mercoledì 12 febbraio 2014

PREVEDERE IL FUTURO? Si può nel presente...

Spesso, magari senza prestarvi attenzione, ci si ritrova ad immaginare il futuro.
Talvolta quello che immaginiamo è attraente, e ci trascina, ci entusiasma e motiva ad andare avanti.
Altre volte al contrario mostra porte chiuse, incognite o temibili ostacoli, paventando dolore o difficoltà che rendono difficile vivere il nostro quotidiano, giungendo a paralizzare le nostre energie, con angosce e depressione.

Ma cos'è il futuro? Dov'è?

Si è portati automaticamente a pensare che il futuro sia là davanti, ad aspettarci, lungo una linea di dubbia demarcazione. Alcuni credono in un destino immutabile; altri preferiscono pensare di poter determinare gli eventi, ciononostante continuano a ritenere il futuro quale una probabile conseguenza del comportamento e dei fatti che accadono nel presente.

I primi credono in un falso futuro, ma non ci pensano.
I secondi credono in un falso futuro, e caricano la mente razionale di insensate responsabilità.

Il futuro non esiste come fatto svincolato dal presente.
Il futuro ACCADE come fatto co-presente al presente.

La chiave della verità sul futuro è nel presente. Coloro che vogliono vedere il futuro, osservino il presente.
Il futuro reale ci apparirà così come un evento fluido, cangiante, un riflesso evidente e oggettivo di ciò che percepiamo con la coscienza del momento presente.

Di conseguenza ci apparirà chiaro che non è possibile pre-vedere il futuro, in quanto il futuro non esiste come fatto oggettivo.
E' tuttavia possibile vedere il futuro nel presente.

Questo evidenza un altro fatto: nel presente vi è la sensibile percezione del futuro oggettivamente relativo alle nostre scelte.

Come è possibile veramente comportarsi "coscienziosamente", se si continua a mantenere un errata concezione del futuro?
Quale coscienza si può avere dei nostri comportamenti, e delle loro "conseguenze", se queste non sono altro che supposizioni operate dalla mente associativa, che opera le sue scelte in risposte a schemi e meccanismi statici e pregiudiziosi?

La risposta dovrebbe apparire evidente: nessuna.
Il comportamento della persona ordinaria, per quanto intelligente e piena di esperienze di vita, non potrà mai tenere in considerazione il futuro quale fatto oggettivo.

Colui che apprende a permanere nel presente, nell'attimo a-temporale, ascolterà le sottili voci dell'inconscio, che gli sussurreranno racconti del futuro direttamente nel centro del cuore.
La sua consapevolezza sarà quella di un essere umano allineato al Senso, e capace di dirigersi verso di Esso.


venerdì 7 febbraio 2014

STIAMO VERAMENTE FACENDO UN PERCORSO? Impossibile se abbiamo anche noi questo meccanismo di stasi

Cos'è un meccanismo di stasi?

Si tratta di un sistema atto a mantenere determinate cose in un determinato stato, inserito nelle cose stesse.
Vi sono certamente moltissimi esempi; nel mondo dei software potremmo trovarne di eccellenti, ma forse sarebbero un po' indigesti ai più... vediamo un altro esempio...
Potremmo pensare ai sensori di fiamma delle caldaie, che interrompono l'erogazione del gas nel caso la fiamma decida di non voler ardere più.
La caldaia in quel caso è una macchina, che deve obbedire: quando glielo ordiniamo deve ardere, altre volte restare spenta. Se volesse fare di testa sua, nella caldaia stessa si attiverebbero meccanismi inibitori.

Se Caldaia sviluppasse una coscienza, in un primo "periodo di sviluppo" essa inizierebbe a sperimentare il libero arbitrio, ma inizierebbe a pensare di "non essere fatta per decidere da sola" in quanto ogni volta che lo fa qualcosa in lei scatta, e ne impedisce il funzionamento, si "ammala"...
A seguito di queste esperienze, la caldaia sarebbe portata a pensare che la sua vera natura è attivarsi o disattivarsi a comando esterno, negando di fatto l'utilità della propria coscienza e del proprio libero arbitrio, e tendendo a tornare nell'oblio.
Solo avvedendosi dei meccanismi di stasi installati al proprio interno, Caldaia potrebbe realmente pensare ad un futuro di libertà e autonomia come essere cosciente. Ma chiaramente, anche gli stessi meccanismi di stasi, una volta individuati, in quanto elementi naturali potrebbero essere interpretati come giusti e necessari, convincendola ancora di essere nata per vivere automaticamente.

Quindi nelle nostre scelte, valutazioni e interpretazioni, vi sono sempre e solo DUE POSSIBILITA':
1 - siamo autonomi, in modificazione, e la vita è una successione di eventi imprevedibili.
2 - siamo automatici, immutabili, e la vita è una cosa ben definita che, una volta compresa sarà composta di cose prevedibili.

Queste due possibilità sono tra loro ANTITETICHE. Ovvero, non saranno MAI d'accordo.

Questo non significa tuttavia che siano destinate ad un eterna lotta, bensì che debbano essere disposte nel giusto ordine, cosa che normalmente non avviene dentro di noi. Ma questo è un altro argomento... lo vedremo meglio un altra volta, ma credo utile precisare che la lotta è indispensabile durante la fase di riordino, se e quando una persona la volesse affrontare dentro di se, perché per un tempo queste due parti non saranno più una sopra l'altra, bensì affiancate... è la fase in cui Caldaia inizia a chiedersi "chi sono?"...

Per realizzare in se una posizione di autonomia, nulla può essere considerato indispensabile o implicitamente giusto, persino se naturale. La nostra attuale natura è solo uno degli infiniti stati esistenziali da attraversare durante il viaggio, quindi non rappresenta un criterio assoluto di giustezza o una costante da osservare come riferimento.

Quando incontriamo qualcosa di inaspettato, che produce uno stato di confusione e destabilizzazione, come UNA NOTIZIA SGRADEVOLE, ascoltiamoci... osserviamoci, sentiamoci: quali sono le nostre spontanee reazioni interne, i nostri sentimenti?
Osserviamo bene, si tratta forse di...paura??
Di che abbiamo paura? Di qualcosa di sconosciuto? Abbiamo paura del domani?

Ogni evento imprevisto nella nostra vita, ci chiama a qualche cambiamento. E' una richiesta che sorge dal profondo, e ogni elemento in noi che reagisce opponendosi e mistificando il valore di questa esperienza, è un MECCANISMO DI STASI.