martedì 12 novembre 2019

SOGNAVO, POI HO APERTO GLI OCCHI (IN UN ALTRO SOGNO)


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"Era solo un sogno, e poi ho aperto gli occhi..."
Questa frase è emblematica di uno specifico momento, che a molti è capitato vivere... ma la maniera usuale di interpretarne il senso è errata.
Solitamente si intende infatti rimarcare la differenza tra una condizione “non reale” causata da una sorta di sogno allucinatorio, ed un altra “reale” cui si giunge dopo aver “aperto gli occhi”.
Eppure io vi dico che se avessimo gli occhi veramente aperti scopriremmo che la realtà stessa è un sogno.
Vi dico anche che ogni “realtà” è soggettiva, e ciascuna assume un valore assoluto proprio in ragione di una sorta di identificazione allucinatoria. Una realtà è “vera” perché crediamo lo sia.

Ho sentito la frase in questione, o sue varianti, in numerose situazioni differenti:
- Ho provato a trovare un lavoro meno umiliante, ma poi ho dovuto accettare il fatto che sono nato povero e morirò povero.
- Ho provato a curarmi senza andare dal medico, e per poco non morivo. Fortuna mia moglie mi ha aperto gli occhi e ora che mi sono tolto le tonsille sto bene.
- Ho provato a pensare che fossi solo stressato, ma alla fine la mia psicologa mi ha aperto gli occhi sulla mia malattia bipolare, e ora grazie ai farmaci posso fare una vita normale.
- Credevo nell'amore e nella fedeltà, ma dopo l'ennesima delusione ho capito che si sta meglio da sole/i, e che posso trovare compagnia facile su badoo quando voglio.
- Credevo veramente si potesse cambiare qualcosa, ma col tempo ho capito che bisogna farsi i cavoli propri, e mi sono alleato al miglior offerente.

Ricorda il mito del bel giovane povero, che deve decidere se credere possibile per lui, umile maniscalco, poter ambire alla mano della principessa...

Ma se pensiamo che questa situazione psicologica sia espressiva di un passaggio da una condizione di maggior inganno ad una di minor inganno, ci sbagliamo. E' un evento interiore molto conosciuto in ambito religioso. Dopo la conversione, si afferma: "ero cieco, e ora vedo chiaro. La luce di Dio mi ha illuminato. Correvo dietro ad una felicità effimera, e ora ho capito che non importa cosa possiedo, se ho Dio nel cuore".

Ma persino nelle sette motivazionali più pericolose, quelle che chiedono migliaia di euro per "essere dei nostri", si afferma di aver avuto un risveglio, e puntualmente che "ora sono molto più felice".

Questi esempi dovrebbero bastare a mostrare la vera natura di questo fenomeno, che rappresenta null'altro che il momento di passaggio da un paradigma esistenziale ad un altro, ovvero da un sistema di appoggi psicologici a un altro: un cambio di egregor e relative simbiosi psicologiche.

Potrei per esempio passare da un paradigma dove i medici vengono visti come degli sconosciuti soggetti alla corruzione come tutti, dunque pericolosi, ad un altro dove in ogni caso si vive meglio fidandosi dei medici anziché sospettandone, e che pertanto è opportuno attribuire implicitamente ad un camice bianco una sorta di intimità familiare.
Oppure, tipicamente, passare da un paradigma dove l'esperienza dell'amore di coppia sia la cosa da perseguire, ad un altro dove viene considerato impossibile, dunque accontentarsi di contatti effimeri sia la chiave della felicità.
In entrambi i casi, il cambiamento è nel modo di guardare le cose, e questo dipende sempre dagli elementi con cui entriamo in contatto e sui quali poggiamo il nostro equilibrio psicologico: se d'un tratto scopriamo che esiste la musica punk, potremmo avere la "rivelazione" che quella rock non è affatto la migliore, ma è veramente una scoperta oggettiva? Eppure comprendiamo facilmente che la musica viene apprezzata solo se dentro di noi emotivamente "risuona", e che dunque la musica che esprime rabbia risuona in chi è arrabbiato, etc. Potremmo infatti vivere immersi nella musica punk, ma non notarla affatto sin quando dentro di noi non iniziamo a provare sentimenti similmente collerici, violenti e decadenti...
Ad esempio, è frequente che l'omosessualità venga sperimentata come "alternativa" dopo una delusione sentimentale, a dimostrare che proprio il terreno emotivo insicuro tipico della situazione rende più aperti all'eventualità omo.
Quando si prova disagio, è naturale volersene liberare il prima possibile, e questo ci rende decisamente più tolleranti. Nessuno desidera cambiare qualcosa che sta apprezzando: "squadra vincente non si cambia"... ma quando la squadra non vince, molti decidono di cambiar gioco anziché migliorare la squadra, affermando che era un gioco nel quale non si poteva vincere.
E qui chiamiamo la volpe, che quando non riesce ad arrivare all'uva decide di reputarla troppo acerba... è facile infatti che questa situazione, questo cambiamento, ottenga come risultato una diminuzione del carico esistenziale. 

Soluzioni? Non ha senso parlarne, perché questo tipo di cambiamenti sono naturali ed inevitabili.

E' giusto e sacrosanto cercare di porsi in una condizione interiore ed esteriore più felice, costruttiva e corrispondente a ciò che siamo e pensiamo in quel dato momento della nostra vita.
Ricordiamo però che ogni volta che ci siamo convinti di una realtà, avevamo l'errata convinzione di trovarci di fronte a qualcosa di oggettivo. Questo ci può mostrare che non lo era. Non è mai oggettivo. Dunque la scelta non può essere guidata esclusivamente dalla fuga dal dolore, ma richiede una riflessione intima e personale. I vari "consiglieri" che ci circondano, non possono far altro che passarci se stessi e la loro visione del mondo, e lo fanno attraverso il medesimo percorso logico che sostiene la loro scelta. In questo caso, senza un punto fermo dentro di noi, un elemento autentico e indubitabile, siamo purtroppo foglie al vento. La mente lineare non può ignorare le informazioni una volta introiettate, dunque ci consiglierà di accettare la proposta. Questa parte di noi è prevedibile, e conduce al materialismo esistenziale.

Resta poi la raccomandazione dei saggi: "se fai qualcosa, cerca di scoprire veramente perché, altrimenti potresti scoprire che le ragioni che ti spingono sono temporanee, e non corrispondono a ciò che in te è eterno."

Sogniamo inconsapevolmente un mondo dentro cui camminiamo, tra gioia e dolore.




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