Quando arriviamo in palestra, il nostro personal coach ci "fa la scheda".Così giù di addominali ... ma ogni allenamento mira prima di tutto ai muscoli che risultano meno tonici e forti.
Un tempo, quando un ragazzino non appariva all'altezza del compito che gli veniva richiesto, e manifestava frustrazione, per compassione gli si diceva: "ok, allora fai pure quello che ti piace...".
E così gli insegnanti, a scuola, quando volevano essere magnanimi o semplicemente negligenti, ti dicevano "parla di un argomento a piacere"!
E così l'ennesima approssimazione superficiale è finita col far coincidere il significato di "talento" con quello di "la cosa che ti riesce più facile"; è un primo inganno dialettico.
Ma senza tirare in ballo il vecchio Gurdjieff, che allertava sull'umana tendenza a rotolare lungo la "via di minor resistenza", la differenza dovrebbe essere alla portata anche della nostra flebile e atrofica intuizione.
Il talento è fratello gemello del principio di Dharma, nel suo significato di "senso della nostra vita, obiettivo dello spirito, verità".
Il talento è quella cosa che ci fa fatica potenziare, ma che ascoltando l'Anima ci accorgiamo essere anche l'unica cosa che in fondo ci interessa.
Ma se il vero talento ha la capacità, se coltivato, di dare senso alla nostra vita, il falso talento no.
Così coltivare il nuovo, errato, stile di "talento", porta sempre ad alienazione rispetto al senso, al Dharma.
Ma ciononostante l'individuo, convintosi di perseguire il vero talento, di star facendo quello per cui è venuto al mondo, esige dunque una soddisfazione anche alla sua ricerca di un "senso". Così vorrebbe che questo suo "grande talento" venisse anche retribuito... riducendo il senso della vita ad una retribuzione materiale.
E non pensiate che mi riferisca esclusivamente ai soldi. Ci sono molti modi di corrompere una persona, e la lusinga è certamente uno dei più potenti e quotidianamente abusati metodi di corruzione.
Ed ecco un altro inganno dialettico. Ma non è l'ultimo, nè il più geniale.
Così la "soddisfazione professionale", la fama, tutti ti vogliono, tutti hanno bisogno di te, tutti ti sorridono compiacenti e disponibili... riesce a spingere le persone anche più del denaro, persino oltre i loro limiti di resistenza fisica o emotiva.
Cosa non si farebbe per "l'importanza personale"...
Inoltre, giacché il "talento" che decideremo di coltivare dovrà essere retribuito perché rivesta un qualche significato per noi (ad esempio, nessuno decide di dedicarsi ad intagliare il legno, per poi puntualmente gettare le sculture nella stufa senza mostrarle a nessuno...), questo "talento" può essere oggetto di speculazione mentale sin dalla sua "rivelazione".
Non appena pensi di possederlo, ti inizi a chiedere quali retribuzioni, onori, soldi, salute o altre soddisfazioni, potrà darti se coltivato.
E qui facciamo la quadra!
Ricordate Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, nel suo celebre quanto distopico discorso all'università di Firenze attorno al 2015?
Parafrasato, il suo pensiero è: "non chiederti come vorresti fosse un mondo ideale, chiediti piuttosto cosa potresti fare tu nel mondo reale".
O anche: "Non devi più preoccuparti di cosa diventare o essere; per essere felice devi solo scegliere tra i vari meravigliosi modelli di te stesso che la società ti propone".
Il Dharma non è più "il tuo innato, autentico e molto personale senso nel grande gioco della vita".
Il senso lo puoi ora scegliere in ragione di ciò che maggiormente ti attrae, ti adesca e tenta. Questa nuova religione è molto comoda, direi anche troppo, agli occhi degli ancestri. Li chiamavano "vizi".
Il nuovo modello, derivante dalle tre inversioni di senso sopra descritte, prevede che tu possa desiderare di essere qualunque persona TRA QUELLE PROPOSTE.
In questo modo, chi potrà mai cambiare qualcosa? Chi troverà ancora un senso nel disegnare nuove strade, se non per ottenere un nuovo balocco per l'Ego?
Quando si cade, ci si rialza, ci si riassesta e si riparte. Forse la "ragione" sta faticando a realizzare di essere caduta?
Questo modello è altamente involutivo, ma ho il sospetto che i più giovani fratelli umani se ne siano già accorti, o meglio lo sapessero innatamente. Quale altra speranza potremmo coltivare, se non una rivoluzione trascendentale?
Infatti più che la parola talento, userei la parola "autenticità": molto meno spendibile :)
RispondiEliminaNon saprei, la tua parafrasi mi appare viziata. Forse si può intendere più come "osservando il mondo in cui ti trovi, riconosci cosa nasce di unico in te che potrebbe migliorarlo". E qualunque cosa sia questo "talento" sarà comunque da coltivare, sarà da sudare fra le mille resistenze del mondo. Quello che ci viene più facile non è ciò che richiede meno sforzo ma ciò che, riempiendoci il cuore, facciamo senza forzare artificialmente la volontà, lavorando e faticando volentieri. E c'è da dire che anche se fossimo spinti dalla soddisfazione del nostro ego si può innescare un processo che porti a un punto di rottura della fuga dal dharma... e in questo discorso anche lo stesso Jovanotti mette in guardia dalla gratificazione immediata.
RispondiEliminaOgni discorso, anche uno qualunque preso dal buddha, può essere interpretato a proprio piacimento e prendere una via degenere e involutiva, sta solo a noi discernere con coscienza il vero dal falso e questo richiamo ci accompagnerà sempre, anche nel bel mezzo della via di minor resistenza.
...non è un buon modo di iniziare "non saprei"... e anche dire "appare" direi che la dice lunga.
EliminaInfatti la tua analisi basa sempre su abbagli, tipo: "migliorarlo" implica il sapere riconoscere che è migliorabile, e il possedere un modello di mondo migliore. Ma ovviamente non possiamo averlo, o quantomeno non uno nostro, se ci basiamo su quanto afferma il mondo stesso (atrofia del pensiero individuale).
Questa disamina non consente di rinchiudersi nella dialettica materialista. Non può essere compreso se non ci si interroga sul senso filosofico della propria esistenza. Non può ridursi a "quale opinione mi piace di più".
Se avviene una "rottura" in questo trend di fuga dal dharma, non è certo per nostro merito. Invece io sto parlando proprio di merito dell'individuo. Il Karma agisce, ma non giustifica la deresponsabilizzazione dell'individuo, che in tal modo appunto aggravia il karma stesso.
Buddha:l'interpretazione la lascio agli intellettuali. Da ricercatore e mistico non apprendo lo spirito dai libri.
Discernere: è competenza di coloro che hanno conquistato autonomia di pensiero, dunque esclude coloro che sono spinti dalla soddisfazione dell'ego. Costoro, per propria scelta, non hanno accettato la responsabilità della propria vita dunque, al contrario della nostra struttura politica, hanno perso autorevolezza nelle loro valutazioni, e dovrebbero prima di tutto prenderne coscienza. Non possono fidarsi di quello che provano, desiderano, di ciò che li attira... devono prima imparare ad equilibrare i pensieri, le emozioni e gli istinti anche gerarchicamente. Finché sono dei cervelli informatici che governano ciecamente elementi che non comprendono (emozioni e pulsioni), non vedranno altro che la loro programmazione. E probabilmente si sentiranno illuminati, santi, sciamani... molti oggi hanno anche il biglietto da visita!
Grazie per la risposta Eros,
EliminaScusa se insisto ma ancora ciò che dici mi appare poco convincente, è apparenza appunto, quindi potrei sbagliarmi, ma non saprei ;).
L'abbaglio inopinabile di peggio/meglio, stato attuale/stato desiderato, è parte dell'ego che in sé, finché non ci si identifica è anche uno strumento per la propria evoluzione. Correggimi se ti fraintendo, ma non lo fai tu stesso scrivendo questi articoli e rispondendomi, osservando il mondo reale ed esprimendo ciò che nasce in te per suscitare qualcosa di meglio? I questi termini, intendo il senso stesso della nostra esistenza come un mondo da scoprire, sia attraverso un sguardo introspettivo, sia attraverso uno sguardo allo specchio esterno. L'esperienza, il tragitto che percorriamo per "migliorare" il mondo o noi stessi, sarà in sé strumento di crescita, non certo per la soddisfazione che ci procura o per l'obiettivo raggiunto (soldi o importanza personale che sia), ma semplicemente per il viaggio e ciò che è accaduto durante. L'ego in questo caso è proprio lo strumento spinto da un sé più profondo che ha ben altri "obiettivi" e ci spinge dove più potrà esprimerlo questo senso di vita e, se proprio si vuol parlare di meriti, al massimo saranno i suoi e non quelli dell'ego che mirava a obiettivi. Il karma in questa visione agisce e si aggrava solo per ciò che non esperiamo veramente in questo tragitto.
Non siamo solo ego o solo "es", queste parti convivono e sta a noi imparare a vivere più in uno che nell'altro stato (senza meriti). Certo se viviamo più nell'ego viviamo da irresponsabili ma soprattutto da incoscienti... quindi mi chiedo quanto per propria scelta. La scelta di chi? Visto che vi siamo identificati, sarebbe la scelta dell'ego che non ha occhi per vedere ne' orecchie per sentire. Ma l'ego non sceglie, reagisce, quale autorevolezza potrebbe mai raggiungere? E nel caso in cui abbiamo la grazia di aver compreso l'importanza di una vita più profonda, vissuta nel non-attaccamento, allora possiamo dire di avere il merito di aver scelto?
Può capitare che la mia mente informatica bruci dal desiderio di raggiungere l'illuminazione e mi spinga a cercare tutta una serie di "magie" o "pillole indolori" per raggiungere questo risultato, starei vivendo nel falso, ma potrei esperire momenti che mi portino a realizzare un senso vero di vita. Infatti per fortuna ci sono momenti in cui un sé più profondo interviene in noi e decide senza interpellare nessuno, portandoci esperienze in cui abbiamo l'ennesima occasione di scoprirci ed evolverci, diventando più responsabili (==liberi).
tu parli di "io", "ego", "es" ... poi dici che "sta a noi"..."imparare a vivere più nell'uno che nell'altro"...
EliminaHai ancora il dilemma di battiato... se io guardo l'io, allora chi sono? Insomma, queste erano domande di chi iniziava l'autosservazione. Domande ovviamente sensate quanto informatiche. Nessuna risposta è buona a queste domande, che dovevano permanere proprio per consentire all'individuo di proseguire la sua personale, magari tacita, o fuorviata da apparenti dogmatismi, religioni, ideologie, ricerca spirituale. Se vuoi un dibattito, mantieni per favore il focus su un unica domanda. Altrimenti dovrei scrivere un saggio point by point e non ne sento il senso.
La chiave su cui devi porre il focus per comprendere il discorso che sto facendo (che hai frainteso) è: l'evoluzione spirituale avanza per repulsione
"L'evoluzione spirituale avanza per repulsione". Interessante punto. Ci sono passata su tutto e dopo essermi barcamenata tra tutto resto a galla con un unica via e cioè la mia missione qui. Mi sento utile quando il mio talento è utile nel modo in cui si manifesta. Io canto e insegno da 20 anni. Da artista di Sanremo (94/95 mi chiamavo Valeria Visconti) oggi dopo essermi più volte fermata e ripartita ho compreso il valore di ciò che faccio e il modo in cui lo faccio. Cosa fa con te ciò che io dico? Le mie azioni intendo e quindi le parole che uso per instradarti per aiutarti a vederti e ad esprimerti. Ti interroghi mai a riguardo? Cosa fanno con me le azioni degli altri? Le parole? Le emozioni? Fermati e ascolta. Traducendo cioè e non perdere la strada perché anche se non sai dove sei sei sempre in viaggio. L'ego è utile come il se ma la consapevolezza del sentire e la capacità di trascendere virtù secondo me ci portano a riconoscere chi ha talento vero e chi no...ma per primi dobbiamo farlo DENTRO di noi questo cammino. Ci sto passando...avere a che fare con le pulsazioni che ti prendono e ti fanno perdere la strada per poi accorgerti che erano pulsazioni...Non ha prezzo questa consapevolezza!
EliminaVi ringrazio per questa interessante lettura. Avrò di che interrogarmi!
Mi fa piacere ti abbia mosso riflessioni gustose :)
EliminaCiao Valeria!