mercoledì 5 novembre 2014

INIZIAZIONI - servono davvero?

Molti affermano che per ottenere dei risultati in un "percorso" spirituale, è necessario ricevere delle iniziazioni, oppure porsi "al di sotto" di un Maestro.

Senza rispondere direttamente alla domanda "ma è vero?", vorrei invece precisare ed evidenziare in cosa consiste un iniziazione magica o esoterica.

Le iniziazioni consistono in rituali volti a connettere gli elementi sottili della nostra persona ad un campo ideoplastico collettivo (egregor).
Gli egregor funzionano su base rituale. Cioé, per mantenere "in fase" i vari componenti del campo egregorico, occorre allinearli funzionalmente, sintonizzarli tra loro. Per far questo, si usa appunto la ritualistica.
Un campo egregorico, ricordiamo essere un ENTITA' VIVENTE, dotata di propri scopi e volontà.
E' persino dotata di Intento e capacità ideoplastica, ossia la capacità di dar forma alla realtà per come la sperimentiamo.

"Il mondo che conosciamo poggia sull'Intento di un complesso sistema metatemporale di egregor, che tra loro si compenetrano dinamicamente in mutua relazione funzionale." [Eros Poeta - EGREGOR]

Anche nei gruppi sociali compaiono inavvertitamente processi iniziatici, attraverso i quali un individuo viene incluso in una cerchia, in una squadra, in un ceto...
Nei rituali compaiono sovente movimenti, posture, operazioni di interazione con elementi naturali, atti simbolici, specifici abbigliamenti, specifiche prescrizioni astronomiche o temporali... oltre che ovviamente simboli, frasi, e suoni.

Se quindi è corretto affermare che non si può essere "buddhista" a meno di non ricevere un iniziazione tradizionale che ci connetta al lignaggio, non è parimenti necessariamente vero che tale connessione sia vantaggiosa.


Se un lignaggio è pulito, e risulta effettivamente allineato alla nostra peculiarità Esserica, al nostro Dharma, allora probabilmente potrebbe costituire un appoggio utile a consentirci di fare meglio, più agevolmente, tutti i passi lungo la nostra personale Via spirituale.
Una delle preoccupazioni degli esoteristi "vecchio stampo" è sempre stato quello di preservare il lignaggio.

Oggi questo tipo di atteggiamento verrebbe letto da molti come reazionario e antiquato.

La ragione, come al solito, è solo dalla parte della Coscienza.
Alcuni lignaggi sono degenerati, altri sono adulterati; altri ancora si sono rovesciati, talvolta anche intenzionalmente. I puristi scavano a ritroso nel tentativo di cogliere i simboli originari, per connettersi al lignaggio antico prima che venisse guastato...

Ciascuno tragga le sue conclusioni. Credo tuttavia che l'atto iniziatico vada considerato con la massima attenzione, prestando poco orecchio alle chiacchiere, e parecchia attenzione alla voce muta del nostro Intimo.

EDUCARE E MANIPOLARE - però non raccontiamocela troppo...

Una piccola riflessione.
In realtà il mio scopo è in parte quello di rivalutare il significato della parola "educazione".
Oggi la parola educazione viene in parte abusata, associandola a qualunque luogo comune relativo al "viver civile", quasi come se l'educazione si ottenga studiando il Galateo; per contro, parallelamente, coloro che iniziano a sperimentare stati di disagio e rigetto verso tali regole sociali, attribuiscono alla parola "educazione" un significato negativo, in quanto rappresenta appunto un obbligo al quale queste persone non ritengono di dover sottostare.
Ma vorrei invece gettare via tutto. Vorrei infatti restituire alla parola "educazione" un significato dignitoso e neutrale, che possa costituire un affinamento del suo significato originario, altrimenti a rischio di venir dimenticato e sostituito da nuovi, invadenti, degenerazioni becere.
http://www.treccani.it/vocabolario/educare/

In questo contesto, è interessante notare un aspetto: a nessuno piace l'idea di essere manipolati!



Eppure, in un accezione negativa, la parola educare pare proprio suggerire l'idea di modificare, dare una forma voluta, addestrare, anche mediante metodi di imposizione brutali o, al contrario, con l'inganno o la circonvenzione. Quindi non temo serie smentite nell'affermare che l'educazione, come comunemente intesa e perpetrata, risulti spiccatamente manipolativa.
 Non è affatto raro vedere bambini dissuasi dal tenere comportamenti spiacevoli mediante l'intimidazione, fisica o morale. Come non è raro l'indurre i consumatori a sviluppare una preferenza d'acquisto mediante innesto di ideali di vanagloria e successo prestazionale.
spot bibita BURN (Inutile dire che, dietro le quinte, queste aziende accantonano preventivamente grosse cifre per far fronte alle previste sanzioni che andranno a subire per le affermazioni ingannevoli innestate nel pubblico: RedBull risarcisce gli utenti con 13 milioni di dollari).
A questo punto, mi pare già abbastanza evidente quale sia il punto: la personalità, e più estesamente la persona tutta, è soggetta a continue modificazioni, e queste modificazioni avvengono come risposta e conseguenza al relazionarsi con elementi (cose, persone, ambienti, ideologie, ecc.) di forma differente dalla nostra. Il termine più esatto potrebbe curiosamente essere proprio dif-forme.
E difatti parimenti evidente, che qualora la "forma" dell'elemento con cui andiamo a relazionarci risultasse invece con-forme, coniugabile con la nostra propria forma, allora non vi sarebbe alcuna modificazione: rispetto a tale forma, noi risulterebbe già beneducati!

Non vi è pertanto nulla di malvagio o negativo in questo continuo, vicendevole, darsi la forma a vicenda; è un fenomeno naturale nel senso più ampio e neutrale del termine.
Solo per il gusto umano della sterile disquisizione potremmo ritenere utile il cercare di moralizzarlo.

Condividiamo in quattro un appartamento, chi decide il colore con il quale tinteggiare la cucina?


Quello più esperto in estetica?
Quello più esperto in cromoterapia?
Quello che usa di più la cucina?
Quello più anziano?
Quello che ci tiene di più?
La maggioranza?
La minoranza debole?
Quello che soffre di allergia cromatica?
Quello che paga di più?



Per ricapitolare, pare quindi evidenziarsi una casistica:
- modificazioni indesiderate: nonostante la nostra opposizione, esse ci vengono imposte con la forza, mediante costrizione e sopraffazione, fisica o psicologica; vengono vissute come spiacevoli.
- modificazioni volontarie: sono vissute senza repulsione o disagio e operate volontariamente. Se imposte con l'inganno ed il raggiro, divengono spiacevoli solo se smascherate con una presa di coscienza; notasi che, paradossalmente, si finisce con l'attribuire il sapore sgradevole non alla modificazione, bensì alla presa di coscienza! Ciò significa banalmente che colui che subisce un inganno, resterà stoltamente felice e soddisfatto della sua nuova "forma" a meno di mandar giù il groppone amaro della presa di coscienza. Inutile dire che per talune persone, questo atteggiamento viene vissuto come poco vantaggioso...

L'elemento discriminante ora appare più evidente: una modificazione è accettata se diretta verso una forma che approviamo e desideriamo.
Ma come avviene tale valutazione? Cosa e come decide se la forma che ci viene proposta risulta da accogliere o rifiutare?

Gli elementi in gioco sono ovviamente sempre due: da un lato troviamo la mente informatica, sempre intenta all'auto-apprendimento nel tentativo di dare un senso alla propria esistenza, in quanto appunto impossibilitata naturalmente alla comprensione dei misteri e dei moventi vitali oltre la materia, il sangue e la mente; dall'altro la mente olografica, omnisciente per propria natura, e disinteressata ai successi prestazionali.

Ed eccoci alla conclusione che desideravo conquistare: l'educazione, nel senso nobile del termine, è quel fenomeno che plasma un individuo in accordo al suo Essere, alla sua interiorità ed al suo Dharma.

Viceversa, ogni interazione volta a plasmare una persona per conformarla a qualche mentalità, stile di vita, o morale, è manipolazione.

Ciò non solleva purtroppo dal dubbio circa il comportamento da tenere per coloro che si trovano in posizione di "educatore".
La persona che ho davanti mi pare stia sbagliando, sarà lui a seguire dogmi e automatismi dell'Ego, oppure sono io ad avere un margine di cecità?

Ma come la mente olografica ben sa, non esiste una regola su quale sia il comportamento da tenersi, come non esiste una situazione-tipo cui riferirsi. Solo la coscienza può giungere a compiere azioni armoniche, estesamente utili, universalmente giuste; anche se chiaramente, ci riferiamo ad un "armonico", "utile" e "giusto" per gli obiettivi e scopi impersonali della Coscienza stessa, e non invece per gli obiettivi di... ma questo ci porta un po' troppo fuori.

Una chiave per contattare la nostra Coscienza, il nostro Intimo, è l'impersonalità: dis-identificandoci dalla persona che pensiamo di essere, da quel "colui che vuole cambiare l'altro", la situazione apparirà differente...

Nella vita, a tutti è capitato di assorbire comportamenti, capacità, tendenze e modi di pensare da qualcuno, un genitore amorevole, un amico fedele, un collega integerrimo, una sorella coraggiosa... Li assorbiamo di continuo, cogliendoli dagli elementi del nostro intorno. Essere esempi di virtù, fa di noi di fatto degli educatori, ma non significa che dobbiamo iniziare a fare i maestrini; altrimenti finiremo col "fare" i  virtuosi anziché esserlo!


domenica 26 ottobre 2014

CAMBIAMO? forse è impossibile accertarlo veramente...

Ogni cambiamento avviene rispetto a qualcosa

Cambia il tempo, cambia la temperatura, cambia la forma di un oggetto… un monolite di marmo di Lasa cambia e diviene una Giunone in forma smagliante, una situazione imbarazzante cambia e diviene divertente, un treno cambia binario, eccetera.

Il cambiamento di un qualcosa è rilevabile, tangibile e misurabile solo in ragione di un confronto con un secondo elemento che al contrario resta costante, immutabile, fermo, o perlomeno costante e prevedibile nel suo muoversi. Così possiamo accorgerci del movimento di un aereo osservandolo attraverso la chioma oscillante di un Pioppo, ma non possiamo avvertire il movimento di un treno se il vagone è privo di finestrini, ovvero non ci è dato agganciare un riscontro visivo statico al di fuori del treno.
Nel nostro discorso, si parte dal presupposto di voler cambiare “se stessi”, in un processo appunto evolutivo.

Ma essendo il se stesso a sognare [sognare il mondo, sogno solido - ndr], essendo il se stesso a produrre uno scenario entro cui evolvere e cambiare, è il se stesso che cambia rispetto a… a cosa? Ogni cambiamento è un cambiamento del "se stesso", ma una volta cambiato il "se stesso", come verificare o dimostrare il cambiamento? Come dimostrare il cambiamento rispetto a "se stesso" se anche il "se stesso" è cambiato?


La verità è che il concetto comune di cambiamento è riferibile ad un "cambiamento relativo", ma il medesimo concetto di cambiamento non è in grado di rilevare e descrivere un "cambiamento assoluto".

[tratto da: SPECIAZIONE -  Eros Poeta]

sabato 31 maggio 2014

TUTTO QUELLO CHE TI ACCADE, DIPENDE DAL TUO INTERIORE... ma è veramente così??

Esiste sempre un dissidio in termini logici assoluti: il mondo è ciò che sogni, oppure il mondo esiste già?

Come ho già detto in altre occasioni, credo si tratti di un errore innocente.

Per una parte te, il mondo esiste già autonomamente, e a questo reagisci (cambiare il mondo, lamentarsi, fare progetti, lottare, fare un dipinto, curare una relazione...).
Per l'altra, il mondo non esiste se non come conseguenza di esigenze essèriche (legge d'attrazione, effetto specchio, transurfing, training autogeno e placebo...), ed è proprio il nostro 'Essere interiore (non mi riferisco ad alcun parassita cosmico, in questo caso) a determinarlo.

Una qualunque di queste due posizioni, se presa come esclusiva verità, determina squilibri e più o meno marcate paralisi nell'evoluzione iniziatica e spirituale.

Vi invito a riflettere, e a realizzare una posizione interna che si accordi alla Terz



a Forza: SONO VERE ENTRAMBE LE POSIZIONI.

Quindi la magia, o la bellezza o l'amore, che riusciamo a cogliere intorno a noi, da un lato oggettivamente c'è, oppure oggettivamente è carente, e dall'altro queste cose dipendono esclusivamente dal nostro livello di coscienza, e dalle nostre qualità animiche consolidate, che sognano il mondo, che i buddhisti chiamano anche "sogno solido".

Osservare e relazionarsi al mondo come se esistesse in forma intrinseca, agendo per modificarlo in direzione delle nostre predilezioni, appartiene al mondo della forma, dello Yang e del "fare"; in questo lato, l'ego è manifesto, e consente il lavoro psicologico-alchemico di morte mistica.

Guardare al mondo come se non esistesse, pone invece dal lato dello Yin e del non-fare o del "essere". Da questo lato l'ego è inafferrabile, quanto impossibile è riconoscere e cogliere un fiore prima che emerga dalla terra e sbocci.

Come esseri umani, siamo pertanto chiamati ad affrontare l'esistenza per quello che è; la soluzione "spirituale" non può consistere in una fuga metafisica.
I due lati devono coesistere e costruire assieme la Vita e l'Evoluzione cosmica nel microcosmo umano, dall'armonia delle forze verso il TAO.

giovedì 29 maggio 2014

CHAKRA - DIFFERENZE TRA UOMO E DONNA E FALSE INFORMAZIONI

Esistono differenze evidenti tra il corpo maschile e quello femminile, e questo è ovvio.

Meno evidente è il fatto che esistono rilevanti differenze anche tra i corpi sottili.

I corpi sottili possono essere classificati in vari modi.
Il modo più funzionale, e anche tradizionalmente adottato in molte discipline esoteriche che reputo serie e approfondite, è quello che distingue CORPO FISICO, CORPO VITALE, CORPO ASTRALE, CORPO MENTALE, CORPO CAUSALE.

Trascurando i primi due, che vengono avvertiti il più delle volte come un unica realtà, trovo importante considerare l'influenza costante nella nostra vita delle EMOZIONI (corpo astrale) e dei PENSIERI (corpo mentale).

L'argomento meriterebbe un vasto approfondimento, ma questo è un blog...

I Chakra NON sono nel corpo fisico, e questo mi pare che sia già chiaro a tutti...

La loro natura è iperdimensionale, quindi la loro funzione trapassa sovente sia lo spazio che il tempo (funzioni che infatti divengono non-lineari non appena si varchi la soglia della tridimensionalità, cui appartiene esclusivamente il corpo fisico).

Le riflessioni da fare sui chakra devono pertanto astenersi da materialismi meccanicistici, tipo buono-cattivo, positivo-negativo, giusto-sbagliato...

La legge delle polarità deve essere intesa in forma taoista o metafisica. Lo Yin e lo Yang a loro volta non possono essere direttamente paragonati ai poli positivo e negativo del magnetismo, a meno di non voler risultare drammaticamente riduttivi e superficiali.

I chakra e le loro polarità sono dinamici e mutevoli; cambiano talvolta anche istantaneamente, invertendosi o modificandosi, sia a causa di interazione polare con altre persone o esseri viventi, sia per sopravvenute variazioni interiori negli psichismi...
E ogni volta che cambia qualcosa in un chakra, gli altri subiscono degli assestamenti!

Questo tuttavia avviene solo nelle poche persone la cui anatomia occulta prevede il funzionamento dei chakra in sinergia vicendevole; e non sto parlando di persone illuminate o super-guru, ma di persone imperfette come tutti noi.

La maggioranza di persone invece, oltre ad essere più o meno consapevolemente sventurata, ha anche i chakra staccati tra loro.
Lo stile di vita attuale insegna infatti prima di tutto ad usare le differenti funzioni energetiche polari (pensieri, emozioni, pulsioni) in modo singolo, e non in sinfonia-sincronia-armonia.

Il chakra della gola (vishuddha) parla senza rispettare l'armonia con il chakra prostatico (svadhistana), il chakra della mente (ajna) pensa senza rispettare l'armonia con il chakra del cuore (anahata), o con i desideri del chakra volitivo (manipura)... e tutti i chakra si piegano agli psichismo dei molti "io" che albergano la nostra psiche.

Le energie sottili e supersottili si bloccano, si annodano, si legano a quelle dei chakra di un altra persona, del mio gatto, etc... e anche usare questi termini risulta allegorico in quanto venendo meno le leggi fondamentali di spazio e tempo, diventa improprio anche parlare di "movimento" o appunto "blocco"...

Oggi è estremamente frequente che una persona si ritrovi il primo chakra invertito di polarità, con di conseguenza delle più o meno marcate anomalie sessuali; se questa persona ha un corpo femminile, tali anomalie potrebbero anche banalmente ridursi ad una forte propensione alle sensazioni clitoridee, che provvederà a soddisfare secondo le meccaniche dei vari "io" con specifiche tendenze sociali e relazionali. Il clitoride è infatti la parte Yang dell'organo sessuale femminile. Gli adattamenti polari sono funzionali all'armonizzazione relazionale, ma possono risultare anche quale conseguenza di una forzatura tra i chakra, quale ad esempio un sovraccarico obbligato di attività mentale yang (raziocinio).

Ogni chakra ha vari parametri. Quello polare è solo uno di questi.
Anche chiamarlo "polare" potrebbe essere forzoso. Si tratta infatti più che altro del "verso" di circolazione, ovvero se opera in attrazione o repulsione.

La più saggia cosa che si possa fare a riguardo, è cercare in noi il modo di far comunicare tra loro i nostri chakra, il ché richiede prima di tutto lo SGANCIARE le nostre dipendenze simbiotiche.

La struttura dell'EGO determina anche la maniera di gestire le nostre energie fisiche, vitali, emozionali e mentali, e l'Ego ha una forte tendenza alla simbiosi con la parte "automatica" del mondo e della società (conformismo, condotta gregaria, mancanza di autonomia di pensiero...).

Rilevare le nostre dipendenze coincide con il rilevare quali aspetti di noi, e quali chakra, sono attualmente in simbiosi con strutture equivalenti a chakra ma appartenenti a complessi energetici esterni, sia persone che entità egregoriche o inorganiche.

I chakra prima di aprirsi, dovrebbero imparare a restare sigillati verso l'esterno, e ricostituire una sana circolazione all'interno del nostro sistema individuale.








sabato 15 marzo 2014

INNAMORAMENTO VS AMORE... forse abbiamo capito tutto al contrario

Oggi sento sempre più di frequente parlare di amore universale.
O meglio, ascolto e leggo descrizioni che affermano la necessità di scoprire in se il vero "amore", che non è quello rivolto a qualcosa o qualcuno, bensì un "amore disinteressato", privo di attaccamento per l'oggetto, privo di dolore o possessività.

Bene... ma questo non è l'amore umano. Questo è banalmente [si fa per dire] la descrizione dell'amore divino, allegorizzato dagli albori [il termine casca a fagiolo] dell'Umanità mediante il SOLE. Il sole che illumina tutti, belli e brutti... senza chiedere nulla.

I culti mitraici, il Ra egizio...

Bene, l'amore umano è invece altro.

La costituzione psicologica di una persona qualunque, persino fosse qualcuno molto saggio, o erudito, sfiora appena questa realizzazione di amore incondizionato.
Ne sente il profumo, a tratti forse la "intende"... ma un conto è sperimentare una cosa, un altro ESSERLA.

Viceversa, una cosa squisitamente umana è l'INNAMORAMENTO.

La parola stessa suggerisce un fenomeno più che altro subìto, che ci accade... è perfetto!

L'innamoramento ha tutte le carte in regola per divenire un elemento di crescita. L'amore, viceversa, affatto.
L'assumere un atteggiamento di vita che rifugge l'innamoramento equivale a voler fuggire una malattia, cercandone scampo in rimedi esteriori, al solo scopo di evitarne i rovesci.
Come una malattia, l'innamoramento è un indicatore.
Non è la causa del dolore, o delle polarizzazioni deviate o totalitarie della psiche, come la gelosia, la possessività, eccetera.

Al contrario: l'innamoramento ed i suoi sintomi sono il mezzo attraverso il quale è possibile, seguendone a ritroso il percorso verso le profondità dello spazio e del tempo psicologico esoterico, giungere a realizzare in se la consapevolezza delle cause stesse della nostra vulnerabilità, incompletezza e devianza.

E' un dono divino, o se vogliamo il risultato di una matematica iniziatica.
Ridurlo ad un fenomeno "inferiore" evidenzia proprio l'opposto; chi lo fa, finisce in un pantano, un pantano privo di dolore, in cui ci si rifugia per pavidità.

martedì 11 marzo 2014

COS'E' IL DOLORE - contrasto tra sogni ideoplastici

...il dolore... strana combinazione tra sogno esoterico, sogno desiderato e sogno exoterico...

Ogni entità umana possiede da una parte l'esigenza esserica che ha motivato l'avvento esistenziale, dall'altra quella dei desidèri di vita a misura dei molti io, apparsi quali avversari spronanti, luciferi matematicamente funzionali all'esigenza esserica stessa.

Ed il sogno della vita, lo scenario esperenziale, appare come risultanza di una competizione tra coesistenti enti umani, che condividono una stessa bolla di creazione, ciascuno con specifiche proporzioni tra la parte esserica e quella luciferica.

Il dolore si misura come non-compimento degli scopi esserici da un lato, oppure come desideri disattesi dall'altro; in entrambi i casi, opera la legge del contrasto, dell'attrito...
Attrito tra il sogno interno, esoterico, che vuole plasmare il mondo e noi stessi secondo le alternanti richieste dell'essere o dell'ego, ed il sogno exo-terico derivante dalla coesione risonante di un umanità intera, che determina per legge di maggioranza e predazione la forma del mondo e perfino i limiti dell'Uomo.

Non esistono contrasti tra cose o persone, o ideali, o opinioni... esistono solo contrasti tra sogni.
Le infinite forme di dolore sperimentate come mentali, emotive o fisiche, non sono altro che contrasti...
tra desideri e realtà, tra aspirazioni e realtà, tra desideri e aspirazioni.

La cessazione di uno stato di dolore è SEMPRE accompagnata da un cambiamento. Un cambiamento dei propri desideri, o delle aspirazioni interiori, o dello scenario esterno.







venerdì 7 marzo 2014

domanda: perché le donne non fanno conferenze per il risveglio della coscienza?

Domanda di M.T.:  ...perkè non ci sono donne ke fanno quello ke fai tu, CD, RB, GP, MF...(in forma diversa, ma uguali nella sostanza), nonostante la dottrina gnostica dia rilievo alla figura femminile..perkè nelle donne ke vedono rivalutare la loro essenza nell'universo non emerge la volontà di sposare la causa del terzo fattore?


 Io credo che non si sia nulla di strano, se non agli occhi di una forma di pensare errata che è stata innestata più o meno in tutto il tessuto sociale e culturale. La parola "rilievo" credo possa essere indicatrice...
ad esempio, si è portati automaticamente a pensare che se qualcuno è in grado di fare qualcosa, da fuori questo dovrebbe essere rilevabile. In verità no. Immaginiamo una persona che è in grado di costruirsi interamente una casa da solo, dagli scavi, alle strutture, agli impianti, alla cottura dei mattoni, eccetera. Perché dovrebbe per forza dirlo agli altri? Perché è dato per scontato che per lui sia importante farlo? Osserviamoci, perché?...




Questo si spiega con una semplice valutazione: malgrado la creazione sia totalmente dipendente dall'interazione di forze Yang-azione-materia e Yin-motivanti-materia oscura potenziale, solo lo Yang è manifesto e visibile, pertanto la società considera solo questo come esistente. Nessuna azione Yin viene rilevata dal mondo. Sebbene sovente lo stare fermi produca un infinità di conseguenze e fatti, nessuno si accorge di qualcuno che sta fermo.
I veicoli esistenziali femminili posseggono spiccati talenti Yin, e scarsi talenti Yang. Nella storia tuttavia, ogni valutazione circa la rilevanza ("rilievo") delle donne nella società è stata effettuata misurando le sue azioni, le sue creazioni, la sua influenza Yang...
questo ha maschilizzato la personalità femminile. Sono nate numerose tipologie di personalità femminile, tutte studiate per essere in grado di apparire Yang. Questo ha inibito e atrofizzato la magia, che è massimamente collegata allo Yin e non allo Yang.
Le personalità, tutte, si formano per emulazione. Le contese sessiste hanno catalizzato la clonazione di personalità maschili in esseri femminili, e queste ultime si sono poi propagate in differenti varianti, impregnando il tessuto sociale a più livelli
per quanto mi riguarda, se non avessi incontrato le donne che ho incontrato, non avrei avuto il fuoco per diventare quello che sono diventato
il potenziale che mi hanno messo a disposizione è stato massiccio
riconoscere le dinamiche relazionali assumendone consapevolezza, produrrebbe come conseguenza la cancellazione totale di tutti i concetti che abbiamo riguardo donne, uomini, gay, lesbiche, coppia, affermazione sociale, femminismo e maschilismo, sessualità, masturbazione, genitorialità, amicizia...
Vedi anche http://erospoeta.blogspot.com/2012/11/donna-vs-uomo-il-maschifemminismo.html


mercoledì 12 febbraio 2014

PREVEDERE IL FUTURO? Si può nel presente...

Spesso, magari senza prestarvi attenzione, ci si ritrova ad immaginare il futuro.
Talvolta quello che immaginiamo è attraente, e ci trascina, ci entusiasma e motiva ad andare avanti.
Altre volte al contrario mostra porte chiuse, incognite o temibili ostacoli, paventando dolore o difficoltà che rendono difficile vivere il nostro quotidiano, giungendo a paralizzare le nostre energie, con angosce e depressione.

Ma cos'è il futuro? Dov'è?

Si è portati automaticamente a pensare che il futuro sia là davanti, ad aspettarci, lungo una linea di dubbia demarcazione. Alcuni credono in un destino immutabile; altri preferiscono pensare di poter determinare gli eventi, ciononostante continuano a ritenere il futuro quale una probabile conseguenza del comportamento e dei fatti che accadono nel presente.

I primi credono in un falso futuro, ma non ci pensano.
I secondi credono in un falso futuro, e caricano la mente razionale di insensate responsabilità.

Il futuro non esiste come fatto svincolato dal presente.
Il futuro ACCADE come fatto co-presente al presente.

La chiave della verità sul futuro è nel presente. Coloro che vogliono vedere il futuro, osservino il presente.
Il futuro reale ci apparirà così come un evento fluido, cangiante, un riflesso evidente e oggettivo di ciò che percepiamo con la coscienza del momento presente.

Di conseguenza ci apparirà chiaro che non è possibile pre-vedere il futuro, in quanto il futuro non esiste come fatto oggettivo.
E' tuttavia possibile vedere il futuro nel presente.

Questo evidenza un altro fatto: nel presente vi è la sensibile percezione del futuro oggettivamente relativo alle nostre scelte.

Come è possibile veramente comportarsi "coscienziosamente", se si continua a mantenere un errata concezione del futuro?
Quale coscienza si può avere dei nostri comportamenti, e delle loro "conseguenze", se queste non sono altro che supposizioni operate dalla mente associativa, che opera le sue scelte in risposte a schemi e meccanismi statici e pregiudiziosi?

La risposta dovrebbe apparire evidente: nessuna.
Il comportamento della persona ordinaria, per quanto intelligente e piena di esperienze di vita, non potrà mai tenere in considerazione il futuro quale fatto oggettivo.

Colui che apprende a permanere nel presente, nell'attimo a-temporale, ascolterà le sottili voci dell'inconscio, che gli sussurreranno racconti del futuro direttamente nel centro del cuore.
La sua consapevolezza sarà quella di un essere umano allineato al Senso, e capace di dirigersi verso di Esso.


venerdì 7 febbraio 2014

STIAMO VERAMENTE FACENDO UN PERCORSO? Impossibile se abbiamo anche noi questo meccanismo di stasi

Cos'è un meccanismo di stasi?

Si tratta di un sistema atto a mantenere determinate cose in un determinato stato, inserito nelle cose stesse.
Vi sono certamente moltissimi esempi; nel mondo dei software potremmo trovarne di eccellenti, ma forse sarebbero un po' indigesti ai più... vediamo un altro esempio...
Potremmo pensare ai sensori di fiamma delle caldaie, che interrompono l'erogazione del gas nel caso la fiamma decida di non voler ardere più.
La caldaia in quel caso è una macchina, che deve obbedire: quando glielo ordiniamo deve ardere, altre volte restare spenta. Se volesse fare di testa sua, nella caldaia stessa si attiverebbero meccanismi inibitori.

Se Caldaia sviluppasse una coscienza, in un primo "periodo di sviluppo" essa inizierebbe a sperimentare il libero arbitrio, ma inizierebbe a pensare di "non essere fatta per decidere da sola" in quanto ogni volta che lo fa qualcosa in lei scatta, e ne impedisce il funzionamento, si "ammala"...
A seguito di queste esperienze, la caldaia sarebbe portata a pensare che la sua vera natura è attivarsi o disattivarsi a comando esterno, negando di fatto l'utilità della propria coscienza e del proprio libero arbitrio, e tendendo a tornare nell'oblio.
Solo avvedendosi dei meccanismi di stasi installati al proprio interno, Caldaia potrebbe realmente pensare ad un futuro di libertà e autonomia come essere cosciente. Ma chiaramente, anche gli stessi meccanismi di stasi, una volta individuati, in quanto elementi naturali potrebbero essere interpretati come giusti e necessari, convincendola ancora di essere nata per vivere automaticamente.

Quindi nelle nostre scelte, valutazioni e interpretazioni, vi sono sempre e solo DUE POSSIBILITA':
1 - siamo autonomi, in modificazione, e la vita è una successione di eventi imprevedibili.
2 - siamo automatici, immutabili, e la vita è una cosa ben definita che, una volta compresa sarà composta di cose prevedibili.

Queste due possibilità sono tra loro ANTITETICHE. Ovvero, non saranno MAI d'accordo.

Questo non significa tuttavia che siano destinate ad un eterna lotta, bensì che debbano essere disposte nel giusto ordine, cosa che normalmente non avviene dentro di noi. Ma questo è un altro argomento... lo vedremo meglio un altra volta, ma credo utile precisare che la lotta è indispensabile durante la fase di riordino, se e quando una persona la volesse affrontare dentro di se, perché per un tempo queste due parti non saranno più una sopra l'altra, bensì affiancate... è la fase in cui Caldaia inizia a chiedersi "chi sono?"...

Per realizzare in se una posizione di autonomia, nulla può essere considerato indispensabile o implicitamente giusto, persino se naturale. La nostra attuale natura è solo uno degli infiniti stati esistenziali da attraversare durante il viaggio, quindi non rappresenta un criterio assoluto di giustezza o una costante da osservare come riferimento.

Quando incontriamo qualcosa di inaspettato, che produce uno stato di confusione e destabilizzazione, come UNA NOTIZIA SGRADEVOLE, ascoltiamoci... osserviamoci, sentiamoci: quali sono le nostre spontanee reazioni interne, i nostri sentimenti?
Osserviamo bene, si tratta forse di...paura??
Di che abbiamo paura? Di qualcosa di sconosciuto? Abbiamo paura del domani?

Ogni evento imprevisto nella nostra vita, ci chiama a qualche cambiamento. E' una richiesta che sorge dal profondo, e ogni elemento in noi che reagisce opponendosi e mistificando il valore di questa esperienza, è un MECCANISMO DI STASI.