“Einstein credeva in Dio, non ne negava l'esistenza. Un giorno che discutevamo proprio di questo, lui alzò una mano, la frappose fra la lampada e il tavolo e mi disse: "Vedi? Quando la materia si manifesta, proietta un'ombra scura, perché è materia. Dio è puro spirito e dunque quando si materializza non può manifestarsi se non attraverso la luce. La luce non è altro se non l'ombra di Dio".[Gustavo Adolfo Rol]
Perché vi sia un ombra, sono necessarie inevitabilmente due cose: una fonte luminosa ESTERNA all'oggetto, ed una materia DENSA in grado di bloccarla.
ombra
[óm-bra]
A s.f.
1 Oscurità più o meno intensa prodotta su una superficie da un corpo opaco che intercetti una fonte luminosa.(Grande Dizionario Italiano - HOEPLI)
Se la fonte luminosa fosse interna, non vi sarebbero ombre attorno, sarebbe come un lume solitario al centro di una stanza vuota.
Se l'oggetto fosse privo di densità, simile all'aria, non ostacolerebbe il viaggio della luce verso le cose.
Tanta maggiore è la luce, tanto più marcata è la differenza tra zone ILLUMINATE e zone d'ombra.
Tanta maggiore è la densità, tanto più marcata è la differenza tra zone illuminate e zone d'OMBRA.
La luce esterna è la luce delle Luci; simbolicamente, il Cristo Cosmico.
La densità è l'Ego, la forma, la materia-psiche prodotta dalla cristallizzazione di "reazioni", le impressioni che il passato ci ha lasciato, le nostre meccanicità che reagiscono ad ogni stimolo esterno, il senso del me-stesso in cui dormiamo, la "forma dell'uomo" dei racconti di Castaneda.Se l'oggetto con cui giochiamo, in questo esempio, avesse vita, si domanderebbe "CHI SONO?".
Ponendosi questa domanda, si guarderebbe attorno, e vedendo l'ombra muoversi con lui direbbe "io sono quello".
Questa è l'identificazione con l'Ego; così i mistici di tutti i tempi sono giunti a definire l'ego "falsa individualità", frutto di un fraintendimento.
"Quando il sole albeggia ad Oriente, il calore è flebile, ma l'ombra è più visibile"
La luce esterna, il Cristo Cosmico universale, incontrando la nostra forma e densità, l'Ego, proietta un ombra che è sia noi che Lui. Così sebbene si riesca a comprendere che l'ombra non è l'oggetto, parimenti questa lo definisce nella sua sagoma, estensione e caratteristiche.
E se è vero che dove finisce l'ombra inizia la luce, sulla parete, vero è anche viceversa; dove finisce la luce, principia l'ombra.
E se è vero che senza la luce, non può esservi ombra, vero è anche viceversa; senza un ombra, dentro la luce assoluta, nulla di manifesto appare. La vita, per sua naturale prerogativa, si adatta alle caratteristiche di un ambiente, fino a rendere tali caratteristiche pressoché inavvertibili; lo è l'acqua per i pesci, lo è il buio per i pipistrelli, lo sterco per i vermi... e nella luce assoluta, la luce è inavvertita a se stessa.
Così l'ombra e la luce sono compagni, fratelli. La luce del Cristo si proietta yang verso la nostra psiche, che oppone resistenza. Così lo scontro produce esistenza.
Se la luce delle Luci è ALTO, l'ombra è BASSO.
Se il viaggio è verso la luce, allora il procedere è bizzarro; guardando la luce, ne saremmo abbagliati, e finiremo per perderci. Ma guardando nel verso diametralmente opposto, verso l'ombra, avremo un indicazione perfetta della direzione.Il cammino è una linea che collega l'ombra alla luce, e che si esperisce attraverso l'esperienza di vita in ragione della propria densità.
Se il cammino è la direzione, il verso del nostro modulo vitale è rivolto alla Luce.
L'ombra della Luce, del Cristo Cosmico universale, è il Lucifero individuale, e in questo Egli è "ciò che indica la luce". Egli inoltre, parla di noi, ci mostra la nostra forma...
Lux-Fĕro http://www.dizionario-latino.com/dizionario-latino-italiano.php?parola=fero
"E' ovvio che gli impulsi intimi o aneliti della coscienza di ognuno di noi provengano dagli aspetti più alti del nostro Essere. Però quando la coscienza non ubbidisce a tali intimi aneliti, allora questo [Lucifero - ndr] opposto dell'Essere, il suo riflesso, entra in azione.Dentro ognuno di noi, il Lucifero è il riflesso del Logos intimo, l'ombra del Signore proiettata nel fondo del nostro Essere."
[Samael Aun Weor]
Così noi ci identifichiamo con l'ombra, che vediamo rivelata durante la nostra vita attraverso la relazione tra noi e le altre cose, persone, circostanze.
Ma identificati con l'ombra, desidereremo null'altro che vederla sempre meglio, sempre più definitamente: la nostra vita sarà dedicata ad incrementare la densità della forma.
Viceversa, riconoscendo l'illusorietà della forma e delle forme, lasceremo che la luce delle Luci ci penetri, e come una goccia d'acqua inizieremo a brillare, a conoscere la natura della Luce, a guardare il mondo con gli occhi di Dio, a sperimentare l'Essere.
In ragione della nostra purezza, sobrietà d'intento, trasparenza, neutralità conquistata, lasceremo che la luce, attraverso la nostra particolare maniera di essere, si irradi verso le altre cose, persone, circostanze.
Fatta l'esperienza della luce, si produrrà una nuova forma, entro cui la luce potrà accumularsi ed accendersi con una nuova peculiarità individuale. Questo è sviluppare luce propria, questo è cristallizzare il Cristo Intimo.
"L'atto del volgere verso l'interno è il fermare, la luce è il vedere. Il fermare senza vedere è quel che si definisce volgere interiormente senza luce; il vedere senza fermare è detto possedere la luce senza volgerla interiormente. Ricordalo."
[Lu Tung-pin - Il Segreto del Fiore d'Oro]
Man mano si procede verso la Luce, e attuando la luce stessa, si diviene luce. Solo questa luce può costituire una guida per altri che cercano la medesima luce. Solo nella misura in cui si sviluppa luce propria, le nostre azioni verso gli altri saranno guidate da una volontà non condizionata. Fino ad allora, non è opportuno identificarci nel nostro brillare, ergendoci ad esempio.
In questo, è la difficoltà del Cammino del filo di rasoio.

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