Senza pretesa di essere esaustivo, vorrei condividere una constatazione personale riguardo la Natura.
Molti avvertono un effetto benefico dal contatto con la natura; ciò si manifesta in vari modi e forme, dalla distensione del sistema nervoso con i suoi effetti a cascata sul corpo, alla rivitalizzazione energetica, eccetera.
Alcuni per contro potrebbero persino provare disagio; per la temperatura, l'umidità, gli insetti... la mancanza di qualcosa cui si è abituati...
Tagliando legna ci si potrebbe invece accorgere di alcuni dettagli; ad esempio, un dettaglio fondamentale è che se si sbaglia colpo con l'ascia o con la sega, si rischio di danneggiare gravemente il corpo.
Questo viene avvertito in forma molto "fisica", istintiva: se sbaglio, sono guai!
Lo stesso non si può dire di lavori "di concetto", dove l'errore porta al contrario a conseguenze di tipo emozionale o mentale.
Le conseguenze fisiche di un errore durante un calcolo contabile non sono infatti dirette, e questo tipo di conseguenze vengono consapevolizzate solo a livello mentale. In altre parole la parte istintiva-vitale non riesce a collegare le due cose.
Col tempo può sorgere una specie di programma nel centro istintivo, che produce ansia e disagio in caso di errore, ma si tratta di una parte del centro istintivo che, come ho spiegato in altre occasioni, rappresenta la parte mentale del centro istintivo, e non la parte "atavica".
Questo tipo di programmi sono molto presenti e invadenti nella persona comune, moderna, metropolitana. Essi sono la causa di una serie innumerevole di conseguenze negative, sfuggenti e dannose per lo sviluppo della coscienza e consapevolezza umana.
Tornando alla natura, essa attua la sua maggiore e migliore azione quando entriamo in "modalità sopravvivenza", allorquando dunque interagiamo con essa allo scopo di sopravvivere.
Il lavoro fisico nella natura viene vissuto in questo modo; molti centri di cura "alternativi" ottengono grandi risultati con il lavoro nella natura, specie nella cura delle malattie psichiatriche o delle dipendenze.
Raramente tuttavia viene compreso il legame tra gli elementi psicologici, raramente si comprende veramente il meccanismo che guarisce.
Per comprenderlo, pensiamo ad una giornata comune in una città. Si prende un autobus, si entra in un bar, ben vestiti e con denaro in tasca.
In questo tipo di esperienza la parte mentale attua la sua tipica chiacchiera, pensando al futuro, al passato, e attivando numerose forme di emozione.
Possiamo notare che quando la mente indulge in pensieri spiacevoli, ad esempio pensiamo a nostro padre maleducato, alla nostra compagna che ci ha tradito, nascono corrispondenti emozioni, che generalmente la newage chiama "emozioni negative".
In presenza di queste emozioni, è facile che il nostro intorno si deteriori, per entrare in risonanza con questo stato emotivo: il barista è sgarbato e distaccato, la coda in Posta non sembra diminuire, non trovo un parcheggio, eccetera.
Il disagio che ne consegue è di tipo EMOTIVO e MENTALE. Non si tratta di un disagio istintivo, quindi non produce reazioni vitali.
In altre parole: NON CI PREOCCUPIAMO DI INDULGERE IN EMOZIONI E PENSIERI NEGATIVI.
Non ci preoccupiamo di farlo anche perché la connessione tra il nostro STATO INTERIORE e gli EVENTI ESTERIORI che stiamo vivendo è vago e sfuggente. Di conseguenza raramente proviamo una netta sensazione che le due cose sia strettamente collegate, e questo viene migliorato solo lievemente dalla lettura dei moderni polpettoni newage.
Quando invece si fa un lavoro pericoloso e impegnativo, sopratutto nella natura, possiamo notare che se tagliamo un ramo con la roncola mentre abbiamo un pensiero rancoroso, immediatamente accade qualcosa più o meno grave.
Il colpo non va bene a segno, una scheggia ci schizza in faccia, un legno ci cade su un piede, la mano inavvertitamente si ferisce...
Il legame tra questi due eventi assume connotazione fisica; in questo modo, la parte istintiva ha una prova tangibile, quasi indubitabile, della connessione tra i due eventi, e si modifica di conseguenza: la mente si sforza di mantenersi limpida, vuota, concentrata. Le emozioni sono leggere, placide...
Insomma, portare l'essere umano a doversi impegnare per sopravvivere, sarebbe una delle cose più salutari e utili che potrebbero accadere, anche con riguardo alla propria crescita spirituale, e in particolar modo per lo sviluppo di specifiche e utilissime qualità di attenzione e concentrazione.

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