IL PIU' GRANDE ERRORE DELLA STORIA è probabilmente quello assunto dalla generazione attuale come MODELLO di vita: LO SPECIALISMO.
Per soddisfare la vanità personale non è necessario essere globalmente bravo e capace, è sufficiente essere molto bravo a fare una singola cosa, come limare le unghie, per essere considerato un valente professionista.
Dunque l'individuo, ammiccato da tale eventualità facile, accetta di identificarsi nel ruolo sociale, che sostituisce la sua identità, ma in cambio lo accoglie in un mondo assurdo ma comodo.
Dunque l'individuo, ammiccato da tale eventualità facile, accetta di identificarsi nel ruolo sociale, che sostituisce la sua identità, ma in cambio lo accoglie in un mondo assurdo ma comodo.
Ovvio che il MODELLO SPECIALISTICO non offre alcun progresso per l'individuo, ma solo per la collettività.
Questo modello riscrive per giunta anche il concetto stesso di collettività, che cessa di essere derivante dalla qualità dei singoli individui, ma diviene al contrario implicitante tale qualità.
Tipica frase affermata da persone che aderiscono a tale modello è:
"abbiamo imparato a sintetizzare l'Insulina!"
...e in generale, il riferirsi a "noi" quando interrogati circa il proprio senso della vita e relativi progressi.
In un tale modello, per sentirsi "evoluto", un individuo sarà costantemente spinto a scegliere a quale squadra, partito, parrocchia o ideologia sedicente "evoluta" appartenere.
Il principio di evoluzione individuale, con la mole di responsabilità che l'accompagna, in tale modello scompare quasi completamente.
Si chiama "affascinazione", ed è il meccanismo conosciuto nel passato con il quale la coscienza si identifica erroneamente nell'Io informatico-concettuale.
"abbiamo imparato a sintetizzare l'Insulina!"
...e in generale, il riferirsi a "noi" quando interrogati circa il proprio senso della vita e relativi progressi.
In un tale modello, per sentirsi "evoluto", un individuo sarà costantemente spinto a scegliere a quale squadra, partito, parrocchia o ideologia sedicente "evoluta" appartenere.Il principio di evoluzione individuale, con la mole di responsabilità che l'accompagna, in tale modello scompare quasi completamente.
Si chiama "affascinazione", ed è il meccanismo conosciuto nel passato con il quale la coscienza si identifica erroneamente nell'Io informatico-concettuale.
Le misure e le scelte della propria vita, nel modello specialistico, divengono automaticamente dipendenti dalla volontà dell'individuo-collettivo.
Un tale modello, privo di reali stimoli per la coscienza individuale, porta come naturale conseguenza all'atrofia di quest'ultima.
La Coscienza dunque si oblia riversandosi in una forma collettiva.
La Coscienza dunque si oblia riversandosi in una forma collettiva.
Il modello specialistico ha come obiettivo il successo dell'individuo-collettivo, misurato secondo un approccio moralistico migliore/peggiore, il ché implica un costante giudizio degli altri.
In questo modello, oramai decisamente maggioritario, si è ricchi solo se circondati da persone più povere. Si è intelligenti solo se circondati da persone stupide.
Dunque ciascuno di noi, per sentirsi meglio, potrà indifferentemente tentare di diventare più intelligente, oppure tentare di far risultare stupidi quelli più intelligenti di lui.
In questo modello, oramai decisamente maggioritario, si è ricchi solo se circondati da persone più povere. Si è intelligenti solo se circondati da persone stupide.
Dunque ciascuno di noi, per sentirsi meglio, potrà indifferentemente tentare di diventare più intelligente, oppure tentare di far risultare stupidi quelli più intelligenti di lui.
All'interno del Modello Specialistico il singolo sperimenta soddisfazione alla vanità personale in ragione dei riconoscimenti sociali, e questi vengono offerti a coloro che (come recitano i test di orientamento universitari) "non perdono tempo con ciò che sognano, stante il fatto che sovente i sogni sono effimeri e cangianti, bensì si dedicano a coltivare l'attività che GLI RIESCE MEGLIO".Nulla di più sottilmente invalidante può essere detto ad un ragazzo. Una volta entrato nella china del "gli faccio vedere come sono bravo con i numeri", il giovane si ritroverà malaticcio, scontento e alienato, costretto per sempre ad eseguire lo stesso lavoro per conto di altri, e oramai incapace di comprendere e plasmare il proprio habitat, divenuto incomprensibile e ignoto.
Quei pochi esempi di giovani "di successo" che possiamo incontrare nel mondo delle tecnologie, del digitale, rivelano un ecatombe di altri giovani che invece stentano a sopravvivere, sia fisicamente che emotivamente!
Nulla valgono neppure quei ragazzi che sembrano vivere senza un domani, concentrati sul gongolarsi tra i balocchi che il diavolo di turno gli offre in cambio dell'anima. Onori, doni e glorie effimere che solamente persone psicologicamente impreparate possono gioire nell'accettare.
Eppure sovente sono i testimonial dei nuovi sogni giovanili made in Google.
Per sopravvivere, se ne farà "una" ragione. Significa che, reputando inarrestabile e incontrovertibile tale condizione, giungerà ad attribuirvi filosoficamente la "ragione del più forte".
In questo modello il grande assente è la virtù della saggezza. Non è un caso che la vadano a ricercare in vecchi indiani, mentre i nostri [di vecchi] finiscono nel tritacarne di big-pharma.
Dunque il modello specialistico è semplice: trova la cosa che ti riesce più facile fare e coltivala fino all'eccellenza (ad esempio, se hai le braccia forti vai a fare il muratore, se ti riescono bene i conti fai il contabile).
E' facile da capire, perché è identico al modello comunista (vedasi il famoso Gaokao).
Il modello specialistico ambisce al transumanesimo, che rappresenta il completamento della fase di incubazione dell'individuo-collettivo.
Il modello specialistico ambisce al transumanesimo, che rappresenta il completamento della fase di incubazione dell'individuo-collettivo.
Il modello poliedrico ha come obiettivo il successo dell'individuo singolo, misurato in forma oggettiva, ovvero con parametri arbitrari, dove gli altri rappresentano semplicemente un elemento importante dell'habitat
Cessando di attribuire agli altri il potere di farci sentire migliori o peggiori, viene meno anche la frenetica necessità di giudicare e di manipolare.
La sua applicazione è alquanto difficile, perché richiede la cooperazione tra individui, ma risulta altamente stimolante sotto il profilo evolutivo.
Non rappresenta invece un modello competitivo sotto il profilo della quantità, o produttività. Un individuo poliedrico potrebbe trascorrere due anni solo ad osservare un sasso. Non vi è limite all'accuratezza di osservazione, e questo i nostri maestri del passato lo sapevano bene, quando la scienza apparteneva ancora a questo modello.
Trattandosi di uno stile di vita soggettivistico, solo l'individuo possiede gli elementi per determinare cosa, come, quando, e perché guardare il sasso, e dunque quando smettere di guardarlo.
Cessando di attribuire agli altri il potere di farci sentire migliori o peggiori, viene meno anche la frenetica necessità di giudicare e di manipolare.
La sua applicazione è alquanto difficile, perché richiede la cooperazione tra individui, ma risulta altamente stimolante sotto il profilo evolutivo.
Non rappresenta invece un modello competitivo sotto il profilo della quantità, o produttività. Un individuo poliedrico potrebbe trascorrere due anni solo ad osservare un sasso. Non vi è limite all'accuratezza di osservazione, e questo i nostri maestri del passato lo sapevano bene, quando la scienza apparteneva ancora a questo modello.
Trattandosi di uno stile di vita soggettivistico, solo l'individuo possiede gli elementi per determinare cosa, come, quando, e perché guardare il sasso, e dunque quando smettere di guardarlo.
Spesso chi applica il modello specialistico ha la necessità di aggiustare alcune parole perché non rivelino la sua natura fallimentare. Una di queste è proprio cooperazione.
La cooperazione è tra individui, non tra formiche, o cellule. Le cellule non cooperano, in quanto non condividono risorse traendone vicendevole vantaggio individuale. Spesso le cellule giungono ad autodistruggersi se questa è la volontà dell'organismo cui appartengono. Le cellule che fanno a modo loro sono considerate malate, come i tumori.

