Lo stesso attuale Dalai Lama afferma "il maggior ostacolo per raggiungere la meditazione è il voler raggiungere la meditazione".
Tali meccanismi di confusione avvengono a causa dell'allontanamento dal momento presente.
Ogni aspettativa richiede infatti che la nostra attenzione viaggi verso il futuro, immaginando il risultato che desideriamo raggiungere.
Non è difficile comprendere che SE immaginiamo un risultato, giocoforza ci stiamo facendo un idea di come tale risultato deve essere. Quando stiamo operando un attività o pratica volta a scoprire qualcosa di NUOVO, evidentemente non possiamo permetterci il "lusso" di immaginarlo, in quanto ogni idea di quello che ci aspetta (aspettativa) ci pone nella condizione di aspettare ESCLUSIVAMENTE ciò che immaginiamo, rendendoci ciechi di fatto al reale NUOVO.
Sembra pertanto sensato porci nei confronti di ogni cosa evitando di crearci aspettative.
Ricordando che le aspettative sono il cibo dell'Io, ovvero la sua unica motivazione di vita, vediamo gli errori più comuni:
1 - strumentalizzare la filosofia
Questa filosofia operativa è volta ad armonizzare e rendere più fluido il nostro percorso di Autoconoscenza.
Tuttavia, fintanto che la nostra struttura psicologica poggia sull'Io-macchina (e questo vale praticamente per TUTTI), siamo soggetti alla paura ed alla FUGA DAL DOLORE.
Il primo errore consiste pertanto nell'astenersi dall'aspettarsi una cosa piacevole (per l'Io) per paura di soffrire.
Questo primo errore è antico come il mondo, allegorizzato da favole e proverbi da sempre ("La volpe e l'Uva").
2 - applicazione retroattiva della filosofia
L'assenza di aspettativa è uno STATO dell'essere; NON è un azione, un comportamento, una scelta, eccetera. Si giunge all'azione senza aspettativa quando si incarna il WU-WEI, la non-azione, il non-fare. Questa è possibile nella misura in cui una persona ha realizzato una profonda mutazione della propria architettura psichica.
In quanto stato-di-essere, l'assenza di aspettativa non è un "fare", e non può essere attuata a comando.
Le aspettative sono processi meccanici spontanei che sorgono nell'inconscio a partire da impressioni ricevute nel nostro vivere quotidiano. Se saliamo sul Bus in orario, ci ASPETTIAMO di arrivare in orario; se il traffico produce un ritardo, la nostra aspettativa delusa produce emozioni disarmoniche (contrasto Yang vs Yang).
In una giornata ordinaria, nella nostra psiche avvengono decine se non centinaia di processi simili.
L'errore consiste pertanto nel cercare di non avere aspettative quando iniziamo a sentire odore di delusione, dolore e fallimento.
Si tratta di un approccio infantile, dove la persona tenta di farsi aspettative solo laddove ritiene che l'Io possa risultare infine soddisfatto, mentre le fugge (repulsione per il dolore, meccanismo della paura) quando teme un fallimento ("Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca").
3 - generalizzazione
Come premessa a questo errore ricordo che il concetto di piacere/dolore è DIRETTAMENTE gestito dall'Io-macchina.
La generalizzazione erronea consiste nel ritenere "aspettativa" qualunque concetto maturato sulle cose.
Immaginiamo una donna gentile, sposata con un uomo rozzo e stupido.
Se la donna richiedesse un bacio anziché una pacca sul culo, l'uomo potrebbe obiettare che la donna è delusa dalla pacca perché aveva un aspettativa di bacio... [non serve spiegare l'esempio, spero...].
La generalizzazione è un errore molto diffuso oggigiorno, anche e sopratutto a causa delle nuove filosofie new-age che sovente pescano in tradizioni esoteriche per poi rimaneggiarle e proporle al pubblico come metodi per soffrire meno, o avere più sicurezza psicologica, o più soddisfazione professionale, sessuale, eccetera.
Sebbene in una interpretazione "stretta" si potrebbe dire che effettivamente la donna dell'esempio HA un aspettativa, allo stesso tempo ci accorgiamo che qualcosa non va...
L'aspettativa rappresenta infatti una deformazione delle proposizioni dell'Essere, allo stesso modo in cui la volitività rappresenta una deformazione dell'Intento (Castaneda docet...).
Si tratta di una degenerazione dell'azione-yang. L'assenza della parte Yang nella nostra vita determina l'impossibilità di agire con incisività, ma non solo; un atteggiamento forzato del tipo "io non ho aspettative", produce frequenti lampi di apatia (entusiasmo scarso o assente), e atteggiamenti contraddittori.
L'equilibrio del TAO si conquista apprendendo prima di tutto ad osservare il mondo interiore ed esteriore in forma neutrale (testimone-momento presente); approssimandoci all'equilibrio, le aspettative diverranno sempre più evanescenti, elementari e ininfluenti, ma è un divenire dell'Essere, non un percorso volitivo dell'Io.
