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martedì 20 febbraio 2018

LA FANDONIA DEL "SEGUI IL TUO TALENTO"- serve una rivoluzione trascendentale

Quando arriviamo in palestra, il nostro personal coach ci "fa la scheda".
Così giù di addominali ... ma ogni allenamento mira prima di tutto ai muscoli che risultano meno tonici e forti.

Un tempo, quando un ragazzino non appariva all'altezza del compito che gli veniva richiesto, e manifestava frustrazione, per compassione gli si diceva: "ok, allora fai pure quello che ti piace...".

E così gli insegnanti, a scuola, quando volevano essere magnanimi o semplicemente negligenti, ti dicevano "parla di un argomento a piacere"!

E così l'ennesima approssimazione superficiale è finita col far coincidere il significato di "talento" con quello di "la cosa che ti riesce più facile"; è un primo inganno dialettico.

Ma senza tirare in ballo il vecchio Gurdjieff, che allertava sull'umana tendenza a rotolare lungo la "via di minor resistenza", la differenza dovrebbe essere alla portata anche della nostra flebile e atrofica intuizione.

Il talento è fratello gemello del principio di Dharma, nel suo significato di "senso della nostra vita, obiettivo dello spirito, verità".
Il talento è quella cosa che ci fa fatica potenziare, ma che ascoltando l'Anima ci accorgiamo essere anche l'unica cosa che in fondo ci interessa.

Ma se il vero talento ha la capacità, se coltivato, di dare senso alla nostra vita, il falso talento no.

Così coltivare il nuovo, errato, stile di "talento", porta sempre ad alienazione rispetto al senso, al Dharma.

Ma ciononostante l'individuo, convintosi di perseguire il vero talento, di star facendo quello per cui è venuto al mondo, esige dunque una soddisfazione anche alla sua ricerca di un "senso". Così vorrebbe che questo suo "grande talento" venisse anche retribuito... riducendo il senso della vita ad una retribuzione materiale.
E non pensiate che mi riferisca esclusivamente ai soldi. Ci sono molti modi di corrompere una persona, e la lusinga è certamente uno dei più potenti e quotidianamente abusati metodi di corruzione.
Ed ecco un altro inganno dialettico.  Ma non è l'ultimo, nè il più geniale.

Così la "soddisfazione professionale", la fama, tutti ti vogliono, tutti hanno bisogno di te, tutti ti sorridono compiacenti e disponibili... riesce a spingere le persone anche più del denaro, persino oltre i loro limiti di resistenza fisica o emotiva.
Cosa non si farebbe per "l'importanza personale"...

Inoltre, giacché il "talento" che decideremo di coltivare dovrà essere retribuito perché rivesta un qualche significato per noi (ad esempio, nessuno decide di dedicarsi ad intagliare il legno, per poi puntualmente gettare le sculture nella stufa senza mostrarle a nessuno...), questo "talento" può essere oggetto di speculazione mentale sin dalla sua "rivelazione".
Non appena pensi di possederlo, ti inizi a chiedere quali retribuzioni, onori, soldi, salute o altre soddisfazioni, potrà darti se coltivato.

E qui facciamo la quadra!

Ricordate Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, nel suo celebre quanto distopico discorso all'università di Firenze attorno al 2015?

Parafrasato, il suo pensiero è: "non chiederti come vorresti fosse un mondo ideale, chiediti piuttosto cosa potresti fare tu nel mondo reale".
O anche: "Non devi più preoccuparti di cosa diventare o essere; per essere felice devi solo scegliere tra i vari meravigliosi modelli di te stesso che la società ti propone".

Il Dharma non è più "il tuo innato, autentico e molto personale senso nel grande gioco della vita".
Il senso lo puoi ora scegliere in ragione di ciò che maggiormente ti attrae, ti adesca e tenta. Questa nuova religione è molto comoda, direi anche troppo, agli occhi degli ancestri. Li chiamavano "vizi".

Il nuovo modello, derivante dalle tre inversioni di senso sopra descritte, prevede che tu possa desiderare di essere qualunque persona TRA QUELLE PROPOSTE.

In questo modo, chi potrà mai cambiare qualcosa? Chi troverà ancora un senso nel disegnare nuove strade, se non per ottenere un nuovo balocco per l'Ego?

Quando si cade, ci si rialza, ci si riassesta e si riparte. Forse la "ragione" sta faticando a realizzare di essere caduta?

Questo modello è altamente involutivo, ma ho il sospetto che i più giovani fratelli umani se ne siano già accorti, o meglio lo sapessero innatamente. Quale altra speranza potremmo coltivare, se non una rivoluzione trascendentale?