“Nella mia lunga esperienza psichiatrica non mi sono mai imbattuto in un matrimonio che fosse completamente autosufficiente. I matrimoni totalmente incentrati sulla comprensione reciproca sono nocivi per lo sviluppo della personalità individuale, sono una discesa al minimo comune denominatore, un po’ come la stupidità collettiva delle masse”
Questa frase di Jung così definitiva, ma intuitivamente percepibile come vera, mi ha ispirato i principi di quello che poi ho sviluppato come modello di osservazione distaccata delle dinamiche relazionali, il TAO RELAZIONALE.
Se infatti appariva palese la fragilità e l'oscurantismo di un "matrimonio completamente autosufficiente", mi rendevo anche conto che senza questi assolutismi non appariva più obiettiva. Un matrimonio per essere tale deve garantire una decisa autosufficienza materiale, psicologica e dunque esistenziale tanto da poter costituire la base per ospitare un nuovo ospite alla vita. Mi resi anche conto che, diversamente, un matrimonio avrebbe subito l'ingerenza inevitabile degli eventuali supporti accessori, quali la FAMIGLIA d'origine, gli AMICI intimi, e persino il LAVORO, e che di conseguenza la prole ne avrebbe rispecchiato una diversa educazione alla vita.
Così mi accorsi che gli antichi schemi cabalistici che adottano la Menorah per indicare la relazione tra le varie emanazioni significative (Logos) e le loro antitesi polari (demoni) trovavano una illuminante estensione diffusa nell'intero trogo relazionale umano.
E' molto interessante trovare un applicazione del TAO relazionale in ogni cosa.
Così negli anni '20 Jung aveva a che fare con esempi di "matrimoni completamente autosufficienti"?
Probabilmente si. Esistevano molte realtà isolate, tutt'altro che sane. Tuttavia aggiornando tale visione ci rendiamo conto che non è ubicabile nel nostro quotidiano. Dunque non si tratta dell'autosufficienza naturalmente richiesta ad una coppia umana perché sia degna di questo nome, bensì di una patologica alienazione dalla vita sociale, propria di specifici contesti culturali, ed evidenziata in un modo comprensibile solo per una specifica cultura.
Infatti e sopratutto, va considerato che non è corretto partire dal voler capire "il matrimonio", ma occorre prima comprendere qual'è l'elemento chiave: IO.
E' l'identità (qualunque cosa sia diventata oggi) a vivere le relazioni, e questa ha bisogno di appoggi per potersi manifestare.
La qualità di colui che si appoggia determina anche la scelta degli appoggi.
Gli appoggi (natura, coppia, famiglia, amici, società, dio) ci servono perché non abbiamo nulla di reale costruito. Nella misura in cui l'individuo potrà contare su opere realizzate dentro di se, nella stessa misura potrà spostare il peso sul settimo appoggio.
Dunque nel frattempo viviamo ciascuno con la propria combinazione di appoggi per il suo "io", in confusa compensazione reciproca: quando manca un appoggio, ci si sposta sugli altri. Se ne mancano tanti, ci si sente insicuro. Se vengono meno tutti, si ha una crisi.
Ogni appoggio ha le sue regole. Occorre negoziare, riflettere. Conoscersi aiuta.
Mentire produce dissonanza cognitiva, ma è molto frequente.
Ci si appoggia sulla famiglia, alla quale però nascondiamo il me-stesso che usiamo con gli amici, ai quali nascondiamo il me-stesso che vivo davanti al computer (società).
Dentro ciascuno degli appoggi si hanno relazioni, e quando diventano sessuali la forza vitale individuale va a nutrire quell'appoggio.
Appoggiarsi significa inevitabilmente prendere la forma dell'appoggio. Dunque la combinazione di appoggi somiglia a volte ad una riunione condominiale.
Ma che ne è del matrimonio?
Semplice: un appoggio.
La qualità dell'appoggio deriva dalla qualità degli individui. Così chi nascerà in quel matrimonio ne verrà influenzato.
L'appoggio più importante e difficile è il settimo: Atman
Quello che contiene la porta per il settimo appoggio è il sesto appoggio: la coppia.
La coppia è il modello relazionale più difficile, perché essendo una relazione 1-a-1 comprende ogni nostra incapacità, che verrà evidenziata ed esigerà una soluzione.
La tendenza a seguire una via di minor resistenza ci spinge invece a cercare appoggi sempre più numerosi, meno impegnativi e provanti.
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