Le IA sono creative? In senso stretto certamente no. Sono esperte nel tradurre enormi quantità di contenuti (big-data) in MODELLI.Un po' come fa un imitatore quando replica la voce di qualche celebrità: egli ha la capacità di comprendere gli elementi maggiormente distintivi di tale celebrità, e può amplificarli in modo caricaturale a piacere.
Le IA funzionano allo stesso modo. Sono composte da un grande archivio di modelli, e sono in grado di applicarne parti a piacere, anche in combinazione tra loro. Non è diverso da quanto fanno la maggior parte dei musicisti, che restano per sempre condizionati dal background musicale introiettato.
Quando il musicista, il pittore, etc. possiede anche facoltà creative, riesce ad introdurre nella sua opera qualcosa di realmente NUOVO.
In tal caso possiamo parlare di "creativo" o "artista" in senso filosoficamente corretto. Ovviamente oggi la società dei consumi ha altri criteri, e presenta come "arte" anche elementi banali e ovvi, oppure semplicemente brutti e insignificanti.
La discriminante è sempre il pubblico: una persona media non è in grado di distinguere qualcosa di nuovo da qualcosa di già sentito da qualche parte, se non altro perché potrebbe non averlo previamente conosciuto. Questo ragionamento di base è uno dei principali motivi per cui molti esperti di brevetti e innovazione ritengono che le invenzioni sfornate dalle IA non possiedano i requisiti di brevettazione. Infatti un invenzione è legalmente registrabile come brevetto solo se possiede alcuni requisiti, e uno di questi è la cd. "novità intrinseca". Questo criterio viene parafrasato dalla Dottrina come "si definisce nuovo quel trovato che risulta oltre le capacità del tecnico medio nel formulare la soluzione ad un problema dato". In altre parole, non basta sia solo nuovo rispetto a quanto il pubblico già conosce ("novità ESTRINSECA"), bensì oggettivamente, ovvero non solo rispetto a quanto sia già noto, ma anche rispetto a quanto risulti, su carta, già fattibile applicando tecnologia notoria. Vi è tuttavia un riconoscimento di novità intrinseca anche qualora la combinazione di parti note produca un risultato nuovo e sorprendente. In questo ultimo enunciato può ravvisarsi l'esile capacità creativa delle Intelligenze Artificiali. Qualcuno tuttavia sostiene che qualunque opera, o invenzione, sia in realtà sempre e solo una combinazione nuova di parti già note. Tuttavia le IA applicano modelli, ovvero anche il loro combinare le parti è a sua volta un modello. Ad esempio potremmo prendere lo stile musicale dei Doors, applicarvi un testo ispirato al taglio di Mogol, e allacciare testo e musica con un modello stile Sfera Ebbasta. Il risultato sarebbe sorprendente, nuovo, e quasi impossibile da suddividere nei suoi componenti Doors/Mogol/Sfera da parte del pubblico. Con tutta probabilità, persino un musicista esperto potrebbe fare molta fatica ad individuarvi i reali modelli applicati. In altre parole, quando un grande pittore ritrae un soggetto, lo rappresenta in modi originali, differenti dall'approccio scolastico di un ritrattista. Il suo modo di guardare la realtà viene trasposto magicamente nella tela, offrendoci una visione nuova, che si trasmette all'osservatore entro i tuttora misteriosi meccanismi della cd "metacomunicazione", o "comunicazione analogica".
| Mickel Devanakis 2020 | "Tootsie" — | artista greco | , olio su tela |
Quando invece è una IA a creare l'opera figurativa, dietro la tecnica, e le tendenze pittoriche, non vi è nessun'altro. E' come se un ritrattista possedesse la capacità di un imitatore, in grado di eseguire opere che sembrano di altri. Se l'apprezzamento di un quadro è sovente caratterizzato da un sentimento di stupore e affascinazione, vi è tuttavia un SECONDO ELEMENTO presente nell'arte umana: il vissuto e lo spessore umano dell'artista. Dunque le IA, per semplificare, possiamo dire che sono in grado di produrre il primo elemento ma certamente non il secondo, quello che potremmo definire "fattore umano individuale".
Il fattore umano individuale è tuttavia impresso nei milioni di opere di cui si è nutrita la IA, e vi resta intrinsecamente legato.
Questo come conseguenza diviene un forte elemento di confusione inconscia (metacomunicazione) nell'osservatore, che se dotato di opportuna sensibilità potrebbe notare un caos di messaggi invisibili.
Nella maggior parte delle persone, questo caos resta inavvertito, ciononostante nutrendo e suggestionando l'inconscio.
Pensiamo ad esempio a qualche pittore "maledetto", le cui opere esprimo sentimenti di rabbia, disperazione o violenza. Se tale modello, decodificato dalla IA, venisse mescolato ad altri apparentemente dolci e gentili, il risultato potrebbe essere un libro per bambini in grado in ingenerare patologie psicotiche.
Siamo dunque ad un bivio filosofico.
Da un lato vi sono coloro che ritengono che la creatività sia una facoltà elevate dell'essere umano, strettamente connessa con le sue capacità evolutive, ovvero di cambiamento migliorativo, da un altro lato vi sono coloro convinti che la creatività sia sempre, in fondo, una combinazione di cose già conosciute, e che la misura la si debba cercare nel riscontro del pubblico.
Difatti la prima posizione filosofica vede l'arte come espressione autocratica ed oggettiva, riconoscibile solo in presenza di prerequisiti di coscienza dell'osservatore, mentre nella seconda posizione filosofica questo criterio diventa arbitrario, ovvero affidato al pubblico dei consumatori, educato dai media.
Non stupisce dunque che, già ben prima dell'avvento dell'IA, l'arte di massa abbia prediletto la seconda visione, che consente una definizione arbitraria, ovvero culturalmente manipolabile, di cosa sia artistico e cosa non lo sia.
Molti esperti negli ultimi anni hanno infatti lanciato allarmi a riguardo: in tal modo, i nuovi artisti si sarebbero ridotti a "operai dell'arte". Ma un tal modo di definirsi artista è paragonabile, appunto, all'attività di un software, rendendo la figura dell'artista brillantemente sostituibile con un software.
Una tale deriva può definirsi come un procedere in favore della QUANTITA' a discapito della QUALITA'.
Ciò può confermarsi facilmente nel numero di "artisti". Un tempo decisamente rari, negli ultimi decenni è cresciuto esponenzialmente, fino a sfociare nell'odierno ammasso di milioni di IA.
Sulla base di quanto detto, appare scadente e melliflua anche l'introduzione di nuovi tipi di artista, come appunto il sopra menzionato creatore di prompt per le IA (prompt designer).
In conclusione, lo sviluppo delle IA "artistiche" può reputarsi motivato da interessi prettamente commerciali. Purtroppo, come spesso accade quando il progresso dipende dai desiderata economici, si spinge verso la quantità fino al punto in cui, affollando il mercato, il valore del bene diminuisce.
Ma al di là degli osservatori poco attenti, i dati mostrano un altra conferma geometrica: le opere d'arte tradizionali sono divenute il bene rifugio più apprezzato dai ricchi, in quanto il loro valore aumento man mano le tendenze di pubblico spingono per l'estinzione dell'arte umana.
Non stupirebbe se alcuni di questi grandi capitalisti, che investono in quadri antichi, stessero usando il loro capitale per spingere il pubblico verso l'estinzione dell'arte tradizionale: i loro quadri varranno sempre di più!
Si potrebbe dire che nelle opere create con intelligenza artificiale vi sono molti fantasmi!
| Immagine: creazione IA "Nella nuova era digitale, il prompt è diventato il fulcro di comando: l’istruzione che permette all’IA di compiere azioni specifiche. Che si tratti di dialogare con un chatbot, creare immagini o scrivere codici di programmazione, la necessità di una guida professionale degli algoritmi si è fatta strada negli ambienti creativi e non solo. È qui che entra in gioco il Prompt Designer, una figura capace di fornire istruzioni mirate ai modelli di IA generativa per ottenere i risultati desiderati. Paragonabile a fornire un brief a un team creativo per la creazione di materiali di comunicazione, il Prompt Designer è un professionista con competenze tecniche e una profonda conoscenza del linguaggio umano. È un ibrido che fonde l’arte della programmazione con l’abilità di scrittura persuasiva e l’analisi del linguaggio." Tratto da propaganda pro-IA: https://www.noooagency.com/noooborders/creativolution-lintelligenza-artificiale-a-supporto-delle-professioni-creative/ |
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Eros Poeta è formatore mindfulness, ricercatore e autore umanistico, attivo in progetti etici ground-based.
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