Riflettiamo su tale condizione, volete?
Quando andiamo a vivere in una nuova città, che succede?
…succede che dopo
alcune settimane, poi mesi, iniziamo a conoscere tutte le sfumature
caratteristiche del posto, a costruire un idea più o meno realista e funzionale
della città, giusto?!
Dunque questa idea può essere “più o meno realista”… bene;
ciò dipende da due condizioni:
1 - noi, la nostra coscienza, la nostra intelligenza.
2 - la città, la sua permeabilità, la sua costanza nel
tempo.
Se infatti fossimo persone stupide la nostra idea della
città sarebbe stupida (salvo incidentalmente).
Se infatti fossimo persone incoscienti, la nostra idea della
città sarebbe poco realistica ed errata (salvo incidentalmente).
Se infatti la città si celasse dietro blocchi sociali
ermetici, la nostra idea ne risulterebbe incompleta (salvo incidentali
fraintendimenti).
Se infatti la città cambiasse continuamente, la nostra idea
giungerebbe ogni giorno come obsoleta (salvo casuali coincidenze).
Tra tutti questi elementi, invito a rammentare al punto 2 il
concetto di “costanza nel tempo”.
Immaginiamo ora un piccolo villaggio del... sud francia...
nel passato, qualche centinaio di anni fa.
Al di là dei fatti narrati nei libri di storia, sappiamo che
allora NON erano presenti mezzi di comunicazione “real-time” alla portata di
tutti. Dunque la normalità era muoversi a piedi, o al massimo a cavallo o
carro, per riuscire a raggiungere luoghi lontani e poter comunicare con altre
persone e villaggi.
Ciò significa che l'intera propria realtà sociale di una
persona comune era limitata agli abitanti del proprio villaggio.
Neppure la fantasia aggiungeva molto, perché contrariamente
a quanto si possa semplicisticamente immaginare, le persone di allora non
avevano molte immagini mentali da utilizzare per fantasticare.
Spesso anche solo un illustrazione colta in un libro di
famiglia dava luogo ad una serie di estensioni deliranti, e decisamente
inadatte a toccare un sufficiente realismo immaginativo.
Per contro l’intuizione era molto stimolata, e utilizzata in forma istintiva.
Per contro l’intuizione era molto stimolata, e utilizzata in forma istintiva.
Così apparivano gnomi intenti a battere il ferro incandescente,
in una fornace nel sottosuolo... erano le uniche immagini a disposizione per
fantasticare, rubate da volti deformati dallo sforzo del loro quotidiano, e le
usavano.
La prima osservazione che si dovrebbe fare a questo punto è
"ma allora perché oggi ancora usiamo, anzi persino mitizziamo, queste
puerili rappresentazioni fatte dai nostri sempliciotti antenati?"
Riguardo questo, potremmo iniziare col dire che tanto puerili non sono, giacché vi è la mano dell’intuizione… ma si tratta per ora di un argomento troppo vasto da affrontare.
Riguardo questo, potremmo iniziare col dire che tanto puerili non sono, giacché vi è la mano dell’intuizione… ma si tratta per ora di un argomento troppo vasto da affrontare.
Tornando al nostro villaggio di analfabeti invece, possiamo
immaginare facilmente anche lo sviluppo del progresso sociale e tecnologico in
tale villaggio. Possiamo immaginarne l'andamento, che più o meno e mediamente
assumerà il carattere asintotico che già dovremmo conoscere:
Come possiamo notare, i cambiamenti nel tempo erano
decisamente poco rilevanti nel passato; significa che in cinquant’anni un paese
difficilmente cambiava nei suoi tratti sostanziali. Anche l'espansione
demografica ed edilizia sono fenomeni apparsi in tempi relativamente recenti.
Il punto chiave è dunque questo: chi nasceva due secoli fa
come nell’esempio che stiamo facendo, con ogni probabilità avrebbe vissuto in
un contesto sociale che si sarebbe mantenuto costante o quasi per tutta la sua
vita.
Ciò significa che i suoi figli sarebbero
"arrivati" nello stesso posto del padre, ma vent'anni dopo; e così
via i figli dei figli.
Questo sarebbe stato percepito naturalmente e istintivamente
da tutti loro, che seduti a tavola assieme avrebbero dato luogo ad una tacita
gerarchia di rispetto, che peraltro ricorda quella dei branchi di lupi, dove il
capobranco è invero il capostipite, ed i vari livelli di gregari sono
semplicemente i figli, ed i figli dei figli.
Oggi parliamo di "rispetto per gli anziani", ma è
una balla, un automatismo del corpo lunare. Anche coloro che si fregiano di
rispettare gli anziani, spesso li trattano come fossero dei deficienti o dei
bambini. Ma in effetti lo sono. Non sanno più accendere la tv perché diventata
“smart”, o pesare l'insalata al supermarket, o scegliere un cibo (la tecnologia
alimentare è finita fuori portata anche per i giovani), o programmare il
navigatore per girare in auto... e nel frattempo però, il mondo sta eliminando
proprio tutte quelle cose che la loro generazione aveva imparato ad usare,
lasciandoli in un angolo del mondo con in mano un telecomando a pulsantoni.
Mi piacerebbe liquidare la cosa con “è una visione
distopica”, se solo fosse una visione.
La mia vuole invece essere un osservazione trasversale in
real-time.
Chiunque potrebbe accertarne la semplice autenticità
adottando un osservazione divergente, trasversale, poliedrica,
polispecialistica, olistica, globale.
L’impossibilità nel riuscirci è invece da attribuirsi alla
tendenza psicologica a sintonizzare in forma specialistica la propria
coscienza.
Appare come una “visione distopica”, una proiezione, per coloro che attualmente sono seduti davanti a un film chiamandolo vita; e non sto parlando della celebre allegoria per iniziati, ove si invita al distacco spirituale ed a guardare la propria vita come fosse un film. Parlo dell’ugualmente celebre e famigerato atteggiamento indolente della massa, il suo comportamento prevedibile in pasto al marketing, la sua pavidità, la sua pericolosa e dolosa ignoranza, il suo sadomasochismo istituzionalizzato e addobbato a festa… questo tipo di atteggiamento si basa sul proiettare! …e non escludo nessuno da questa tendenze, neppure il sottoscritto.
Appare come una “visione distopica”, una proiezione, per coloro che attualmente sono seduti davanti a un film chiamandolo vita; e non sto parlando della celebre allegoria per iniziati, ove si invita al distacco spirituale ed a guardare la propria vita come fosse un film. Parlo dell’ugualmente celebre e famigerato atteggiamento indolente della massa, il suo comportamento prevedibile in pasto al marketing, la sua pavidità, la sua pericolosa e dolosa ignoranza, il suo sadomasochismo istituzionalizzato e addobbato a festa… questo tipo di atteggiamento si basa sul proiettare! …e non escludo nessuno da questa tendenze, neppure il sottoscritto.
Un conto però e non essere ancora riusciti stare in sella al
mulo, un altro e finire per portarselo sulle spalle!
La differenza è tra credere al mondo, alla società, ai miti
sociali, ai titoli e al prestigio, alle etichette, alla moda, alla televisione,
alle “autorità”, al fine di affidare a tale dogma esistenziale eteroindotto la
propria responsabilità di essere vivente, delle proprie azioni e delle proprie
non azioni.
Nella maggioranza dei casi, si crede e si fa quello che
dicono gli altri per qualcosa che appare come una specie di insicurezza della
Monade, dell’Anima.
Il vero rispetto per l'anziano era possibile quando
sentivamo di essere al cospetto di qualcuno che era venuto nello STESSO MONDO
che avverto ora, ma prima di me!
Non serviva molto tempo, giunti in un villaggio, per sapere
con chi si doveva parlare. Tutti lo sapevano istintivamente…
Ora torniamo a noi, all’adesso: ma se i ragazzi di
quindici/venticinque anni (bacino generazionale dei NEET) avvertono il mondo di
oggi in modo differente da come lo avvertono i ragazzi di
venticinque/trentacinque anni (bacino generazionale degli HIPSTER), i quali a
loro volta lo avvertono diversamente dalla mia generazione (bacino
generazionale PONTE), allora hanno tutti le loro buone ragioni a definire la
generazione precedente come sostanzialmente ignorante e retrograda.
Non può essere diversamente.
Le modificazioni sociali non avvengono più ad opera di un
“governo” sociale locale, bensì per mano di un ente remoto, situato altrove,
gestito da “specialisti” che “sanno quello che fanno”. Questo è quanto un
giovane incontra venendo al mondo.
Non si tratta più di un mondo che gli viene spiegato da chi
è arrivato prima di lui, in un modo che appunto possa essere istantaneamente
verificato, accertato, in modo istintivo e naturale.
La delega che viene richiesta ad un ragazzo oggi ha dello
scandaloso: di fronte a se si trova degli adulti, più o meno anziani, talvolta
palesemente infantili, sempre o quasi disperatamente impegnati a vendere se
stessi come uomini e donne “vissuti”, fantasiosi e implacabili insegnanti di
orgoglio e amorproprio; propugnatori di morali autoreferenziali, o date per
scontato.
Siamo noi i vecchi. Siamo tutti vecchi. Siamo i giovani
vecchi, quelli che rincorrono i giovani perdendo ogni giorno terreno. Siamo
vecchi quasi sin da subito.
Questo perché ogni giorno il mondo cambia ma, contrariamente
a quanto genericamente sento affermare, non è affatto cosa “normale”.
Il progresso della società in cui viviamo è determinato
dalle avanguardie tecnologiche, le quali sono indirizzate dalle economie di
potere.
La presenza di un nuovo standard lavorativo, o nuovo modo di fare benzina, eccetera, non sono decise dalle persone. Il mondo non ha più a che fare con le persone.
La presenza di un nuovo standard lavorativo, o nuovo modo di fare benzina, eccetera, non sono decise dalle persone. Il mondo non ha più a che fare con le persone.
La consapevolezza di questa interdipendenza dovrebbe indurci
a riflettere sulle nostre vite, ed a guardare le persone vecchie come fossimo
noi allo specchio. Persone che hanno faticato per riuscire ad apprendere un
gioco, per poi ritrovarsi ogni giorno di più come “novizi”, come goffi
apprendisti, ma impossibilitati ad accettare, per orgoglio, il realismo di tale
condizione.
E così, barcollando, si aggrappano a qualche fissazione, o
abitudine, o programma televisivo…
Questa è certamente un momento cruciale di un epoca a sua
volta cruciale della nostra esistenza umana.
La soluzione si nasconde dietro l’istinto. Ma quanti si
ricordano cosa sia?

