Secondo alcune opinioni di professionisti, le psicosi si distinguono dalle nevrosi sinteticamente per il fatto che il soggetto psicotico NON ha coscienza del suo disturbo, ovvero gli sfuggono totalmente o quasi le cause psicologiche scatenanti, giungendo parallelamente a NON notare i proprio comportamenti come malati. Il nevrotico per contro, subisce e soffre delle sue tendenze e pulsioni, che riconosce come disturbi o malattie.E' come dire quindi, che si tratta di due malati dei quali il primo, lo psicotico, non ha affatto l'impressione diretta di essere malato, bensì assume e accetta come patologico il proprio stato solo a seguito di un giudizio altrui...
Ripeto: lo psicotico, a meno che le sue tendenze appaiano palesemente aberranti e invalidanti (tipo riuscire ad orinare solo in presenza di signore anziane vestite di celeste), NON si considera malato fino a "prova" contraria, e tale prova è costituita da una "testimonianza accreditata".
Se infatti ad additare un nostro comportamento come "malato" fosse un pazzo in camicia di forza, o un bambino pazzerello, certamente sorrideremmo, sostenendo che si sbaglia.
Se viceversa, a rilevarlo fosse "la collettività", immediatamente inizieremmo a considerarci malati, pazzi...
Quindi per un nevrotico si tratta di autodiagnosi, per uno psicotico invece exodiagnosi.
Questo ci pone di fronte ad un curioso interrogativo: se la diagnosi di una psicosi può essere operata solo raffrontando un soggetto, e i suoi comportamenti o tendenze, con quelli definite "normali" dalla società, allora come è possibile verificare la presenza di una patologia nella società stessa? A cosa potremmo raffrontarla? A quale campione di normalità potremmo comparare i comportamenti di un individuo che opera in accordo ai dettami sociali, per diagnosticare una sua eventuale tendenza malata??La risposta diverrebbe grottesca; sono certo che alcuni potrebbero afferrarsi ossessivamente a concetti assoluti circa comportamenti universalmente "giusti", ma basta una rapida occhiata alla storia, alla sociologia, ai costumi tribali e non, alle tendenze sociali dei Paesi in guerra o impregnati di devozione religiosa, per renderci conto che il senso di "giusto" appare drammaticamente sfuggente e opinabile.
Basti pensare alle fucilazioni sul campo, ai matrimoni con bambine, alla pedofilia amorosa dell'antica grecia, ai sacrifici animali, allo sbiancamento del buco del culo... insomma, a me sembra molto più coerente farla finita, smetterla: basta con l'affrettarsi a definire criteri di normalità, che normali non sono affatto.
Il rischio è infatti quello di ritrovarsi parte di una società profondamente e diffusamente psicotica, senza alcuna possibilità di rendersene conto; mai più.
La conseguenza è quella di GUIDARE LO SVILUPPO EVOLUTIVO UMANO VERSO DIREZIONI ABERRATE, che al pari di una mutazione genetica presenta elevate probabilità di generare MOSTRI.
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