è questo fattore? Perché ciò che apprendono i cento Macachi, non si trasferisce anche ai Gibboni? Esistono donne-macaco e donne-gibbone?
Saggi affermano che avendo la giusta domanda, si avrà già in sé la giusta risposta... però andiamo avanti.
L'evidenza sembrerebbe quindi mostrare che un fenomeno di trasferimento di consapevolezza, quasi un "update" della mente collettiva, possa essere visto, rilevato nel singolo individuo solo a patto che questo individuo APPARTENGA a quella SPECIFICA mente collettiva, che evidentemente è condivisa solo dagli appartenenti alla medesima FENOSPECIE.
Quindi, prendendo questo termine quale utile al nostro scopo, la domanda che pongo al bar è dunque: gli umani appartengono tutta alla stessa fenospecie?
E qui gli esiti diventano grotteschi: la maggioranza di persone rispondera "si", ma una stretta minoranza, diciamo un 10%, si mostrerà molto dubbioso in proposito, giungendo facilmente anche ad un altra risposta: NO.
Ed è curioso che, al di là delle nostre opinioni personali, e di quello che ci piacerebbe credere per ignavia, pavidità o semplice ristrettezza mentale, queste risposte sono esaurienti: tutti gli appartenenti ad una medesima fenospecie sono CONCORDI NELLA RISPOSTA.
Parimenti, non essendo nel bar tutti concordi, ne consegue che NON SONO TUTTI DELLA STESSA FENOSPECIE (nonostante sovente sono proprio i luoghi di aggregazione a selezionare individui di fenospecie omogenea...).
La conclusione che reputo abbastanza ragionevole è che i fenomeni di trasposizione delle esperienze coscientive individuali nella mente collettiva, avvengano solo all'interno del medesimo fenotipo, che appunto condivide la medesima mente collettiva.
Con questo reputo parimenti improbabile ritenere che a seguito dell'opera di pochi pionieri della conoscenza, del nuovo e dello Spirito, tutti possano automaticamente ricevere un "update gratuito"...
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