venerdì 11 agosto 2017
PENSI SIA POSSIBILE SEGUIRE IL CAMMINO TRACCIATO DA ALTRI solo se ti ritieni una macchina
PENSI SIA POSSIBILE SEGUIRE IL CAMMINO TRACCIATO DA ALTRI solo se ti ritieni una macchina, stampata e normalizzata al pari delle altre.
Questa convinzione si poggia su una convinzione generalizzata: "siamo tutti uguali". Ma è una falsa credenza.
Evidentemente non siamo affatto tutti uguali. Nulla lascia intendere ciò.
Peraltro sin da piccoli ci parlano come se ci fossero persone migliori e peggiori, più intelligenti e meno intelligenti, più buone e meno buone, più forti e meno forti... l'idolatria per la forza fisica (borse di studio sportive), i voti scolastici, il marketing per far crescere il pene, le tette rifatte, nascere troppo bassi o terribilmente gravati da distrazione poetica... insomma, o nasciamo con due teste, altrimenti la società ci farà immediatamente notare che siamo al di sotto dello standard.
Siamo appassionati di oroscopi, ma non cogliamo il fatto che le stelle dicono proprio che siamo ciascuno un cosmo a se.
Ciascuno ha realizzato la propria architettura psichica in maniera differente da un altro. Alcuni sono più o meno uguali tra loro, tranne piccole quasi insignificanti differenze. Altri sono a tutti gli effetti esseri senza paragoni, quindi tecnicamente unici.
Ma la confusione nasce dal fatto che ci dicono che siamo tutti uguali, e che se qualcuno ha fatto un "percorso" ottenendo un risultato, allora possiamo ottenere lo stesso risultato dallo stesso percorso. Non è vero.
NESSUN MAESTRO SPIRITUALE DELLE ANTICHE TRADIZIONI HA CONSEGUITO LA SUA LEVATURA RICALCANDO ORME DI ALTRI, BENSI' SOVENTE NEGANDOLE, E CERCANDO SENZA SCUSE IL PROPRIO SENSO.
Gesù, Buddha, Milarepa, Tolle... nessuno, anche volendo arrivare ai poco credibili Ophra o ...Robbins...
Se vado a Bergamo e mangio una pizza "Da Capri" (detto tra noi, una volta mi hanno messo il prezzemolo al posto della rucola...), e la cameriera mi sorride, e la pizza mi piace, e la digestione procede bene... questo dipende da fattori soggettivi. Se però sono una persona superficiale, assumerò quello che mi è successo come una regola, e inizierà a consigliare ad altri di fare lo stesso presumendo erroneamente che anche per loro sarà piacevole e positivo.
Lo stesso per i cammini spirituali. Alcune persone per fare un passo nella direzione verticale richiedono di sbattere la testa, altre no. Alcuni richiedono spinte e aiuti, altri richiedono ostacoli, e di essere "abbandonati" a se stessi.
Presumere che esista un cammino, che esista un "lavoro spirituale", ecc. è una forzatura in termini.
Qualunque Egregor rappresenta un cammino, ma anche un essere a se stante in perenne cambiamento dotato di paraindividualità.
Se non apprendiamo a consolidarci nel nostro centro, se non costruiamo un endoscheletro di sostegno psicospirituale stabile e forte, non dovremmo azzardare a coltivare ambizioni di cambiamento spirituale. In primis perché si tratta di un ambizione dell'ego, e inoltre perché Il risultato è raramente reale dal punto di vista dell'evoluzione della coscienza; al contrario sarà colmo e nevroticamente ossessionato dalla necessità di soddisfazioni e conferme del "giusto procedere", tutte soggettive e relativamente false. Perché mai farlo?

Perché a furia di sbagliare prima o poi qualcosa la impari, diversamente continui a sbagliare e risbagliare, ancora ed ancora, ma qualcosa la dovrai comunque imparare. Il percorso altrui ci serve solo da esempio di uno dei tanti possibili sviluppi di quella stessa strada che potremmo decidere di percorrere oppure no, ma se non fossimo mai mossi dalla necessità di una propria evoluzione, di qualsiasi tipo essa sia, o anche solo dalla curiosità di esplorare le diverse facce dell'esistenza per cercare di riscoprire e ritrovare noi stessi, probabilmente non esisteremmo nemmeno.
RispondiEliminaParola chiave: necessità di una propria evoluzione. Se definisci questa locuzione in modo più preciso potrei capire cosa intendi
RispondiEliminaahaha ok... però non ho capito dove l'hai presa :D
EliminaNon credo che l'evoluzione sia una necessità. Piuttosto direi che le necessità dirigono le correnti evolutive, in quanto catalizzano la nostra attenzione su specifiche cose e non su altre (che avvertiamo non necessarie). Diventiamo bravi in ciò sul quale ci alleniamo.
Dunque se la mente degli individui si sta modificando, lo fa per andare incontro a quelle che interpretiamo collettivamente come "necessità" (tipo: avere a tutti i costi una colonnina di ricarica per il cellulare, oppure una farmacia ad ogni angolo, oppure delle regole che mettano una pezza al disagio, etc). Che nuova mente sta prendendo forma? Chi avesse voglia potrebbe scoprire che esistono molte evidenze scientifiche della sua degenerazione, perlomeno secondo i nostri parametri. Se però pensiamo alle ricerche del decennio scorso sugli herpes riprogrammati per eliminare lo stress (ovvero fagocitare gruppi di neuroni), ed alle gravi e ricorrenti patologie nervose che colpiscono quelli che usano molto dispositivi smart, si capisce che stiamo allenando il cervello per delegare all'esterno (esomente informatica) ogni giorno una nuova funzione su cui basa il nostro equilibrio esistenziale, spostando di conseguenza l'appoggio sul neo-mondo formicaio