martedì 10 gennaio 2012

UNA STORIA ROMANTICA

Un racconto immaginario, in tempi di carestia…

"la gente è in giro per le città senza cibo, confusa, spaventata e sospettosa, ma a volte aperta e umana. Il governo manda militari a distribuire cibo e medicinali. Molti dicono che nel cibo sono state inserite droghe per rendere le persone docili, così da evitare tumulti. Vengono invitate le persone a DARE la loro disponibilità ad operazioni sociali, che dovranno essere eseguite senza fare domande. In cambio, i collaboratori saranno tenuti in evidenza e potranno anche essere usati per distribuire cibo e MEDICINE.

Queste in particolare sono somministrate con molta parsimonia, perché scarseggiano. Si vocifera che le grandi scorte siano tutte state requisite dai potenti.

Le persone sono quindi spinte all’obbedienza ed alla remissività dalla paura, paura del dolore e della fame, paura della malattia…







Passeggio con la mia compagna. Siamo uniti, siamo fratelli. Siamo d’accordo sul fatto che dobbiamo creare un nuovo mondo, e che quello vecchio è stato guastato proprio da quel tipo di persone che ora ci propone cibo e medicine. Il sentimento che ci unisce è stato inventato apposta per noi, e per un nuovo mondo. E' una specie di prototipo, un esperimento d'amore...

Camminiamo per un largo incrocio, oramai privo di autoveicoli per l’assenza di carburanti; solo qualche veicolo militare diesel alimentato con olii vegetali di scarto…
Vediamo, una qua, una la, persone dirigersi verso un portone; da questo, si accede a un cortile interno. Il cortile ha due uscite. Vediamo al portone successivo un blindato dell’esercito.

La gente dice che distribuiscono cibo, cercano collaboratori!... Sentendo queste cose, si percepisce una crescente eccitazione generale. Le persone che si stanno avvicinando, automaticamente aumentano il passo.
Già si inizia a vedere il principio di un affollamento di fronte al portone.

Anche la mia persona, e la mia compagna, siamo contagiati da questo moto di frenesia, e siamo attirati vicino al portone; restiamo a una cinquantina di metri, con una sensazione di pericolo, mista ad una di salvezza dalle nostre paure, fortemente attrattiva: “La qualcuno ci aiuterà”… sembra dirci una vocina, “ma forse è già tardi, forse prendono solo poche persone… ma io sono speciale, posso propormi per tante cose!... ma la gente si sta avvicinando velocemente; certo, loro sono più in gamba, mica stanno qui a pensarci troppo… un occasione così non capita spesso, trovarsi proprio davanti ad un punto di contatto dei gruppi umanitari!...” così la mia compagna mi guarda, i suoi occhi sono grandi, fissi, preoccupati; le si leggono dentro le parole che echeggiano anche nella mia mente, ma lei ne è preda.
I suoi occhi mi supplicano muti di approvarla, perché sta per cedere alla debolezza. Non mi chiede di andare assieme nel portone; lo sa che non verrei. Anche i miei occhi le parlano chiaramente. Mi chiede di perdonarla… lascia la mia mano… !

Neppure il tempo di un abbraccio... si precipita dentro la folla, che blocca il portone… ora è tutt’uno con la massa, lei grida per reclamare attenzione dai soldati, ma lo fanno tutti… l’ho perduta.
L’ho perduta... o lo è sempre stata, perduta?

La sua corruttibilità era latente; serviva solo aumentare il disagio, e prospettare con precisione il salvifico premio...

Forse siamo tutti così.
Forse no. Certo ora… con solo mezzo cuore.
Sarà una battaglia onorevole, e che le mie carni bruciando nutrano i germi di una nuova cristallina umanità."

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