DOMANDE RISPOSTEtra G.C. e Eros Poeta
G.C.: Ho visto la conferenza di Eckhart Tolle che avevi tradotto e doppiato. Egli fa una lunga digressione sulla questione della "quietudine" e sulla totale accettazione incondizionata del momento presente. Verso la fine della conferenza si afferma che questa resa interiore, automaticamente, attua una trasformazione dell'evento osservato. In che modo avviene questa trasformazione? Svela o spiega l'operazione che la Coscienza svolge per penetrare la realtà e modificarne la struttura...che poi, più che digressione, era proprio il concetto principale!
Eros Poeta:
Senza riguardarmi la vecchia confe di Tolle, ti dico due cose per spiegare:
1
- noi viviamo consciamente in un mondo creato inconsciamente, ma non
sapendo di esserne artefici, spesso lottiamo contro gli eventi come se
avessero un esistenza propria, autonoma: è come tentare di spostare una sedia sulla quale, senza avvedercene, siamo seduti.2 - alla base del processo di creazione del mondo, vi sono le reazioni di attrazione/repulsione, che spesso generano esiti in direzione di ciò che aumenta la nostra attenzione, in particolare in direzione di ciò che temiamo.
Se quindi modifichiamo l'1 mediante la coscienza del momento presente, che si traduce in una manovra di spostamento dell'osservatore in una posizione neutrale dalla quale assistiamo a "noi stessi che creiamo" assieme a "noi stessi che esperiamo la vita", modifichiamo anche il 2, smettendo di produrre fenomeni causali logoranti e inutili.
La resa interiore è lo stato che consegue alla presa di coscienza del punto 1, la trasformazione dell'evento consiste nel sovvertimento del punto 2.
G.C.: Madò, e io che avevo paura di aver fatto una domanda che implicava una risposta troppo complessa per essere discussa qui. Hai il dono della sintesi, non c'è che dire:)
Ieri notte non ho chiuso occhio, ero in crisi nera. Ogni volta che nella mia vita ho provato a interrompere o a non identificarmi con il flusso dei pensieri, osservavo che una volta essermi emancipato dagli strati più superficiali di questo flusso subito emergevano strati più profondi che non riuscivo a controllare o osservare con la stessa nitidezza dei primi. Andando sempre più in profondità nel silenzio vedevo l'orrore della stratificazione dei pensieri. Esistono strati di "discorso" o "chiacchiericcio" mentale che sono pressochè inafferrabili perchè usano una grammatica che la coscienza ordinaria non riesce a leggere. Il guaio è che sono attivi tanto quanto quelli più superficiali. Questo mi da un senso di impotenza terribile perchè sono costretto a subire la visione di un film che, consciamente, non ho scelto. Quando Tolle invita ad accettare il corso degli eventi come se lo avessimo scelto noi, senza interferire e senza interpretare, promuove un modello "Yin" che va in controtendenza col modello "Yang" che propugnano certi insegnati della "manifestazione" moderni. Laddove oggi si insegna ad aggredire volitivamente l'evento osservato penetrandolo a suon di emozioni positive, Tolle insegna (come nello Zen) a lasciare che sia l'evento a penetrare in noi.
Ok, fin qui va bene... ma non riesco a inserire in questo discorso la meccanica delle stelle. Cioè, ho notato che praticamente tutti gli eventi del film-vita trovano esatte corrispondenze col movimento dei pianeti che a loro volta si relazionano ai 5 elementi (includiamo l'Akash). Sto approfondendo gli influssi planetari e con loro gli influssi degli elementi (un giorno faremo una chiacchierata interessante su questo argomento) e mi chiedo in quale misura il subire la manifestazione sia da attribuire all'inconscio o ai movimenti elementali-planetari. Se accettiamo l'idea che il Cosmo è dentro di noi e non è all'esterno allora mi chiedo quale sia il punto di congiunzione fra il nostro inconscio e i pianeti-elementi.
Mi sento di vivere come in una prigione con le sbarre invisibili, in un sistema carcerario cosmico dove qualcun'altro decide per me.
Ultima cosa: Tolle dice di accettare la Natura, di non andarle contro... a me pare che lo gnostico, invece, tenda a dichiarare guerra alla natura e al suo sistema di sfruttamento energetico.
Uno di questi giorni dobbiamo assolutamente parlare...
Eros Poeta: la meccanica delle stelle è banalmente uguale a tutte le altre meccaniche che agiscono simultaneamente; in verità non si tratta di molti eventi, ma di un unico evento-significato; il conscio non vuole vedere alcune cose dell'inconscio, stante il fatto che l'Ego esiste solo mantenendo il rapporto del punto 1 di cui sopra.
Così l'ego crea un installazione non-conscia, che potremmo chiamare subconscio; la sua natura, e la sua maniera di essere rilevata sottilmente dal conscio (...quello strano sentore sfuggente...), sono le medesime delle verità contenute nell'inconscio. Questo strato (subconscio) si frappone tra il conscio e l'inconscio; è anche la sede delle credenze, con le quali l'umanità resta dormiente; la gnosi la chiama "mente intermedia"
Se una cosa che l'inconscio vuole dirci, il conscio non la vuole vedere, o non la può vedere a causa del firewall del subconscio, allora facciamo i tarocchi, interpretiamo i sogni, leggiamo le stelle... in fondo ogni cosa siamo noi e parla di noi; così l'inconscio può parlarci.
Però nasce il problema che queste "letture" vengono poi interpretate dalla mente conscia, la quale potrebbe facilmente essere gravata e viziata dagli stessi ego che creano il firewall. Così nascono interpretazioni di comodo, semplicistiche, facilone, o semplicemente gratificanti per l'ego; così i grandi insegnamenti degenerano in religioni rette da potenti egregor, che agiscono come condizionatori sul corpo mentale conscio, che massimamente è Ego.
G.C.: Il
problema resta l'accettazione, la resa. Sono abbastanza sensibile per
cogliere certi segnali sincronici che l'inconscio mi sta inviando,
compreso i sogni... il punto è che ci sono cose che non riesco ad
accettare. I segnali attorno a me, le sensazioni,
spesso mi parlano di cose non molto piacevoli. Cose che magari so che
potrebbero creare dolore a me o a qualche persona che mi sta vicino.
Tutto questo è estremamente banale perchè talvolta mi basta osservare i
transiti planetari (evidentemente è un tipo di linguaggio al quale la
mia parte conscia si è abituata) per predire con una certa esattezza
l'andazzo di certi eventi. Questa cosa è pericolosa per due motivi: 1 - si rischia di cadere nel determinismo
2 - la conseguenza del determinismo è il nichilismo più abbiettoUna parte di me è tentata di voler reagire per modificare il corso degli eventi, magari per salvare una persona in difficoltà (è un pò la sindrome del santo: quando qualcosa non va ecco che ci vuole mollare il miracolo). Questa reazione però rischia di farmi agitare tanto per nulla... infatti più si fa resistenza e più si affoga, come nelle sabbie mobili.
Finora ho notato che quando decido di stare fermo, di non opporre resistenza e di accettare, sorgono in me derive nichiliste accompagnate da un senso di solitudine, di impotenza e di accettazione negativa (come la pecorella che accetta il suo ingresso al mattatoio).
E' come pretendere che un bambino sia costretto a guardare la scena truculenta di un film horror senza che istintivamente metta le mani davanti agli occhi.
Tolle mi ha dato l'ultima speranza che la semplice osservazione senza giudizio possa cambiare la regia del film. Questo significherebbe dominare gli stessi elementi, insomma, essere un Mago.
Come si può entrare nell'accettazione nel senso positivo del termine?
Eros Poeta: considera questo: mentre noi sognamo il mondo, con tutti i loro abitanti, anche gli abitanti sognano, e sognano di noi; significa che esiste un intensità di radianza causale, che talvolta va in competizione, altre volte in associazione risonante costruttiva.
Malanga usa il termine "conflitto di coscienze", e lo reputa impossibile in via generale. Credo che sia più giusto dire che la coscienza (che è 1) non può andare in conflitto con se stessa, tuttavia la coscienza frammentata (Ego) va in conflitto volentieri, sia tra se e se, sia tra se e gli altri, sia a livello fisico, che a livello energetico e causale... Per questo più persone allineata dal punto di vista yang-causale generano effetti molto più evidenti.
Per questo gli egregor più grandi hanno più potere, anche di plasmare la forma mentis collettiva, le mode, le culture, eccetera.
Per questo il mondo per come lo conosciamo, è un Super Egregor.
Ciò
significa che da un lato siamo completamente responsabili (lato yang) non solo di
cosa accade a noi, ma anche di ciò che accade a chi ci sta attorno, e dall'altro, non lo siamo affatto (lato yin).L'apparente paradosso è risolvibile solo con la terza forza. E' il Tao.
La posizione è nel centro; l'osservazione è libera, non deterministica, oggettiva.
L'azione è diretta, pura, ispirata. Yang.
L'accettazione è totale, incondizionata. Yin.
L'osservatore è esterno ad entrambe, e gioca con l'esperienza. Ora lui è Anima. TAO, coscienza consapevole.



Bella e interessante questa discussione che condivido sotto molti aspetti e che riprende molti problemi che mi sono posta in questa anni di yoga, religione, buddismo, etc. Alla fine ho ritrovato un pò di "pace" prendendo in considerazione la differenza tra cervello e mente. Parlando dal mio punto di vista non mi interessa introdurre nessun concetto di anima, spiritualità,ma considerare che il cervello altro non è che una macchina, mentre la mente è sociale. Quindi predominante è il linguaggio che determina l'incapsulamento in un falso io. Noi non conosciamo il reale come gli animali ma solo concetti, non ci sono cose, noi conosciamo solo i concetti che sono unificazioni del molteplice che presupporrebbe l'unità della coscienza. La mia vera essenza pone una distanza tra me e il mondo, oggetti che non vedo come sono ma come li categorizzo io il nostro mondo dipende dal linguaggio. Il mio cervello è la macchina che pensa il mondo e non siamo noi ma la macchina che pensa il mondo. Dopotutto il transumanesimo altro non è che una estremizzazione degli effetti del linguaggio sociale sull'uomo, sempre dal mio limitato punto di vista. L'uomo è l'unico animale che si pone il problema del reale, ma paradossalmente è l'uomo che non conosce il reale, ma conosce solo la sua realtà con il linguaggio alla base.In effetti tutto è linguaggio che è come un codice, esiste l'onnipotenza del linguaggio che determina il linguaggio reale. La mia realtà è legata a qualcosa che buca il reale, lo sfarina, il linguaggio si mangia il reale, è una macchina di cui noi siamo succubi. Questo permette che la mia mente sia determinata dalle relazione con la società indipendente da chi lo parla. Il linguaggio con cui esprimo concetti non ha bisogno di me per esistere, parla se stesso, pensa dice per me, sei abitato da qualcosa che agisce al di fuori di te. Alla fine il linguaggio dipinge tanti quadri, e può essere anche un linguaggio che non significa niente. Dopotutto homo sapiens significa l'uomo che usa il logos l'umano, ossia il nostro reale è falso, fatto di parole. In effetti l'io testimone è per me come il torsolo della mela e un reale che non si ricollega a niente, il reale non significa nulla non si pone la questione del senso. Questo non toglie che debbo lavorare parecchio su di me per capire la mancanza di realtà del mio mondo, ossia noi siamo solo io tutti eguali, generici, che non non significano nulla, io sono un io che incarno l'io, non ho niente da dire, e proprio quando raggiungo la saggezza non ho più niente da dire, il reale è impolitico (non sociale) non ha bisogno di niente, e non ha nulla da comunicare. Alla fine bisognerebbe fare un pò di "sana filosofia socratica" e stare lì dove possiamo arrivare.
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