martedì 20 dicembre 2011

PERSONALITA’ – attori e spettatori


Tutti hanno un “senso del sé”.



Nel percorso di autoconoscenza della Gnosi, il praticante approfondisce l’analisi del sé, mediante lo strumento dell’auto-osservazione propriocettiva.

Tuttavia, quando pensiamo ad un incontro prossimo, ad un appuntamento di lavoro, ad un nostro possibile coinvolgimento in un evento sociale, cessiamo di osservare il nostro interno per dedicarci all’osservazione di un evento immaginario, di un film mentale che rappresenta l’evento in questione, nel quale immaginiamo le nostre azioni, reazioni e interazioni con gli altri personaggi e scenari…


Questo evidenzia il fatto che l’auto-osservazione è una facoltà che esula dal dominio del tempo; quando l’immaginazione ci proietta nel passato o nel futuro, siamo costretti ad osservare “noi stessi” da fuori, e non più dall’interno.

L’informazione relativa al nostro interno, ovvero allo “stato interiore” che abbiamo in quel determinato evento esteriore, è indispensabile per ottenere verità. La visione oggettiva deriva infatti non tanto dall’evento in se, ma da “come” lo stiamo vivendo.


Ne consegue che l’immaginare, il pianificare, il prevedere l’evento futuro, o l’elucubrazione e la riflessione sul nostro passato, manca di oggettività, producendo invece FALSI CONCETTI sulle cose e su noi stessi, concetti basati sulle “impressioni” del passato, proiettate fantasiosamente sul futuro.


L'INVITO: Tutte le volte che qualcuno ci prospetta qualche attività, tipo: “ti va di venire a mangiare da Tizio?”, l’automatismo nella nostra psiche è quello di “immaginare noi stessi intenti nel vivere tale attività”.


Prima di tutto, per iniziare il nostro “film” nella mente, è necessario attingere qualcosa a noi noto, da utilizzare per la scenografia ed il profilo caratteriale di attori e comparse.  Pertanto l’Ego si occupa di raccogliere le informazioni dal bagaglio di impressioni precedentemente accumulate, relative ad eventi simili.


Qui può nascere il primo problema (per l’ego): potrebbero mancare informazioni pregresse per il tipo di evento prospettatoci!

In tal caso, l’ego generalmente attinge ad una programmazione di base, istintiva. Un idea di noi stessi che si riflette su tutta la rosa di comportamenti che ci caratterizza:

VINCENTI – affrontando un evento nuovo, pensiamo che, in qualche modo, alla fine saremo in grado di farvi fronte e dominarlo.

PERDENTI – affrontando un evento nuovo, riteniamo che alla fine non saremo all’altezza, o che ci pentiremo di averlo fatto.


Ovviamente, coloro che hanno l’indole di “perdenti”, rifiuteranno l’invito, optando per attività già collaudate e rassicuranti.


I vincenti invece affronteranno l’evento con uno stato interiore particolarmente “aperto”, e pregno di una fiduciosa aspettativa. Quest’indole è utile da sviluppare, perché irradia positività nelle attività della vita, e movimenta energie e risorse vitali; per contro, sovente si associa ad esaltazione egoica, mitomania, presunzione, arroganza, ottusità, megalomania, ecc.

Se invece l’evento prospettato rientra tra quelli sufficientemente conosciuti, allora il film è realizzabile, quindi parte la proiezione che simula l'evento…
Se il “film” che stiamo proiettando dentro di noi ci piace, se le persone immaginarie ci trattano con rispetto e dignità, se l’amor proprio si vede gratificato… se i nostri ego non si sentono minacciati, se nulla del film ci spaventa, ALLORA ACCETTIAMO.

Se viceversa il film ci spaventa, se temiamo l’umiliazione, il fallimento; se non ci piace quello che stiamo vivendo nella nostra interazione con personaggi e scenari immaginari, allora c’è un problema, e RIFIUTIAMO.

Chiaro: un atteggiamento di apertura al nuovo, di attenzione all’istante e di auto-osservazione, può essere la soluzione, ma a volte questo sembra sostanzialmente inapplicabile, perché?

La risposta è nella PERSONALITA’.
La nostra personalità è il protagonista del film immaginario. E’  la base su cui fondiamo l’idea di noi stessi… 

E’ come se, per rassicurarsi, l’ego andasse per strada sostenendo davanti a se uno specchio, mediante il quale ottiene conferma della sua esistenza.
Questo lo facciamo sin da piccoli, ma col passare del tempo l’immagine riflessa nello specchio si fissa sul fondo, diventando una specie di fotografia…

Giunti alla maggiore età, guardiamo nello specchio un’immagine oramai divenuta fissa, ma l’ego pensa ancora di avere davanti uno specchio che riflette la sua reale immagine del momento, cadendo in una moltitudine di errori da fraintendimento.

1 commento:

  1. Da un po' di tempo mi accorgo che sempre più spesso mi costruisco volontariamente situazioni delle quali mi è quasi impossibile visualizzare o programmare alcunché, persone che non conosco, luoghi mai visti, argomenti nuovi e da scoprire: mi sto autocostrigendo a improvvisare. Principalmente perché è divertente. Programmare oltre il minimo indispensabile è già un po' perdere...perdere il gusto di vivere forse. Ciao

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