domenica 10 aprile 2016

AZIONE E NON-AZIONE - gli affascinanti quanto imprevisti risvolti


Oltre la prima apparente separazione tra l'agire e lo stare fermi, ove infatti in entrambi i casi si produce un risultato, determinando un non-senso filosofico, vi è la chiave TAO.
Se ogni cosa è dunque azione, cosa invece è una "non-azione" o atto di Intento?

Immaginiamo un azione. Cosa caratterizza "un azione"?
In senso esoterico potremmo definire un azione come un atto di volontà cosciente, o meglio ancora un atto volontario consapevole volto ad alterare lo stato del TAO in un dato momento.

In ogni istante le forze taoiche mostrano un particolare equilibrio, o squilibrio, verso Yin o verso Yang. Ogni cosa in ogni istante esiste in quanto convergenza di forze.

Ogni punto spaziotemporale giace in relazione taoica con gli altri infiniti punti, e da tale relazione ne conseguono la sua natura ed il suo movimento evolutivo o involutivo.

Un utile riflessione consegue dal considerare le qualità di una qualsiasi azione.
In particolare, si tratta di un azione "utile"? "Piacevole"?
Utile e/o piacevole?
Talvolta un azione è solo piacevole, e per contro persino dannosa (contro-utile).



So osserviamo una qualunque azione, compresi gli eventuali momenti di relax o inattività, possiamo facilmente intuirne le conseguenze, e soppesarne vantaggi e svantaggi, presumendone il livello di utilità.
Possiamo notare che questo tipo di valutazione è basata necessariamente sull'immaginazione.
Si costruiscono ipotesi circa il potenziale futuro basandole su [forzatamente] equivalenti impressioni e ricordi del passato.

Ma se il criterio dell'utilità sembra rispondere a delle meccaniche della mente informatica, dell'ego, cosa ne diciamo del "piacere"?

Per comprendere questo lato, credo sia utile prima di tutto osservare la differente qualità temporale dei due tipi di azioni (piacevoli, utili).

Le azioni piacevoli esauriscono i loro scopi semplicemente effettuandole. Sembrano competere i reami del momento presente.Assaporare un cibo, ricevere un massaggio, cantare...

Le azioni utili presentano sempre una lunghezza temporale, una separazione tra l'istante dell'azione ed il realizzarsi dello scopo prefisso, sebbene talvolta questa lunghezza è limitata ad un frammento di secondo.
Pulire il piano della cucina, essere gentili con il capo, portar fuori la pattumiera, concentrarsi sul problema...

Quando pertanto rinunciamo ad un azione piacevole (restare a letto dopo il driiin) per compierne una utile (giù dal letto!), barattiamo il presente per il futuro.

Questo dovrebbe farci riflettere, tuttavia dobbiamo andarci con prudenza. Se infatti riflettiamo meglio, possiamo notare che anche le azioni piacevoli sono potenzialmente basate sulla nostra programmazione derivante dalle impressioni passate.

La situazione che ne deriva è simile ad una nave governata da due capitani conflittuali, le cui bussole sovente dirigono in direzioni differenti, e solo saltuariamente indicano quella corretta.

Quando convergono, appare armonia, anche se in questo caso dovremmo chiamarla "armonia relativa".

Se ciò che stiamo facendo ci piace, e nello stesso tempo determina un utilità, tutto ci sembra perfetto.
Se l'insieme totale delle nostre attività nella vita presentano questa sincronia, la nostra vita ci parrebbe parimenti perfetta.

Ma sappiamo che non è questa la situazione.

Esistono poi strategie di sopravvivenza, attuate dalla psiche, nel tentativo di "equilibrare l'equazione"... si tratta della risposta di adattamento della mente informatica.

Anch'essa adotta il criterio della ricerca della felicità, sebbene non possa che fare, di quest'ultima, un ulteriore costante assoluta.

Fra le strategia di sopravvivenza possiamo includere alcune moderne filosofie para-advaita, dove "nulla esiste" e "tutto è uguale" pertanto "tutto è perfetto".
In questo caso delle specifiche parti della psiche vengono "liquefatte", affinché non presentino alcuna reattività agli accadimenti che investono le altre parti della psiche.
Ne risulta una sensazione interna, ed anche comportamenti esteriori, equivalenti a quelli che probabilmente competerebbero un mastro del TAO autorealizzato.
Ma il gusto di un cibo non è "il cibo", ed il rumore del mare non è "il mare"...

Siamo quindi alla ricerca dell'Armonia Assoluta.

Continuando ad osservare l'universo relazionale, definiamo allora il suo opposto: la disarmonia è prima di tutto caratterizzata dalla presenza costante del "contrasto".
La misura del contrasto è inversamente proporzionale a quella dell'armonia.

Non sto evidentemente parlando degli innumeri, piccoli e grandi, contrasti relativi, ma del contrasto assoluto; quel suono afono della vita che troppo spesso si avverte, risultanza del simultaneo avvenire di contrasti relativi che, globalmente, appaiono disarmonici, dissonanti.

Ciascun elemento psicologico o Ego possiede differenti misure di cosa è piacevole e cosa no, e differenti scopi utili da raggiungere.
La sua presenza produce influenze taoiche, contrasti tra valori yang che suonano specifiche note.

Ma quando la musica della vita muta in armonia? Qual'è il nostro filo dell'armonia, qual'è il nostro Dharma?

Rispondere a tale domanda sarebbe un errore. Ogni risposta porterebbe alla riduzione dell'assoluto al relativo. Questa domanda resterà l'ultima di quelle che hanno sospinto la nostra esistenza iniziatica, e forse la scoperta che la risposta coincide con la domanda determinerà la realizzazione del TAO.

La coscienza ci impone però di celebrare l'esperienza di vita ricercandone la risposta, dunque possiamo usare questa riflessione per evidenziare una terza tipologia o qualità di azione: l'azione armonica.

L'azione armonica è quell'azione che cavalca il Dharma, che si pone Yin (non azione) o Yang (azione) in modo da determinare una combinazione di stati taoici che globalmente danno luogo ad armonia assoluta.

Questa è la non-azione che caratterizza il non-fare.

Il non-fare è l'agire dell'iniziato, colui che cavalca il Dharma.


Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.