Le ho fatto notare che la porta blindata, d'ingresso all'androne comune, non resta chiusa: lo scrocco non resta appigliato allo stipite.
..."è venuto il falegname, ma ha detto che la porta è tutta svergola e non si riesce"...
Altro problema è il cancello elettrico: il telecomando non funziona, obbligando a scendere dall'auto e azionarlo manualmente mediante la chiave.
"non funziona più da un pò... usiamo tutti la chiave"
Lasciato solo il casa qualche ora, ho appurato che:
- la porta (in ottime condizioni generali, direi seminuova), ha solo bisogno di una regolazione operabile agendo su due semplici viti.
- il cancello funziona perfettamente, a patto di collegare correttamente l'antenna alla centralina ricevente e di controllare le batterie del telecomando.
Perché annoiarvi con queste cose?
Presto detto: quasi ogni giorno incontro situazioni di questo tipo, dove delle intere collettività (come i ragazzi della casa di cui sopra) giacciono in stato di ignoranza rispetto alle cose più elementari del loro intorno esistenziale, affidato completamente ed erroneamente a specialisti che, agendo avvolti dal mistero dell'ignoranza altrui rispetto al proprio settore professionale, sono oramai quantomeno approssimati e superficiali nell'affrontare il proprio lavoro. Quando anche non sfruttano la propria posizione di "unici depositari del mistero della porta" per truffare il malcapitato e dormiente cliente, indulgono certamente nel selezionare le vie più comode per ottenere il massimo profitto col minimo sforzo; esempio eclatante i carrozzieri, che negli ultimi vent'anni hanno disimparato totalmente a raddrizzare le lamiere incidentate, dirottando sempre la soluzione verso la sostituzione della parte ammaccata (anni fa incontrai il caso emblematico del Comune di Milano, costretto ad affidare la riparazione quotidiana delle carrozzerie dei mezzi pubblici ad un team di carrozzieri slavi, giacché gli italiani avevano perso questa capacità).
Prescindendo al momento dalle considerazioni circa la gravità del fenomeno di volontaria e progressiva de-consapevolizzazione dell'uomo comune rispetto al proprio habitat, voglio invece tentare di evidenziare un altro aspetto più sottile ma ugualmente rilevante, ovvero quello che inficia sulla creatività, quella facoltà umana che amo relazionare direttamente con le parti più spirituali dell'essere, con l'esercizio attivo (Yang) dell'Anima umana (Manas).
L'essere umano, passeggiando per il mondo, incontrava un tempo i misteri della natura, scrutando i quattro elementi e le loro manifestazioni per scoprirne i segreti e apprendere a padroneggiarli.
In questo modo, rispettando l'ordine armonico delle cose, egli assecondava anche il senso evolutivo della propria Coscienza.
E qualcuno potrebbe sostenere che l'attualità altro non è che la conseguenza di un tale procedere, ma osservando meglio non è difficile concludere che così non è.
La sensazione dell'esistere dipende dai modelli interpretativi adottati dalla psiche, dall'Ente esperente.
Il modello esistenziale dell'uomo comune è attualmente basato su direzioni interpretative diametralmente opposte, che evidenziano un inversione logica da un sistema deduttivo ad uno induttivo.
In origine il modello di base di un essere umano considerava il mondo, il proprio habitat, come un luogo misterioso dal quale dedurre contenuti.
Oggi il modello di base di un essere umano considera il mondo come un luogo noto; intendiamoci, non noto al singolo, bensì noto agli specialisti delle singole cose che lo compongono.
Non serve Platone per comprendere la superficialità di un tale errato assunto, tuttavia non è di questo che sto parlando, bensì delle sue ripercussioni.
L'attuale modello interpretativo dirotta infatti le facoltà dell'essere verso la scoperta non dei misteri dell'universo, bensì dei "misteri" della cultura e della scienza ufficiale, dove tale ricerca esistenziale si riduce all'approfondimento unidirezionale e passivo delle singole nicchie specialistiche.
Lo stupore dello spirito di un tempo sono oggi surrogati dal compiacimento egoico dei propri titoli e professioni, costellato di soddisfazioni meschine processate esclusivamente dalla parte intellettiva (mente informatica). Ci stiamo trasformando in macchine che si compiacciono di ricevere nuovi upgrade di programmazione.
Scopriamo cose scoperte da altri. Cose, concetti, "scoperte", che il tempo per giunta arriva puntualmente a rivelare come errate.
L'atteggiamento dell'uomo comune rispetto al suo intorno si limita dunque a quello di chi cammina nel mondo senza chiedersi o domandarsi nulla rispetto alle cose che lo compongono. Non si chiede come funziona una serratura, non si chiede come funziona un farmaco, non si chiede come funziona una brioche!
Da tutto per scontato. Imprigiona la propria creatività nei loculi ciechi della mente informatica, interessata per sua natura solamente a nuove istruzioni di programmazione.
Si è giunti a persino a criminalizzare o ridicolizzare chi si pone domande di scontata giustezza.

Le recenti posizioni politically-correct della comunità internazionale riguardo temi come la sessualità, il razzismo, la religione e l'elitarietà del potere hanno portato ad aborti logici come le accuse di negazionismo, complottismo, sensazionalismo, allarmismo...
In fondo riconducono il tutto al reato di sedizione, reputando tali comportamenti dei tentativi di "turbativa psicologica con fini sovversivi".
Ma c'è chi, come me, ritiene che l'essere turbati non sia universalmente uno stato errato dell'essere. Essere turbati, o preoccupati, è uno stato necessario ogniqualvolta il nostro habitat esistenziale, inteso anche come habitat psicologico, mette a rischio la nostra sopravvivenza o quella della nostra specie.**
Chi giunge al mondo oggi si ritrova un habitat costruito da altri, del quale non sa nulla. Sarebbe dunque ragionevole immaginare che costui dovrebbe, al pari dell'uomo del remoto passato, iniziare a scoprirne i segreti; tuttavia ciò non accade. L'esomente, tramite gli ignari golem umani, provvede immediatamente ad operare i necessari aggiustamenti nella psiche, insegnando sin da piccoli questa deformanza interpretativa.
E così coloro che sono riusciti, per meriti o fortuna (sempre che siano elementi disgiunti tra loro), ad evitare o bypassare questa becera programmazione, si ritrovano quotidianamente a dover sprecare le loro facoltà creative per decodificare l'immensa mole di menzogne e grovigli logici che li circonda, insistendo ogni giorno di più.
Così l'Uomo deve guardarsi non dal lampo o dalla furia della natura, bensì dagli inganni dei nuovi golem, gli uomini in corso di programmazione, la nuova specie transumana che incalza.
E scusatemi se non riesco a provare soddisfazione o orgoglio per le quotidiane "conquiste della scienza", per i nuovi prodotti creati grazie ai "progressi della tecnologia"... perché guardando meglio, possiamo notare che le conquiste non sono affatto nostre, in quanto non conosciamo neppure le basi su cui poggiano, ed i prodotti non sono affatto creati dalle mani dell'uomo, bensì dalle dita robotiche di un apparato produttivo guidate da un computer.
La creatività non passa più da una scoperta, non consiste nel sognare e realizzare un qualcosa di nuovo, bensì nella ricombinazione di parti note resa possibile dalle abilità fredde e prestazionali di una macchina.


Molto lucido....
RispondiEliminaGrazie!
Rimane da capire chi è che conduce tutto questo gioco, qualcosa la fuori oppure delle parti di noi che collettivamente hanno creato le esomenti (mi piace questo termine)?
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