sabato 19 ottobre 2013

BASI DI PENSIERO SULL'OMOSESSUALITA'

Argomento oggi blindato, dispotico, dogmatico, fanatico, tutt'altro che obiettivo, settario, controllato, complessato, strumentalizzato... insomma un casino.

Mi permetto un piccolo e modesto commento personale; prendetelo così come viene...

A mio avviso, come per altri aspetti che mi è dato di osservare, la questione è mal basata. Ovvero, non trovo alcun interesse ad entrare nel merito delle varie opinioni correnti, in quanto le ritengo tutte vittima di un errore originario, di un modo di "tagliare" la vicenda assolutamente insensato.
Mi ricorda la posizione di moltissimi - probabilmente la maggioranza - scienziati i quali, assorbiti i vari specialistici dogmi scientifici, si trovano nella posizione di dover negare la realtà di fenomeni oggettivamente osservabili e misurabili, in quanto contrari o invalidanti rispetto alle teorie scientifiche "ufficiali" (...certo che è proprio una brutta parola...).


La scienza nasce con l'intenzione di spiegare i fenomeni osservabili; essa poggia quindi su un dato quanto più oggettivo possibile, per elaborare una teoria che possa poi essere verificata e confermata dalle successive osservazioni.
Se le successive osservazioni confutassero tale teoria, la stessa sarebbe da gettare al macero, o quantomeno da rivedere e correggere.
Ma appunto, sovente così non è.
E ci troviamo dunque da un lato la scienza medica che stupidamente ride di fronte al concetto di "memoria dell'acqua", producendo tonnellate di farmaci tutt'altro che affidabili e sicuri, e dall'altro gli allevatori che somministrano omeopatici agli animali, perché semplicemente così guariscono!

Lo so, sembra sempre divaghi, ma assicuro che non è così. La mente ha bisogno di essere ispirata, e le analogie illuminano più di qualunque dimostrazione razionale.

Il principio è NON SIAMO IL CORPO, siamo bensì l'entità che lo abita, e che fa esperienza della vita attraverso di esso.

Per questo motivo, NON VI SONO DIFFERENZE TRA UOMINI E DONNE, ma solo tra corpi maschili e corpi femminili. Se poi in alcuni corpi maschili, tra i milioni di variabili fisiche e chimiche, vi si ravvisano elementi che nel nostro concetto comune attribuiamo a corpi femminili, ciò appare tale solo in ragione nella nostra forma mentale pregiudizievole e limitata. Non per altro, l'Ego ragiona per immagini statiche, creando costantemente pregiudizi ed etichette immutabili su cose e persone...

Lo stesso errore originario che produce l'identificazione con il corpo, genera anche separazioni e conflitti tra esseri di corpo maschile e esseri di corpo femminile.

Lo stesso Ego, causa dell'errore originario, cerca di ottenere un senso che giustifichi estensivamente la sua stessa esistenza, e caparbiamente insiste nell'applicare lo stesso insulso metodo divisionale, generando ulteriori separazioni all'interno dei singoli sessi.

Le recenti ottiche che si vendono come moderne, aperte e libertarie, producono solo conflitti sociali e nuove patologie psichiatriche, e le loro ripercussioni psicosomatiche colpiscono puntualmente la sfera sessuale, compromettendo il magnifico e misterioso impulso di vita.
Lo sviluppo attuale dei costumi sta spingendo l'umanità ad un impasse di sterilità e apatia spirituale.

Non vi è alcuna evoluzione, alcuna modernità o intelligenza nell'alimentare separazioni fra sessi e infra-sesso.

Un reale evoluzione sarebbe quella di riconoscerci in ciò che abita i corpi.
La consapevolezza di essere UGUALI ci restituirebbe un profondo senso di appartenenza ad un unica fazione: esseri umani.
Non uomini vs donne, o donne vs uomini. E' ridicolo!

E al di là di tante frasi fatte, costruite usando termini dei quali non afferriamo altro che significati puerili, ci troveremmo finalmente amici.

mercoledì 2 ottobre 2013

LA SOCIETA' E' PSICOTICA?

Secondo alcune opinioni di professionisti, le psicosi si distinguono dalle nevrosi sinteticamente per il fatto che il soggetto psicotico NON ha coscienza del suo disturbo, ovvero gli sfuggono totalmente o quasi le cause psicologiche scatenanti, giungendo parallelamente a NON notare i proprio comportamenti come malati. Il nevrotico per contro, subisce e soffre delle sue tendenze e pulsioni, che riconosce come disturbi o malattie.

E' come dire quindi, che si tratta di due malati dei quali il primo, lo psicotico, non ha affatto l'impressione diretta di essere malato, bensì assume e accetta come patologico il proprio stato solo a seguito di un giudizio altrui...

Ripeto: lo psicotico, a meno che le sue tendenze appaiano palesemente aberranti e invalidanti (tipo riuscire ad orinare solo in presenza di signore anziane vestite di celeste), NON si considera malato fino a "prova" contraria, e tale prova è costituita da una "testimonianza accreditata".

Se infatti ad additare un nostro comportamento come "malato" fosse un pazzo in camicia di forza, o un bambino pazzerello, certamente sorrideremmo, sostenendo che si sbaglia.
Se viceversa, a rilevarlo fosse "la collettività", immediatamente inizieremmo a considerarci malati, pazzi...

Quindi per un nevrotico si tratta di autodiagnosi, per uno psicotico invece exodiagnosi.

Questo ci pone di fronte ad un curioso interrogativo: se la diagnosi di una psicosi può essere operata solo raffrontando un soggetto, e i suoi comportamenti o tendenze, con quelli definite "normali" dalla società, allora come è possibile verificare la presenza di una patologia nella società stessa? A cosa potremmo raffrontarla? A quale campione di normalità potremmo comparare i comportamenti di un individuo che opera in accordo ai dettami sociali, per diagnosticare una sua eventuale tendenza malata??

La risposta diverrebbe grottesca; sono certo che alcuni potrebbero afferrarsi ossessivamente a concetti assoluti circa comportamenti universalmente "giusti", ma basta una rapida occhiata alla storia, alla sociologia, ai costumi tribali e non, alle tendenze sociali dei Paesi in guerra o impregnati di devozione religiosa, per renderci conto che il senso di "giusto" appare drammaticamente sfuggente e opinabile.
Basti pensare alle fucilazioni sul campo, ai matrimoni con bambine, alla pedofilia amorosa dell'antica grecia, ai sacrifici animali, allo sbiancamento del buco del culo... insomma, a me sembra molto più coerente farla finita, smetterla: basta con l'affrettarsi a definire criteri di normalità, che normali non sono affatto.

Il rischio è infatti quello di ritrovarsi parte di una società profondamente e diffusamente psicotica, senza alcuna possibilità di rendersene conto; mai più.
La conseguenza è quella di GUIDARE LO SVILUPPO EVOLUTIVO UMANO VERSO DIREZIONI ABERRATE, che al pari di una mutazione genetica presenta elevate probabilità di generare MOSTRI.