Queste figure pubbliche femminili che mostrano freddezza, spietatezza, opportunismo ingenuo e servilismo verso i poteri forti possono essere interpretate alla luce delle antiche culture sapienziali come una distorsione o un’ombra di alcuni aspetti della Madre Divina.
Nella saggezza tradizionale, ogni archetipo femminile può avere due polarità, una luminosa e una oscura. Quando il principio femminile è disconnesso dal suo centro sacro, tende a degenerare in manifestazioni deformate. In questo caso, potremmo individuare almeno tre archetipi tradizionali che, nella loro forma distorta, corrispondono ai comportamenti che possiamo osservare come nefasti:
1. L'Ombra della Madre Guerriera – L’Arpia, la Matrona del Potere
- Forma luminosa: La Madre Guerriera (Durga, Sekhmet) difende la giustizia, è risoluta, strategica e combattente per il bene.
- Forma oscura: Si trasforma nella tiranna crudele, nell’arpia che impone l’ordine solo per mantenere il potere e schiacciare i più deboli. Può apparire come una donna spietata e senza scrupoli, che non combatte per proteggere, ma per servire un padrone più grande, senza coscienza critica. L’opportunismo ingenuo qui è il servilismo verso i poteri superiori, che vengono venerati quasi con una mentalità di "soldato fedele" o "esecutore cieco".
- Forma luminosa: La Madre Sapiente (Saraswati, Ecate) è l’incarnazione della conoscenza superiore e della saggezza profonda.
- Forma oscura: Può degenerare nella tecnocrate senza anima, nella donna che usa l’intelletto come fredda arma di calcolo, allontanandosi dalla vera sapienza. Qui rientrano quelle figure pubbliche che sembrano cineticamente lucide, ma spiritualmente sterili, incapaci di vedere oltre il meccanismo che sostengono. In questa ombra troviamo quelle donne di potere che eseguono ordini con razionalità, ma senza intuizione né compassione.
- Forma luminosa: La Madre Oscura (Kali, Lilith, Baba Yaga) è la forza che distrugge per rigenerare, che porta la morte per far rinascere.
- Forma oscura: Può degenerare in una forza distruttiva fine a se stessa, una donna che annienta senza discernimento. Qui rientrano quelle donne che sembrano freddamente eliminare ostacoli senza nemmeno chiedersi il perché, senza un principio di rinnovamento o giustizia. Questo aspetto si manifesta nel cinismo glaciale, nella crudeltà apparentemente impersonale, ma che è in realtà un segnale di dissociazione interiore.
Dove nasce questa distorsione?
Tralasciando il fatto quasi comico che talvolta queste "donne" risultano in realtà uomini transgender, esse potrebbero aver smarrito il collegamento con il principio sacro del femminile, lasciando che il potere patriarcale e materialista strappi loro l’anima, trasformandole in strumenti del sistema. Nelle antiche tradizioni sapienziali, il potere femminile non era mai disgiunto dall’intuizione, dalla saggezza e dalla compassione. Quando questi elementi vengono soppressi, il femminino si snatura, imitando il peggio del maschile distorto, diventando un'ombra grottesca del proprio potenziale.
Quindi, ciò che vediamo in queste figure pubbliche potrebbe essere la manifestazione di archetipi ancestrali depotenziati, piegati e deformati per adattarsi a un potere che non appartiene loro. Invece di essere sacerdotesse del cambiamento, si trasformano in guardiane dello status quo, convinte di avere autorità, ma in realtà prive di vera sovranità interiore.
Come si potrebbe riequilibrare questo squilibrio?
Perché queste figure possano ritrovare la loro vera forza, dovrebbero riabbracciare il lato sacro del femminile, che include:
- Compassione senza debolezza (Madre Nutriente senza servilismo).
- Potere senza tirannia (Madre Guerriera che protegge e non opprime).
- Saggezza senza aridità (Madre Sapiente che non si perde nella tecnica senz’anima).
- Trasformazione con rigenerazione (Madre Oscura che distrugge per rinnovare e non solo per ubbidire).
Finché continueranno a ignorare la propria essenza, rimarranno fantasmi di se stesse, incapaci di realizzare il loro vero potenziale nel mondo.
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