O meglio, ascolto e leggo descrizioni che affermano la necessità di scoprire in se il vero "amore", che non è quello rivolto a qualcosa o qualcuno, bensì un "amore disinteressato", privo di attaccamento per l'oggetto, privo di dolore o possessività.
Bene... ma questo non è l'amore umano. Questo è banalmente [si fa per dire] la descrizione dell'amore divino, allegorizzato dagli albori [il termine casca a fagiolo] dell'Umanità mediante il SOLE. Il sole che illumina tutti, belli e brutti... senza chiedere nulla.
I culti mitraici, il Ra egizio...
Bene, l'amore umano è invece altro.
La costituzione psicologica di una persona qualunque, persino fosse qualcuno molto saggio, o erudito, sfiora appena questa realizzazione di amore incondizionato.
Ne sente il profumo, a tratti forse la "intende"... ma un conto è sperimentare una cosa, un altro ESSERLA.
Viceversa, una cosa squisitamente umana è l'INNAMORAMENTO.

La parola stessa suggerisce un fenomeno più che altro subìto, che ci accade... è perfetto!
L'innamoramento ha tutte le carte in regola per divenire un elemento di crescita. L'amore, viceversa, affatto.
L'assumere un atteggiamento di vita che rifugge l'innamoramento equivale a voler fuggire una malattia, cercandone scampo in rimedi esteriori, al solo scopo di evitarne i rovesci.
Come una malattia, l'innamoramento è un indicatore.
Non è la causa del dolore, o delle polarizzazioni deviate o totalitarie della psiche, come la gelosia, la possessività, eccetera.
Al contrario: l'innamoramento ed i suoi sintomi sono il mezzo attraverso il quale è possibile, seguendone a ritroso il percorso verso le profondità dello spazio e del tempo psicologico esoterico, giungere a realizzare in se la consapevolezza delle cause stesse della nostra vulnerabilità, incompletezza e devianza.
E' un dono divino, o se vogliamo il risultato di una matematica iniziatica.
Ridurlo ad un fenomeno "inferiore" evidenzia proprio l'opposto; chi lo fa, finisce in un pantano, un pantano privo di dolore, in cui ci si rifugia per pavidità.
Tolto il fatto che vivere l' "innamoramento" è una sensazione bella, appagante etc..ma una volta finito questo "stato magico" non vedi la possibilità di trasformalo in Amore?
RispondiEliminaQuindi l'innamoramento può avvicinarci all'Amore, avvicinandoci alla comprensione di se stesso e degli altri... ? E l'Amore per i figli? Quello è divino si :) !!! Usama
RispondiEliminaNon vorrei dire una bestialità, ma ho come l'impressione che l'amore divino e quello umano siano quasi agli antipodi. Io identifico quello divino come la massima forma di libertà possibile, dove il bisogno individuale e il possesso non esistono.
RispondiEliminaL'amore umano si basa proprio su questi elementi, invece.
L'innamoramento è un qualcosa di ancora differente, però si tratta di una fase che solitamente dura poco. Forse si tratta proprio di un assaggio di autentica libertà. Ci si sente felici e leggeri pur senza percepire l'altra persona come "nostra". Sarebbe molto piacevole innamorarsi continuamente.